{"id":1008,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-27T12:52:02","modified_gmt":"2016-04-27T10:52:02","slug":"fede-e-scienza-alle-origini-di-un-rapporto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/fede-e-scienza-alle-origini-di-un-rapporto\/","title":{"rendered":"Fede e scienza: alle origini di un rapporto"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-33521\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/scienza_fede.jpg\" alt=\"scienza_fede\" width=\"250\" height=\"188\" \/>Questi appunti sono la rielaborazione riassuntiva delle quattro lezioni tenute dal dott. Luciano Benassi alla Scuola di Educazione Civile<em> sul tema <\/em>Storia della Scienza<em> il 7 marzo, l&#8217;11 aprile, il 16 maggio e il 6 giugno 1996.<\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>(<\/strong>dott.<strong> Luciano Benassi) <\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>1.Introduzione <\/strong>Da diversi anni stiamo assistendo ad un fenomeno culturale apparentemente contraddittorio: da un lato, la diffusione straordinaria del sapere scientifico, secondo una proposta di stampo positivista; dall&#8217;altro, la diffusione altrettanto straordinaria dei cosiddetti &#8220;nuovi movimenti religiosi&#8221;.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;apparente contraddizione \u00e8 dovuta al un luogo comune fortemente radicato nell&#8217;opinione corrente secondo cui mondo della scienza e mondo della religione sono fra loro irriducibili e, per quanto riguarda il cristianesimo, anche nemici. Gli studi pi\u00f9 seri sulle nuove religiosit\u00e0 hanno tuttavia contribuito in modo rilevante a svelare questo carattere profondamente ambiguo della modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare hanno mostrato come modernit\u00e0 scientifico-positivista e credenze mitiche non siano affatto, come comunemente si crede, due mondi contrapposti, ma piuttosto due facce della stessa medaglia, fra le quali si dipana una fitta rete di rapporti storici, sociologici e psicologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La &#8220;medaglia&#8221; \u00e8, chiaramente, l&#8217;esigenza profonda che alberga in ogni uomo di dare un senso alla propria esistenza, mentre le due facce sono i modi fondamentali di interrogare il reale per raggiungere lo scopo. La scienza ha come oggetto il creato naturale, la cui intelligibilit\u00e0 e razionalit\u00e0 sono il presupposto per la formulazione delle leggi scientifiche; la religione nasce dalla naturale propensione della ragione a ritenere che la totalit\u00e0 di ci\u00f2 che esiste debba avere un Creatore, e che tale Creatore sia degno di fede e meriti un culto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scienza e religione non hanno, dunque, lo stesso obiettivo, ma si fondano sul medesimo ordine che l&#8217;indagine razionale del mondo svela e offre ad ogni mente libera e onestamente disposta ad accogliere il vero: &#8220;<em>\u00c8 un ordine<\/em> &#8211; diceva papa Pio XII l&#8217;8 febbraio 1948, in un discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze &#8211; <em>che il vostro intelletto e la vostra mano rinvengono derivante immediatamente dalle intime tendenze insite nelle cose naturali; ordine che nessuna cosa pu\u00f2 crearsi o darsi da s\u00e9, come non pu\u00f2 darsi l&#8217;essere; ordine che dice Ragione Ordinatrice in uno Spirito, che ha creato l&#8217;universo, e da cui &#8216;dipende il cielo e tutta la natura&#8217; (Par., XXVIII, 42); ordine che hanno ricevuto con l&#8217;essere quelle tendenze ed energie, e con cui le une e le altre collaborano a un mondo ben ordinato. Questa meravigliosa compagine delle leggi naturali, che lo spirito umano con instancabile osservazione e accurato studio ha scoperte e che voi sempre pi\u00f9 andate investigando, aggiungendo vittorie a vittorie sulle occulte resistenze delle forze della natura, che \u00e8 mai se non un&#8217;immagine, pur pallida e imperfetta, della grande idea e del gran disegno divino, che nella mente di Dio creatore \u00e8 concepito quale legge di questo universo fin dai giorni della sua eternit\u00e0?<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo di queste lezioni \u00e8 quello di dimostrare che &#8220;la strada della scienza e le vie verso Dio&#8221; &#8211; per usare il titolo di un&#8217; opera di dom Stanley L. Jaki, accademico pontificio e fra le massime autorit\u00e0 mondiali nel campo della storiografia scientifica &#8211; &#8220;<em>costituiscono un unico percorso intellettuale: una scienza fattibile \u00e8 nata e si \u00e8 sviluppata solo all&#8217;interno di una matrice culturale permeata dalla ferma convinzione che la mente umana fosse capace di individuare nel regno delle cose e delle persone un segno del loro creatore. Tutti i grandi progressi creativi della scienza sono stati compiuti nel quadro di un&#8217;epistemologia strettamente imparentata con questa convinzione. Di pi\u00f9: ogni volta che questa epistemologia ha incontrato un&#8217;opposizione abbastanza forte e coerente l&#8217;attivit\u00e0 scientifica \u00e8 rimasta evidentemente priva di solide basi<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, si pu\u00f2 affermare che l&#8217;impresa scientifica, cio\u00e8 la scienza come approccio razionale alla natura, \u00e8 possibile soltanto all&#8217;interno di una concezione realistica dell&#8217;essere. Al di fuori di questa concezione, l&#8217;osservazione del mondo naturale ha prodotto esclusivamente modelli bizzarri e congetture inverosimili, mortificando la propria capacit\u00e0 di contribuire alla conoscenza. Fra i tanti modi per affrontare e chiarire il rapporto fra scienza e fede, il punto di vista che ho appena descritto, si pu\u00f2 riassumere nelle due domande cruciali: perch\u00e9 la scienza? perch\u00e9 la scienza <em>solo<\/em> in Occidente?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono certamente altri accostamenti al tema, tutti meritevoli della massima attenzione e tutti, per cos\u00ec dire, <em>di frontiera<\/em>, cio\u00e8 ai confini fra scienza, filosofia e teologia. Basti pensare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <strong>al caso Galileo<\/strong>, con le sue implicazioni di carattere storico e teologico;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong> al problema dell&#8217;origine e dello sviluppo della vita sulla terra<\/strong> e alla conseguente polemica evoluzionismo-creazionismo;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong> alle teorie e alle scoperte della fisica del nostro secolo<\/strong>, come la meccanica quantistica e la cosmologia del <em>big-bang<\/em>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong> alle questioni sollevate dalle neuroscienze<\/strong> sul rapporto mente-corpo, con implicazioni sul problema della coscienza e dell&#8217;anima;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong> ai miracoli<\/strong>, sulla loro definizione e sulla loro identificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, le animate discussioni fra <em>credenti<\/em> e <em>laici<\/em> che accompagnano i dibattiti su questi e altri temi, finiscono quasi sempre in un rilancio di impossibili &#8220;argomenti decisivi&#8221; che, di volta in volta, dovrebbero mettere in difficolt\u00e0 l&#8217;avversario, ma che la scienza non pu\u00f2 fornire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo gioco di rimbalzi i <em>credenti<\/em>, se non sono abbastanza accorti, cio\u00e8 se in loro non \u00e8 ben chiara la distinzione fra <strong>fiducia di conoscere le cose, atto di fede e conoscenza scientifica <\/strong>hanno di solito la peggio, perch\u00e9 rischiano di essere attirati sullo stesso terreno dello scientismo dominante, che banalizza e schernisce ogni argomentazione che non sia &#8220;scientifica&#8221;, laddove invece il discorso dovrebbe essere esteso oltre i limiti del sapere scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo cattolico, per esempio, come in preda ad una forma di autocensura, \u00e8 quasi scomparso di fronte al dilagare della pubblicistica scientifico-divulgativa che ha invaso le librerie negli ultimi trent&#8217;anni. E dove era presente, ha per lo pi\u00f9 giocato di rimessa, come spiazzato dal susseguirsi delle scoperte scientifiche e, soprattutto, dal susseguirsi delle interpretazioni &#8211; sempre in senso laicista &#8211; di quelle scoperte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne \u00e8 risultato un atteggiamento ambiguo, caratterizzato da slanci e aperture, da complessi di colpa per colpe mai commesse, da diffidenza e da reverenziali timori verso il mondo della scienza, sentito come un dato problematico per il sistema cattolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quanto mai urgente, dunque, recuperare il rapporto <em>originale<\/em> fra scienza e fede, non solo affrontando singole questioni, come quelle che ho appena ricordato, ma delineando anche una visione di insieme nella quale la scienza appaia come una dilatazione naturale di una cultura fortemente radicata nella nozione di Dio creatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le nascite abortite della scienza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gi\u00e0 citato dom Stanley L. Jaki, ha fatto rilevare come la storiografia scientifica dominante ignori un dato essenziale e del tutto evidente quando si voglia analizzare la nascita e lo sviluppo della scienza: le grandi civilt\u00e0 del passato non hanno conosciuto le scienze della natura, almeno come noi le intendiamo da quattro secoli a questa parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che questo dato macroscopico sia taciuto, minimizzato o semplicemente spiegato con il ricorso ad argomentazioni parziali, \u00e8 altamente indicativo della mentalit\u00e0 darwinista adottata dai maggiori storici della scienza negli anni 1950. Il darwinismo, che gi\u00e0 all&#8217;inizio del secolo aveva costituito la base scientifica all&#8217;ideologia del Progresso, offriva ora agli studiosi una visione della scienza &#8220;<em>come una lotta essenzialmente cieca di idee in competizione tra loro, ciascuna con la sua propria capacit\u00e0 di sopravvivenza<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nasceva il cosiddetto paradigmismo, la dottrina storiografica di Thomas Kuhn, secondo cui i grandi progressi scientifici avvengono attraverso &#8220;rivoluzioni&#8221; che servono per formare il consenso intorno a un nuovo complesso di nozioni, il paradigma appunto, il cui destino \u00e8 quello di essere soppiantato in modo traumatico da un nuovo paradigma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa visione delle cose, nella quale si sono formate almeno due generazioni di storici e di uomini di scienza, non c&#8217;\u00e8 posto per nessuna preoccupazione di tipo causale: l&#8217;impresa scientifica &#8220;appare&#8221;, semplicemente, in analogia con la comparsa degli eventi biologici nella teoria evoluzionista e, se si adatta alle condizioni del momento, viene selezionata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo schema artificioso, tuttavia, una certa coerenza esiste: come il darwinismo fatica a spiegare l&#8217;esistenza dei &#8220;rami secchi&#8221; ai lati del grande tronco evolutivo, anche il paradigmismo non spiega i &#8220;rami secchi&#8221; dell&#8217;evoluzione scientifica. In culture antiche come quella egiziana, indiana e cinese, per esempio, si osserva come impressionanti scoperte scientifiche e stupefacenti conquiste tecnologiche confluiscano invariabilmente verso un punto morto finale. Vediamo un po&#8217; pi\u00f9 da vicino questo fenomeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;antico Egitto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le testimonianze dell&#8217;abilit\u00e0 tecnologica degli antichi egiziani sono innumerevoli: dalle piramidi alle tecniche idrauliche per il controllo delle inondazioni. Basta visitare una piramide o un museo di arte egizia per rendersi conto del loro elevato tasso di abilit\u00e0 tecnologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la matematica, cio\u00e8 la razionalizzazione di quantit\u00e0, misure e calcoli, rimase un&#8217;arte pratica che non raggiunse mai lo stadio di generalizzazione necessario per spiegare classi di fenomeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erodoto racconta di un viaggio per mare compiuto da marinai egiziani al tempo del regno di Nekao (610-595 a.C.), durato tre anni e iniziato lungo le coste orientali dell&#8217;Africa, in direzione sud. Al loro ritorno, dalla parte della Libia, i marinai raccontarono che per un po&#8217; di tempo, mentre doppiavano quello che sarebbe stato chiamato il Capo di Buona Speranza, essi videro il sole brillare alla loro destra. Gli egiziani, molto prima che i Greci incominciassero a discutere della questione, avevano in mano la prova della sfericit\u00e0 della terra, ma la ignorarono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esempi potrebbero continuare, ma ci fermiamo qui. A questo punto i sostenitori del paradigma direbbero che gli antichi egiziani non riuscirono a sviluppare maggiormente la scienza perch\u00e9 <em>non ne sentirono la necessit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spiegazione pecca di presunzione. &#8220;<em>Per quale ragione<\/em> &#8211; si interroga dom Stanley L. Jaki &#8211; <em>dovremmo supporre che<\/em> [&#8230;] <em>fossero cos\u00ec insensibili al loro stesso benessere da accontentarsi semplicemente di un&#8217;arte medica che somministrava di gran lunga pi\u00f9 veleno che cure?<\/em> [&#8230;] <em>Per quale ragione le loro menti migliori avrebbero dovuto considerarsi soddisfatte dopo la conquista di successi quali il controllo delle inondazioni del Nilo? Dopo tutto, essi non erano lenti ad adottare dai paesi vicini armi sempre migliori &#8211; per esempio le bighe da guerra &#8211; ogni volta che se ne presentasse l&#8217;occasione<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia non si spinsero mai oltre un ambito strettamente applicativo. Il loro atteggiamento nei confronti della natura appare caratterizzato da una enorme erudizione incapace, per\u00f2, <em>di produrre curiosit\u00e0<\/em>. Un egittologo ha affermato che &#8220;<em>l&#8217;impressione lasciata in una mente moderna \u00e8 quella di un popolo che cerca nel buio la chiave della verit\u00e0, ed avendone trovata non una, ma molte, che si adattano al profilo della serratura, le tiene tutte per paura di potere scartare quella giusta<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La causa della sterilit\u00e0 scientifica degli antichi egiziani va cercata, dunque, in una sorta di <em>impasse<\/em> che bloccava la loro mente di fronte al cosmo: da un lato le straordinarie nozioni acquisite dovevano suggerire loro l&#8217;esistenza di una natura ordinata, ma dall&#8217;altro essi manifestavano una sfiducia di fondo nella razionalit\u00e0 complessiva dell&#8217;universo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La loro concezione del cosmo era animista, come testimoniano le grottesche combinazioni di uomo e animale simboleggianti le divinit\u00e0 che presiedevano alle forze della natura. In un cosmo siffatto non poteva trovare posto l&#8217;indagine scientifica e le sincere aspirazioni ad un&#8217;esistenza migliore &#8211; testimoniate dalla loro poesia &#8211; rimasero lettera morta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;antica India<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso gli antichi Ind\u00f9, la visione animistica della totalit\u00e0 dell&#8217;esistenza era ancora pi\u00f9 marcata e produsse immagini mitologiche di straordinario vigore espressivo. Essi vedevano se stessi come parte di una natura e di un universo interamente impregnati di una vitalit\u00e0 biologica e personale. L&#8217;universo \u00e8 visto, di volta in volta, come un enorme uovo collocato nel ventre di una divinit\u00e0 bisessuale, oppure come il prodotto della traspirazione del corpo di <em>Visnu<\/em> rappresentato da acque senza fondo: da ogni follicolo usciva un universo in forma di bolla che poco dopo scoppiava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caratteristica delle cosmogonie induiste \u00e8 quella di presentare un ineluttabile ciclo di nascita-morte-rinascita, senza inizio n\u00e9 fine e sostanzialmente privo di senso. La ritualit\u00e0 religiosa induista e la letteratura etica e mitologica &#8211; come quella dei Purana, composti intorno al 500 d.C. &#8211; testimoniano di un drammatico bisogno di sfuggire al carattere sinistro e soffocante del grande &#8220;mulino cosmico&#8221; che ciclicamente ritorna su se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La costruzione degli edifici, per esempio, era accompagnata da una serie di gesti simbolici che rivelano il desiderio di esorcizzare il dominio del tempo (<em>l&#8217;astrologo<\/em> indicava il luogo su cui posare la pietra angolare, luogo che doveva collegare l&#8217;edificio al <em>centro del mondo<\/em>; il muratore, a sua volta, infilava un piolo nel terreno per immobilizzare la <em>testa del serpente<\/em>, simbolo del caos. Con questa azione egli ripeteva il gesto di Indra, che vinse il serpente con il fulmine e assicur\u00f2 stabilit\u00e0 e atemporalit\u00e0 a ci\u00f2 che era stato creato da caos).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli effetti di questa concezione del cosmo ci fu la rassegnazione all&#8217;<em>era di Kaliyuga<\/em>, il tempo lunghissimo dell&#8217;ignoranza, della povert\u00e0 e delle malattie che, secondo il calendario, doveva durare circa 400 mila anni. L&#8217;impatto di una simile credenza sulla vita civile e culturale delle popolazioni ind\u00f9 fu un clima di generale rassegnazione e fatalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole del re Brihadrata nelle <em>Svetasvatara Upanishad &#8211; &#8220;Nel ciclo dell&#8217;esistenza sono come una rana in un pozzo senz&#8217;acqua&#8221;<\/em> &#8211; sono l&#8217;ammissione dell&#8217;impossibilit\u00e0 di uscire dai cicli eterni della ruota cosmica. Dal punto di vista del pensiero scientifico, un universo ciclico e oscuramente vitalistico come quello ind\u00f9 \u00e8 l&#8217;esatto contrario di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere interrogato scientificamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Non che mancasse il talento<\/em>&#8221; spiega dom Stanley L. Jaki. &#8220;<em>L&#8217;antica India \u00e8 il luogo della nascita del calcolo decimale &#8211; compreso il valore posizionale per i multipli di dieci e per lo zero, forse la pi\u00f9 grande scoperta scientifica mai fatta. Ci si aspetterebbe che il continuo uso dello zero matematico avrebbe dovuto sensibilizzare sulla differenza tra essere e non-essere. E lo fece, ma solo per rafforzare la convinzione che ci\u00f2 che \u00e8, deve essere da sempre e non potrebbe mai mancare di esistere<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217; ombra della cosmogonia induista si \u00e8 estesa nella storia fino all&#8217;India moderna, con la sua incapacit\u00e0 di produrre progresso materiale in modo organico e in collegamento con una mentalit\u00e0 scientifica. Lo stesso Gandhi, considerato il padre dell&#8217;India moderna, idealizzava il pensiero ind\u00f9 tradizionale al punto da ritenere preferibile la sua civilt\u00e0 senza macchine e senza tecnologia, dove &#8220;<em>usiamo lo stesso tipo di aratro che esisteva migliaia di anni fa<\/em>&#8220;, ai &#8220;<em>sistemi di competizione che consumano la vita<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un servizio del <em>New York Times<\/em> del 10 maggio 1987 si pu\u00f2 leggere che in India il rapporto tra vacche sacre e popolazione umana \u00e8 di 1 a 2, mentre solo 1\/3 dei 500 mila piccoli villaggi \u00e8 collegato alle citt\u00e0 da strade, peraltro percorribili solo con carri trainati da buoi o con <em>jeep<\/em> sofisticate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il mito della Cina &#8220;moderna&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiudo questa rassegna sulle nascite abortite della scienza in Estremo Oriente parlando brevemente della Cina, un altro caso clamoroso di occasioni mancate per lo sviluppo scientifico. Artisti e letterati videro nella Cina un&#8217;alternativa alla delusione verso la scienza maturata sulla scia della prima guerra mondiale. Il motivo dominante di quella curiosit\u00e0 verso il gigante asiatico era l&#8217;opinione &#8211; attribuita ai saggi cinesi tradizionali &#8211; secondo cui non c&#8217;era bisogno di alcuna scoperta scientifica per illuminare la mente dell&#8217;uomo poich\u00e9 bastavano la filosofia e la religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo cinese &#8220;<em>sentiva la continuit\u00e0 dell&#8217;universo: riconosceva il legame tra la sua vita e quella di animali, uccelli, alberi e piante. E pertanto si accostava alla vita con rispetto, attribuendo ad ogni esistenza il suo giusto valore<\/em>&#8220;. Questa osservazione, fatta negli anni 1950 da uno studioso di cose orientali, \u00e8 ancora molto attuale in tempi di ecologismo profondo e di <em>new age<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia essa presenta una contraddizione evidente: se la cultura cinese non ha mai prodotto la scienza, quale merito pu\u00f2 avere nel non esserne mai stata delusa? Quale merito si pu\u00f2 riconoscere ad una civilt\u00e0 per il fatto di non essere mai stata delusa dalla pittura e dalla musica, se essa non ha mai prodotto pittori o musicisti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contraddizioni di questo tipo erano ugualmente presenti anche in affermazioni di intellettuali occidentali di formazione scientifica. Bertrand Russell fu uno di questi. Molto prima dell&#8217;avvento del comunismo in Cina e molto prima della rivoluzione culturale di Mao Tse Tung &#8211; che alla fine degli anni 1960 suscit\u00f2 tanti entusiasmi fra i <em>gauchiste<\/em> nostrani -, Bertrand Russell tent\u00f2 di conciliare l&#8217;evidente arretratezza delle conoscenze scientifiche in Cina con il fatto che la millenaria cultura cinese, in apparenza, non avesse niente di ostile contro di esse, e anzi ne pronostic\u00f2 il sicuro diffondersi senza &#8220;<em>nessuno di quegli ostacoli che la Chiesa pose al loro avanzare in Europa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 di queste affermazioni, la contraddizione rimaneva. Mille anni prima i Cinesi conoscevano i magneti, la polvere pirica e la tecnologia della stampa a blocchi, precorritrice della stampa a caratteri mobili: come era possibile che Confucio e la sua dottrina etica non avessero trasmesso nessuna forma di entusiasmo e di curiosit\u00e0 verso quelle novit\u00e0 straordinarie?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il <em>clich\u00e9<\/em> empirista e baconiano, in virt\u00f9 del quale la scienza progredisce per piccoli passi, lo stato della scienza in Cina agli inizi del secolo avrebbe dovuto trovarsi in condizioni assai diverse da quello in cui versava poich\u00e9 la cultura cinese traboccava di conoscenze empiriche. Eppure la <em>curiosit\u00e0 scientifica<\/em>, che nasce da un atteggiamento di stupore di fronte ad un <em>creato<\/em>, non prese mai il largo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei maggiori studiosi contemporanei di storia della scienza in Cina, John Needham, di formazione marxista, riconosce che le ragioni del fallimento scientifico della civilt\u00e0 cinese sono di ordine &#8220;teologico&#8221;. Egli afferma, in particolare, che l&#8217;avvento della cultura confuciana ha allontanato i cinesi dalla fede in un solo Dio &#8211; creatore e legislatore -. La conseguenza fu <em>l&#8217;identificazione quasi panteistica<\/em> di <em>uomo<\/em>, <em>societ\u00e0<\/em> e <em>natura<\/em> e, quindi, l&#8217;impossibilit\u00e0 da parte della mente umana, di comprendere una natura non pi\u00f9 soggetta a una signoria trascendente, non pi\u00f9 governata da leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Culture non isolate: l&#8217;area mesopotamico-mediterranea<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poche considerazioni per rispondere ad un&#8217;obiezione naturale che pu\u00f2 sorgere di fronte alla tesi sviluppata fino a questo punto. Il tratto comune alle tre antiche civilt\u00e0 &#8211; egiziana, ind\u00f9 e cinese &#8211; \u00e8 che <em>la scienza vi \u00e8 nata gi\u00e0 morta<\/em>, nonostante la disponibilit\u00e0, in ciascuna di esse, di talenti, organizzazione sociale e lunghi periodi di pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storiografia scientifica moderna, che normalmente considera questi fattori sociologici determinanti per lo sviluppo scientifico, non spiega questi grandiosi fallimenti. L&#8217;obiezione, o spiegazione alternativa a quella &#8220;teologica&#8221; che abbiamo preso in considerazione, riguarda il fatto che quelle civilt\u00e0 erano &#8220;isolate&#8221; le une dalle altre, nello spazio e nel tempo: pertanto &#8211; si dice &#8211; l&#8217;accumulo di conoscenze, per quanto notevole, non fu mai tale da innescare un vero interesse per la natura, cio\u00e8 un interesse di tipo scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come controprova di questa tesi, si pu\u00f2 portare il caso del fallimento scientifico nell&#8217;area mesopotamico-mediterranea che, quanto a presenza di civilt\u00e0 e a contatti fra civilt\u00e0, non \u00e8 seconda a nessuno. In questa area geografica, cos\u00ec vicina a noi non solo geograficamente, Sumeri, Babilonesi, Assiri, Persiani, Greci e Arabi costituiscono un caso interessante di successione di civilt\u00e0 in cui vi \u00e8 un enorme passaggio di conoscenze, ma senza che in nessuna di esse si verifichi la nascita di qualcosa che assomigli alla scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;analisi del caso babilonese in particolare dimostra, ancora una volta, che \u00e8 la concezione del cosmo e della sua origine la causa del fallimento scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scoperte archeologiche relative alla civilt\u00e0 babilonese rivelano elevatissime conoscenze in campo matematico, astronomico e chimico. Le celebri tavolette di creta ritrovate a partire dal secolo scorso mostrano che i babilonesi conoscevano strutture algebriche riconducibili alle equazioni di secondo grado, elenchi di centinaia di piante e composti chimici accompagnati da descrizioni delle loro propriet\u00e0, ed elenchi lunghissimi di posizioni planetarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste ultime rivelano che Ipparco si bas\u00f2 sui dati astronomici babilonesi per scoprire la precessione degli equinozi, una delle pi\u00f9 grandi scoperte scientifiche di tutti i tempi. La stessa scrittura, <em>non geroglifica<\/em>, \u00e8 indice di una straordinaria capacit\u00e0 di astrazione. In altri termini, gi\u00e0 presso i Babilonesi, sono presenti molte delle condizioni che possono portare alla nascita della scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia altre tavolette di creta rivelano che, accanto a questi fatti, convivono credenze mitico-religiose elementari e violente. In un arco di duemila anni, le culture mesopotamiche dimostrano un attaccamento costante a credenze irrazionali circa l&#8217;origine del mondo e il suo governo, tutte riconducibili alla concezione del cosmo come un&#8217;enorme animale la cui pericolosa irrazionalit\u00e0 pu\u00f2 essere placata solo con gesti altrettanto irrazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le feste di <em>Akitu<\/em>, una settimana di orge per festeggiare l&#8217;inizio del nuovo anno, sono la prova di questo cuore oscuro che pulsa sotto l&#8217;apparente &#8220;modernit\u00e0&#8221; del mondo mesopotamico. D&#8217;altra parte, la stessa narrazione della cosmogonia babilonese, l&#8217;<em>Enuma elish<\/em>, \u00e8 il racconto di forze della natura personificate, ingaggiate in sanguinose battaglie. E le parti del mondo &#8211; cio\u00e8 il cielo, la terra, le acque e l&#8217;aria che altrove diventeranno anche l&#8217;oggetto della ricerca scientifica &#8211; risultano dallo smembramento della dea madre <em>Tiamat<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il caso di ricordare qui come sia ancora diffusa la convinzione, presso gli studiosi e presso il pubblico, che la cosmogonia babilonese costituisca il modello seguito dall&#8217;autore del primo capitolo della Genesi. &#8220;<em>Al massimo<\/em> &#8211; osserva Stanley L. Jaki &#8211; <em>quel modello fornisce alcune espressioni verbali, ma certamente non il messaggio di Genesi 1 che, a paragone della<\/em> Enuma elish, <em>appare come l&#8217;incarnazione della stessa razionalit\u00e0<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A conclusione di questa parte, il fallimento dell&#8217;impresa scientifica nelle culture antiche si pu\u00f2 spiegare estendendo ad esse il giudizio che il gi\u00e0 citato John Needham formul\u00f2 riguardo alla Cina: <em>quelle culture persero il coraggio intellettuale di investigare fenomeni di piccola scala dopo avere perduto fiducia nella loro razionalit\u00e0 sulla scala pi\u00f9 grande possibile (cio\u00e8 il cosmo).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le origini della scienza e la scienza delle origini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo avere identificato gli indizi che avvalorano la tesi di un legame causale fra concezione animistico-panteistica del cosmo e impossibilit\u00e0 per la scienza di vedere la luce, rimane da stabilire la prova &#8220;in positivo&#8221;, ovvero: <em>quale era la concezione del cosmo e della sua origine dove e quando la scienza ha fatto la sua comparsa?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se sul luogo in cui la scienza \u00e8 nata non vi sono dubbi &#8211; trattandosi dell&#8217;Europa -, sull&#8217;epoca in cui questa straordinaria avventura intellettuale \u00e8 cominciata, i pareri non sono concordi. Non si tratta, per\u00f2, di una disputa intorno a una data o a un periodo, ma di uno scontro fra due modi di concepire l&#8217;impresa scientifica, nel quale i termini ideologici sono dominanti rispetto a quelli fattuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;eco della &#8220;leggenda nera&#8221; del Medioevo, epoca di oscurantismo e di ignoranza, grava a tal punto sulle ricerche e sui giudizi, che sembra impresa sovrumana ascoltare la voce della verit\u00e0 storica a proposito della &#8220;datazione&#8221; della scienza. \u00c8 ormai un dogma, per esempio, che il <em>Padre Fondatore<\/em> della scienza moderna sia Galileo Galilei (1564-1642); qualcuno, pi\u00f9 colto, si spinge fino a Copernico (1473-1543), forse attratto da quello <em>slogan &#8211; rivoluzione copernicana &#8211;<\/em> evocatore di ribellione, di trasgressione e di anticonformismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando poi si pensa alla scienza come alla versione consolidata delle leggi della meccanica, allora il pensiero corre a Isaac Newton (1642-1727) e al &#8220;secolo del genio&#8221; (il XVII) &#8211; come lo battezz\u00f2 A.N. Whithead -. Quel che \u00e8 certo, \u00e8 che l&#8217;avvento della scienza viene reputato un fatto della &#8220;modernit\u00e0&#8221;, un avvenimento irriducibile al mondo oscuro della cristianit\u00e0 medievale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, ci\u00f2 che il grande pubblico fatica a trovare nelle pagine di una pur abbondantissima divulgazione scientifica e storico-scientifica, agli studiosi \u00e8 perfettamente noto. Le grandi figure della scienza come Copernico, Galileo e Newton non erano solitarie nei loro studi, ma, al contrario, erano inserite in veri e propri filoni di ricerca cui partecipavano molti loro contemporanei, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come accade oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo: molte delle idee da loro straordinariamente sviluppate, avevano visto la luce ed erano state dibattute in tempi precedenti, come testimonia un&#8217;abbondante aneddotica sulla priorit\u00e0 delle scoperte e delle invenzioni. Qualche esempio per tutti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Newton e Leibniz sono in polemica per la priorit\u00e0 della scoperta del calcolo infinitesimale sono in polemica per la priorit\u00e0 della scoperta del calcolo infinitesimale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Newton e Hook si contendono il primato per la scoperta della legge dell&#8217;inverso del quadrato del raggio per l&#8217;intensit\u00e0 della gravitazione si contendono il primato per la scoperta della legge dell&#8217;inverso del quadrato del raggio per l&#8217;intensit\u00e0 della gravitazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Newton, nel suo trattato di ottica elimina ogni riferimento a Descartes, che a sua volta aveva studiato presso i Gesuiti di La Fleche, nel suo trattato di ottica elimina ogni riferimento a Descartes, che a sua volta aveva studiato presso i Gesuiti di La Fleche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Galileo rivendica a s\u00e9 l&#8217;invenzione del cannocchiale e omette di citare le fonti dei suoi studi di meccanica non aristotelica, cio\u00e8 i Gesuiti del Collegio Romano e i Domenicani di Salamanca. rivendica a s\u00e9 l&#8217;invenzione del cannocchiale e omette di citare le fonti dei suoi studi di meccanica non aristotelica, cio\u00e8 i Gesuiti del Collegio Romano e i Domenicani di Salamanca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Situazioni analoghe si riscontrano andando a ritroso nel tempo. Lo stesso Copernico rilancia idee gi\u00e0 note da quasi due secoli, formulate dai meccanici medievali, in particolare l&#8217;affermazione di <strong>Nicola Oresme<\/strong> (m. 1382) che la terra in rotazione imprime lo stesso movimento anche ai corpi solidali con essa. Questa dottrina del moto terrestre era, a sua volta, un&#8217;applicazione dell&#8217;insegnamento del predecessore di Oresme alla Sorbona, <strong>Giovanni Buridano<\/strong> (1290 &#8211; 1358).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi due autori e la scuola filosofica parigina alla quale appartenevano, ci introducono al punto cruciale. Sentiamo ancora Stanley L. Jaki: &#8220;<em>La ragione per discutere esplicitamente di Buridano \u00e8 molto di pi\u00f9 che una meticolosit\u00e0 accademica [&#8230;] Una tale discussione chiarir\u00e0 la ragione per cui fu cos\u00ec facile a Copernico, Descartes, Keplero, Galileo e molte altre figure minori accettare che tutti i corpi sulla terra ne condividano il movimento, sia rotazionale che orbitale. Spiegher\u00e0 anche perch\u00e9 Buridano stesso non manifest\u00f2 alcuna difficolt\u00e0 intellettuale nell&#8217;esprimere quello che pu\u00f2 essere considerato a buon diritto come l&#8217;atto di nascita della scienza newtoniana e moderna. La spiegazione \u00e8 che tutti i personaggi in questione credevano in una Nascita salvifica avvenuta un tempo in una mangiatoia<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La fisica aristotelica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dinamica dei <em>doctores parisienses<\/em>, o dinamica dell&#8217;<em>impetus<\/em>, \u00e8 lo sviluppo di una concezione della dinamica che si fa strada nella prima met\u00e0 del &#8216;300, principalmente alla Sorbona. Si tratta di una dottrina del <em>moto locale<\/em>, cio\u00e8 di una teoria del movimento dei corpi <em>nello spazio<\/em> e delle <em>cause<\/em> di tale movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non deve stupire che fossero dei filosofi a trattare questo argomento: il moto nello spazio \u00e8, in effetti, un caso particolare di <em>mutamento<\/em>, e lo studio in generale del mutamento degli enti \u00e8 di pertinenza della filosofia. La dinamica dell&#8217;<em>impetus<\/em> si pone in antagonismo con la dottrina del movimento allora dominante, quella aristotelica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;essenziale della dinamica aristotelica \u00e8 che un corpo, per continuare a muoversi dopo che il &#8220;motore&#8221; gli ha impresso il primo movimento, <em>ha bisogno di restare in contatto con ulteriori motori per continuare a muoversi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele, nel IV e nell&#8217;VIII libro della <em>Fisica<\/em>, enuncia due teorie per spiegare il moto locale: un proietto continua a muoversi, dopo che \u00e8 cessato il contatto con ci\u00f2 che lo ha mosso, a causa di motori intermedi (costituiti di materia atta a produrre movimento, come aria o acqua) che si sostituiscono, al progredire del moto del proietto, e rimangono contigui ad esso fino alla conclusione naturale del movimento. teoria dell&#8217;antiperistasis: l&#8217;aria assicura la continuit\u00e0 del moto sostituendosi dietro al proietto, operando come un motore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel &#8216;300 la critica alle teorie aristoteliche viene a maturazione. Buridano osserva che esistono fenomeni nei quali il movimento persiste anche in assenza delle condizioni richieste dallo Stagirita:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; la rotazione di una trottola o di una <em>mola fabri<\/em> si verifica senza che il corpo che ruota abbandoni il luogo che occupa e, quindi, senza il &#8220;risucchio&#8221; di aria necessario per continuare il moto;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; aguzzando l&#8217;estremit\u00e0 posteriore di una lancia, cos\u00ec da annullare il &#8220;risucchio&#8221; di aria o la superficie su cui l&#8217;aria pu\u00f2 premere, la lancia continua a muoversi;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; quando gli uomini che trainano un&#8217;imbarcazione stando sulla riva del fiume interrompono il loro sforzo, un marinaio che si trovi in coperta non sente l&#8217;aria che spinge da dietro la nave, ma solo quella che resiste al suo moto. Similmente, fuscelli di paglia che si trovassero a poppa non verrebbero incurvati dall&#8217;aria spirante da dietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste difficolt\u00e0 si accentuano quando la stessa teoria aristotelica \u00e8 applicata al movimento dei corpi celesti. Qui, in virt\u00f9 della distinzione di natura fra corpi terrestri e corpi celesti, Aristotele si appella all&#8217;<em>eternit\u00e0<\/em> dell&#8217;universo, che per lui \u00e8 una verit\u00e0 evidente. Da tale eternit\u00e0 consegue la <em>divinit\u00e0<\/em> dell&#8217;universo e la contraddittoriet\u00e0 di tutte le dottrine che cercano di assegnare un&#8217;origine al cosmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest&#8217;ottica, il <em>movimento ininterrotto<\/em> della volta celeste \u00e8 un corollario immediato, che non necessita di nessuna spiegazione. Ritroviamo ancora, in ragione di un&#8217;erronea concezione del cosmo, un impedimento alla possibile indagine razionale della natura. La scienza greca, in effetti, fu dettata soltanto dalla preoccupazione di <em>salvare i fenomeni<\/em>, ma rest\u00f2 incapace di curiosit\u00e0 verso le cause del moto. Fu una geometria della natura, una cinematica che non divenne mai una dinamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La fisica dell&#8217;<em>impetus<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ho detto, a fronte di queste contraddizioni, si sviluppano nel &#8216;300 diverse correnti di pensiero, tutte accomunate dall&#8217;intenzione di risolvere il problema del moto dei proietti senza ricorrere a &#8220;motori&#8221; in contatto con essi. La linea concettualmente pi\u00f9 vicina alla formulazione di un principio inerziale \u00e8 quella espressa da Giovanni Buridano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Giovanni era nato con ogni probabilit\u00e0 a B\u00e9thune, nella diocesi di Arras, forse attorno al 1300. Egli \u00e8 menzionato per la prima volta in un documento universitario del febbraio 1328, come rettore dell&#8217;universit\u00e0. L&#8217;anno successivo egli compare in un altro documento, in cui viene indicato come<\/em> celeber philosophus. <em>Nel 1340 fu ancora rettore dell&#8217;universit\u00e0, e nel 1342 \u00e8 menzionato come assegnatario di un beneficio ad Arras, &#8216;al tempo delle sue lezioni a Parigi sui libri di filosofia naturale, metafisica e morale.&#8217; Dopo questa data abbiamo menzioni continue del suo nome fino a un documento del 1358 in cui egli appare come firmatario insieme al suo altrettanto celebre successore Alberto di Sassonia.[&#8230;] Un tardo accenno a Buridano nel 1366 [&#8230;] \u00e8 senza dubbio erroneo. \u00c8 stato suggerito che Buridano sia morto di peste nel 1358, ma non c&#8217;\u00e8 alcun documento a sostegno di questa tesi<\/em>&#8221; [M. Clagett, La scienza della meccanica nel Medioevo, Feltrinelli, Milano 1972, pp. 548-549].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere principali di Buridano, per quanto riguarda la meccanica, sono le <em>Questiones<\/em> sul <em>De caelo<\/em> di Aristotele e tre diversi scritti sulla <em>Fisica<\/em>. Ma quali sono i punti principali della teoria dell&#8217;<em>impetus<\/em>? Anzitutto egli ne definisce l&#8217;origine e il luogo di applicazione, recuperando la nozione di cinetice dunamis di Giovanni Filopono nel VI secolo d.C.:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Il motore, muovendo un mobile, gli imprime un impeto o una certa virt\u00f9 motrice di quel mobile [&#8230;] nella direzione nella quale il motore lo muoveva [&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">-L&#8217;<em>impetus<\/em> \u00e8, dunque, una sorta di motore intrinseco impresso dal motore a ci\u00f2 che \u00e8 mosso. Ma l&#8217;originalit\u00e0 della discussione di Buridano si trova nella misura che egli assegna all&#8217;<em>impetus<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <em>Quanto pi\u00f9 velocemente il motore muove quel mobile, tanto pi\u00f9 forte impeto gli imprimer\u00e0<\/em>.<\/p>\n<div align=\"justify\">Questa indicazione \u00e8 importantissima e originale perch\u00e9 introduce un tentativo di misura per l&#8217;<em>impetus<\/em>, precisamente l&#8217;idea che <em>impetus<\/em> e velocit\u00e0 siano direttamente proporzionali. Ma per Buridano l&#8217;<em>impetus<\/em> \u00e8 anche collegato alla quantit\u00e0 di materia posseduta da un corpo:<\/div>\n<div align=\"justify\">&#8211; <em>Quanto pi\u00f9 un corpo contiene di materia, tanto pi\u00f9, e pi\u00f9 intensamente, pu\u00f2 ricevere di quell&#8217;impeto<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">Le ultime due definizioni, prese congiuntamente, permettono di definire, nel formalismo delle &#8220;espressioni&#8221; medievali, delle relazioni che collegano <em>impetus<\/em>, velocit\u00e0 e quantit\u00e0 di materia:<\/div>\n<div align=\"justify\">se due corpi hanno la stessa <span style=\"text-decoration: underline;\">velocit\u00e0<\/span>, ma il primo ha una massa maggiore del secondo, allora il primo corpo ha anche un <em>impetus<\/em> maggiore del secondo; similmente, se due corpi hanno la stessa <span style=\"text-decoration: underline;\">massa<\/span>, ma il primo ha una velocit\u00e0 maggiore del secondo, allora il primo corpo ha anche un <em>impetus<\/em> maggiore del secondo.<\/div>\n<div align=\"justify\">m1 &gt; m2 e v1 = v2 :<\/div>\n<div align=\"justify\">allora I1 &gt; I2 e I1 \/ I2 = m1 \/ m2<\/div>\n<div align=\"justify\">m1 = m2 e v1 &gt; v2 :<\/div>\n<div align=\"justify\">allora I1 &gt; I2 e I1 \/ I2 = v1 \/ v2<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo studioso di oggi, ma anche allo studente, non pu\u00f2 non sfuggire la somiglianza straordinaria fra l&#8217;<em>impetus<\/em> e la moderna (e newtoniana) <em>quantit\u00e0 di moto<\/em> Q = mv. Buridano definisce anche un&#8217;altra caratteristica dell&#8217;<em>impetus<\/em>, ovvero il fatto di essere <em>permanente<\/em>, quindi non soggetto a corrompersi. La sua diminuzione o la sua distruzione dipendono dalla resistenza del mezzo in cui il mobile si muove, dal peso del mobile o da una contraria inclinazione del corpo. Questa convinzione \u00e8 affermata apertamente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;impeto durerebbe all&#8217;infinito se non fosse diminuito e corrotto da una resistenza contraria o dalla inclinazione a un moto contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questa affermazione Buridano getta le basi del principio di inerzia, che trover\u00e0 in Isaac Newton la sua formulazione definitiva. Ma l&#8217;idea <em>in nuce<\/em> \u00e8 gi\u00e0 qui, nella dottrina dell&#8217;<em>impetus<\/em>, formulata da un &#8220;meccanico parigino&#8221; del XIV secolo. E le radici di questa idea, essenziale per tutta la fisica, sono ben radicate, come vedremo tra poco, in una solida concezione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vantaggi della nuova dinamica appaiono peraltro fin da subito, cio\u00e8 non appena il principio dell&#8217;<em>impetus<\/em> viene applicato al moto del cielo, laddove Aristotele doveva ricorrere al postulato della divinit\u00e0 dei corpi celesti. Per Buridano l&#8217;eternit\u00e0 dei moti degli astri si spiega con l&#8217;imposizione divina di un <em>impetus<\/em> iniziale, al tempo della creazione del mondo, che si conserva integro in assenza di qualsiasi tipo di resistenza nelle regioni celesti: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di scomodare il Creatore obbligandolo a realizzare continuamente il moto locale dei corpi mediante potenze angeliche, n\u00e9 di divinizzare il cosmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l&#8217;epistemologia &#8220;<em>[&#8230;] \u00e8 lo studio dei criteri generali che permettono di distinguere i giudizi di tipo scientifico da quelli di tipo metafisico e religioso<\/em>&#8220;, allora qui ci troviamo di fronte all&#8217;atteggiamento che prepara l&#8217;unica versione possibile di epistemologia, con buona pace dei tanti che oggi hanno smarrito quei criteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Merita che si legga il passo, scritto nella prima met\u00e0 del &#8216;300, con cui Buridano descrive la sua &#8220;cosmologia dell&#8217;<em>impetus<\/em>&#8220;: &#8220;<em>[&#8230;] non apparendo dalla Bibbia che ci siano intelligenze deputate a muovere i corpi celesti, si potrebbe dire che non si vede la necessit\u00e0 di porre tali intelligenze, poich\u00e9 si potrebbe sostenere che Dio, quando cre\u00f2 il mondo, mosse ciascun orbe celeste come gli piacque, e muovendoli impresse in essi degli impeti che continuassero il moto senza bisogno di un suo ulteriore intervento se non nel senso di un&#8217;influenza generale, com&#8217;egli concorre come coagente in tutte le cose che vengono compiute. Cos\u00ec infatti il settimo giorno si ripos\u00f2 da ogni opera che aveva compiuta, affidando ad altri le azioni e le passioni vicendevolmente. E quegl&#8217;impeti impressi nei corpi celesti non si indebolivano n\u00e9 si corrompevano, non essendo nei corpi celesti inclinazione ad altri moti, n\u00e9 essendo in essi una resistenza corruttiva o repressiva di quell&#8217;impeto. Ma ci\u00f2 non dico assertivamente, bens\u00ec [in via ipotetica], chiedendo ai signori teologi che mi insegnino in che modo queste cose possano avvenire &#8230;<\/em>&#8221; [M. Clagett, cit., p. 566].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il programma scientifico di Buridano nasce all&#8217;insegna di grandi idee guida: egli ha gi\u00e0 una visione del mondo come <em>creato<\/em> e per questo gli \u00e8 naturale cercare gli stessi comportamenti su scale diverse, cio\u00e8 nel piccolo come nel grande, sulla terra e fuori della terra. Qui verifichiamo la tesi di John Needham che ho citato prima: se manca la fiducia nella razionalit\u00e0 complessiva dell&#8217;universo, viene meno anche la spinta per investigare i fenomeni di piccola scala dai quali parte l&#8217;attivit\u00e0 scientifica. Le culture antiche caddero in questo &#8220;errore&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui cade anche un altro luogo comune della mitologia scientifica, secondo cui la scienza progredisce &#8220;per piccoli passi&#8221; e &#8220;un po&#8217; alla cieca&#8221;, raccogliendo e catalogando dati senza che le siano necessarie idee generali sulla razionalit\u00e0 del cosmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo empirismo, di origine baconiana, \u00e8 negato dall&#8217;evidenza. Come un imprenditore che vuole avere successo deve &#8220;pensare in grande&#8221; &#8211; e semmai muoversi &#8220;per piccoli passi&#8221; -, anche lo scienziato deve avere il coraggio intellettuale di pensare che l&#8217;universo \u00e8 qualcosa di grande, ricco di meraviglie e suscettibile di essere capito. E poi affrontare la ricerca con tutta l&#8217;umilt\u00e0 richiesta di fronte a un dono gratuito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosmo e culto: il debito della scienza con una tradizione cosmica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buridano e i <em>Doctores parisienses<\/em> non appaiono improvvisamente. Sullo sfondo, ma soprattutto in loro, pulsa una cultura vitale, che ha una piena familiarit\u00e0 con la teologia, con la Scrittura &#8211; in particolare con il racconto della Genesi e con i Salmi &#8211; e con la metafisica, cio\u00e8 con la scienza delle cose <em>in quanto sono<\/em>. Quella cultura \u00e8 il frutto di una tradizione cosmica cristiana che si \u00e8 trasmessa con continuit\u00e0 dall&#8217;Antico Testamento fino ai Padri e dai Padri fino alla Scolastica. Essa si pu\u00f2 riassumere in due affermazioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Dio ha creato il mondo <em>ex nihilo<\/em>, dal nulla<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">e<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Dio <em>conserva<\/em> gli esseri gi\u00e0 creati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La creazione dal nulla \u00e8 una nozione affermata nell&#8217;Antico Testamento e diventa parte integrante della teologia cristiana fin dal tempo dei Padri. La fede nell&#8217;atto creativo implica che tutti i corpi dell&#8217;universo si trovino allo stesso livello e fa decadere ogni distinzione fra materia celeste e materia terrestre, distinzione assurta a dogma nel pensiero antico greco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altrettanto fondamentale per la nascita della scienza \u00e8 l&#8217;idea di conservazione degli esseri creati. Essa garantisce che Dio \u00e8 la causa prima rispetto a tutte le altre cause della catena causale. La scienza, che \u00e8 <em>cognizione certa ed evidente del fenomeno attraverso le sue cause prossime<\/em>, trova in questo contesto la sua giusta collocazione: pu\u00f2 operare nel proprio ambito senza curarsi della causa prima (allo scienziato non serve ricondursi alle cause di ordine metafisico) &#8211; ma \u00e8 consapevole di non costituire un sistema chiuso di conoscenza poich\u00e9, fermandosi alle cause prossime, non esaurisce le ragioni profonde dei fenomeni, prima fra tutte <em>il loro esserci<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa corretta cognizione di Dio ha salvaguardato, in un modo troppo poco apprezzato, la nascita della scienza da due tipi di errore: da un lato il ricorso a potenze soprannaturali come intelletti o angeli per giustificare lo svolgimento dei fenomeni, dall&#8217;altro la prospettiva deistica, resa popolare da Voltaire, dell&#8217;ordine naturale come meccanismo fine a se stesso, messo in moto e poi abbandonato da un Dio orologiaio che non interviene mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo della scienza nei secoli successivi ha inevitabilmente seguito l&#8217;itinerario di apostasia imboccato dall&#8217;Occidente e, quindi, dal mondo. L&#8217;errore deistico si \u00e8 realizzato storicamente nel XVIII secolo e oggi assistiamo ad una sua riedizione aggiornata: eliminato Dio dal pensiero dell&#8217;uomo, \u00e8 scomparso anche il ricordo della &#8220;prima mossa&#8221; da parte di Dio e ci\u00f2 che rimane nell&#8217;impresa scientifica \u00e8 il senso di autonomia assoluta delle leggi fisiche, che dovrebbero essere in grado di spiegare tutto, veramente tutto, anche l&#8217;apparizione dello stesso universo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, come dicevo all&#8217;inizio, proprio mentre la scienza si produce nello sforzo prometeico di <em>dare un senso<\/em> alla totalit\u00e0 dell&#8217;esistenza, ecco il proliferare dei &#8220;nuovi movimenti religiosi&#8221;, dell&#8217;interesse per il soprannaturale, per la magia, per l&#8217;esoterismo. \u00c8 il segnale che gli uomini vogliono trovare il senso della loro esistenza e del loro destino <em>oltre<\/em> la scienza, e che sono disposti a farlo <em>nonostante<\/em> la scienza, se non <em>contro<\/em> la scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa lacerazione \u00e8 solo un aspetto del nostro &#8220;<em>mondo in frantumi<\/em>&#8221; &#8211; la definizione \u00e8 di papa Giovanni Paolo II -: in frantumi perch\u00e9 la ragione umana, rinunciando al dialogo con la sapienza eterna di Dio e assumendo il primato sulla verit\u00e0, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di trovare l&#8217;unit\u00e0 del reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura dell&#8217;assurdo, il nichilismo strisciante, l&#8217;insoddisfazione per l&#8217;esistente e l&#8217;esistenza che caratterizzano il nostro tempo, sono insieme l&#8217;indice di un malessere e il richiamo alla necessit\u00e0 di una conversione di cui la &#8220;nuova evangelizzazione&#8221; \u00e8 il modo di attuazione che il regnante pontefice indica ai cristiani per il millennio che viene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E a fondamento di questa conversione non a caso Giovanni Paolo II, nel secondo capitolo dell&#8217;enciclica <em>Evagelium vitae<\/em> (1995), pone la constatazione che la vita umana \u00e8 un bene: &#8220;<em>Lo afferma il libro della Genesi nel primo racconto delle origini, ponendo l&#8217;uomo al vertice dell&#8217;attivit\u00e0 creatrice di Dio, come suo coronamento, al termine di un processo che dall&#8217;indistinto caos porta alla creatura pi\u00f9 perfetta<\/em>. Tutto nel creato \u00e8 ordinato all&#8217;uomo e tutto \u00e8 a lui sottomesso [&#8230;]&#8221; [E.V., 34].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la scienza, in quanto frutto dell&#8217;intelletto umano, deve convertirsi. E dovr\u00e0 farlo piegandosi sul creato naturale nello spirito di conversione che sant&#8217;Agostino riporta nel decimo libro delle Confessioni: &#8220;[&#8230;] <em>ho chiesto del mio Dio a tutta la massa dell&#8217;universo, e mi ha risposto: &#8216;Io non sono Dio. Dio \u00e8 colui che mi ha fatto&#8217;<\/em>&#8220;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questi appunti sono la rielaborazione riassuntiva delle quattro lezioni tenute dal dott. Luciano Benassi alla Scuola di Educazione Civile sul tema Storia della Scienza il 7 marzo, l&#8217;11 aprile, il 16 maggio e il 6 giugno 1996. (dott. Luciano Benassi)<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/fede-e-scienza-alle-origini-di-un-rapporto\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":33521,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,22],"tags":[756],"class_list":["post-1008","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-scienza","tag-fede-e-scienza","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Fede e scienza: alle origini di un rapporto - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/fede-e-scienza-alle-origini-di-un-rapporto\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Fede e scienza: alle origini di un rapporto - 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