{"id":1027,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-22T12:00:39","modified_gmt":"2016-04-22T10:00:39","slug":"la-rivoluzione-e-il-sillabo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-rivoluzione-e-il-sillabo\/","title":{"rendered":"La Rivoluzione e il Sillabo"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-33360\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/10\/sillabo.png\" alt=\"sillabo\" width=\"114\" height=\"200\" \/>di <strong>Alfonso MARTONE<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Obbiettivi. \u00ab<\/strong>Il nemico principale di Pio IX e della Chiesa, a partire dal XIX secolo, fu un complesso di dottrine e di tendenze riassunte dal nome &#8220;Rivoluzione&#8221;\u00bb(1). In questo scritto si cerca di analizzare il senso di quest&#8217;affermazione, in particolare nei confronti del Sillabo di Pio IX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Contenuti.<\/strong> Nel primo capitolo si mostra il significato di \u00abRivoluzione\u00bb come categoria per la comprensione della storia. Il secondo capitolo \u00e8 dedicato al pensiero di Juan Don\u00f3so Cort\u00e9s, che anticip\u00f2 temi e metodo del Sillabo . Nel terzo capitolo \u00e8 presente una breve analisi del Sillabo. Nei capitoli successivi si passano in rassegna le condizioni storiche in cui \u00e8 nato il Sillabo\u00a0 e le reazioni alla sua pubblicazione. Nel capitolo conclusivo si riportano le conclusioni degli autori citati.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>1 La Rivoluzione<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terminologia.<\/strong> \u00c8 importante premettere che, laddove per \u00abrivoluzione\u00bb si pu\u00f2 intendere un notevole cambiamento politico-sociale che pu\u00f2 anche essere cruento, \u00abRivoluzione\u00bb \u00e8 definibile come: &#8230; un movimento che mira alla distruzione di un potere legittimo o di un ordine legittimo e all&#8217;instaurazione al suo posto di uno stato di cose (intenzionalmente non vogliamo dire &#8220;ordine di cose&#8221;) o di un potere illegittimo(2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrambe le accezioni contengono evidentemente un giudizio ed una indicazione di metodo. Nel primo caso, nell&#8217;interrogarsi su significati, cause, effetti, si pu\u00f2 ancora parlare di aspetti \u00abpositivi\u00bb (o almeno non negativi) di un processo rivoluzionario, si pu\u00f2 ancora suggerirne una qualche legittimit\u00e0, si pu\u00f2 ancora indicarne la proclamazione e la realizzazione di grandi ideali. Nell&#8217;epoca moderna e contemporanea si \u00e8 per\u00f2 osservato che questi ideali pressoch\u00e9 sempre presuppongono delle necessit\u00e0 ineluttabili puntualmente sfociate nella violenza e nel disordine: la monarchia deve cadere (secondo i giacobini), il capitalismo deve crollare (secondo i marxisti), il potere temporale della Chiesa deve essere eliminato (secondo liberali e massoni), etc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla seconda accezione invece segue gi\u00e0 che la \u00abRivoluzione\u00bb \u00e8 oggettivamente il male(3), in quanto disordine, ribellione e odio: Se, strappando la maschera alla rivoluzione, le chiedete: \u00abChi sei tu?\u00bb. Ella vi dir\u00e0: \u00abIo non sono ci\u00f2 che si crede. Di me parlano molti ed assai pochi mi conoscono. Io non sono n\u00e9 il carbonarismo che cospira nell&#8217;ombra, n\u00e9 la sommossa che mugghia nelle contrade, n\u00e9 il cambiamento della monarchia in repubblica, n\u00e9 la sostituzione di una ad un&#8217;altra dinastia, n\u00e9 il momentaneo sconvolgimento dell&#8217;ordine pubblico. Io non sono n\u00e9 gli urli dei Giacobini, n\u00e9 i furori della Montagna, n\u00e9 i combattimenti delle barricate, n\u00e9 il saccheggio, n\u00e9 le arsioni, n\u00e9 la legge agraria, n\u00e9 la ghigliottina, n\u00e9 gli affogamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono n\u00e9 Marat, n\u00e9 Robespierre, n\u00e9 Babeuf, n\u00e9 Mazzini, n\u00e9 Kossuth. Costoro sono miei figli, ma essi non sono me. Codeste sono opere mie, ma non sono me. Codesti uomini e codeste cose sono fatti transitorii, ed io sono uno stato permanente. Io sono l&#8217;odio di ogni ordine religioso e sociale che l&#8217;uomo non ha stabilito e nel quale esso non \u00e8 re e Dio tutt&#8217;insieme: io sono la proclamazione dei diritti dell&#8217;uomo contro i diritti di Dio; sono la filosofia della ribellione, la politica della ribellione, la religione della ribellione: sono la negazione armata; sono la fondazione dello stato religioso e sociale sulla volont\u00e0 dell&#8217;uomo in luogo della volont\u00e0 di Dio; in una parola, io sono l&#8217;anarchia; perch\u00e9 io sono Dio spodestato, surrogato dall&#8217;uomo. Ecco il motivo per cui mi chiamo Rivoluzione, cio\u00e8 sconvolgimento, perch\u00e9 io colloco in alto chi, secondo le leggi eterne, dovrebbe stare in basso; e metto al basso chi dovrebbe stare in alto\u00bb(4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spirito della Rivoluzione \u00e8 l&#8217;utopistica costruzione di un mondo nuovo, per costruire il quale \u00e8 necessario prima abbattere a qualsiasi costo ci\u00f2 che gi\u00e0 c&#8217;\u00e8, senza salvarne nulla. Questa pia credenza, che infuoca gli animi dei rivoluzionari di ogni tempo, presume ingenuamente che ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 di stabile e di ordinato sia da condannare senza eccezione e senza appello, e con la stessa identica cieca fede presume che ci\u00f2 che verr\u00e0 costruito \u00abdopo\u00bb sia assolutamente esente da ogni errore e infinitamente migliore di ci\u00f2 che si sta distruggendo(5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La chiave di lettura.<\/strong> Per il Corr\u00e9a de Oliveira il processo generale di crisi dell&#8217;uomo occidentale e cristiano degli ultimi secoli \u00e8 la metamorfosi di un&#8217;unico processo, la Rivoluzione, che si manifesta principalmente in tendenze, idee e fatti. Fermo restando che le sue tappe cronologiche non coincidono con la sua profondit\u00e0, se ne possono comunque identificare le quattro ondate storiche principali nella \u00abpseudo-Riforma\u00bb(6) protestante, la rivoluzione \u00abfrancese\u00bb(7), la rivoluzione del socialcomunismo(8) e la rivoluzione nascente nostra contemporanea(9): quantunque a velocit\u00e0 diverse e in tempi e modi diversi, presentano gli stessi tratti di \u00abmarcia rapida\u00bb, di crisi generalizzata, di sconvolgimenti e disordini, di odio e ribellione, e particolarmente nei confronti del mondo cattolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre per\u00f2 la scuola di pensiero marxista, pur capace di cogliere storicamente le rivoluzioni, ne postulava la loro necessit\u00e0, la visione unitaria di Rivoluzione ne fa cogliere l&#8217;essenza comune e riesce maggiormente utile, come vedremo, sia alla comprensione storica che all&#8217;interpretazione del Magistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II liberalismo. Nel XIX secolo la Rivoluzione ha l&#8217;aspetto del liberalismo, cio\u00e8 il porre la libert\u00e0 individuale(10) come bene ultimo dell&#8217;uomo, intesa come una libert\u00e0 totale, assoluta, esente da ogni norma, fuori da ogni vincolo e ordine &#8211; il che implica logicamente e storicamente il conflitto, l&#8217;anarchia, il disordine. Questa concezione, evidentemente inconciliabile con la visione cristiana, appare direttamente apparentata al filone di pensiero che presuppone l&#8217;uomo estraneo da quel che la Chiesa chiama \u00abpeccato originale\u00bb, per cui, essendo naturalmente buono, per fare il bene gli \u00e8 sufficiente esserne attratto, senza altro strumento che non sia l&#8217;assenza (che si \u00e8 voluta chiamare \u00ablibert\u00e0\u00bb) di qualsiasi vincolo e norma(11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condanna del liberalismo riassunta nel Sillabo , e pi\u00f9 in generale la condanna del \u00abprogresso\u00bb, era dunque la condanna di ci\u00f2 che i rivoluzionari intendevano per \u00abprogresso\u00bb(12) e per \u00ablibert\u00e0\u00bb(13), era la dichiarazione esplicita che certe idee e tendenze sono in netta opposizione all&#8217;esperienza cattolica, ed era dunque condanna di quel che sar\u00e0 il frutto di tali idee; di pi\u00f9, era la difesa della societ\u00e0 civile, della civilt\u00e0 stessa: era la condanna della Rivoluzione, condanna del male in quanto male.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Condanna papale tutt&#8217;altro che ingiustificata anche sul piano politico e sociale, a giudicare anche le sole condizioni storiche in cui \u00e8 avvenuta: generalizzata crisi intellettuale e spirituale, cospirazione delle societ\u00e0 segrete (massoneria in primis (14)), soppressione di ordini religiosi, persecuzione amministrativa dei cattolici, invasione dello Stato Pontificio, attacchi da parte della stampa(15), etc, di fronte alle quali si spiegano anche i diversi atteggiamenti della Chiesa oscillanti tra l&#8217;aperta ostilit\u00e0 ed i tentativi di limitare i danni, ma mai, nell&#8217;ambito del Magistero, l&#8217;accettare il compromesso con una mentalit\u00e0 totalmente avversa. Il confronto consiste dunque in una \u00abbattaglia delle idee\u00bb, ossia uno scontro sul piano \u00abmetafisico\u00bb(16) (come intuir\u00e0 Don\u00f3so Cort\u00e9s, asserendo che dietro ogni grande errore politico c&#8217;\u00e8 un grande errore teologico(17)), di cui le vicende politiche e sociali sono solo una conseguenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2 Don\u00f3so Cort\u00e9s <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in realt\u00e0 al centro del pensiero di Donoso vi \u00e8 proprio la distinzione tra civilt\u00e0 e Stato. La civilt\u00e0 si fonda sulla religione, quella europea sul Cattolicesimo: perch\u00e9 solo la religione, e specificamente il Cattolicesimo, ha nel medesimo tempo il concetto della realt\u00e0 del male e della possibilit\u00e0 del bene. La realt\u00e0 del male \u00e8 espressa con la categoria cristiana del peccato originale, ma \u00e8 infine presente in ogni religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il pensiero moderno, il \u00abfilosofismo\u00bb non ha pi\u00f9 l&#8217;idea del male. [&#8230;] Ma la possibilit\u00e0 del bene pu\u00f2 essere cancellata dalla scelta umana. Ed \u00e8 quello che secondo Donoso accade in Europa. La modernit\u00e0, vista come liberalesimo o filosofismo, porta in s\u00e9 la possibilit\u00e0 di distruzione della libert\u00e0 umana; la Rivoluzione, che l&#8217;anima, vuole la distruzione del Cristianesimo come fondamento della libert\u00e0 delle persone(18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cammilleri vede in Juan Don\u00f3so Cort\u00e9s (1809-1853) il \u00abpadre del Sillabo\u00bb(19). Questo \u00abcervello cattolico\u00bb dalle grandissime intuizioni, di nobile famiglia e avviato alla carriera politica, era originariamente di idee liberali; attraverso una sorprendente quanto lunga e sofferta evoluzione del suo pensiero, prese le distanze da quelle idee denunciandone progressivamente i pericoli della loro applicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua ricerca approd\u00f2 alla conversione al cattolicesimo (del quale non era mai stato fervente) fino alla decisione, negli ultimissimi anni della sua breve vita, di dedicarsi esclusivamente alla contemplazione e alla preghiera(20). Per quel che riguarda il secolo in cui viviamo basta guardarlo per persuadersi che ci\u00f2 che lo rende tristemente famoso fra tutti i secoli non \u00e8 tanto l&#8217;arroganza nel proclamare teoricamente le sue eresie ed i suoi errori, quanto l&#8217;audacia satanica che pone nell&#8217;applicazione della societ\u00e0 presente delle eresie e degli errori in cui caddero i secoli passati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non voglio dire con questo che ci\u00f2 che \u00e8 stato condannato una volta non debba esserlo nuovamente; voglio dire soltanto che una condanna speciale, conforme alla speciale trasformazione che gli antichi errori nel secolo presente vanno attraversando, mi sembra sotto ogni punto di vista necessaria; e che in ogni caso, questo aspetto della questione \u00e8 l&#8217;unico per il quale io riconosca di avere un certo genere di competenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scartate cos\u00ec le questioni puramente teologiche, ho fissato la mia attenzione su quelle che, teologiche nella loro origine e nella loro essenza, si sono tuttavia mutate, in virt\u00f9 di trasformazioni lente e successive, in questioni politiche e sociali. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli stessi motivi di occupazioni e di premura mi sono visto nella impossibilit\u00e0 di rileggere i libri degli eresiarchi moderni, per segnalare in essi le proposizioni che devono essere combattute o condannate. Tuttavia, meditando attentamente su questo particolare, sono arrivato a convincermi che ci\u00f2 era pi\u00f9 necessario nei tempi passati che nei presenti, essendoci tra gli uni e gli altri, se si guarda bene, questa notevole differenza: che nel passato gli errori stavano nei libri, in maniera tale che, non cercandoli in essi, non potevano incontrarsi da nessuna parte, mentre ai nostri giorni l&#8217;errore non sta solo nei libri, ma anche fuori di essi: sta nei libri, nelle istituzioni, nelle leggi, nei giornali, nei discorsi, nelle conversazioni, nelle aule, nei circoli, nei focolari, nel foro, in ci\u00f2 che si dice ed in ci\u00f2 che si tace (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era nel 1852 che Don\u00f3so Cort\u00e9s scriveva queste righe in risposta al cardinal Fornari, incaricato di una sorta di indagine preliminare tra le pi\u00f9 notevoli figure di ecclesiastici e laici. Nella lettera, una sorta di summa del proprio pensiero, sono riassunte tutte le sue grandi intuizioni che saranno alla base del Sillabo .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, l&#8217;osservazione che prima dei fatti ci sono le idee, e che il suo secolo \u00e8 \u00abtristemente famoso\u00bb per la loro applicazione(22). Idee che vanno condannate in modo speciale, pi\u00f9 che \u00abnuovamente\u00bb rispetto al passato, poich\u00e9 sono pericolosamente diventate mentalit\u00e0 diffusa anche all&#8217;interno del mondo cattolico: \u00abTra gli errori contemporanei non ve n&#8217;\u00e8 alcuno che non si risolva in una eresia; e tra le eresie contemporanee non ve n&#8217;\u00e8 alcuna che non si risolva in un&#8217;altra, gi\u00e0 condannata nel tempo antico dalla Chiesa\u00bb(23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Idee che non sono pi\u00f9 confinate nei libri, non sono pi\u00f9 confinate nelle discussioni dei dotti, ma sono ovunque, da cui viene implicitamente la necessit\u00e0 di una condanna di affermazioni generali piuttosto che la condanna di ogni singolo libro o autore(24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa [la Chiesa] ha condannato negli errori passati quelli presenti e futuri. Nel Saggio [sul Cattolicesimo, il Liberalismo e il Socialismo] Donoso aveva indicato come da ogni errore teologico scaturisca un errore politico e sociale. Nel secolo XIX gli errori teorici sono diventati conseguenze pratiche che investono la societ\u00e0 nella vita di ogni giorno. \u00abAi nostri giorni l&#8217;errore non sta solo nei libri ma anche fuori di essi: sta nei libri, nelle istituzioni, nelle leggi, nei giornali, nei discorsi, nelle conversazioni, nelle aule, nei circoli, nei focolari, nel foro, in ci\u00f2 che si dice e in ci\u00f2 che si tace\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supposta la negazione del peccato originale, si viene a negare l&#8217;infermit\u00e0 della volont\u00e0 umana, il mondo inteso come valle di lacrime, la necessit\u00e0 del dolore liberamente accettato come mezzo di santificazione, il bisogno dell&#8217;uomo di santificarsi. Si afferma cos\u00ec che la vita non \u00e8 valle di lacrime ma pu\u00f2 essere radicalmente trasformata dall&#8217;uomo, che l&#8217;uomo pu\u00f2 assurgere alle pi\u00f9 alte perfezioni munito del dogma del progresso indefinito, che quel che la ragione non coglie non esiste, che \u00e8 peccato quel che la ragione dice essere peccato, che la volont\u00e0 e le passioni sono buone, che si deve ricercare solo il piacere perch\u00e9 il tempo \u00e8 posseduto dall&#8217;uomo per essere goduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l&#8217;uomo non \u00e8 caduto la Redenzione \u00e8 stata inutile, anzi, non c&#8217;\u00e8 mai stata, n\u00e9 ha senso l&#8217;azione santificante dello Spirito. Negato il Padre, negato il Figlio, negato lo Spirito Santo, il cattolicesimo diventa un&#8217;assurdit\u00e0, laddove per il cattolico il soprannaturale \u00e8 l&#8217;atmosfera del naturale, \u00abvale a dire, ci\u00f2 che, senza farsi sentire, circonda e a un tempo stesso sorregge il peccatore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negata la base del cattolicesimo, la stessa Chiesa diventa un&#8217;associazione filantropica, pi\u00f9 ingombrante che utile. [&#8230;] \u00abSe la volont\u00e0 dell&#8217;uomo non \u00e8 inferma, le basta il fascino del bene per seguirlo senza l&#8217;ausilio soprannaturale della grazia. Se l&#8217;uomo non ha bisogno di questo aiuto, non ha nemmeno bisogno che i sacramenti e le orazioni glielo procurino; se l&#8217;orazione non \u00e8 necessaria, e oziosa; se e oziosa e tale pure la vita contemplativa; se la vita contemplativa \u00e8 oziosa e inutile, allora lo sono anche la maggior parte delle comunit\u00e0 religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo serve a spiegare perch\u00e9, dove sono penetrate queste idee, sono state soppresse quelle comunit\u00e0. Se l&#8217;uomo non ha bisogno di sacramenti, non ha bisogno nemmeno di chi glieli amministri; e se non ha bisogno di Dio, non ha bisogno nemmeno dei suoi mediatori. Da qui il disprezzo e la proscrizione del sacerdozio ove queste idee hanno messo radici. Il disprezzo del sacerdozio si risolve ovunque nel disprezzo della Chiesa, e questo nel disprezzo di Dio\u00bb(25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno degli aspetti pi\u00f9 notevoli del liberalismo \u00e8 dunque l&#8217;ignorare il peccato originale e le conseguenze, che logicamente partono dal considerare inutile la Redenzione, arrivano alla necessit\u00e0 di disprezzare e perseguitare la Chiesa. \u00abIl titolo del primo capitolo dell&#8217;Ensayo [Saggio] sar\u00e0 appunto: Come ogni grande questione politica dipende da una fondamentale questione teologica\u00bb(26). Pertanto solo una visione \u00ablaica\u00bb del liberalismo pu\u00f2 affermarne i \u00abvalori\u00bb e le \u00abconquiste\u00bb considerando necessit\u00e0 inevitabili o incidenti di percorso l&#8217;altrimenti inspiegabile persecuzione della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Don\u00f3so Cort\u00e9s intuisce anche che il liberalismo, nella scia dell&#8217;illuminismo e della rivoluzione francese, \u00e8 nemico della Chiesa perch\u00e9 \u00e8 nemico dell&#8217;uomo: Libert\u00e0, eguaglianza, fraternit\u00e0: formula contraddittoria. Lasciate all&#8217;uomo il libero dispiegarsi della sua attivit\u00e0 individuale, e vedrete come appunto muore l&#8217;eguaglianza per mano delle gerarchie, e la fraternit\u00e0 per mano della concorrenza. Proclamate l&#8217;eguaglianza e vedrete la libert\u00e0 fuggire nello stesso istante e la fraternit\u00e0 esalare l&#8217;ultimo respiro (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lucidit\u00e0 della sua analisi, l&#8217;intuizione che alla radice di ogni grande mutamento politico e sociale c&#8217;\u00e8 una distorta teologia(28), ci mostra come ben condivisibile la definizione di \u00abpadre del Sillabo \u00bb datagli dal Cammilleri, quantunque non sia certo che la sua lettera al cardinal Fornari arrivasse nelle mani del Papa (infatti non \u00e8 citata in nessuno dei documenti). Per Vannoni il Don\u00f3so Cort\u00e9s \u00e8 addirittura il vero modello della Contro-Rivoluzione poich\u00e9 il totalitarismo, che in ultima analisi \u00e8 di matrice \u00abreligiosa\u00bb, non pu\u00f2 essere combattuto con mediazioni politiche e culturali, che o lasciano la Chiesa in stallo tra accettare un potere costituito anche se illegittimo, o relegano la \u00abbattaglia delle idee\u00bb nell&#8217;astrazione dei discorsi di principio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra che dallo scacco perpetuo si possa uscire soltanto con la ripresa della linea genuinamente contro-rivoluzionaria, rappresentata da un Donoso Cort\u00e9s, poich\u00e9 essa sola contiene le premesse per una risposta adeguata alla \u00abnuova politica\u00bb, superando l&#8217;equivoco clericale e riportando il laicato cattolico al livello in cui combatte la Rivoluzione gnostica, cio\u00e8 al livello dello scontro tra due metafisiche in azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Opporre alla enorme carica \u00abreligiosa\u00bb del totalitarismo la sociologia del Taparelli o del Toniolo, significa entrare in una guerra di archetipi, ingaggiata per la conquista dell&#8217;egemonia nella rappresentazione politico-sociale del divino, con una forza d&#8217;urto pari a quella di un contingente di boy-scouts(29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3 Un \u00abparere di un avvocato che cita il Codice\u00bb <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSi aspettavano tempi pi\u00f9 favorevoli\u00bb, scrive il [gesuita Giacomo] Martina, \u00abe soprattutto si cercava un modo diverso per raggiungere lo scopo, una forma di intervento meno solenne, che irritasse di meno\u00bb. Si pu\u00f2 cogliere qui l&#8217;origine del Sillabo , cos\u00ec come \u00e8 storicamente conosciuto. Infatti niente \u00e8 meno solenne di questo elenco di proposizioni apparentemente disparate, non ricondotte ai loro principi, privo di un esplicito contrafforte ortodosso e, soprattutto, privo di censura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti il Sillabo in quanto tale non condanna niente: \u00e8 giuridicamente innocuo; non solo non contiene la formula adeguata al caso, ma non contiene nemmeno l&#8217;indicazione della autorit\u00e0 che lo promulga. \u00abTali errori Noi, in virt\u00f9 della Nostra apostolica autorit\u00e0, nuovamente condanniamo, solennemente riproviamo, e del tutto rescriviamo. Dato a Roma, l&#8217;8 dicembre 1864, anno XIX del Nostro Pontificato. Pio Papa IX\u00bb; ecco ci\u00f2 che manca nel testo del Sillabo. Lungi dall&#8217;essere la sentenza del supremo giudice, qualcuno [C. G. Rinaldi, un contemporaneo] ha potuto paragonarlo a \u00abun parere di un avvocato pieno di citazioni del Codice\u00bb (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sillabo\u00a0 non \u00e8 un documento \u00abuniforme\u00bb ma una collezione di proposizioni generali in allegato all&#8217;enciclica Quanta cura, proposizioni di cui si ricordano le gi\u00e0 avvenute condanne in altri documenti pontifici, alcune delle quali sotto l&#8217;autorit\u00e0 infallibile (per esempio la proposizione LX, condannata gi\u00e0 nell&#8217;enciclica Maxima quidem, poich\u00e9 collegata ad un dato specifico della Rivelazione), altre invece come intervento ordinario (\u00e8 il caso della XXIII, che gode della damnatio nella Multiplices inter ma si riferisce ad un oggetto specifico, un&#8217;opera edita a Lima); inoltre le condanne toccano questioni talvolta passate, talvolta future.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Sillabo non sono pressoch\u00e9 mai utilizzati termini specifici come \u00abcivilt\u00e0 moderna\u00bb, \u00abprogresso\u00bb, \u00abliberalismo\u00bb, senza farli precedere da locuzioni del tipo \u00abil cosiddetto\u00bb e \u00abci\u00f2 che chiamano\u00bb. Non \u00e8 fuori luogo la definizione di \u00abparere di un avvocato\u00bb. Ma la portata \u00e8 sicuramente magisteriale: Il problema del valore giuridico e dogmatico del Sillabo\u00a0 e della Quanta cura, non pu\u00f2 essere rimosso da chi voglia studiare il legato dottrinale di Pio IX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il Sillabo un buon numero di autorevoli teologi concorda, sia pure con diverse motivazioni, per la sua infallibilit\u00e0. Alcuni noti studiosi, come Franzelin, Mazzella, Schrader, Dumas, Scheeben, Pascal lo ritengono definizione ex cathedra, atto personale infallibile del Pontefice; altri fanno derivare la infallibilit\u00e0 dai documenti da cui sono tratte le singole proposizioni, come Rinaldi; altri ancora, come Hurter e Wernz, ritengono che sia divenuto norma infallibile in forza dell&#8217;adesione unanime dell&#8217;episcopato cattolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una diversa posizione \u00e8 sostenuta dal gesuita Lucien Choupin, l&#8217;autore che forse ha studiato pi\u00f9 profondamente la questione. Choupin ritiene che non si possa affermare con certezza che il Sillabo sia una definizione ex cathedra, o garantita in ogni sua parte dalla infallibilit\u00e0 della Chiesa, ma egli sostiene che si tratta, in ogni caso e senza possibilit\u00e0 di contraddizione, di un documento dottrinale emanante direttamente dal Magistero supremo (31) del Sovrano Pontefice a cui ogni cattolico \u00e8 tenuto a dare l&#8217;assenso. I pi\u00f9 sicuri teologi ritengono che questa ultima posizione sia il minimo che si possa affermare con certezza sul valore del Sillabo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diverso \u00e8 il discorso della Quanta cura. In questo caso, come hanno affermato pressoch\u00e9 tutti i teologi [anche di parte progressista] [&#8230;], ci troviamo di fronte a una delle rarissime encicliche da ritenere con tutta evidenza come documenti ex cathedra. La infallibilit\u00e0 della enciclica non pu\u00f2 essere, infatti, negata senza contraddire la stessa dottrina della infallibilit\u00e0 pontificia, le cui quattro note qualificanti sono esplicitamente presenti nel documento (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sillabo contiene quattro gruppi di proposizioni. Nel primo gruppo, di sette proposizioni, si condannano panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto. L&#8217;obbiettivo \u00e8 evidentemente il filone filosofico di deificazione della natura umana, figlio del razionalismo assoluto secondo cui \u00abla ragione umana \u00e8 l&#8217;unico arbitro del vero e del falso, del bene e del male\u00bb (proposizione III) e dalla quale \u00abscaturiscono tutte le verit\u00e0 religiose\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secondo gruppo, di sette proposizioni, si condanna il razionalismo moderato, \u00abmoderato solo nella forma\u00bb(33) a causa della confusione tra natura e ragione, tra ordine naturale e soprannaturale. Il terzo gruppo di errori, quattro proposizioni, condanna il concetto di \u00abtolleranza\u00bb verso gli altri culti inteso a ridurre il cristianesimo ad un credo qualsiasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi si condanna infatti la libert\u00e0 di scegliersi la propria religione (\u00abreligione che, col lume della ragione, [si] reputi vera\u00bb: proposizione XV), avendo come obbiettivo il relativismo religioso diretta conseguenza della negazione dell&#8217;esistenza di una verit\u00e0 oggettiva. Un breve paragrafo ricorda, senza ulteriori citazioni, che sono gi\u00e0 condannati i movimenti del socialismo, del comunismo(34), della massoneria e del liberalismo cattolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un quinto paragrafo, di ben venti proposizioni, condanna gli errori relativi alla Chiesa e ai suoi diritti, per esempio i tentativi di negare o di limitare i poteri del Magistero o la giurisdizione della Chiesa. Altri ventuno errori sono condannati negli errori relativi alla societ\u00e0 civile, considerata in s\u00e9 stessa e nei suoi rapporti con la Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1874, Pio IX chiarir\u00e0 che il liberalismo, specialmente se attecchito in ambiente cattolico, \u00abha un piede nella verit\u00e0 e un piede nell&#8217;errore, un piede nella chiesa e un piede nello spirito del secolo, un piede con me e un piede con i miei avversari\u00bb(35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4 La \u00abcupa scia\u00bb <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti cattolici (qualcuno anche mitrato) considerano il Sillabo una sorta di scheletro nell&#8217;armadio, un momento della loro storia di cui vergognarsi e scusarsi. Per mettere in difficolt\u00e0 un cattolico in una discussione basta a un certo punto scagliargli in faccia un \u00ab&#8230;e il Sillabo?\u00bb. In genere, l&#8217;effetto che si ottiene \u00e8 analogo a quello di quando si d\u00e0 del \u00abfascista\u00bb a qualcuno(36).\u00a0 La parola Sillabo porta ancora con s\u00e9, nel nostro mondo postmoderno e postideologico, una cupa scia di risonanze, come le parole \u00abcrociata\u00bb, \u00abinquisizione\u00bb e via discorrendo(37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lunga e \u00abcupa scia\u00bb del Sillabo fino ai giorni nostri dimostra quanto quella breve collezione di proposizioni abbia centrato il bersaglio in un momento davvero difficile per la Chiesa. La pubblicazione del Sillabo avviene infatti negli anni dell&#8217;invasione dello Stato Pontificio, della soppressione statale degli ordini religiosi, della confisca dei beni ecclesiastici e della pi\u00f9 generale persecuzione amministrativa della Chiesa, della vessazione alla stampa cattolica (che pure era di minoranza), etc:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le circostanze erano le seguenti: a) il Piemonte aveva appena unificato la penisola e gli artefici del Risorgimento erano tutti scomunicati; b) ovunque, anche tra gli stessi cattolici, si discuteva di \u00ablibert\u00e0\u00bb, di \u00abdiritti dell&#8217;uomo\u00bb e di \u00abnazione\u00bb; c) tra quegli stessi cattolici, la Vita di Ges\u00f9 di Renan (il primo testo \u00ab demitizzatore\u00bb della figura storica di Cristo) si andava diffondendo come un&#8217;epidemia (38); d) la \u00abquestione romana\u00bb era dibattuta in tutte le cancellerie d&#8217;Europa e scuoteva le coscienze, nessuna esclusa. E adesso, il papa sembrava dichiarare guerra alla sua epoca (39). Chiusura di seminari e conventi, vescovi incarcerati o impediti a prendere possesso delle diocesi (un terzo delle diocesi senza vescovo), etc, e il Sillabo, scritto in modo che apparisse il meno rumoroso possibile, scatena invece un ulteriore putiferio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel febbraio &#8217;61 furono assunte dal governo una serie di decisioni contro la Chiesa. Fra l&#8217;altro fu estesa a tutto il territorio italiano la legge sarda del 19 maggio 1855 sulla soppressione degli ordini religiosi. Ventimila fra monaci e monache furono colpiti dalla legge, al Sud furono confiscati i beni di 1100 conventi. [&#8230;] Intanto, dall&#8217;autunno del &#8217;60 proseguono gli arresti e le deportazioni di vescovi e cardinali macchiatisi semplicemente di reati di opinione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal &#8217;60 al &#8217;64 nove cardinali sono arrestati e arrestati [&#8230;fra cui anche] Gioacchino Pecci di Perugia (il futuro Leone XII). Nella primavera del 1861 sono quarantanove le diocesi rimaste senza vescovo(40). Seminari e monasteri chiusi, beni espropriati: la Chiesa \u00e8 allo stremo. In questa situazione, il potere ieri e oggi gli storici rimproverano a Pio IX di non aver voluto cedere sua sponte Roma ai piemontesi quasi aggrappandosi con tutte le forze al potere temporale. In sostanza si sarebbe dovuto fidare della parola del governo sabaudo che s&#8217;impegnava a garantire la libert\u00e0 e l&#8217;indipendenza della sua persona e del suo magistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;obiezione che arriva dai documenti vaticani e grave. Un governo che non aveva esitato a stracciare patti, ad aggredire, violentare, rapinare in ogni modo, chiudere conventi, seminari, arrestare e deportare cardinali e vescovi, poteva pretendere la fiducia cieca del papa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non era forse gravissimo che uno stato incarcerasse decine di vescovi e cardinali? E poi per motivi che hanno dell&#8217;incredibile. Bastava che un vescovo si rifiutasse di cantare il Te Deum in Chiesa per il governo (\u00e8 il caso del cardinal Corsi). [&#8230;] Le sedi episcopali, inoltre, rimasero a lungo vacanti perch\u00e9 il governo pretendeva di aver parte nella scelta dei vescovi. Sarebbe questa l&#8217;illustrazione del tanto declamato principio \u00ablibera Chiesa in libero Stato\u00bb(41)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un Papa per le societ\u00e0 segrete. Dunque il Papa che sembrava \u00abdichiarare guerra\u00bb alla sua epoca era in realt\u00e0 sulla difensiva; gli eventi politici, lo ripetiamo, sono il frutto ultimo delle idee circolanti da molti anni negli ambienti d&#8217;\u00e9lite intellettuali e politici. Come nelle ondate rivoluzionarie precedenti e successive, anche nel secolo dei massoni e dei liberali il primo nemico da abbattere (o almeno da ridurre a entit\u00e0 spirituale, politicamente e socialmente insignificante) \u00e8 la Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da alcuni documenti sequestrati nelle riunioni mas soniche apprendiamo infatti che era loro scopo principale il \u00abgiungere con piccoli mezzi ben graduati, bench\u00e9 mai definiti, al trionfo dell&#8217;idea rivoluzionaria per mezzo del Papa\u00bb, ossia: \u00abIl lavoro al quale ci accingiamo &#8211; spiega l&#8217;istruzione segreta permanente data ai membri della setta nel 1817 &#8211; non \u00e8 l&#8217;opera di un giorno, n\u00e9 di un mese, n\u00e9 di un anno. Pu\u00f2 durare molti anni, forse un secolo: ma nelle nostre file, il soldato muore e la guerra continua. (&#8230;) Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare come gli ebrei aspettano il Messia, si \u00e8 un Papa secondo i nostri bisogni. (&#8230;) Con questo solo noi andremo pi\u00f9 sicuramente all&#8217;assalto della Chiesa, che non cogli opuscoletti dei nostri fratelli di Francia e coll&#8217;oro stesso dell&#8217;Inghilterra. E volete sapere il perch\u00e9? Perch\u00e9 con questo solo, per stritolare lo scoglio sopra cui Dio ha fabbricato la sua Chiesa, noi non abbiamo pi\u00f9 bisogno dell&#8217;aceto di Annibale, n\u00e9 della polvere da cannone e nemmeno delle nostre braccia. Noi abbiamo il dito mignolo del successore di Pietro ingaggiato nel complotto, e questo dito mignolo val per questa crociata tutti gli Urbani II e tutti i san Bernardi della Cristianit\u00e0\u00bb (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le societ\u00e0 segrete infatti \u00ab&#8230;si preparavano a erigere &#8220;sopra tante ruine&#8221; &#8211; che avrebbero causato loro, per amor di patria &#8211; &#8220;un nuovo ordine di cose&#8221;\u00bb(43). Lo scopo? \u00abFare tabula rasa dell&#8217;antico ordine sociale e politico fondato sul cristianesimo per riaggregare l&#8217;umanit\u00e0 in un tutto indistinto, governato, illuministicamente, da un&#8217;\u00e9lite di &#8220;saggi&#8221;, o esperti, o iniziati. Ritroveremo la secolarizzazione di questo progetto in Lenin e nei suoi &#8220;rivoluzionari di professione&#8221;, i soli che avranno capito il &#8220;senso della storia&#8221; e il cui compito sar\u00e0 quello di farne &#8220;prendere coscienza alle masse&#8221;\u00bb(44): la conferma, come gi\u00e0 detto, del trattarsi di una vera e propria \u00abbattaglia delle idee\u00bb, che non ammette mezze misure in nessun caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno, considerando il lato politico della battaglia piuttosto che il lato \u00abteologico\u00bb, si \u00e8 chiesto &#8211; fermo restando che la storia non si fa con i \u00abse\u00bb e i \u00abma\u00bb &#8211; se un minore accanimento da parte degli ambienti massonico-liberali avesse potuto seriamente ridurre l&#8217;entit\u00e0 dello scontro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la stessa presenza del Santo Padre a Roma ad essere ideologicamente e militarmente attaccata da una dinastia che parlava francese e che a Roma mai aveva messo piede. Cos\u00ec il Regno sabaudo, poi Regno d&#8217;Italia, rifiut\u00f2 pervicacemente ogni possibile accordo, ogni garanzia giuridica sulla libert\u00e0 del papa. Un riconoscimento minimo di salvaguardia della sua libert\u00e0 sarebbe bastato probabilmente al Santo Padre per acconsentire anche a rinunciare allo Stato Pontificio. [&#8230;] Ebbe a dire il segretario di Stato cardinal Antonelli all&#8217;ambasciatore austriaco Bach: \u00abSe a Torino non avessero perseguito la Chiesa cos\u00ec appassionatamente, se non avessero ferito Pio IX nella sua coscienza di capo della Chiesa, Dio sa quanto non avrebbe concesso e dove oggi non ci troveremmo\u00bb(45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sa quanto possono segnare l&#8217;animo di un uomo le illusioni perdute, e il seguito reazionario di Pio IX non trascur\u00f2 occasione per ravvivare nel suo animo molto impressionabile i ricordi sanguinosi della rivoluzione romana, in particolare l&#8217;assassinio da parte dei radicali del primo ministro Pellegrino Rossi, pure fautore di una larga liberalizzazione delle istituzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma al di l\u00e0 dei riflessi sul piano psicologico, risultarono rafforzate le convinzioni teoriche di Pio IX, cos\u00ec come la sua diffidenza continua nei confronti dei princ\u00ecpi le cui conseguenze pericolose si erano manifestate apertamente. Ormai era pi\u00f9 che mai persuaso che esistesse un&#8217;intima connessione tra i princ\u00ecpi del 1789 e la distruzione dei valori tradizionali nell&#8217;ordine sociale, morale e religioso. Gi\u00e0 tutto il contenuto del Sillabo \u00e8 in germe in questa esperienza &#8230;(46)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5 Genesi del Sillabo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima idea del Sillabo era venuta al futuro Papa della <em>Rerum novarum<\/em>, a Leone XIII, quando, ancora arcivescovo di Perugia, nel 1849, aveva proposto, in occasione del concilio provinciale di Spoleto, di chiedere alla Santa Sede un \u00abelenco\u00bb degli errori moderni riguardanti la Chiesa, l&#8217;autorit\u00e0, la propriet\u00e0 e la famiglia. L&#8217;idea, per allora, non ebbe seguito; ma di l\u00ec a due anni fu ripresa dai gesuiti e la <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em> si incaric\u00f2 di agitarla, non appena si arriv\u00f2 alla definizione del dogma dell&#8217;Immacolata concezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Civilt\u00e0 cattolica<\/em> arriv\u00f2 a sostenere l&#8217;opportunit\u00e0 di includere nella Bolla di definizione del dogma la \u00abcondanna esplicita\u00bb degli errori del razionalismo e del semirazionalismo. La rivista dei gesuiti era allora ai suoi primissimi anni di vita, ma la sua influenza sugli ambienti della Curia era gi\u00e0 grande &#8230;(47)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa condanna nasce dopo una lunga gestazione e in circostanze storiche tra le pi\u00f9 movimentate della storia della Chiesa, sotto pressione da tutti i fronti: La stampa si scaten\u00f2. Quella cattolico-liberale, colpita a morte dal documento, lanci\u00f2 uno slogan rimasto fino ai nostri giorni vessillo del progressismo cattolico: \u00abPerch\u00e9 perdersi dietro quel che divide e non cercare quello che ci unisce?\u00bb. Altro leitmotiv inaugurato per l&#8217;occasione fu quello del papa \u00abin buona fede\u00bb ma \u00abmal consigliato\u00bb dalla \u00absetta gesuitica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sui giornali avversari comparve di tutto, dall&#8217;insulto al sarcasmo, dalle lezioni di teologia al pontefice a quelle di storia ai cattolici, dall&#8217;indignazione allo sghignazzo(48). Inutilmente da parte cattolica si cercava di far notare che \u00abgli avversari della Chiesa si erano lamentati anche quando essa aveva condannato i 45 articoli di Wycliffe, i 30 di Hus, i 41 di Lutero, le 79 proposizioni di Baio, le 45 del lassismo, le 68 del molinismo, le 101 gianseniste e, ogni volta, sembrava che dovessero seguire apostasie di massa; mentre nessuno ormai si ricordava pi\u00f9 di quietisti, giansenisti e compagni\u00bb(49).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa \u00absembrava\u00bb dichiarare guerra alla sua epoca: stando alla definizione di Rivoluzione, e ancora possibile pensare che il Sillabo fosse una mossa politica piuttosto che un atto necessario di Magistero (necessario e urgente, viste le circostanze) da parte del Pastore della Chiesa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di li a poco Pio IX incaricher\u00e0 il cardinale Fornari di \u00abinterrogare per lettera i pi\u00f9 eminenti arcivescovi e vescovi e alcuni membri autorevoli del laicato cattolico sulla opportunit\u00e0 o meno di procedere alla definizione degli &#8220;errori sulla fede e la morale, che serpeggiano nella societ\u00e0&#8221;\u00bb(50). La lettera di Fornari del maggio 1852 riportava una specie di questionario in 28 punti relativi a panteismo, razionalismo, kantismo, e altre dottrine, che gi\u00e0 portava il nome di Syllabus.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea era dunque lanciata. Il vescovo di Perpignano, monsignor Philippe Gerbet, pubblic\u00f2 nel luglio 1860 una lettera pastorale(51) sugli errori del \u00abprotestantesimo sociale\u00bb, riassumendo in 85 proposizioni gli errori moderni. Pio IX accolse di buon grado l&#8217;iniziativa di Gerbet e ne vide il modello del Sillabo tanto che fece stampare a parte le 85 proposizioni condannate perch\u00e9 una commissione ristretta da lui nominata le potesse selezionare, tradurre in latino e generalizzare(52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giugno 1861 l&#8217;elenco fu ridotto a settanta proposizioni, e fu dato in analisi ad una commissione pi\u00f9 larga sotto nome di Syllabus propositionum. Dopo numerose riunioni, non senza difficolt\u00e0 e polemiche, nel febbraio 1862 si arriv\u00f2 a un elenco di 61 proposizioni, che poche settimane dopo, in occasione della canonizzazione dei martiri giapponesi a Roma, il Papa trasmise ai trecento vescovi convenuti perch\u00e9 pronunciassero il loro parere \u00absull&#8217;opportunit\u00e0 della condanna, sull&#8217;eventualit\u00e0 di allargarla o di restringerla, sul peso e sulla misura delle varie censure teologiche&#8230; Fu raccomandato a tutti il pi\u00f9 rigoroso silenzio\u00bb. Anche se non all&#8217;unanimit\u00e0, il consenso fu generale(53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si creda che tutto il lavorio della Curia fosse sfuggito al mondo laico e liberale. L&#8217;Opinione, pi\u00f9 volte, aveva sottolineato che qualcosa si stava macchinando sotto l&#8217;ispirazione dei gesuiti, che la Compagnia di Ges\u00f9 era in azione, che presto la Chiesa avrebbe contrapposto, al progresso e alla moderna civilt\u00e0, una \u00abcondanna settaria\u00bb, in tutto degna dell&#8217;\u00aboscurantismo\u00bb e della \u00abreazione\u00bb che si annidavano nel Vaticano. Proprio nel &#8217;61, il Papa aveva rigettato sdegnosamente l&#8217;ultima missione di conciliazione Pantaleoni e Passaglia: l&#8217;antitesi col nuovo Stato italiano era ormai insanabile(54). [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo dell&#8217;Elenco, oggetto della futura Bolla, era caduto \u00abattraverso una fonte quanto certa altrettanto inattesa\u00bb, nelle mani del direttore del giornale settimanale Il Mediatore di Torino [cio\u00e8 proprio il Passaglia], che non aveva esitato ad anticiparne la pubblicazione, suscitando un&#8217;enorme impressione in tutto il mondo laico. Le reazioni degli ambienti della cultura, della politica, di certe frazioni del clero, e non solo in Italia, erano state tali e tante, che la Curia decise di rinunciare, per il momento, alla promulgazione della Bolla. [&#8230;] Il Mediatore, dopo l&#8217;enorme colpo giornalistico, non rinunci\u00f2 a sfruttarne le conseguenze, e nei numeri successivi si dette a chiosare e commentare le proposizioni teologiche illuminando le ragioni per cui non avrebbero dovuto essere mai condannate, perch\u00e9 conciliabili con un \u00abrinnovato cattolicesimo\u00bb, con una Chiesa liberata dai residui del dispotismo e dell&#8217;oppressione(55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano bastati dunque appena quattro mesi per la fuga di notizie: &#8230;i vescovi riuniti per la canonizzazione dei martiri giapponesi avevano ricevuto la bozza del documento sub secreto [sotto segreto], ma gi\u00e0 il 19 luglio [1862] l&#8217;ambasciatore francese La Valette poteva spedirne copia al suo governo. A ottobre lo scritto fu in mano al Mediatore, che ne comment\u00f2 ogni singola proposizione, \u00abdimostrando\u00bb come il \u00abpartito gesuita\u00bb, supposto ispiratore e redattore, avesse torto marcio, su tutti i punti(56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Mediatore era stato fondato nel 1862 da un ex gesuita lucchese, Carlo Passaglia, che lo dirigeva e ne scriveva la maggior parte degli articoli. Costui era uscito dalla Compagnia di Ges\u00f9 nel 1859 non per dissenso ideologico ma per dissidi interni, tant&#8217;\u00e8 che rimase prete e, anzi, gli venne concessa dal papa una cattedra presso l&#8217;Universit\u00e0 romana. In breve tempo, per\u00f2, egli si convert\u00ec all&#8217;antitemporalismo e cre\u00f2 il suo giornale, allo scopo appunto di &#8220;mediare&#8221; tra la Chiesa e la \u00ablibert\u00e0\u00bb(57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soluzione alternativa fu una Bolla non pi\u00f9 secondo lo schema approvato dai teologi, ma un semplice riepilogo delle condanne gi\u00e0 pubblicate in precedenti encicliche ed allocuzioni, senza arrivare ad un vero e proprio atto dogmatico, semplicemente presentando, come dalla lettera di presentazione del cardinale Antonelli, un prontuario per orientarsi nei casi di equivoci dottrinali, di contaminazioni filosofiche, di feste politiche. Ed ecco finalmente dopo altri due lunghi anni l&#8217;enciclica Quanta cura dell&#8217;8 dicembre 1864, con allegato il Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores [Sillabo riguardante i principali errori del nostro tempo].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6 Reazioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le reazioni non si fecero attendere. Gi\u00e0 agli inizi del 1865 il clero di Venezia (ancora provincia austriaca) invi\u00f2 a Pio IX una \u00abossequiosissima epistola(58)\u00bb per testimoniare l&#8217;\u00abadesione pi\u00f9 esplicita\u00bb al Papa e in particolare alla Quanta cura e al Sillabo. I vescovi francesi, spagnoli e tedeschi: \u00abIo sono vescovo &#8211; gridava [&#8230;] il cardinale Gousset di Reims &#8211; e il governo non pu\u00f2 impormi il silenzio, quando il mio dovere \u00e8 di parlare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 sdegnata ancora la voce del vescovo di Strasburgo: \u00abCome vescovo e come francese non posso non rompere il silenzio e gettare un grido di dolore e di protesta, davanti al fatto che la parola del Vicario di Cristo, del capo e del padre spirituale di 200 milioni di cattolici, \u00e8 stata incatenata\u00bb. E aggiungeva, non senza acutezza, il presule francese: \u00abTutte le ottanta tesi sono condannate implicitamente da diciotto secoli&#8230; il loro divieto da parte del potere politico, \u00e8 quindi del tutto inutile per ogni cattolico sincero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 scaltrito nelle armi della polemica, pi\u00f9 sottile nelle insidie della difesa, il vescovo di Nimes arrivava a sostenere, in una lettera al ministro dei Culti, che \u00abn\u00e9 la circolare di V. E., n\u00e9 la decisione del Consiglio di Stato potranno sottrarre i cattolici francesi all&#8217;obbligo di sottomettersi alla parola del Papa. Tale principio \u00e8 incontestabile anche secondo le vecchie regole della Chiesa gallicana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0[&#8230;] Nella generosa fantasia dei prelati di Spagna, l&#8217;enciclica ed il Sillabo appaiono come un colpo mortale d la serpiente infernale, un faro de luz divina, una via maestra per evitare los pastos venenosos y las aguas mortiferas, l&#8217;arma divina per stroncare y rebelion contra el cielo, un grido di guerra per riunire todos los guardianes de la grey del Se\u00f1or(59). \u00ab\u00c8 la verga del Supremo Pastore &#8211; tuona il vescovo di Urgel &#8211; che con colpo decisivo sbarbica le erbe cattive, condannando gli errori funesti s\u00ec agli individui che alle nazioni, s\u00ec alla salvezza eterna degli uomini, s\u00ec al governo ed alla conservazione della societ\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il vescovo di Cadice e di Algesiras, il Sillabo \u00e8 l&#8217;\u00abIndice autorizzato del clero\u00bb, uno strumento di salvezza che permetter\u00e0 di vedere in un sol colpo d&#8217;occhio \u00abquanto si \u00e8 bestemmiato e si bestemmia contro Dio e la sua Chiesa\u00bb. Meno drammatico, ma non meno reciso, il consenso dell&#8217;episcopato germanico: l&#8217;arcivescovo di Ratisbona, in una sua pastorale del 22 febbraio, parlava senza riserve il linguaggio della sottomissione e dell&#8217;obbedienza, quando invitava i suoi fedeli ad accogliere \u00abaltamente, pubblicamente, solennemente\u00bb il giudizio apostolico, la parola del Pontefice, \u00abincaricato dal Salvatore del mondo di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle e di confermare i fratelli nella fede\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza parlare dei vari Sinodi. A Utrecht, nel 1865, a Baltimora nel &#8217;66, a Quebec, nel &#8217;67, a Smirne nel &#8217;69, a Quito, nello stesso anno, i sinodi provinciali aderirono con mozioni vibranti alla proscrizione di quei \u00abpestilenziali errori\u00bb, alla dannazione di quelle tesi quae a fidelibus vitanda sunt(60). Se da parte della pi\u00f9 o meno ferma intransigenza giungevano elogi, da parte del governo e della stampa piovevano critiche e tentativi di censura. Il governo italiano, ad appena una settimana dal provvedimento analogo in Francia, tent\u00f2 maldestramente di porre un freno alla diffusione del Sillabo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con circolare dell&#8217;8 gennaio 1865 il governo italiano proibiva la lettura del Sillabo nelle chiese(61), ma, appena un mese dopo [&#8230;] il ministro dell&#8217;Interno [Lanza] autorizzava la divulgazione dell&#8217;enciclica e della sua appendice, in vista del fatto che \u00abl&#8217;esorbitanza delle proposizioni che sono contrarie ai princ\u00ecpi delle istituzioni e della legislazione del paese\u00bb non era sfuggita \u00abal buon senso delle popolazioni che gi\u00e0 videro pubblicati i documenti\u00bb, \u00abdi guisa che non \u00e8 a temere che ne derivi alcun danno dalla loro promulgazione dal pergamo\u00bb (62).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ministro guardasigilli, Giuseppe Vacca, interdiceva la pubblicazione dei due documenti ai vescovi che non si fossero muniti di preventiva richiesta di exequatur; exequatur che il ministro si riservava di concedere a sua discrezione, indicando all&#8217;occorrenza quali parti pubblicare. Mostrava poi di non avere inteso affatto scherzare condannando il vescovo di Mondov\u00ec, Ghilardi, a tre mesi e mezzo di carcere per non avere ottemperato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[&#8230;] Gioacchino Pecci, il futuro Leone XIII, si scagli\u00f2 (e con lui tutti i cattolici) contro la circolare che, \u00abcon ignobile eccezione\u00bb, imponeva \u00aballa sola Chiesa cattolica servili catene da cui \u00e8 franca ogni altra confessione religiosa, sia israelitica, sia protestante, sia eterodossa; e perfino le stesse riprovate congreghe antireligiose e antisociali. Ognuna di esse ha la piena facolt\u00e0 di organizzarsi, ha libere le comunicazioni coi suoi capi, libero il magistero, i suoi convegni; ognuna senza placito e diploma dello Stato riconosce i suoi ministri, i suoi concistori; ai soli cattolici &#8230; \u00e8 riservata questa interdizione\u00bb. Era vero, ma cos\u00ec erano i tempi(63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La premura dei governi europei nell&#8217;ostacolare la diffusione di un documento che condanna errori di pensiero indica implacabilmente che in quelle proposizioni i governi vi si riconoscevano ampiamente, che in qualche modo avevano bisogno se non dell&#8217;approvazione pontificia almeno del suo silenzio, che il mondo cattolico, contrariamente al dogma liberista, era ancora ubbidiente al Papa e per di pi\u00f9 rappresentava ancora la maggioranza assoluta della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque le reazioni sopra citate non sorprendono, e convergono a indicare quanto le idee liberali siano pericolose, tanto all&#8217;esterno quanto all&#8217;interno del mondo cattolico. \u00abIl Risorgimento era un fatto anche politico, ma essenzialmente ideologico, un&#8217;operazione astratta e artificiale, che senza alterare le certezze della stragrande maggioranza del popolo (che era cattolica) non si sarebbe potuta effettuare\u00bb(64).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ne occup\u00f2 [del Sillabo] con due intere pagine, il 7 gennaio, perfino l&#8217;inglese The Weekly Chronicle and Register [Il Registro e la Cronaca settimanali], un settimanale di argomento bancario, assicurativo, ferroviario, minerario e commerciale. Secondo il foglio d&#8217;affari d&#8217;Oltremanica, il papa (\u00abpovero vecchio\u00bb) non si rendeva conto che era ormai finito il tempo in cui si andava avanti a forza di fede e con le storielle della bambinaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguiva l&#8217;elenco dei soliti luoghi comuni britannici (e liberali) contro lo Stato pontificio: ignoranza, mancanza di servizi igienici, mendicit\u00e0. Se qualche cosa buona era giocoforza riconoscere, allora si trattava di \u00abpaternalismo\u00bb (quel paternalismo di cui i miserabili slums londinesi &#8211; vere sentine di prostituzione, alcolismo, tubercolosi e sfruttamento minorile &#8211; non potevano, tuttavia, godere. E poi, Galileo, Giordano Bruno, l&#8217;Inquisizione&#8230; [&#8230;] I giornali cattolici (che il londinese Guardian definiva the silliest of all possible e the most stupid fanatical [lo sciocchissimo per eccellenza ed il pi\u00f9 stupidamente fanatico]) si schierarono compatti in difesa del papa(65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le spropositate reazioni della stampa e degli intellettuali laici dimostrano inoltre sia l&#8217;essere minoranza sia la chiassosit\u00e0 della corrente liberale, nonch\u00e9 la sua necessit\u00e0 di presentarsi agli occhi della maggioranza cattolica come \u00abpurificatrice\u00bb del cattolicesimo, di cui doveva contemporaneamente carpirne la benevolenza e costringerla con la violenza entro i suoi schemi: La torinese Opinione defin\u00ec l&#8217;enciclica [Quanta cura] \u00abuna befana di stracci e di cartapesta, buffonescamente vestita per ispavetare i fanciulli [&#8230;] Se i gesuiti non fossero i padroni del papa tanti pubblici scandali non si vedrebbero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre a Torino, la Gazzetta del Popolo scrisse di \u00abnefandure\u00bb, e il Diritto [&#8230;], apertamente: \u00abL&#8217;ultimo fine della rivoluzione italiana \u00e8 la distruzione della Chiesa\u00bb. Il Campidoglio di Genova suggeriva la strategia: \u00abMinate il pastorale, lo scettro si infranger\u00e0\u00bb. Il torinese Fischietto si dilung\u00f2 sulle \u00abmagnifiche bestialit\u00e0 del Beatissimo\u00bb e sulla \u00abmulaggine, l&#8217;asineria, il cretinismo\u00bb della curia romana e \u00abspecialmente del sullodato papa\u00bb, la cui \u00abcocciuta mellonaggine\u00bb era \u00abveramente piramidale\u00bb. Lo stile era quello di Garibaldi, che definiva Pio IX \u00abun metro cubo di letame\u00bb (66).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultimo Papa-Re. Nel settembre 1864 la Convenzione di Settembre stipulata a Parigi, impegnava la Francia a ritirare gradualmente in due anni le sue truppe da Roma e impegnava l&#8217;Italia a non attaccare lo Stato Pontificio (la diplomazia pontificia era stata tenuta all&#8217;oscuro delle trattative), il che avverr\u00e0 puntualmente sei anni dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del 1866 \u00e8 la legge della soppressione degli enti ecclesiastici, che sopprime venticinquemila enti devolvendone i beni al pubblico demanio per poi metterli all&#8217;asta, a tutto vantaggio della borghesia liberale. Nel 1867 si organizza un tentativo di sollevazione a Roma, per dare pretesto a Garibaldi, di fresca nomina di \u00abPrimo Massone d&#8217;Italia\u00bb(67), di invadere lo Stato Pontificio e rovesciare \u00abil pi\u00f9 schifoso dei governi\u00bb, \u00abil governo di Satana\u00bb(68), ottenendone per\u00f2 una dura sconfitta a Mentana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;8 dicembre 1869 si apre il Concilio Vaticano I(69). Nei mesi successivi vengono discusse ed approvate la Dei Filius e la Pastor Aeternus. Il 19 luglio, il giorno dopo la definizione del dogma dell&#8217;infallibilit\u00e0 papale, scoppia la guerra franco-prussiana, per cui il Concilio verr\u00e0 sospeso e mai pi\u00f9 ripreso, e verr\u00e0 meno la protezione francese allo Stato Pontificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;11 settembre 1870 Pio IX riceve una lettera di Vittorio Emanuele II che gli offre la sua \u00abprotezione\u00bb militare; risponde per rifiutare e manifestare la sua amarezza, ma l&#8217;esercito italiano, forte di sessantamila uomini, ha gi\u00e0 cominciato l&#8217;occupazione. Alle 5:15 del 20 set tembre(70) le batterie italiane aprono il fuoco contro Porta Pia, il punto pi\u00f9 vulnerabile della citt\u00e0, mentre il Papa celebra Messa tra il rombo delle cannonate(71).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il potere temporale del Papa \u00e8 finalmente cancellato: il 9 ottobre Roma e il suo territorio vengono annessi al Regno d&#8217;Italia per decreto reale. Nell&#8217;enciclica Respicientes del l&#8217; novembre, il Papa commina la scomunica maggiore a tutti i responsabili dell&#8217;occupazione dello Stato Pontificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7 Conclusione <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pio IX, l&#8217;ultimo Papa-Re, era dunque stata la figura &#8211; sempre pi\u00f9 netta e chiusa, simile al disco del sole declinante &#8211; per mezzo della quale tutto un mondo aveva annunciato il suo congedo? Il mondo di Costantino, di Aquisgrana e di Chartres, dei labari di Saxa Rubra e degli stendardi di Lepanto, il mondo sacrale e organico in cui trono e altare si sostenevano a vicenda, e la gerarchia ecclesiastica benediva le opere di una gerarchia civile che, in ordine con la sua vocazione specifica, perseguiva autonomamente quel fine, da Sant&#8217;Ignazio definito \u00abprincipio e fondamento\u00bb di ogni creatura umana: la gloria della Maest\u00e0 Divina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Pio IX il corpo ecclesiastico non concepisce pi\u00f9 questa complementare armonia. La salvezza delle anime, che prima discendeva come effetto da un agire per la gloria di Dio, assurge a fine primario dell&#8217;azione dei cattolici militanti. A tale riduzione utilitaristica della visione tradizionale fa riscontro una riduzione della distanza tra sacerdozio e laicato; si polverizza il criterio castale e si affaccia un individualismo che giunge fino alle soglie protestantiche del sacerdozio dei fedeli; la casta laicale \u00e8 quella che patisce il maggiore insulto, poich\u00e9 perde totalmente la sua identit\u00e0, cancellandosi perfino l&#8217;idea di una nobilt\u00e0 cristiana; ma la casta sacerdotale viene anch&#8217;essa sfigurata e avvilita: il \u00absantificatore del Nome\u00bb, colui che nel sacrificio della Messa e nella preghiera monastica celebra la gloria di Dio, scompare sotto la caterva dei \u00abrossi curati divenuti negozianti di concime, assicuratori, mutualisti, campioni di calcio, e che saranno domani professori di biliardo o ostetrici\u00bb [G. Bernanos, La grande paura dei benpensanti].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1839 monsignor Fornari, che fu tra i promotori del Sillabo, scriveva al cardinal Lambruschini, segretario di stato della Santa Sede: \u00abSiamo disgraziatamente ad un&#8217;epoca in cui tutti credonsi chiamati all&#8217;apostolato\u00bb. Con Leone XIII la proposizione si capovolge: si entra nell&#8217;epoca in cui tutti debbono essere chiamati all&#8217;apostolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si riconosce pi\u00f9 al laicato l&#8217;onore di fare la gloria di Dio instaurando sulla terra una polis che sia modellata sull&#8217;ordine e sullo splendore gerarchico della corte celeste; lo si vuole aggregare al clero in funzione di cooperatore parrocchiale, di docile esecutore di una politica che, ossequiando il potere costituito in quanto tale, qualunque sia la sua forma e la sua rispondenza a un archetipo celeste, assicuri la libera esplicazione delle attivit\u00e0 sacerdotali(72).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pio IX non fu \u00abl&#8217;ultimo Papa\u00bb come si sperava negli ambienti liberali, ma fu certamente \u00abl&#8217;ultimo Papa-re\u00bb, e con lui &#8211; secondo l&#8217;appena citato giudizio di Vannoni &#8211; tramonta quella cristianit\u00e0, quel \u00abmondo sacrale e organico in cui trono e altare si sostenevano a vicenda\u00bb, quel cattolicesimo che \u00e8 anima del mondo, e che si riduce ora ad una parte del mondo, perennemente costretta ad adeguarvisi nelle idee e nei costumi e a faticare per dimostrare la propria esistenza(73). Da questo punto di vista il Sillabo \u00e8 una sorta di &#8220;canto del cigno&#8221;, tanto profetico quanto inoffensivo nei confronti del liberalismo, dacch\u00e9 quest&#8217;ultimo e la sua evoluzione successiva non hanno mai incontrato veri ostacoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Un fenomeno che fu all&#8217;epoca elitario, del tutto intellettuale, senza seguito popolare e privo di reale incidenza, e che oggi \u00e8 rimasto elitario, del tutto intellettuale, con scarso seguito popolare, ma con notevole incidenza tra il clero cattolico [&#8230;]: quel che, allora, era chiamato \u00abcattolicesimo liberale\u00bb e oggi (dopo essere passato attraverso la fase del \u00abmodernismo\u00bb) \u00e8 noto come \u00abprogressismo cattolico\u00bb(74).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fisica, per definire un campo, se ne identificano le \u00ablinee di forza\u00bb, che non sono propriamente qualcosa di reale, ma un modello che con maggior chiarezza ne indica la tendenza. Le \u00ablinee di forza\u00bb della storia degli ultimi secoli (e della storia della Chiesa) sono ben riassunte nella categoria di \u00abRivoluzione\u00bb che, come abbiamo visto, permette davvero una comprensione unitaria delle correnti di pensiero del periodo moderno e contemporaneo, verificandone l&#8217;effettiva uniformit\u00e0 e permettendo senza azzardi paragoni come questo appena citato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La libert\u00e0 di coscienza non pu\u00f2 essere assoggettata allo Stato, in quanto \u00e8 pi\u00f9 grande di esso; la Chiesa, da parte sua, quando interviene nelle vicende politiche, non lo fa per esprimere valutazioni di carattere politico, bens\u00ec per difendere una concezione religiosa e morale che la vita politica ha messo in discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche oggi, nella nostra societ\u00e0, quando l&#8217;autorit\u00e0 ecclesiale si rivolge ai cattolici per formarne la coscienza, viene per questo accusata di ingerenza nella vita dello Stato; sopravvive una concezione assolutistica secondo cui lo Stato, in ultima istanza, deve formare le coscienze. Questa convinzione si cala dentro orientamenti di pensiero che sembrano i pi\u00f9 radicalmente diversi, da quello comunista a quello fascista e ne costituisce, al di l\u00e0 delle differenze, un elemento unitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista essi sono, in sostanza, diverse sfaccettature di un unico fenomeno. La stessa famosa formulazione di Cavour, che non aveva la tempra del dittatore, \u00abLibera Chiesa in libero Stato\u00bb, indica che la libert\u00e0 della Chiesa \u00e8 assicurata dal suo essere &#8220;in&#8221;, &#8220;dentro lo Stato&#8221;(75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pu\u00f2 essere dunque esagerato o trionfalistico qualificare \u00abprofetico\u00bb Pio IX anche nei confronti della nostra epoca; nel Sillabo si \u00e8 evidentemente prevista la deriva ideologica statalista, la confusione della societ\u00e0 con lo stato, la riduzione della fede a intimismo spiritualista insignificante(76), etc, e le condanne ivi espresse meriterebbero una riflessione storica pi\u00f9 approfondita che recentemente solo Cammilleri sembra aver osato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al nostro fianco vivono generazioni mute, che non possono dire se stesse: \u00e8 questo l&#8217;esito dell&#8217;azione omologante e pianificante del Potere, di un Potere che si concepisce senza confini. \u00abLo Stato in quanto origine e fonte di tutti i diritti, gode del privilegio di un diritto senza confini\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa proposizione (XXXIX) condannata dal Sillabo &#8211; il \u00abfamigerato\u00bb documento della Chiesa, famigerato per la cultura dominante &#8211; \u00e8 la definizione dello stato moderno: di tutti gli stati moderni, di qualunque specie. \u00c8 questo l&#8217;esito dell&#8217;illuminismo, cio\u00e8 dell&#8217;uomo che diviene \u00abmisura delle cose\u00bb. La condanna del Sillabo non \u00e8 formulata per demonizzare lo stato in s\u00e9 &#8211; il potere in s\u00e9 non \u00e8 una cosa cattiva [&#8230;] &#8211; ma per smascherare e accusare la pretesa dello stato moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 se \u00ablo stato gode di un diritto senza confini\u00bb avr\u00e0 anche il diritto di determinare quanti figli devo avere e come debbano essere; e potr\u00e0 anche stabilire fino a quando io posso vivere e che cosa significa essere felici (77).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1626\" target=\"_blank\"><strong>vai alle note e ai riferimenti bibliografici<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alfonso MARTONE Introduzione Obbiettivi. \u00abIl nemico principale di Pio IX e della Chiesa, a partire dal XIX secolo, fu un complesso di dottrine e di tendenze riassunte dal nome &#8220;Rivoluzione&#8221;\u00bb(1). In questo scritto si cerca di analizzare il senso di quest&#8217;affermazione, in particolare nei confronti del Sillabo di Pio IX. Contenuti. 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