{"id":1022,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-22T13:59:50","modified_gmt":"2016-04-22T11:59:50","slug":"uno-dei-grandi-errori-del-secolo-xviii-che-li-profess-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/uno-dei-grandi-errori-del-secolo-xviii-che-li-profess-tutti\/","title":{"rendered":"Uno dei grandi errori del secolo XVIII, che li profess&ograve; tutti"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-33398\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/costituzione_Francia.jpg\" alt=\"costituzione_Francia\" width=\"165\" height=\"200\" \/>http:\/\/www.totustuus.biz\/users\/pvalori\/index.html<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">Conte Joseph De Maistre (1753-1821)<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>I.<\/strong> Uno dei grandi errori di un secolo che li profess\u00f2 tutti, fu di credere che una costituzione politica potesse essere scritta e creata a priori, mentre ragione ed esperienza si uniscono per dimostrare che una costituzione \u00e8 un&#8217;opera divina e che proprio ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 fondamentale e di pi\u00f9 essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe mai essere scritto.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II.<\/strong> Si \u00e8 spesso creduto di fare dello spirito di ottima lega domandando ai francesi in che libro fosse scritta la legge salica; ma J\u00e9r\u00f3me Bignon\u00a0(1) rispondeva molto a tono, e forse senza neanche immaginare fino a che punto avesse ragione, che essa era scritta nei cuori dei francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supponiamo infatti che una legge di tale importanza esista solo perch\u00e9 \u00e8 stata scritta; \u00e8 evidente che l&#8217;autorit\u00e0 qualsiasi che l&#8217;ha promulgata avr\u00e0 anche il diritto di cancellarla; la legge non avr\u00e0 dunque quel carattere di santit\u00e0 e di immutabilit\u00e0 che contraddistingue le leggi veramente costituzionali. L&#8217;essenza di una legge fondamentale sta nel fatto che nessuno ha il diritto di abrogarla; ma come potr\u00e0 una legge essere al di sopra di tutti, se qualcuno l&#8217;ha fatta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il consenso del popolo \u00e8 impossibile; e, anche se fosse diversamente, il consenso non \u00e8 affatto una legge e non obbliga nessuno, a meno che non vi sia un&#8217;autorit\u00e0 superiore che se ne renda garante. Locke ha cercato il carattere della legge nell&#8217;espressione delle volont\u00e0 riunite; bisogna proprio essere fortunati, per trovare cosi il carattere che esclude precisamente l&#8217;idea di legge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unione delle volont\u00e0 da luogo infatti al regolamento, e non alla legge, che presuppone necessariamente ed evidentemente una volont\u00e0 superiore che si faccia obbedire.(2) &#8220;<em>Nel sistema di Hobbes<\/em>&#8221; (lo stesso che ha avuto tanta fortuna nel nostro secolo grazie alla penna di Locke) &#8220;<em>la forza delle leggi civili non riposa che su una convenzione; ma se manca una legge naturale che ordini di eseguire le leggi che si sono fatte, a che servono queste? Le promesse, i fatti, i giuramenti, non sono che parole: rompere tale frivolo legame \u00e8 agevole quanto il formarlo. Senza il dogma di un Dio legislatore, ogni obbligazione morale \u00e8 chimerica. Forza da una parte, impotenza dall&#8217;altra; ecco tutto il legame delle societ\u00e0 umane<\/em>&#8220;. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che un saggio e profondo teologo (4) ha detto qui sull&#8217;obbligazione morale si applica, con uguale verit\u00e0, all&#8217;obbligazione politica o civile. La legge non \u00e8 propriamente legge e non possiede un&#8217;autentica sanzione, se non la si suppone emanata da una volont\u00e0 superiore; cosi che il suo carattere essenziale \u00e8 di non essere la volont\u00e0 di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diversamente le leggi non sarebbero, come si \u00e8 appena detto, che regolamenti; e come dice ancora l&#8217;autore appena citato: &#8220;<em>Quelli che hanno avuto la libert\u00e0 di fare queste convenzioni, non hanno tolto a s\u00e9 stessi il potere di revocarle; ancora meno sono tenuti a osservarle i loro discendenti, che non vi hanno avuto parte alcuna<\/em>&#8220;.(5) Per questo il buon senso primitivo, fortunatamente anteriore ai sofismi, ha cercato da tutti i lati la sanzione delle leggi in una potenza superiore all&#8217;uomo, sia riconoscendo che la sovranit\u00e0 viene da Dio, sia rispettando, come emanate da Lui, certe leggi non scritte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>III<\/strong>. I redattori delle leggi romane hanno gettato senza pretesa, nel capitolo primo della loro collezione, un frammento di giurisprudenza greca grandemente degno di nota. &#8220;<em>Tra le leggi che ci governano <\/em>&#8211; dice questo passo &#8211; <em>alcune sono scritte, altre no<\/em>&#8220;. Niente di pi\u00f9 semplice e niente di pi\u00f9 profondo. Si conosce forse qualche legge turca che permetta espressamente al sovrano di mandare immediatamente un uomo a morte, senza la decisione intermedia di un tribunale? E si conosce qualche legge scritta, anche religiosa, che proibisca una cosa del genere ai sovrani dell&#8217;Europa cristiana? (6)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure il turco, nel vedere il suo sovrano mandare a morte un uomo, non si stupisce pi\u00f9 che di vederlo andare alla moschea. Crede infatti, come tutta l&#8217;Asia e anche come tutta l&#8217;antichit\u00e0, che l&#8217;esercizio immediato del diritto di morte sia una legittima prerogativa della sovranit\u00e0. Ma i nostri pr\u00ecncipi inorridirebbero alla sola idea di condannare un uomo a morte, perch\u00e9, secondo la nostra mentalit\u00e0, tale condanna sarebbe un abominevole assassinio. E tuttavia non credo che sarebbe stato possibile proibirlo loro con una legge fondamentale scritta, senza provocare mali maggiori di quelli che si sarebbero voluti prevenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IV<\/strong>. Domandate alla storia romana quale fosse esattamente il potere del senato: essa rester\u00e0 muta, almeno quanto ai limiti precisi di tale potere. Si vede bene, in generale, che il potere del popolo e quello del senato si sbilanciavano reciprocamente, e che essi non cessavano di combattersi; si vede bene che il patriottismo o la stanchezza, la debolezza o la violenza ponevano fine a queste lotte funeste; ma non riusciamo a saperne di pi\u00f9\u00a0(7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assistendo a queste grandi scene della storia, ci sentiamo talvolta tentati di credere che le cose sarebbero andate molto meglio se ci fossero state leggi precise, per delimitare i poteri; ma sarebbe un grave errore: simili leggi, sempre compromesse da casi imprevisti e da forzate eccezioni, non sarebbero durate sei mesi, o avrebbero abbattuto la repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>V<\/strong>. La costituzione inglese \u00e8 un esempio pi\u00f9 vicino a noi, e di conseguenza colpisce maggiormente. La si esamini con attenzione: si vedr\u00e0 che essa funziona solo nella misura in cui non funziona (se \u00e8 consentito il gioco di parole). Essa non si regge che sulle eccezioni. L&#8217;habeas corpus, per esempio, \u00e8 stato sospeso cos\u00ec spesso e cosi a lungo, che si \u00e8 potuto sospettare che l&#8217;eccezione fosse divenuta la regola. Supponiamo per un istante che gli autori di tale famoso atto avessero avuto la pretesa di fissare i casi in cui potesse essere sospeso: l&#8217;avrebbero con ci\u00f2 stesso ridotto a nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VI<\/strong>. Nella seduta della Camera dei Comuni del 26 giugno 1807, un lord cit\u00f2 l&#8217;autorit\u00e0 di un eminente uomo di Stato per affermare che il re non ha il diritto di sciogliere il parlamento durante la sessione; ma quest&#8217;opinione fu contraddetta. Dov&#8217;\u00e8 la legge? Provate a farla voi e a fissare esclusivamente per iscritto i casi in cui il re ha questo diritto: provocherete una rivoluzione. Il re &#8211; disse allora uno dei membri &#8211; ha questo diritto quando l&#8217;occasione \u00e8 importante; ma quando si pu\u00f2 definire importante un&#8217;occasione? Provate a stabilire anche questo per iscritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VII<\/strong>. Ma ecco qualcosa di ancora pi\u00f9 singolare. Tutti ricordano la grande questione agitata con tanto calore in Inghilterra nel 1806. Si trattava di sapere se il cumulo di un impiego giudiziario con quello di membro del Consiglio privato si accordasse o meno con i princ\u00ecpi della costituzione inglese. Nella seduta del 3 marzo della Camera, dei Comuni, un membro osserv\u00f2 che l&#8217;Inghilterra \u00e8 governata da un corpo (il Consiglio privato) ignorato dalla costituzione.(8) Essa &#8211; aggiunse &#8211; si limita a lasciarlo fare. (9)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco dunque, in questa saggia e giustamente famosa Inghilterra, un corpo che governa e in realt\u00e0 fa tutto, ma \u00e8 ignorato dalla costituzione. Delolme (10) ha dimenticato questo particolare, cui potrei aggiungerne molti altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questo, si venga pure a parlarci di una costituzione scritta e di leggi costituzionali fatte a priori. Non si capisce come un uomo di buon senso possa sognare la possibilit\u00e0 di una simile chimera. Se in Inghilterra ci si permettesse di fare una legge per dare esistenza costituzionale al Consiglio privato, e poi per regolare e circoscrivere rigorosamente i suoi privilegi e le sue attribuzioni, con le precauzioni necessarie per limitare il suo potere e impedirgli di abusarne, si abbatterebbe lo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vera costituzione inglese \u00e8 quello spirito pubblico mirabile, unico, infallibile, superiore a ogni elogio, che tutto conduce, tutto salva, tutto conserva. Ci\u00f2 che \u00e8 scritto \u00e8 nulla. (11)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>VIII<\/strong>. Sul finire del secolo scorso si levarono alte grida contro un ministro\u00a0(12) che aveva concepito il progetto di introdurre questa stessa costituzione inglese (o ci\u00f2 che veniva chiamato con questo nome) in un regno in convulsione che ne domandava con una specie di furore una qualsiasi. Egli ebbe torto, se si vuole; almeno quanto si pu\u00f2 avere torto quando si \u00e8 in buona fede, cosa che ci \u00e8 ben permesso supporre, e che io credo con tutto il cuore. Ma chi mai aveva il diritto di condannarlo? Vel duo, vel nemo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli dichiarava di non voler distruggere nulla di testa sua; voleva soltanto, diceva, sostituire qualcosa che gli sembrava ragionevole a qualcos&#8217;altro che veniva rifiutato e che, di fatto, non esisteva pi\u00f9. Se ammettiamo (come d&#8217;altra parte era ammessa) la fondatezza del principio per cui l&#8217;uomo pu\u00f2 creare una costituzione, questo ministro (che indubbiamente era un uomo) aveva, al pari di un altro e pi\u00f9 di un altro, il diritto di fare la sua. C&#8217;era forse incertezza dottrinale su questo punto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si riteneva forse unanimemente che una costituzione \u00e8 un&#8217;opera dello spirito, come un&#8217;ode o una tragedia? Thomas Payne (13) non aveva forse dichiarato, con una profondit\u00e0 che rapiva le universit\u00e0, che una costituzione non esiste finch\u00e9 non la si pu\u00f2 mettere in tasca? Il secolo diciottesimo, che di nulla si rese conto, non dubit\u00f2 di nulla: \u00e8 la regola; e non credo che esso abbia prodotto un solo giovincello di qualche talento che, uscendo di collegio, non abbia fatto tre cose: una neopedia, una costituzione e un mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dunque un uomo nella maturit\u00e0 dell&#8217;et\u00e0 e dell&#8217;ingegno, profondamente versato nelle scienze economiche e nella filosofia del tempo, si fosse limitato a intraprendere la seconda di queste cose, io l&#8217;avrei giudicato fin troppo moderato; ma confesso che mi sembra addirittura un prodigio di saggezza e di modestia quando lo vedo mettere (almeno cosi credeva) l&#8217;esperienza al posto delle folli teorie e domandare rispettosamente una costituzione agli inglesi, invece di farla lui stesso. Mi si dir\u00e0 che neppure questo era possibile. Io lo so, ma egli non lo sapeva; e come avrebbe potuto saperlo? Mi si nomini chi glielo avrebbe detto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IX<\/strong>. Pi\u00f9 si esaminer\u00e0 il gioco dell&#8217;azione umana nella formazione delle costituzioni politiche, pi\u00f9 ci si convincer\u00e0 che essa non vi entra che in maniera infinitamente subordinata, o come semplice strumento; e non credo che resti il pi\u00f9 piccolo dubbio sulla incontestabile verit\u00e0 delle proposizioni che seguono:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Le radici delle costituzioni politiche esistono prima di ogni legge scritta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Una legge costituzionale non \u00e8 e non pu\u00f2 essere che lo sviluppo o la sanzione di un diritto preesistente e non scritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.Ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 essenziale, di pi\u00f9 intrinsecamente costituzionale e di veramente fondamentale non \u00e8 mai scritto, e neppure potrebbe esserlo, senza esporre a pericolo lo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4. La debolezza e la fragilit\u00e0 di una costituzione sono direttamente proporzionali proprio alla molteplicit\u00e0 degli articoli costituzionali scritti. (14)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>X<\/strong>. Veniamo ingannati su questo punto da un sofisma cosi naturale da sfuggire interamente alla nostra attenzione. L&#8217;uomo, poich\u00e9 agisce, crede di agire da solo; e poich\u00e9 ha la coscienza della sua libert\u00e0, dimentica la sua dipendenza. Nell&#8217;ordine fisico intende ragione, e sebbene possa, per esempio, piantare una ghianda, innaffiarla, ecc., \u00e8 capace tuttavia di convenire che non \u00e8 lui a fare le querce, poich\u00e9 vede l&#8217;albero crescere e perfezionarsi senza che il potere umano vi abbia parte, e poich\u00e9, d&#8217;altra parte, non \u00e8 stato lui a fare la ghianda; ma nell&#8217;ordine sociale, in cui \u00e8 presente e operante, si mette a credere di essere realmente l&#8217;autore diretto di tutto ci\u00f2 che si fa per suo mezzo: in un certo senso, \u00e8 la cazzuola che si crede architetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo \u00e8 intelligente, \u00e8 libero, \u00e8 sublime, senza dubbio; ma non per questo cessa di essere un utensile di Dio, secondo la felice espressione di Plutarco in un bel passo che viene da s\u00e9 stesso a collocarsi qui. &#8220;<em>Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi <\/em>&#8211; egli dice &#8211; <em>se le pi\u00f9 belle e le pi\u00f9 grandi cose del mondo si fanno per volont\u00e0 e provvidenza di Dio, posto che in tutte le pi\u00f9 grandi e principali parti del mondo c&#8217;\u00e8 un&#8217;anima; perch\u00e9 l&#8217;organo e l&#8217;utensile dell&#8217;anima \u00e8 il corpo; e l&#8217;anima \u00e8 l&#8217;utensile di dio. E come il corpo ha di suo molti movimenti, e la maggior parte di questi, anche i pi\u00f9 nobili, gli vengono dall&#8217;anima, ugualmente l&#8217;anima non ha ne pi\u00f9 ne meno nessuna delle sue operazioni essendo mossa da s\u00e9 medesima; ossia, ella si lascia maneggiare, dirigere e volgere a Dio, come a lui piace, essendo il pi\u00f9 bell&#8217;organo e il pi\u00f9 destro utensile che possa esservi: sarebbe infatti cosa strana che il vento, l&#8217;acqua, le nubi e le piogge fossero strumenti di Dio, coi quali egli nutre e conserva molte creature, e anche ne perde e ne sfa molte altre, e che non dovesse poi servirsi in nulla degli animati per fare neppure una delle sue opere. Cosi, posto che essi dipendono totalmente dalla potenza di Dio, \u00e8 molto pi\u00f9 verosimile che servano a tutti i movimenti e secondino tutte le volont\u00e0 di Dio, meglio di quanto gli archi non siano docili agli Sciti e le lire e i flauti ai Greci<\/em>&#8220;.(15)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si potrebbe dire meglio; e io credo che queste belle riflessioni non trovino in nessun luogo applicazione pi\u00f9 esatta che nella formazione delle costituzioni politiche, dove si pu\u00f2 dire con uguale verit\u00e0 che l&#8217;uomo fa tutto e non fa nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XI<\/strong>. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa di universalmente noto \u00e8 il paragone di Cicerone a proposito del sistema di Epicuro, che voleva costruire un mondo con gli atomi che cadono a caso nel vuoto. Crederei pi\u00f9 facilmente &#8211; diceva il grande oratore &#8211; che un pugno di lettere, gettate in aria, cadendo possano disporsi in modo da formare un poema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Migliaia di bocche hanno ripetuto e celebrato questo pensiero, ma non vedo tuttavia nessuno che abbia pensato a dargli il compimento che gli manca. Supponiamo che un pugno di caratteri tipografici, gettati a piene mani dall&#8217;alto di una torre, vengano a formare, caduti al suolo, l&#8217;Athalie di Racine. Che ne risulter\u00e0? Che un&#8217;intelligenza ha presieduto alla caduta e alla disposizione dei caratteri. Il buon senso non concluder\u00e0 mai diversamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XII<\/strong>. Consideriamo ora una qualsiasi costituzione politica, per esempio quella dell&#8217;Inghilterra. Certamente essa non \u00e8 stata fatta a priori. Non \u00e8 mai accaduto che uomini di Stato si siano riuniti e abbiano detto: Creiamo tre poteri, bilanciamoli in questo modo, ecc. Nessuno ha mai pensato a una cosa del genere. La costituzione \u00e8 l&#8217;opera delle circostanze, e il numero di queste circostanze \u00e8 infinito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le leggi romane, le leggi ecclesiastiche, le leggi feudali, i costumi sassoni, normanni e danesi; i privilegi, i pregiudizi e le pretese di tutti gli ordini sociali; le guerre, le rivolte, le rivoluzioni, la conquista, le crociate; tutte le virt\u00f9, tutti i vizi, tutte le conoscenze, tutti gli errori, tutte le passioni; tutti questi elementi, insomma, agendo insieme e formando attraverso la loro mescolanza e la loro azione reciproca combinazioni moltiplicate per miriadi di milioni, hanno prodotto infine, dopo molti secoli, l&#8217;unit\u00e0 pi\u00f9 complicata e il pi\u00f9 bell&#8217;equilibrio di forze politiche che si sia mai visto al mondo (16)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(\u2026)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XIII<\/strong>. Ora, poich\u00e9 questi elementi, cosi proiettati nello spazio, si sono disposti in cosi bell&#8217;ordine, senza che, tra quella folla innumerevole di uomini che hanno operato in questo vasto campo, uno solo abbia mai saputo quello che faceva in rapporto al tutto ne abbia mai previsto ci\u00f2 che doveva accadere, ne consegue che questi elementi erano guidati nella loro caduta da una mano infallibile superiore all&#8217;uomo. La maggiore follia, forse, del secolo delle follie fu quella di credere che le leggi fondamentali potessero essere scritte a priori; mentre sono evidentemente l&#8217;opera di una forza superiore all&#8217;uomo; e la stessa scrittura, assai posteriore, \u00e8 per esse il maggiore segno di nullit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XIV.<\/strong> \u00c8 grandemente degno di nota il fatto che Dio, essendosi degnato di parlare agli uomini, abbia egli stesso manifestato queste verit\u00e0 nelle due rivelazioni che dobbiamo alla sua bont\u00e0. Un uomo molto abile,\u00a0(17) che a mio avviso segna una sorta di epoca nel nostro secolo, per la lotta a oltranza che ci mostra nei suoi scritti tra i pi\u00f9 terribili pregiudizi di secolo, di setta, di abitudine, ecc., e le pi\u00f9 pure intenzioni, i pi\u00f9 retti moti del cuore, le pi\u00f9 preziose cognizioni; quest&#8217;abile uomo, dico, ha deciso &#8220;<em>che un insegnamento proveniente immediatamente da Dio, o dato soltanto per suo ordine, doveva in primo luogo rendere certi gli uomini dell&#8217;esistenza di questo essere<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 precisamente il contrario, perch\u00e9 il primo carattere di tale insegnamento \u00e8 proprio quello di non rivelare direttamente n\u00e9 l&#8217;esistenza di Dio n\u00e9 i suoi attributi, ma di supporre il tutto come anteriormente noto, senza che si sappia n\u00e9 perch\u00e9 n\u00e9 come. Cosi esso non dice: Non c&#8217;\u00e8, oppure voi non crederete che in un solo Dio eterno, onnipotente, ecc., ma dice (ed \u00e8 questa la sua prima parola), in forma puramente narrativa: In principio Dio cre\u00f2, ecc.; e cosi presuppone che il dogma sia conosciuto prima della scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XV<\/strong>. Passiamo al cristianesimo, che \u00e8 la pi\u00f9 grande di tutte le istituzioni immaginabili, perch\u00e9 interamente divina, e fatta per tutti gli uomini e per tutti i secoli: lo troveremo sottomesso alla legge generale. Certo, il suo divino autore sarebbe ben stato padrone di scrivere lui stesso o di far scrivere altri; ma non ha fatto ne l&#8217;una ne l&#8217;altra cosa, almeno in forma legislativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Nuovo Testamento, successivo alla morte del legislatore e alla stessa instaurazione della sua religione, offre una narrazione, avvertimenti, precetti morali, esortazioni, ordini, minacce, ecc., ma per nulla una raccolta di dogmi enunciati in forma imperativa. Gli evangelisti, raccontando quest&#8217;ultima cena in cui Dio ci am\u00f2 fino alla fine, avevano qui una buona occasione di comandare per iscritto alla nostra credenza; invece si guardano bene dal dichiarare o ordinare nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si legge, \u00e8 vero, nella loro mirabile storia: Andate, insegnate! Ma assolutamente non: insegnate questo o quest&#8217;altro. Se il dogma cade sotto la penna dello storico sacro, questi lo enuncia semplicemente, come una cosa anteriormente conosciuta (18).\u00a0I simboli, che apparvero dopo, sono professioni di fede per riconoscersi, o per controbattere gli errori del tempo. Vi si legge: noi crediamo; mai: voi crederete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi li recitiamo in privato e li cantiamo nei templi, sulla lira e sull&#8217;organo, (19) come vere preghiere, perch\u00e9 sono formule di sottomissione, di fiducia e di fede rivolte a Dio, e non gi\u00e0 comandi rivolti agli uomini. Vorrei proprio vedere la Confessione di Augusta o i Trentanove articoli messi in musica: sarebbe davvero ameno (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea che i primi simboli contenessero l&#8217;enunciazione di tutti i nostri dogmi \u00e8 cosi lontana dal vero che i cristiani di allora avrebbero al contrario considerato come un grande crimine l&#8217;enunciarli tutti. Lo stesso avviene per le Sacre Scritture: non vi fu mai idea pi\u00f9 fallace che di cercarvi la totalit\u00e0 dei dogmi cristiani: non vi \u00e8 neppure una riga in questi scritti che dichiari, che lasci anche soltanto intravedere il progetto di farne un codice o una dichiarazione dogmatica di tutti gli articoli di fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XVI<\/strong> .C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: se un popolo possiede uno di questi codici di credenze, si pu\u00f2 essere sicuri di tre cose:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.La religione di questo popolo \u00e8 falsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.Esso ha scritto il suo codice religioso durante un accesso di febbre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. Presso quella stessa nazione, ci si prender\u00e0 gioco ben presto di esso; e non potr\u00e0 avere n\u00e9 forza n\u00e9 durata. Tali sono, per esempio, quei famosi articoli, che si firmano pi\u00f9 che non si leggano e si leggono pi\u00f9 che non si credano. (21)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo catalogo di dogmi non solo non \u00e8 tenuto in nessuna considerazione, o quasi, nel paese che l&#8217;ha visto nascere; ma inoltre \u00e8 evidente anche a un occhio straniero che questo foglio di carta mette in grave imbarazzo i suoi illustri possessori. Essi vorrebbero ben farlo sparire, perch\u00e9 irrita il buon senso nazionale illuminato dall&#8217;esperienza, e perch\u00e9 ricorda loro un&#8217;origine infelice; ma la costituzione \u00e8 scritta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XVII<\/strong>. Gli stessi inglesi, senza dubbio, non avrebbero mai domandato la Magna Charta se i privilegi della nazione non fossero stati violati; ma non l&#8217;avrebbero neppure mai domandata se quei privilegi non fossero esistiti prima della Carta. Ci\u00f2 che vale per lo Stato, vale per la Chiesa: se il cristianesimo non fosse mai stato attaccato, non avrebbe mai scritto per fissare il dogma; ma il dogma non avrebbe mai potuto essere fissato per iscritto, se non fosse esistito anteriormente nel suo stato naturale, che \u00e8 quello di parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I veri autori del concilio di Trento, furono i due grandi novatori del secolo sedicesimo (22).\u00a0I loro discepoli, fattisi pi\u00f9 calmi, ci hanno in seguito proposto di cancellare questa legge fondamentale, perch\u00e9 contiene alcune parole spinose per loro; e hanno cercato di sedurci, mostrandoci come possibile, a questo prezzo, una riunificazione che, invece di renderci amici, ci renderebbe complici; (23) ma questa richiesta non \u00e8 teologica n\u00e9 filosofica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono loro stessi a introdurre, un tempo, nella lingua religiosa quelle parole di cui ora sentono il peso. Noi desideriamo che imparino ora a pronunciarle. La fede, se la sofistica opposizione non l&#8217;avesse mai forzata a scrivere, sarebbe mille volte pi\u00f9 angelica: essa piange su quelle decisioni che le furono strappate dalla ribellione e che furono sempre sciagure, perch\u00e9 tutte presuppongono il dubbio o l&#8217;attacco e non poterono nascere che tra i pi\u00f9 pericolosi rivolgimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato di guerra elev\u00f2, intorno alla verit\u00e0, questi venerabili bastioni: essi indubbiamente la difendono, ma anche la nascondono; la rendono inattaccabile, ma per ci\u00f2 stesso meno accessibile. Ah! non \u00e8 questo ci\u00f2 che domanda, essa che vorrebbe stringere tra le sue braccia il genere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XVIII.<\/strong> Ho parlato del cristianesimo come di un sistema di credenze; passo ora considerarlo come sovranit\u00e0, nella sua associazione pi\u00f9 numerosa. Qui essa \u00e8 monarchica, come tutti sanno e come \u00e8 giusto che sia, perch\u00e9 la monarchia, per la natura stessa delle cose, diviene tanto pi\u00f9 necessaria quanto pi\u00f9 l&#8217;associazione diviene numerosa. Non ci si \u00e8 affatto dimenticati che una bocca impura (24) si fece tuttavia approvare ai nostri giorni, quando disse che la Francia era geograficamente monarchica. Sarebbe difficile esprimere in modo pi\u00f9 felice una verit\u00e0 pi\u00f9 incontestabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se l&#8217;estensione stessa della Francia basta da sola a respingere l&#8217;idea di ogni altra specie di governo, a maggiore ragione non poteva essere che monarchica questa sovranit\u00e0 che per l&#8217;essenza stessa della sua costituzione avr\u00e0 sempre sudditi in tutti i punti del globo; e l&#8217;esperienza su questo punto si trova d&#8217;accordo con la teoria. Posto questo, chi mai non crederebbe che una simile monarchia si trovi pi\u00f9 rigorosamente determinata e circoscritta di tutte le altre, quanto alla prerogativa del suo capo? \u00c8 tuttavia il contrario ad accadere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggete gli innumerevoli volumi partoriti dalla guerra esterna o da quella specie di guerra civile (25) che ha i suoi vantaggi e i suoi inconvenienti, e vedrete che da ogni parte non si citano che fatti; ed \u00e8 soprattutto degno di nota il fatto che il tribunale supremo abbia costantemente lasciato che si disputasse sulla questione, che appare a tutti gli intelletti come la pi\u00f9 fondamentale della costituzione, senza aver mai voluto deciderla con una legge formale;\u00a0(26) e cosi doveva essere, se non mi sbaglio infinitamente, a motivo precisamente dell&#8217;importanza fondamentale della questione (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni uomini senza missione, e temerari per debolezza, tentarono di deciderla nei 1682, a dispetto di un grand&#8217;uomo;\u00a0(28) e fu una delle pi\u00f9 solenni imprudenze che siano mai state commesse al mondo. Il monumento che ce ne \u00e8 restato \u00e8 degno di condanna indubbiamente da ogni punto di vista, ma lo \u00e8 soprattutto per un aspetto che non \u00e8 stato notato, sebbene presti il fianco pi\u00f9 di ogni altro a una critica illuminata. La famosa dichiarazione os\u00f2 decidere per iscritto e senza necessit\u00e0, neppure apparente (il che porta l&#8217;errore all&#8217;eccesso), una questione che doveva essere costantemente abbandonata a una certa saggezza pratica, illuminata dalla coscienza universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo punto di vista \u00e8 il solo che si riallacci al disegno di quest&#8217;opera, ma \u00e8 ben degno delle meditazioni di ogni spirito giusto e di ogni cuore retto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>XIX<\/strong>. Queste idee (prese nella loro generalit\u00e0) non sono affatto estranee ai filosofi dell&#8217;antichit\u00e0: essi hanno ben sentito la debolezza, direi quasi il nulla della scrittura nelle grandi istituzioni; ma nessuno ha visto ed espresso questa verit\u00e0 meglio di Platone, che si incontra sempre per primo sulla strada di tutte le grandi verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo lui, innanzitutto, &#8220;<em>l&#8217;uomo che deve tutta la sua istruzione alla scrittura non avr\u00e0 mai altro che l&#8217;apparenza della sapienza. La parola <\/em>&#8211; aggiunge &#8211; <em>sta alla scrittura come un uomo al suo ritratto. Le produzioni della scrittura appaiono ai nostri occhi come viventi, ma se le si interroga mantengono dignitosamente il silenzio. Lo stesso avviene della scrittura, che non sa ci\u00f2 che bisogna dire a un uomo n\u00e9 ci\u00f2 che bisogna celare a un altro. Se \u00e8 attaccata o insultata senza motivo, essa non pu\u00f2 difendersi, perch\u00e9 suo padre non \u00e8 mai presente per sostenerla. Cosi, chi si immagina di poter stabilire, grazie alla sola scrittura, una dottrina chiara e durevole, \u00e8 un grande stolto. Se egli possedesse realmente i veri germi della verit\u00e0, si guarderebbe bene dal credere che con un po&#8217; di liquido nero e una penna potr\u00e0 farli germogliare nell&#8217;universo, difenderli dall&#8217;inclemenza delle stagioni e comunicare loro la necessaria efficacia. Quanto a colui che intraprende a scrivere leggi o costituzioni civili, e che immagina, solo per averle scritte, di aver potuto dare loro l&#8217;evidenza e la stabilit\u00e0 convenienti, chiunque questi possa essere, legislatore pubblico o privato, che lo si dica o no, egli si \u00e8 disonorato; perch\u00e9 con ci\u00f2 ha provato di ignorare ugualmente che cosa siano l&#8217;ispirazione e il delirio, il giusto e l&#8217;ingiusto, il bene e il male: ora, questa ignoranza \u00e8 una ignominia, anche se la massa intera del volgo applaudisse<\/em>&#8221; .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(1)<\/strong> J\u00e9r\u00f3me Bignon (1589-1656), magistrato ed erudito, autore di un&#8217;opera De l&#8217;excellence des rois et du royaume de Trance par-dessus tous les autres, Paris 1610 (N.d.T.).<br \/>\n<strong>(2)<\/strong> &#8220;L&#8217;uomo nello stato di natura aveva soltanto diritti&#8230; Entrando nella societ\u00e0, io rinuncio alla mia volont\u00e0 particolare per conformarmi alla legge, che \u00e8 la volont\u00e0 generale &#8220;. Lo Spectateur fran\u00e7ais (T.I, p. 194) si \u00e8 giustamente fatto beffe di questa definizione, ma avrebbe potuto inoltre osservare come essa sia tipica del secolo, e soprattutto di Locke, che ha aperto questo secolo in maniera cosi funesta.<\/p>\n<div align=\"justify\"><strong>(3)<\/strong> Bergier, Tratte hist. et dogm. de la Religion, in 8\u00b0, t. III, cap. IV, pp.330-331. (Tertulliano, Apolog. 45).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(4)<\/strong> Nicolas-Sylvestre Bergier (1718-1790) pubblic\u00f2 il suo Trait\u00e8 historique et dogmatique de la vraie religion, avec la refutation des erreurs qui lui ont \u00e9t\u00e9 opposees dans les differents siecles, in dodici volumi a Parigi nel 1780 De Maistre cit\u00f2 spesso l&#8217;opera di questo teologo (N.d.T.).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(5)<\/strong> Bergier, ibidem.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(6)<\/strong> La Chiesa proibisce ai suoi figli, ancora pi\u00f9 severamente delle leggi civili, di farsi giustizia da se stessi; \u00e8 per il suo spirito che i re cristiani non se la fanno neppure nei pi\u00f9 gravi delitti di lesa maest\u00e0, rimettendo i criminali nelle mani dei giudici perch\u00e9 siano puniti secondo le leggi e nelle forme della giustizia &#8221; (Pascal, Provinciali, lett. XIV). Questo brano \u00e8 molto importante e dovrebbe trovarsi altrove.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(7)<\/strong> Ho riflettuto spesso su questo passaggio di Cicerone: Leges Liviae praesertim uno versiculo senatus puncto temporis sublatae sunt (De Leg., II, 6). Con quale diritto il senato si prendeva questa libert\u00e0? E come mai il popolo lo lasciava fare? Rispondere non \u00e8 certo facile, ma non c&#8217;\u00e8 in ogni caso da meravigliarsi di questi interrogativi se, dopo tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto sulla storia e sulle antichit\u00e0 romane, \u00e8 stato necessario ai nostri giorni scrivere dissertazioni per sapere come si reclutava il senato.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(8)<\/strong> This country is governed by a body not known by Legislature.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(9)<\/strong> Connived at. Cfr. il London Chronicle del marzo 1806. Si osservi che, dal momento che la parola Legislature comprende i tre poteri, conseguenza di questa affermazione \u00e8 che il re stesso ignora il Consiglio privato. Credo tuttavia che egli ne sappia qualcosa.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(10)<\/strong> Jean-Louis Delolme (1740-1806), pubblicista svizzero, autore di La Costitution de l&#8217;Angleterre, Amsterdam 1771 (N.d.T.).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(11)<\/strong> Questa costituzione turbolenta &#8211; dice Hume &#8211; sempre ondeggiante tra la prerogativa e il privilegio, presenta una infinit\u00e0 di pro e di contro&#8221; (Hist. of Engl., James I, cap. XLVII, year 1621). Hume, dicendo cosi la verit\u00e0, non manca affatto di rispetto al suo paese; egli dice ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che deve essere.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(12)<\/strong> II benevolo giudizio sul Necker non \u00e8 generalmente condiviso dagli autori coevi. Cos\u00ec per il Barruel, dopo la convocazione degli Stati generali, &#8220;La Setta [&#8230;] non ha pi\u00f9 bisogno che d&#8217;un Ministro che la diriga come lo richiedono i complotti. Questo ministro sar\u00e0 precisamente quello dei congiurati, che ha aperto l&#8217;abisso. Sar\u00e0 questo Necker, del quale la perfida politica ha rovinato il tesoro dello Stato; [&#8230;] l&#8217;uomo dei grandi sofisti dell&#8217;empiet\u00e0, de&#8217; quali i complotti si tramavano nella sua casa ugualmente che nel Club di Holbach; l&#8217;uomo finalmente, del quale l&#8217;immagine nei suoi trionfi rivoluzionari sar\u00e0 cosi degnamente portata al lato di quella d&#8217;Orl\u00e9ans&#8221; (Augustin Barruel, Memorie per servire alla storia del giacobinismo, tr. dal fr., Venezia 1799-1880, t. IV, parte 3, p. 103) (N.d.T.).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(13)<\/strong> Thomas Paine (1737-1809) \u00e8 il noto libellista inglese autore, tra l&#8217;altro, di The Age of Reason, (1794-96) (N.d.T.).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(14)<\/strong> II che pu\u00f2 servire di commento al celebre detto di Tacito: Pessimae Reipublicae plurimae leges.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(15)<\/strong> Plutarco, Convito dei sette Saggi, cap. LXX.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(16)<\/strong> Tacito credeva che questa forma di governo non sarebbe mai stata altro che un&#8217;ideale teoria o un&#8217;esperienza passeggera. &#8220;Il migliore di tutti i governi, dice (seguendo, come \u00e8 noto. Cicerone), sarebbe quello che risultasse dalla contemperanza dei tre poteri che si bilanciassero a vicenda; ma questo governo non esister\u00e0 mai; o, se apparisse, non durerebbe&#8221; (Ann., IV, 33). Il buon senso inglese pu\u00f2 tuttavia farlo durare anche pi\u00f9 a lungo di quanto non si potrebbe immaginare, subordinando di continuo, ma approssimativamente, fa teoria, o ci\u00f2 che si chiamano i principi, alle lezioni dell&#8217;esperienza e della moderazione: il che sarebbe impossibile se i princ\u00ecpi fossero scritti<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(17)<\/strong> II Triomphe suggerisce di identificare questo personaggio nel Saint-Martin. Claude de Saint-Martin (1743-1803) fu, come \u00e8 noto, assieme a Jean-Baptiste Willermoz (1730-1824) discepolo di Martinez de Pasqually (1727-1774), il fondatore del martinismo, l&#8217;ala che si pretese &#8221; spiritualistica &#8221; all&#8217;interno del torbido mondo massonico. Cfr. tra l&#8217;altro Auguste Viatte, Les sources occultes du romantisme, 2 voll., Paris 1928 (1965, II ed.) e Rene Le Forestier, La Franc-Maconnerie templi\u00e8re et occultiste aux XVIII et XIX si\u00e8cles, Paris-Louvain 1970 (N.d.T.).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(18)<\/strong> \u00c8 interessante osservare che gli stessi evangelisti presero soltanto tardi la penna, e principalmente per controbattere false storie pubblicate a quel tempo. Anche le epistole canoniche nacquero da cause accidentali: la scrittura non entr\u00f2 mai nel piano primitivo dei fondatori. Mill, anche se protestante, l&#8217;ha riconosciuto esplicitamente (Proleg. in Nov. Test. graec., p. I, n. 65). Hobbes aveva gi\u00e0 fatto la stessa osservazione in Inghilterra (Hobbes&#8217;s Tripos, in three discourses, Disc. The IIIth, p. 265).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(19)<\/strong> In chordis et organo, Ps. CL, 4.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(20)<\/strong> La ragione non pu\u00f2 che parlare, \u00e8 l&#8217;amore che canta; ecco perch\u00e9 cantiamo i nostri simboli; perch\u00e9 la fede non \u00e8 altro che una credenza d&#8217;amore: essa non risiede solo nell&#8217;intelletto, ma penetra e si radica nella volont\u00e0. Un teologo filosofo ha detto con molta verit\u00e0 e finezza: &#8221; Vi \u00e8 molta differenza tra credere e giudicare che si debba credere. Aliud est credere, aliud indicare esse credendum &#8221; (Leon. Lessii, Opuscula, Lugd. 1651, in fol., p. 556, col. 2, De Praedestinatione).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(21)<\/strong> Gibbon, nelle sue Memorie, t. I, cap. VI, della tr. francese.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(22)<\/strong> Si pu\u00f2 fare la stessa osservazione risalendo fino ad Ario; la Chiesa non ha mai cercato di scrivere i suoi dogmi; essa \u00e8 sempre stata costretta a farlo.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(23)<\/strong> Si riferisce ai colloqui tra Bossuet, Leibnitz e il teologo luterano Molanus, tra il 1692 e il 1701, sul problema della riunificazione dei protestanti con la Chiesa cattolica (N.d.T.).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(24)<\/strong> Mirabeau (N.d.T.)<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(25)<\/strong> Si riferisce al protestantismo e al gallicanismo (N.d.T.).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(26)<\/strong> Si riferisce all&#8217;infallibilit\u00e0, oggetto poi del primo libro del Du Pape (N.d.T.)<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(27)<\/strong> Non so se gli inglesi abbiano notato che il pi\u00f9 dotto e il pi\u00f9 fervido difensore della sovranit\u00e0 di cui qui si parla, intitola cosi&#8217; uno dei suoi capitoli: Come la monarchia mista, temperata di democrazia e di aristocrazia, sia migliore della monarchia pura (Bellarmino, De Summo Pontefice, cap. III). Per un fanatico non c&#8217;\u00e8 male!<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(28)<\/strong> Si riferisce a Bossuet, scagionandolo dall&#8217;accusa di gallicanismo. \u00c8 interessante notare che nell&#8217;Archivio degli Oblati di M.V. \u00e8 conservato un manoscritto inedito del padre Pio Brunone Lanieri, animatore dell&#8217;Amicizia Cristiana, poi Amicizia Cattolica, in cui de Maistre milit\u00f2, dove \u00e8 sostenuta la stessa tesi. Le Osservazioni su le opere di Bossuet del Lanteri sono probabilmente del 1808 e dunque anteriori al suo incontro con il de Maistre (N.d.T.).<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>http:\/\/www.totustuus.biz\/users\/pvalori\/index.html Conte Joseph De Maistre (1753-1821)<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/uno-dei-grandi-errori-del-secolo-xviii-che-li-profess-tutti\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":33398,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53,54],"tags":[462,743,620,235],"class_list":["post-1022","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","category-rivoluzione-e-controrivoluzione","tag-controrivoluzione","tag-costituzionalismo","tag-j-de-maistre","tag-politica-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Uno dei grandi errori del secolo XVIII, che li profess&ograve; 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