{"id":1029,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-21T15:18:31","modified_gmt":"2015-12-21T14:18:31","slug":"rivoluzione-francese-democrazia-moderna-e-repubblica-nordamericana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/rivoluzione-francese-democrazia-moderna-e-repubblica-nordamericana\/","title":{"rendered":"Rivoluzione francese, democrazia moderna e Repubblica nordamericana"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 269 (1997)<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/dich_indip_Usa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-28991\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/dich_indip_Usa.jpg\" alt=\"dich_indip_Usa\" width=\"250\" height=\"150\" \/><\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Peter J. Stanlis<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019illuminismo settecentesco e la Rivoluzione in Francia<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019&#8221;illuminismo&#8221; \u00e8 una categoria astratta, bisognosa di disamine attente. Coniato nel secolo XIX nell\u2019ambito della storia della letteratura tedesca e usato assai sporadicamente nel Settecento, il termine fu poi applicato retrospettivamente all\u2019intero secolo XVIII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La data d\u2019inizio del periodo storico a esso sotteso, la sua natura e la sua influenza su eventi globali come la Rivoluzione francese costituiscono materia controversa, ma quanti considerano favorevolmente l\u2019illuminismo, come il professor Peter Gay della Yale University di New Haven, nel Connecticut, individuano l\u2019elemento cruciale del periodo nelle temerarie critiche di tipo razionalistico mosse all\u2019intera eredit\u00e0 civile d\u2019Europa, alla sua religione, alle sue leggi, alle sue strutture istituzionali, ai suoi usi e costumi e alla sua visione filosofica della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fran\u00e7ois-Marie Arouet de Voltaire (1694-1778) e Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) sono generalmente considerati gli autori pi\u00f9 rappresentativi dell\u2019illuminismo e l\u2019<em>Encyclop\u00e9die<\/em> di Denis Diderot (1713-1784) il suo pi\u00f9 importante progetto culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai tempi di Edmund Burke (1729-1797) i due elementi fondamentali dell\u2019illuminismo erano il razionalismo discorsivo di Ren\u00e9 Descartes (1596-1650) e del secolo XVII, e la rivoluzione nella concezione morale dell\u2019uomo, al meglio esemplificata dalla <em>sensibility<\/em>, la &#8220;sensibilit\u00e0&#8221; roussoiana. Anche se assai diversi fra loro, il razionalismo e la &#8220;sensibilit\u00e0&#8221; contribuirono entrambi e insieme a sovvertire l\u2019ordine sociale tradizionale che l\u2019Europa aveva ereditato dalle epoche precedenti: \u00e8 significativo che, pur finendo per detestarsi l\u2019un l\u2019altro, Voltaire e Rousseau abbiano concorso alla medesima finalit\u00e0 distruttiva nei confronti di quanto Burke chiamava <em>&#8220;<\/em>commonwealth<em> cristiano d\u2019Europa&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo statista angloirlandese pu\u00f2, peraltro, anche essere considerato come il principale critico dell\u2019illuminismo, ma ci\u00f2 \u00e8 anche la base di uno dei grandi errori interpretativi del suo pensiero, dal momento che spesso si immagina che abbia semplicemente voluto difendere lo <em>status quo<\/em>. In realt\u00e0, egli non si opponeva affatto al &#8220;cambiamento&#8221;, che definiva una delle grandi leggi della natura, ma avvers\u00f2 la mutazione violenta e l\u2019innovazione che si oppone alla riforma genuina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua difesa dell\u2019ordine sociale del tempo si fondava sull\u2019idea che questo costituisse l\u2019estremo culmine storico &#8211; dal mondo antico e medioevale &#8211; del<em> &#8220;<\/em>commonwealth <em>cristiano d\u2019Europa&#8221;<\/em>. Burke considerava lo sviluppo della civilt\u00e0 europea come un processo lento e difficile, nel quale il diritto costituzionale aveva gradualmente limitato il potere dei monarchi assoluti e contribuito a migliorare l\u2019ordinamento civile, estendendo la misura di giustizia, di libert\u00e0 e di ordine. I princ\u00ecpi di prudenza morale che ne ispiravano la prospettiva si opponevano al progetto di ridurre la societ\u00e0 a una<em> tabula rasa<\/em>, cio\u00e8 alle mire proprie della Rivoluzione francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reflections on the Revolution in France di Burke (1), pubblicato nel 1790, suscit\u00f2 in un breve lasso di tempo pi\u00f9 di cento repliche, a cui seguirono altre risposte e altre difese per un totale, oggi, in Inghilterra, di oltre quattrocento repliche. Probabilmente nessun testo in lingua inglese ha provocato pi\u00f9 commenti di quest\u2019opera che, nel corso dell\u2019ultimo secolo, \u00e8 stata ristampata o riedita mediamente una volta ogni due anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il secolo XIX tutti gli storici interessati alla Rivoluzione francese hanno dovuto tener conto della critica burkeana, mentre quelli di estrazione marxista &#8211; la cosiddetta storiografia marxista \u00e8 solo propaganda ammantata d\u2019ideologia &#8211; l\u2019hanno semplicemente ignorata, analogamente a quanto fatto nei confronti degli episodi contro-rivoluzionari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, la prima reazione di Burke alla Rivoluzione di Francia fu neutra, giacch\u00e9 sospese il giudizio in attesa di vedere la direzione che avrebbero preso gli avvenimenti; si tratta di un punto importante, perch\u00e9 spesso si pensa che l\u2019angloirlandese si sia immediatamente scagliato contro la Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la convocazione degli Stati Generali, egli si accorse molto presto di come la Rivoluzione stesse incamminandosi verso la completa distruzione, con mezzi violenti, della Francia e, oltre a essa, dell\u2019intero ordine sociale esistente in Europa. Lo statista pot\u00e8 cos\u00ec affermare che non si trattava affatto di una ribellione del popolo francese, ma di un moto d\u2019intellettuali e d\u2019ideologi dell\u2019Assemblea Nazionale che, alla ricerca del potere, imponevano le proprie teorie rivoluzionarie alla nazione e, dunque, al resto d\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke fece poi pressione sul primo ministro britannico, William Pitt il Giovane (1759-1806), affinch\u00e9 resistesse alla Rivoluzione di Francia, anche se non sono a conoscenza di documenti che provino un\u2019influenza diretta e specifica dell\u2019angloirlandese sulla politica del governo britannico contro la Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano culturale, Burke attacc\u00f2 tanto il razionalismo discorsivo quanto la &#8220;sensibilit\u00e0&#8221; dei rivoluzionari, i due corni dell\u2019illuminismo dominanti la loro ideologia. Da questa critica \u00e8 derivata molta incomprensione. Numerosi studiosi moderni &#8211; anche specialisti del secolo XVIII &#8211; alimentano la confusione, perch\u00e9 trattano la &#8220;ragione&#8221; come un assoluto astratto e non ne distinguono le diverse formulazioni. Il pensatore angloirlandese distingueva in modo netto la ragione e la logica argomentative matematiche dalla retta ragione normativa della legge morale naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secolo XVIII convivono almeno sei diverse tradizioni di pensiero razionale e, dato che alcune di esse si contraddicono o differiscono nelle applicazioni degli strumenti di ragione, \u00e8 sempre molto fuorviante astrarle per costruire un concetto artificiale univoco. Burke non critic\u00f2 la ragione in quanto tale, ma solo quella discorsiva logica, che comporta l\u2019applicazione dei metodi della matematica, l\u2019induzione e la deduzione sistematizzate, alla natura umana e al pensiero politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come Blaise Pascal (1623-1662), l\u2019angloirlandese distinse fra<em> esprit de g\u00e9ometrie<\/em> ed<em> esprit de finesse<\/em>, escludendo che la natura umana e il pensiero politico potessero essere ridotti alla semplice analisi quantitativa razionale. Per lui, la natura umana era razionale in un senso completamente diverso, ossia in quanto dotata di riflessione normativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contrapponendo ragione normativa e ragionamento discorsivo, Burke fond\u00f2 la propria critica alla Rivoluzione francese sull\u2019esperienza storica degli europei cos\u00ec come incarnata nelle loro leggi e nell\u2019etica cristiana, e si oppose al tentativo dei rivoluzionari di trattare il pensiero politico come una scienza sociale puramente quantitativa, simile alle scienze fisiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Rivoluzione francese, accadimento storico e processo attivo nella formazione del mondo moderno, veicola pi\u00f9 un\u2019ideologia che una forza filosofica, e la sua pi\u00f9 ovvia e diretta conseguenza \u00e8 certamente il marxismo. Il primo comunista della storia fu Fran\u00e7ois-No\u00ebl &#8220;Gracchus&#8221; Babeuf (1760-1797): questi e Jean-Paul Marat (1743-1793) fornirono i modelli archetipici a Karl Marx (1818-1883), a Friedrich Engels (1820-1895) e a Vladimir Ilic&#8217; Ulianov detto Lenin (1870-1924) per quanto concerne la confisca della propriet\u00e0 privata e l\u2019assassinio di massa di tutti gli oppositori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel famoso saggio<em> Che fare?<\/em>, del 1902, Lenin riecheggia il<em> Contratto sociale<\/em> di Rousseau l\u00e0 dove si afferma l\u2019assoluta importanza di rifare la natura umana, ossia di rigenerare la natura morale dell\u2019umanit\u00e0 (2). L\u2019ideologo svizzero aveva sostenuto la necessit\u00e0 di distruggere la natura umana data per riplasmarla secondo la sua concezione di persona da lui vagheggiata. Con il Terrore (1792-1794) Maximilien de Robespierre (1758-1794), discepolo di Rousseau, era pronto a distruggere ogni critico della Rivoluzione francese che non si fosse conformato alla sua vagheggiata repubblica delle virt\u00f9. Servendosi degli spunti roussoiani Lenin elabor\u00f2 il modello dell\u2019&#8221;uomo nuovo sovietico&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rivoluzione francese e democrazia moderna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo moderno, a partire dalla Rivoluzione francese, &#8220;democrazia&#8221; \u00e8 divenuto un termine dalle caratteristiche &#8220;divine&#8221;: in suo nome si pu\u00f2 giustificare tutto. Ma, a fronte del fatto che esistono tipi diversi di democrazia, sarebbe meglio interrogarsi su cosa specificamente s\u2019intenda quando si utilizza tale espressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo<em> slogan<\/em> della Rivoluzione francese &#8211; &#8220;libert\u00e0, uguaglianza e fratellanza&#8221; &#8211; presenta subito una contraddizione in termini. Se si ha la &#8220;libert\u00e0&#8221;, e ognuno \u00e8 libero di progredire il pi\u00f9 possibile, certamente non si avr\u00e0 l\u2019uguaglianza fattuale giacch\u00e9 le persone pi\u00f9 capaci ed energiche sopravanzeranno di gran lunga le persone pigre e di pochi talenti. Se con &#8220;uguaglianza&#8221; s\u2019intende invece pari opportunit\u00e0 &#8211; obiettivo non fattualmente realizzabile -, e se a tutti \u00e8 permesso di progredire in ugual misura, allora si tratta semplicemente della libert\u00e0 indicata con altro nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne la &#8220;fratellanza&#8221;, tutto dipende dal fatto se l\u2019esser fratelli e il dar vita a legami umani stretti sia il frutto di scelte libere o se \u00e8 lo Stato a dover rendere obbligatoria la benevolenza sociale. Se non incarnate in princ\u00ecpi specifici e in misure concrete, le formule tipiche della Rivoluzione francese restano parole astratte di scarso peso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio avviso, la democrazia rivoluzionaria francese \u00e8 essenzialmente incentrata su un\u2019idea di uguaglianza fattuale che lo Stato deve imporre alla societ\u00e0 con la forza. Secondo la teoria democratica giacobina tutte le differenze e le distinzioni specifiche devono essere ignorate in nome dell\u2019unit\u00e0 nazionale; essa, infatti, pretende di possedere la sanzione della maggioranza e d\u2019incarnare la &#8220;volont\u00e0 generale&#8221; dell\u2019intera nazione anche quando esprime solo il potere e l\u2019autorit\u00e0 di un piccolo partito che controlla il governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke, per contro, attacc\u00f2 la teoria giacobina della sovranit\u00e0 popolare e difese l\u2019idea di un governo costituzionale severamente limitato nei suoi poteri, ritenendo che gli scopi autentici di un governo &#8211; la libert\u00e0, l\u2019ordine e la giustizia &#8211; venissero onorati pienamente quando la volont\u00e0 personale e quella collettiva dei governanti sono controllate da restrizioni costituzionali e morali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella democrazia di tipo giacobino il partito dominante &#8211; o quello che riesce a mostrare di detenere effettivamente il potere &#8211; possiede una sovranit\u00e0 totale, priva di qualsiasi controllo:<em> The Origins of Totalitarian Democracy<\/em>, che Jacob L. Talmon (1916-1980) scrisse nel 1952 (3), mostra come la democrazia giacobina sia solamente &#8220;tirannia popolare&#8221;, ovvero totalitarismo, perch\u00e9 suscettibile di facili degenerazioni in &#8220;governo della plebe&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo accadde con Robespierre durante il Terrore, la cui &#8220;anarchia giacobina&#8221; sfoci\u00f2 poi nel dispotismo militare di Napoleone Bonaparte (1769-1821), succeduto al governo del Direttorio rivoluzionario: fu Napoleone il vero erede della Rivoluzione francese, uno sconvolgimento che gett\u00f2 l\u2019Europa in pi\u00f9 di quindici anni di continue guerre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke &#8211; sia detto per inciso &#8211; predisse l\u2019intero corso della Rivoluzione, inclusi il processo-farsa e l\u2019esecuzione di re Luigi XVI (1754-1793), il Terrore, l\u2019ascesa di Napoleone e le guerre di aggressione rivoluzionaria francese contro le nazioni europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, i liberali hanno attaccato sia l\u2019opera di Talmon, sia i miei studi in materia (4), dato che non sopportano chi identifica il loro astrattismo democratico con il totalitarismo. Cos\u00ec, analogamente, i marxisti che, per ragioni propagandistiche, vorrebbero mettere in ombra il concetto marxiano di dittatura del proletariato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La repubblica costituzionale nordamericana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke avrebbe approvato il sistema nordamericano di governo costituzionale, istituito dai Padri Fondatori della Repubblica statunitense. La concezione di democrazia a esso sottesa \u00e8 totalmente diversa dal dispotismo popolare &#8211; totalitario &#8211; della democrazia giacobina. La democrazia negli Stati Uniti d\u2019America \u00e8 incentrata sulla libert\u00e0 del singolo soggetta al diritto costituzionale, non sull\u2019uguaglianza fattuale in nome del volere popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fondatori del governo nordamericano preferirono il termine &#8220;repubblica&#8221; a &#8220;democrazia&#8221; e inaugurarono un sistema rappresentativo basato in parte sui numeri e in parte sul territorio, dove il potere \u00e8 suddiviso fra i singoli Stati e il governo federale centrale, e ancora all\u2019interno di ogni Stato; i diritti e i doveri del presidente federale, del Congresso, dei governatori e delle singole assemblee legislative statali vengono cos\u00ec definiti in modo chiaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei suoi saggi sulla costituzione statunitense Russell Kirk (1918-1994) (5) descrive correttamente l\u2019influenza della filosofia e del costituzionalismo burkeani sui Padri Fondatori della Repubblica statunitense. In qualche modo, il <em>middle path <\/em>inglese &#8211; la &#8220;via mediana&#8221; e il &#8220;giusto mezzo&#8221; -, moderato, equilibrato e rappresentativo, fu adottato anche in America con la cultura sociale gerarchica e il cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema costituzionale nordamericano scaturisce, infatti, da una mentalit\u00e0 e in un periodo storico precedenti la Rivoluzione francese, cos\u00ec che gli Stati Uniti d\u2019America, almeno in parte, presentano caratteristiche premoderne: il sistema costituzionale nordamericano ha molte analogie con il sistema parlamentare del governo britannico, ma non con il sistema rivoluzionario giacobino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 inoltre necessario distinguere fra <em>Dichiarazione d\u2019Indipendenza<\/em>, adottata nel 1776, e <em>Costituzione degli Stati Uniti d\u2019America<\/em>, entrata in vigore nel 1789 (6). Burke, peraltro, non fece mai riferimento agli eventi che portarono all\u2019indipendenza delle Colonie chiamandoli &#8220;rivoluzione americana&#8221;; li indic\u00f2 sempre come <em>&#8220;guerra&#8221;<\/em> o come <em>&#8220;guerra americana&#8221;<\/em> e giudic\u00f2 il conflitto con la Gran Bretagna alla stregua di un contenzioso civile interno all\u2019Impero, culminato in uno scontro armato e nell\u2019indipendenza delle Colonie. Ossia, non si trattava di una rivoluzione ideologica perch\u00e9 non era basata su teorizzazioni astratte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora, la democrazia nordamericana \u00e8 fondata sulla totale eredit\u00e0 della cultura europea e del suo cristianesimo, inclusi i lasciti della Grecia e di Roma antiche: tutti elementi costantemente e in ugual misura attaccati dagli ideologi dottrinari tanto nella societ\u00e0 statunitense, quanto in quella europea. Insomma, il sistema nordamericano presenta analogie con il modo tradizionale, classico e cristiano, di fare politica, e intende quest\u2019ultima come l\u2019arte di governare per il bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la diffusione delle leggi antiche e del cristianesimo in Europa, il sistema nordamericano non si \u00e8 sviluppato attraverso una teoria preconcetta: crebbe storicamente attraverso l\u2019esperienza, i tentativi e i fallimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei migliori scritti sul sistema statunitense \u00e8 <em>The American Republic: Its Constitution, Tendencies, and Destiny<\/em> di Orestes Augustus Brownson (1803-1876). Questi considera la societ\u00e0 nordamericana come niente affatto scaturita da un &#8220;contratto sociale&#8221;, prodotto di uno &#8220;stato di natura&#8221;, e insiste sull\u2019esistenza di fatto di &#8220;due&#8221; costituzioni nordamericane: la Costituzione scritta, redatta e adottata dopo l\u2019indipendenza dalla Gran Bretagna, e una &#8220;costituzione non scritta&#8221;, eredit\u00e0 storica complessiva che rende la popolazione degli Stati Uniti d\u2019America quale essa \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti i nordamericani sono europei trapiantati, con alcuni elementi africani e nativi a formare importanti minoranze. Quando gli europei giunsero in America Settentrionale, i britannici portarono le proprie tradizioni analogamente a quanto fecero i francesi, gli italiani, i tedeschi e cos\u00ec via. L\u2019America Settentrionale non fu un foglio di carta bianca su cui si \u00e8 potuto scrivere quanto si \u00e8 voluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto di passaggio, l\u2019idea degli Stati Uniti d\u2019America come <em>tabula rasa <\/em>\u00e8 una delle fantasie insegnate dai docenti progressisti di molti dipartimenti di Scienze Politiche nei <em>college<\/em> statunitensi: si tratta, negli Stati Uniti d\u2019America, di un problema assai serio, ma ignorare la storia e indulgere in teorie astratte \u00e8 solo uno dei molti errori commessi dai liberali e dai rivoluzionari; e questo errore non \u00e8 limitato solamente all\u2019America Settentrionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Brownson la Costituzione nordamericana scritta si fonda completamente sulla &#8220;costituzione non scritta&#8221;, ossia sull\u2019esperienza storica complessiva del popolo degli Stati Uniti d\u2019America e sulle caratteristiche proprie della natura umana: Burke sarebbe stato d\u2019accordo cos\u00ec come sembra esserlo il conte Joseph de Maistre (1753-1821) (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brownson era molto versato nella filosofia europea: attravers\u00f2 diverse fasi culturali e religiose, legandosi anche a molte ideologie rivoluzionarie, finch\u00e9 &#8211; finalmente &#8211; si tolse di dosso tutte le illusioni progressiste e, vent\u2019anni prima della Guerra Civile statunitense (1861-1865), giunse a maturare un proprio pensiero compiuto sulla natura umana, sulla politica e sulla societ\u00e0.<em> The American Republic: Its Constitution, Tendencies, and Destiny<\/em> fu scritto e pubblicato nel 1866, appena dopo la Guerra Civile, e guardava indietro all\u2019esperienza complessiva dell\u2019ordine sociale e politico nordamericano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pensiero brownsoniano, importante per comprendere l\u2019America Settentrionale e le sue tradizioni conservatrici, \u00e8 oggi purtroppo assai negletto negli Stati Uniti d\u2019America e ancor di pi\u00f9 in Europa. In anni recenti si sono svolti diversi convegni di analisi; io stesso ne organizzai uno all\u2019Universit\u00e0 di Detroit nel 1953, a cui prese parte anche Kirk, che pi\u00f9 tardi, nel 1955, cur\u00f2 un\u2019antologia di saggi del pensatore intitolata<em> Orestes Brownson: Selected Essays<\/em> (8). Un altro importante convegno dedicato a Brownson fu organizzato a New York dalla Fordham University nel 1978 (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1955 Kirk cur\u00f2 anche la pubblicazione della traduzione in lingua inglese &#8211; compiuta da John Quincy Adams (1769-1848), poi sesto presidente degli Stati Uniti dal 1824 al 1828 &#8211; di articoli pubblicati in Europa da Friedrich von Gentz (1764-1832), fra l\u2019altro consigliere del cancelliere austriaco Klemens Wenzel Lothar principe di Metternich-Winnenburg (1773-1859) nonch\u00e9 traduttore in lingua tedesca di <em>Reflections on the Revolution in France <\/em>di Burke.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019opera, nota in inglese come <em>The French and American Revolutions Compared<\/em> (10), von Gentz descrive &#8211; forse per primo &#8211; le differenze sostanziali esistenti fra la Rivoluzione francese e il processo che port\u00f2 all\u2019indipendenza le Colonie britanniche d\u2019America, la principale delle quali \u00e8 che il secondo non fu basato su un\u2019ideologia come invece lo fu la prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019Ottocento si occup\u00f2 di questa problematica anche Alexis de Tocqueville (1805-1859), mentre quelle sostanziali differenze sono state ribadite nel secolo XX da Ross J. S. Hoffman in <em>The Spirit of Politics and The Future of Freedom<\/em> (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1991 il professor Claes G. Ryn &#8211; nato in Svezia, \u00e8 ora impegnato presso il Department of Government dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica d\u2019America di Washington ed \u00e8 uno dei principali animatori del National Humanities Institute della capitale federale &#8211; ha pubblicato <em>The New Jacobinism: Can Democracy Survive?<\/em> (12): trattando della differenza fra concezione democratica nordamericana e concezione giacobina francese, evidenzia l\u2019importanza del riconoscimento pubblico di questa verit\u00e0 storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, il professor Raymond English, scomparso nello stesso 1991, ha fatto buon uso di Tocqueville in <em>Constitutional Democracy vs. Utopian Democracy<\/em> (13), un opuscolo in cui sono messe in luce le grandi differenze fra governo rappresentativo costituzionale nordamericano e sistema democratico ideologico francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, quanto Burke sottolineava e i rivoluzionari francesi negavano \u00e8 la minor rilevanza della forma di governo rispetto ai limiti morali e giuridici che si devono porre al suo potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 lo statista angloirlandese criticasse il 1789 francese poggiando pi\u00f9 sulla concezione di<em> &#8220;<\/em>commonwealth<em> cristiano d\u2019Europa&#8221;<\/em> &#8211; tutto quanto aveva plasmato, per pi\u00f9 di duemila anni, la civilt\u00e0 del Vecchio Continente &#8211; che non sul precedente della Rivoluzione inglese del 1688, la Rivoluzione Gloriosa, questo avvenimento costitu\u00ec il punto di riferimento immediato che lo spron\u00f2 a redigere <em>Reflections on the Revolution in France<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I<em> club<\/em> radicali e rivoluzionari londinesi paragonavano il 1789 con il 1688 &#8211; quest\u2019ultimo privo di spargimenti di sangue -, sostenendo che la Rivoluzione di Francia si poneva nella medesima linea degli accadimenti che costrinsero re Giacomo II d\u2019Inghilterra e VII di Scozia della dinastia Stuart (1633-1701) ad abdicare, e su queste basi esortavano gli inglesi a sostenerla. Il dottor Richard Price (1723-1791), un noto pastore protestante non aderente alla Chiesa d\u2019Inghilterra, diede voce a quest\u2019idea con un sermone per The Revolution Society di Londra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke giudicava invece le due rivoluzioni come completamente diverse e riteneva che, a differenza del 1688 inglese, la Rivoluzione francese minacciasse le fondamenta della societ\u00e0 civile europea. Lo statista interpret\u00f2 il 1688 come un seguito della restaurazione di re Carlo II Stuart (1630-1685), avvenuta nel 1660, ovvero come una risposta alla rivoluzione ideologica puritana e repubblicana guidata dal <em>Lord <\/em>Protettore Oliver Cromwell (1559-1658) negli anni 1640 e 1650.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Burke, il 1688 completava quanto era stato restaurato nel 1660 e realizzava un pieno ritorno ai princ\u00ecpi originari del sistema politico inglese basato sulla monarchia costituzionale limitata. Secondo l\u2019angloirlandese, re Giacomo II &#8211; esautorato nel 1688 da Guglielmo principe d\u2019Orange, poi re d\u2019Inghilterra con il nome di Guglielmo III (1650-1702) &#8211; era un sovrano legittimo, che tentava d\u2019instaurare un potere assoluto e arbitrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come egli sostenne, Giacomo II <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> era un pessimo re insignito di un titolo legittimamente ineccepibile, e non gi\u00e0 un usurpatore&#8221;<\/em> (14). Burke riteneva che la pretesa di Giacomo II di poter sospendere qualsiasi legge d\u2019Inghilterra in virt\u00f9 del proprio potere regale stesse conducendo il sovrano ad atti arbitrari, che violavano la Costituzione e minacciavano le libert\u00e0 dei sudditi, atti che finirono poi per costringerlo ad abdicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il pensatore angloirlandese, il passaggio dinastico del 1688 imped\u00ec al re di sovvertire la Costituzione. Dunque, poich\u00e9 era il sovrano a ribellarsi alla legge fondamentale del paese, quella &#8220;gloriosa&#8221; non fu una rivoluzione, ma una rivoluzione impedita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il futuro terzo presidente statunitense Thomas Jefferson (1743-1826) Burke riteneva che resistere alla tirannia fosse ubbidire a Dio: dunque, l\u2019aristocrazia inglese, il clero e i militari ribellatisi a Giacomo II ubbidivano a Dio e alla Costituzione consuetudinaria, e, preservando le proprie libert\u00e0, riportarono il governo del sovrano, dei<em> Lord<\/em> e dei Comuni al proprio corso costituzionale. Sempre per Burke il 1688 conserv\u00f2 e corresse la Costituzione inglese, rigenerando la monarchia su fondamenta tradizionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I whig e i tory &#8211; il &#8220;partito del Parlamento&#8221; e il &#8220;partito del re&#8221; &#8211; accettarono, gradualmente e allo stesso modo, l\u2019insediamento pacifico del 1688 e del 1689 come buono e necessario, e l\u2019argomentazione burkeana \u00e8, sostanzialmente, l\u2019interpretazione tipica proposta sulla questione dai whig conservatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke, poi, concesse aperture ai sostenitori di Giacomo II &#8211; i giacobiti -, incontrandoli sul loro terreno: propose una sua articolazione del principio di legittimit\u00e0 &#8211; difeso dai giacobiti -, sostenendo che, dopo re Giacomo I d\u2019Inghilterra e VI di Scozia (1566-1625), la dinastia degli Stuart fosse stata preservata &#8211; in linea maschile diretta &#8211; da re Carlo I (1600-1649), da re Carlo II e da re Giacomo II, ma che &#8211; per necessit\u00e0 morali e giuridiche &#8211; essa avesse deviato nel 1688 per poi proseguire indirettamente attraverso i discendenti in linea femminile di Giacomo I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principe Guglielmo d\u2019Orange, il destitutore di Giacomo II, discendeva dagli Stuart attraverso la madre, figlia maggiore di Carlo I, e nel 1677 spos\u00f2 la futura regina Maria II Stuart (1662-1694), figlia del sovrano deposto. Ai due sovrani insediatisi sul trono, poich\u00e9 erano privi di eredi, nel 1688 succedette la regina Anna (1665-1714), figlia di Giacomo II e sorella di Maria II, la quale diede nuova continuit\u00e0 alla dinastia degli Stuart.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la scomparsa di costei, la corona pass\u00f2 alla dinastia dei Brunswick-Hannover, tramite una nipote di Giacomo I: la contessa palatina Sofia Stuart &#8211; moglie di Ernesto Augusto (1629-1698), principe elettore di Hannover ed erede del casato dei Brunswick &#8211; fu la madre di re Giorgio I d\u2019Inghilterra (1660-1727).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il 1688 diede la corona a un re protestante e costrinse l\u2019ultimo re cattolico d\u2019Inghilterra ad abdicare; ma per Burke la questione cruciale non era la religione di un sovrano o dell\u2019altro, quanto la causa costituzionale del governo del diritto contro il potere arbitrario assoluto. Parte della mia pi\u00f9 recente opera di argomento burkeano,<em> Edmund Burke: The Enlightenment and Revolution<\/em> (15), s\u2019addentra in questa materia forse pi\u00f9 dettagliatamente di quanto sia mai stato fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un cattolico conservatore il 1688 inglese &#8211; fra Costituzione e protestantesimo &#8211; appare quasi un paradosso. L\u2019unit\u00e0 dell\u2019Europa nella medesima fede avrebbe eliminato ogni fraintendimento sulle motivazioni religiose della Rivoluzione Gloriosa, favorendo la comprensione della vera posta in gioco. Si tratta di uno dei molti guai prodotti &#8211; per utilizzare un\u2019espressione di Christopher Dawson (1889-1970) &#8211; dalla divisione della Cristianit\u00e0 (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del 1688 Burke elabor\u00f2 una difesa idealizzata: certamente vi furono fanatici che vollero cacciare Giacomo II dal trono semplicemente perch\u00e9 cattolico, senza attenzione per il suo modo di governare; ma il fondamento della critica burkeana fu costituzionale, non religioso. Tuttavia, anche giudicando gli effetti positivi in Inghilterra anzich\u00e9 i mezzi dubbi di quell\u2019avvenimento, la descrizione burkeana presenta alcune evidenti contraddizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke sostenne che la Rivoluzione Gloriosa produsse uno straordinario rafforzamento della struttura anglicana &#8211; egli aveva creduto alle accuse di tentato sovvertimento della Chiesa di Stato rivolte a Giacomo II -, ma ci\u00f2 fu vero solo per l\u2019Inghilterra, giacch\u00e9 in Scozia, con la tacita approvazione di Guglielmo III, le conseguenze del 1688 distrussero la Chiesa episcopaliana in favore del presbiterianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito lo storico inglese <em>Lord<\/em> John Emerich Edward Dalberg Acton (1834-1902) scrisse:<em> &#8220;Convenzionalmente, sul Continente, s\u2019intendeva il 1688 come un\u2019insurrezione di non-conformisti e si riteneva che, fino alla morte della regina Anna, un whig fosse un presbiteriano&#8221;<\/em> (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, in Irlanda, si ebbe un effetto opposto rispetto all\u2019insediamento del nuovo sovrano a Londra, assicurando, pi\u00f9 fortemente che mai, il dominio assoluto, arbitrario e persecutorio della dinastia protestante sui cattolici irlandesi, ossia su pi\u00f9 del 90% della popolazione. Burke ammise che in Irlanda il 1688 non fu una rivoluzione, ma una conquista. Ironicamente, gran parte della carriera politica parlamentare dello statista angloirlandese fu impiegata nel tentativo di rimuovere gli impedimenti civili e religiosi instaurati e mantenuti dalla Rivoluzione Gloriosa &#8211; da lui tanto ammirata &#8211; sui cattolici irlandesi, suoi compatrioti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seppur, dunque, altamente selettivo nella sua difesa del 1688 contro Richard Price e i &#8220;nuovi whig&#8221; liberali, sostenitori della Rivoluzione francese, Burke ebbe assolutamente ragione insistendo sulla totale diversit\u00e0 del 1688 inglese rispetto al 1789 francese: il primo fu limitato a questioni politiche nazionali e non distrusse la monarchia, la nobilt\u00e0, il clero, le leggi e i costumi del paese cos\u00ec come, invece, il secondo fece e tent\u00f2 di fare in tutta Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In <em>Considerazioni sulla Francia<\/em>, de Maistre trascrive passi di David Hume (1711-1780) sulla Rivoluzione puritana di Cromwell per mostrarne le similitudini con il 1789 francese (18). Fra la ribellione guidata dal <em>Lord<\/em> Protettore e la Rivoluzione francese vi furono importanti somiglianze, ma anche grandi differenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Rivoluzione puritana non fu atea, mentre fondamentalmente lo fu, come affermava Burke, quella di Francia. Cromwell volle operare un mutamento istituzionale e le denominazioni protestanti del Dissenso &#8211; i non-conformisti &#8211; vollero liberarsi della struttura anglicana, che ai loro occhi conservava ancora troppi elementi mutuati dal cattolicesimo e dalla struttura romana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Rivoluzione francese, invece, fu molto pi\u00f9 violenta, sanguinosa e distruttiva e si tent\u00f2 di esportarla in tutta Europa: ma, soprattutto, fu ideologica. Peraltro, agli eventi inglesi e a quelli francesi fu comune un certo fanatismo: in Inghilterra, la Rivoluzione fu un accadimento religioso che cerc\u00f2 di distruggere anche l\u2019ordine politico, mentre in Francia si tratt\u00f2 di una sovversione politica che tentava innanzitutto di distruggere il cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Secondo di tre saggi redatti per <em>Cristianit\u00e0<\/em> a partire da un\u2019articolata intervista pi\u00f9 volte integrata e aggiornata in collaborazione con Marco Respinti, nel secondo centenario della scomparsa del pensatore angloirlandese Edmund Burke (1729-1797).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(1)<\/strong> Cfr. Edmund Burke,<em> Reflections on the Revolution in France<\/em>, in Idem, <em>Works<\/em>, Little, Brown, Boston 1904, vol. 3; cfr. le trad. it. <em>Riflessioni sulla Rivoluzione francese<\/em>, con una prefazione di Domenico Fisichella, Ciarrapico, Roma 1984; e <em>Riflessioni sulla Rivoluzione francese e sulle deliberazioni di alcune societ\u00e0 di Londra ad essa relative: in una lettera destinata ad un gentiluomo parigino<\/em>, in E. Burke, <em>Scritti politici<\/em>, a cura di Anna Martelloni, UTET, Torino 1963, pp. 144-443.<\/p>\n<div align=\"justify\"><strong>(2)<\/strong> Cfr. Jean-Jacques Rousseau, <em>Contratto sociale<\/em>, libro II, capitolo 7,<em> Il legislatore<\/em>.<br \/>\n<strong>(3)<\/strong> Cfr. Jacob L. Talmon,<em> The Origins of Totalitarian Democracy<\/em>, 1952; trad. it.<em> Le origini della democrazia totalitaria<\/em>, il Mulino, Bologna 1967.<br \/>\n<strong>(4)<\/strong> Su questa tematica, cfr. il mio <em>Burke, Rousseau, and the French Revolution<\/em>, in Steven Blakemore (a cura di)<em>, Burke and the French Revolution: Bicentennial Essays<\/em>, The University of Georgia Press, Athens e Londra 1992, pp. 97-119.<br \/>\n<strong>(5)<\/strong> Cfr. Russell Kirk, <em>The Conservative Constitution<\/em><strong>, <\/strong>Regnery Gateway, Washington D.C., 1991.<br \/>\n<strong>(6)<\/strong> Il professor Melvin E. Bradford, noto studioso ed esponente del &#8220;conservatorismo sudista&#8221; scomparso nel 1993, ha contribuito in modo decisivo all\u2019acclaramento di certi aspetti conservatori presenti anche nel pensiero di Thomas Jefferson, del resto assai pertinenti al dibattito e all\u2019interpretazione della <em>Dichiarazione d\u2019Indipendenza<\/em> e della Costituzione statunitensi. Sul presidente nordamericano, mi trovo d\u2019accordo con Bradford: non tutto in Jefferson \u00e8 liberale o radicale. Il pensiero di Bradford e quello di Kirk &#8211; che ha invece evidenziato gli aspetti non conservatori del pensiero jeffersoniano &#8211; non sono, comunque, necessariamente contraddittori.<br \/>\n<strong>(7)<\/strong> Brownson, difendendo la &#8220;costituzione non scritta&#8221; degli Stati Uniti d\u2019America giunse a conclusioni analoghe a quelle di Joseph de Maistre nel <em>Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche e delle altre istituzioni umane<\/em> (trad. it., con una introduzione di Roberto de Mattei, Il Falco, Milano 1982), un autore profondamente influenzato dalle riflessioni burkeane sulla Rivoluzione di Francia. Kirk, in <em>The Conservative Mind: From Burke to Eliot<\/em> (7a ed. cit.), a questo proposito, nota: <em>&#8220;Le costituzioni non possono essere fatte, sostiene Brownson, in accordo con de Maistre: esse o sono il prodotto di lenta crescita ed espressione dell\u2019esperienza storica di una nazione, o sono semplice carta&#8221;<\/em> (p. 248).<br \/>\n<strong>(8)<\/strong> Cfr. R. Kirk, <em>Orestes Brownson: Selected Essays<\/em>, Gateway, Chicago 1955. Quest\u2019antologia \u00e8 stata riedita nella collana &#8220;Library of Conservative Thought&#8221; con il titolo<em> Selected Brownson Essays<\/em>, con una nuova introduzione dello stesso R. Kirk, Transaction, New Brunswick (New Jersey) 1990.<br \/>\n<strong>(9)<\/strong> Cfr. Leonard Gilhooley (a cura di),<em> No Divided Allegiance: Essays in Brownson\u2019s Thought<\/em>, Fordham University Press, New York 1980.<br \/>\n<strong>(10)<\/strong> Cfr. Friedrich von Gentz, <em>The French and American Revolutions Compared<\/em>, a cura di R. Kirk, Regnery, Chicago 1955.<br \/>\n<strong>(11)<\/strong> Cfr. Ross J. S. Hoffman, <em>The Spirit of Politics and The Future of Freedom<\/em>, Bruce, Milwaukee (Wisconsin) 1951.<br \/>\n<strong>(12)<\/strong> Cfr. Claes G. Ryn, T<em>he New Jacobinism: Can Democracy Survive?<\/em>, National Humanities Institute, Washington D.C. 1991.<br \/>\n<strong>(13)<\/strong> Cfr. Raymond English, <em>Constitutional Democracy vs. Utopian Democracy<\/em> [serie <em>Ethics and Public Policy Essays<\/em>, n. 42], The Ethics and Public Policy Center, Washington D.C. 1983.<br \/>\n(<strong>14)<\/strong> E. Burke,<em> Reflections on the Revolution in France<\/em>, in Idem, <em>Works<\/em>, Little, Brown, Boston 1904, vol. 3, p. 261; trad. it. <em>Riflessioni sulla Rivoluzione francese<\/em>, cit., p. 50.<br \/>\n<strong>(15)<\/strong> Cfr. il capitolo <em>Burke and the Revolution of 1688<\/em>, nel mio <em>Edmund Burke: The Enlightenment and Revolution<\/em>, con un\u2019introduzione di R. Kirk, Transaction, New Brunswick 1991, pp. 216-254.<br \/>\n<strong>(16)<\/strong> Cfr. Christopher Dawson, <em>The Dividing of Christendom<\/em>, con una premessa di Douglas Horton, Sheed &amp; Ward, New York 1965.<br \/>\n<strong>(17)<\/strong> <em>Lord <\/em>John Emerich Edward Dalberg Acton, <em>The Background of the French Revolution<\/em>, in Idem, <em>Essays on Freedom and Power<\/em>, a cura di Gertrude Himmelfarb, The Free Press, Glencoe 1949, p. 258.<br \/>\n(18) Cfr. David Hume, <em>Frammenti di una Storia della rivoluzione francese<\/em>, trascrizione parziale in Joseph de Maistre, <em>Considerazioni sulla Francia<\/em>, trad. it. a cura di Massimo Boffa, Editori Riuniti, Roma 1985, pp. 97-112<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0 n. 269 (1997) di Peter J. 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