{"id":1005,"date":"2005-07-17T00:00:00","date_gmt":"2005-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-10-25T20:20:00","modified_gmt":"2014-10-25T18:20:00","slug":"una-vecchia-concezione-dello-stato-di-diritto-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/una-vecchia-concezione-dello-stato-di-diritto-seconda-parte\/","title":{"rendered":"Una vecchia concezione dello Stato di diritto (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em>Per capire quanto afferma Papa Giovanni Paolo II nell\u2019enciclica Centesimus annus<em>, cio\u00e8 che <\/em>&#8220;un\u2019autentica democrazia \u00e8 possibile solo in uno Stato di diritto&#8221; <em>(n. 46), <\/em>&#8220;[&#8230;] nel quale \u00e8 sovrana la legge e non la volont\u00e0 arbitraria degli uomini&#8221;<em> (n. 44), la seconda parte dello studio <\/em>El Estado de Derecho<em>, comparso in <\/em>Verbo<em>, serie XVII, n. 168, settembre-ottobre 1978, pp. 1035-1047<\/em>. <em> <\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">La traduzione \u00e8 redazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Cristianit\u00e0 <\/strong>n. 203 (1992)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Juan Vallet De Goytisolo<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>7.<\/strong> Abbiamo visto che la concezione immanente, e perci\u00f2 tautologica, dello Stato di diritto, che spinge alla &#8220;realizzazione dell\u2019Idea&#8221; della &#8220;razionalizzazione della societ\u00e0&#8221;, della &#8220;liberazione da vecchi legami&#8221; e della &#8220;omogeneizzazione sociale&#8221;, non solo \u00e8 fallita nella pretesa di condurci &#8220;dallo stato di necessit\u00e0 allo stato di libert\u00e0&#8221;, ma ha massificato la societ\u00e0, sottoponendola a una dirigenza tecnocratica e facendosi totalitaria, n\u00e9 le democrazie, formali o materiali, n\u00e9 le socialdemocrazie, hanno potuto impedire questo esito, evidentemente prodotto dalle conseguenze logiche del sistema*.Ma esiste un\u2019altra concezione dello Stato di diritto?<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra i docenti di Diritto Pubblico che rispondono affermativamente a questa domanda vi \u00e8 il citato professore brasiliano Jos\u00e9 Pedro Galv\u00e3o de Sousa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa concezione, ci dice, \u00e8 <em>&#8220;fondamentale per un ordine di giustizia nelle societ\u00e0 umane, derivante dalla isonomia dei greci; dalle formule ciceroniane scolpite in modo esemplare; dal <\/em>rex propter regnum<em> delle monarchie cristiane medioevali; dalla <\/em>Magna Charta<em> inglese; dalla sottomissione del sovrano a Dio e all\u2019ordine universale insegnata da Bracton nel secolo XIII; o dal <\/em>dominium politicum et regale<em>, elogiato nel secolo seguente da Fortescue, che scrive sulle istituzioni della sua patria, mentre censurava il <\/em>dominium tantum regale<em> della Francia di Luigi XI, da cui cominciava a consolidarsi l\u2019assolutismo&#8221;<\/em> (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A suo giudizio, la realizzazione dello Stato di diritto necessita delle seguenti condizioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il riconoscimento di un concetto oggettivo di giustizia, superiore allo Stato, al di sopra della volont\u00e0 del legislatore, che esclude sia il principio <em>quod principi placuit legis habet vigorem<\/em>, sia la sua versione democratica, che intende la legge come espressione della <em>volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale<\/em>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; l\u2019accettazione del fatto che lo Stato sia soggetto all\u2019ordine giuridico, che impone le sue regole generali tanto ai governanti che ai governati, ed esclude l\u2019assolutismo con la sua massima <em>princeps est legibus solutus<\/em>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; sufficienti garanzie per tutti contro l\u2019arbitrariet\u00e0 del potere, e procedure adeguate per rendere effettiva la responsabilit\u00e0 dei governanti a causa delle loro trasgressioni dell\u2019ordine giuridico giudicate da una magistratura indipendente;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; la non confusione della societ\u00e0 e dello Stato che, elaborando le proprie leggi, deve rispettare gli ordinamenti giuridici dei corpi intermedi esistenti, e non sopprimere la loro giusta autonomia, e quelli del diritto storicamente costituito nella societ\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 stato il sistema classico nella Cristianit\u00e0 medioevale, che ha avuto il suo apogeo nei secoli XII e XIII, e in san Tommaso d\u2019Aquino il teorico che l\u2019ha collegato con l\u2019analisi politica realista di Aristotele, fondendolo nella sua concezione cristiana, adattata alle circostanze della societ\u00e0 in cui viveva (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 obbiettato che, anche considerando questa concezione medioevale come un <em>&#8220;tradizionalismo organico&#8221;<\/em>, di significato vitalista e concreto, che comprende <em>&#8220;libert\u00e0 effettive&#8221;<\/em> di fronte al potere, \u00e8 evidente la sua contrapposizione a <em>&#8220;l\u2019ideologia liberale, che ha un senso diverso, dal momento che significa rivendicazione della personalit\u00e0 umana, in quanto tale, a impulsi di una concezione filosofica astratta e razionalista&#8221;<\/em> (25), regolata da <em>&#8220;norme astratte e generali&#8221;<\/em>, imposte <em>&#8220;in modo eteronomo e ugualitario&#8221;<\/em>, basata su una <em>&#8220;ideocrazia&#8221;<\/em> e che <em>&#8220;lotta per la libert\u00e0&#8221;<\/em>, con <em>&#8220;una norma generale: la legge&#8221;<\/em> &#8211; contro le norme individualizzate che proteggono le <em>&#8220;libert\u00e0, come nel Medioevo&#8221;<\/em> &#8211; e che, negando <em>&#8220;l\u2019adeguamento all\u2019ordine delle cose, considerato come un ordine di cose voluto da Dio&#8221;<\/em>, si d\u00e0 impulso a <em>&#8220;una nuova fede, che \u00e8 la fede nel progresso&#8221;<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa contrapposizione, per quanti non ammettono come un dogma n\u00e9 il liberalismo ideologico n\u00e9 la democrazia, non pu\u00f2 evidentemente determinare in nessun modo il rifiuto del fatto che l\u2019ordine medioevale abbia costituito un\u2019autentica organizzazione di diritto, e ancor meno dopo il fallimento della concezione moderna dello Stato di diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Max Weber, <em>&#8220;il gruppo feudale e anche la formazione patrimoniale stereotipizzata in base ai ceti &#8211; ad esso affine &#8211; costituiscono una sintesi di diritti e di doveri concreti di contenuto individuale&#8221;<\/em>, che vanno a formare <em>&#8220;uno &#8220;Stato di diritto&#8221; sulla base non di ordinamenti giuridici &#8220;oggettivi&#8221; ma di diritti &#8220;soggettivi&#8221;&#8221;<\/em>, nel quale <em>&#8220;al posto di un sistema di regole astratte &#8211; con la cui osservanza ognuno \u00e8 libero di disporre dei suoi mezzi economici &#8211; si trova qui un fascio di diritti acquisiti dei singoli, che ostacola sempre pi\u00f9 la libert\u00e0 di acquisizione&#8221;<\/em>, salvo il caso di <em>&#8220;conferimento di privilegi concreti&#8221;<\/em> (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, queste libert\u00e0 concrete, che Max Weber qualifica come diritti soggettivi, formavano un tessuto nell\u2019orditura dell\u2019ordine oggettivo e dinamico delle cose, insito nella creazione, adeguandosi a esso, secondo le circostanze di luogo e di tempo, al fine di realizzare il bene comune concreto, in un costante lavoro della ragion pratica, guidata dalla prudenza politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo si diversifica dall\u2019attuale <em>praxis<\/em> immanente, imbarcata con Eraclito sul fiume del divenire della Storia, ma che promette &#8211; e pretende di farla raggiungere e di far sbarcare in essa &#8211; una concezione eleatica di un mondo perfetto e felice, un domani immobile gi\u00e0 nel fissismo della concezione di Parmenide, ma che \u00e8 soltanto un mito, un\u2019utopia, che attrae come un miraggio e spinge il <em>facere<\/em> tecnocratico, imposto totalitariamente, che fabbrica una macrogiustizia dipendente da questa meta e immanente al conseguimento della sua realizzazione, alla quale si alienano quanti lottano per essa, intendendo disalienarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8.<\/strong> Per contribuire a mettere in luce l\u2019ordine giuridico elaborato nella Cristianit\u00e0 medioevale, tenteremo di esporre in questa occasione, in breve, un esempio di esso, che, in prospettiva storica, ci viene offerto dalla Catalogna classica, e che \u00e8 inserito nella dinamica del processo di ripopolamento, d\u2019integrazione e di consolidamento di un principato, in un primo tempo feudale e poi anche decapoli municipale e corporativa, con una straordinaria espansione imperiale in tutto il Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine del secolo VIII comincia la riconquista della terra che poi verr\u00e0 chiamata Catalogna e, nella misura in cui avanzava fino a concludersi nel secolo XI, \u00e8 seguita dal suo ripopolamento e dalla sua colonizzazione, proseguita fino alla fine del secolo XII (28). Dalle cronache pi\u00f9 antiche risulta che, nella misura in cui la riconquista avanzava, i capi istituivano il loro dominio sulle terre occupate, che venivano colonizzate dalle stesse truppe che, spinte dalle necessit\u00e0 della vita, si trasformavano in popolazioni contadine (29). In quest\u2019epoca, in tutta la Spagna, sono caratteristiche queste opere di ripopolamento per coprire le enormi zone spopolate che si trovavano fra i domini dei cristiani e quelli dei saraceni (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cancellati nella Catalogna classica, dopo l\u2019invasione musulmana, i rapporti fra signori e coltivatori della terra esistenti dall\u2019epoca romana, e quelli creati durante la dominazione visigotica, fu necessario montare, come dice Josep Vicens Vives, <em>&#8220;pezzo per pezzo l\u2019insieme delle loro articolazioni sociali e umane&#8221;<\/em> (31), partendo da princ\u00ecpi nuovi, nei quali si combinassero gerarchia e libert\u00e0, in un feudalesimo che &#8211; secondo Francisco El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola &#8211; fu di tipo provenzale e non germanico, dal quale lo spirito giuridico, tipico dei provenzali, seppe trarre <em>&#8220;i postulati della libert\u00e0 politica, correggendo con tinte di mutualismo romano il giuramento feudale, trasformando la gerarchizzazione ferrea del diritto germanico in un dialogo fra gerarchie, nel quale l\u2019inferiore non perdeva la propria personalit\u00e0 assoggettandosi al pi\u00f9 elevato nella scala degli obblighi sociali&#8221;<\/em> (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il professore della Sorbona Pierre Chaunu osserva che il diritto feudale, <em>&#8220;fondatore delle relazioni interpersonali nella vecchia Cristianit\u00e0 latina&#8221;<\/em>, si bas\u00f2 <em>&#8220;su fatti di ordine propriamente storico, come l\u2019eredit\u00e0, il contratto che fissava lo stato dell\u2019uomo o della terra, un sistema che deve costantemente riattualizzarsi alla prova della storia&#8221;<\/em> (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo fare adeguatamente presente che questo diritto, tessuto nella storia attraverso molteplici atti umani, non pot\u00e8 essere n\u00e9 razionalista n\u00e9 puramente naturalista, ma non poteva neppure prescindere dalla natura, come realt\u00e0 vissuta esistenzialmente nel proprio ambiente storico, n\u00e9 dalla ragione umana, che veniva tessendo praticamente nella concretezza un diritto, ispirato a una concezione teocentrica del mondo e della dignit\u00e0 degli uomini come figli di Dio, ma adattato al vivere quotidiano che richiedeva libert\u00e0 concrete, innestate a propria difesa in un ordine gerarchizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rapporti giuridici che si stabiliscono per lo sfruttamento della terra hanno inizio con le lettere, cio\u00e8 con le concessioni di un signore, oppure con le raccomandazioni di un agricoltore proprietario che, con le sue terre, si affidava alla protezione di un barone che, a sua volta, si impegnava a difenderle (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <em>costuma<\/em> di Catalogna, che contiene la formula di omaggio, raccolta nel capitolo XXX, libro IV delle <em>Constituciones de Catalunya<\/em>, si dice che il vassallo lo fa <em>per stipulatio<\/em>, ma si nota che non era n\u00e9 di diritto romano n\u00e9 civile scritto, ma introdotto dal largo uso in Catalogna che <em>&#8220;equivale a una<\/em> <em>legge&#8221;<\/em> e che, perci\u00f2, <em>&#8220;per legge \u00e8 sostenuto e difeso, perch\u00e9 le convenzioni trasmesse devono essere conservate&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, per via di contratto, sorge una nuova figura giuridica, <em>&#8220;che dava origine a un autentico diritto reale, che da un punto di vista giuridico privato, tendeva a rivestire caratteri di enfiteusi, anche se per molti aspetti denunciava l\u2019estensione delle idee feudali dominanti&#8221;<\/em> (35), che, sostanzialmente, cercava di garantire al coltivatore la continuit\u00e0 nello sfruttamento della terra e la sua trasmissione ereditaria a uno dei suoi discendenti, senza che il podere si frazionasse (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il tessuto delle relazioni giuridiche non si viene soltanto elaborando singolarmente, attraverso questi contratti, ma il ripopolamento \u00e8 anche realizzato con l\u2019impulso alla restaurazione o fondazione di abitati, favorito attraverso la concessione, a carattere collettivo, di franchigie a quanti li ripopolano o li fondano, concedendosi le <em>cartas de poblaci\u00f3n<\/em> &#8211; dette <em>fueros<\/em> in altre regioni -, che portavano in s\u00e9 <em>&#8220;sostanzialmente un\u2019idea di patto o di convenzione ben evidente nel contenuto reciproco di diritti e di doveri, di impegni e cos\u00ec via&#8221;<\/em> (37), e che includevano <em>&#8220;la donazione di un luogo a un insieme indefinito di persone con l\u2019obbligo di ripopolarlo, di edificarvi le proprie abitazioni e di coltivarlo e, anche, di fortificarlo&#8221;<\/em> (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa forma di patto del sovrano con il popolo \u00e8 espressamente menzionata in un documento dell\u2019anno 974, nel quale il conte Borrel II e il vescovo di Barcellona concedono e stringono un patto di concessione di franchigie con gli abitanti del castello di Montmell. Guillermo M.a de Broc\u00e1 considera prova ulteriore di <em>&#8220;un abbozzo delle leggi pattuite&#8221;<\/em> la lettera di franchigia concessa da Berenguer Ram\u00f3n I al contado di Barcellona nel 1025 (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il legame personale si realizza, inoltre, attraverso le corporazioni e le confraternite professionali e di mestiere, di cui si hanno le prime creazioni, con le rispettive <em>Ordinaciones<\/em>, a Barcellona, ai tempi di Jaime I (40). Queste corporazioni costituivano pi\u00f9 avanti i due terzi del famoso <em>Consell de Cent<\/em> della Citt\u00e0 Comitale, cio\u00e8 il Consiglio dei Cento di Barcellona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9. <\/strong>Nell\u2019anno 1058, <em>&#8220;cum assercione et clamore&#8221;<\/em> dei maggiorenti della terra, il conte Ram\u00f3n Berenguer I il Vecchio promulga gli <em>Usualia<\/em>, il primo codice feudale europeo, che mette per iscritto norme curiali, consuetudinariamente gi\u00e0 in vigore, nucleo originario al quale, nella prima met\u00e0 del secolo XII, si aggiunge un insieme di prescrizioni, prodotto della posteriore attivit\u00e0 giuridica del conte e con esse, possibilmente, il famoso statuto di pace territoriale, formulato probabilmente da Ram\u00f3n Berenguer III il Grande, e finalmente giuristi ed esperti vi aggiungono disposizioni molto diverse, raccolte in una prima compilazione, effettuata nella prima met\u00e0 del secolo XIII (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il citato statuto di pace territoriale, che precede almeno di pi\u00f9 di mezzo secolo la <em>Magna Charta<\/em> inglese, garantisce le prime libert\u00e0 individuali e sociali. L\u2019<em>usatge<\/em> <em>Quoniam per iniquum<\/em> esigeva che il conte mantenesse <em>&#8220;sincera e perfetta fede e verit\u00e0 nella sua parola&#8221;<\/em> verso tutti gli uomini, non soltanto nobili ma anche villani, commercianti, pellegrini, amici e nemici, cristiani, saraceni, ebrei ed eretici, rispettando le loro persone, famiglie, onori e beni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri usi garantivano la libert\u00e0 di transito, di navigazione sulle coste catalane, il diritto dei villaggi all\u2019utilizzo e allo sfruttamento dei beni di dominio eminente del sovrano, come acque, pascoli, monti, e cos\u00ec via, e allo stesso modo proibivano ai maggiorenti di punire e di impiccare i colpevoli, perch\u00e9 il principe si riserva la suprema amministrazione della giustizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, accanto a queste libert\u00e0 individuali, le libert\u00e0 catalane si articolano sostanzialmente nella casa, come rifugio, simbolo, abitazione e fortezza della famiglia, e cos\u00ec <em>&#8220;la casa catalana fu garantita nella pace e nella tregua, in modo tale che per chiara interpretazione e per pratica consuetudinaria si pu\u00f2 vedere negli autori che l\u2019ingresso in una casa, senza il permesso del capofamiglia, costituiva una rottura della pace e della tregua&#8221;<\/em> (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A loro volta le famiglie godevano della cosiddetta libert\u00e0 civile, che le dotava della pi\u00f9 completa autonomia, e che concentrava nel loro capo i suoi diritti e la sua rappresentanza (43). La societ\u00e0 catalana <em>&#8220;si consider\u00f2 un raggruppamento di diverse famiglie piuttosto che l\u2019unione di individui&#8221;<\/em>, e in esse <em>&#8220;stava la rappresentanza&#8221;<\/em>, tanto nei municipi come davanti alle Cortes generali (44), s\u00ec che si poteva dire che l\u2019elemento di base <em>&#8220;indiscutibile della societ\u00e0 storica catalana non \u00e8 l\u2019uomo, \u00e8 il casato&#8221;<\/em> (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difesa della libert\u00e0 e della pace interna &#8211; pace e tregua &#8211; trovarono, a partire dalla riunione di Taluges del 1027, un organismo direttivo nelle cosiddette assemblee di pace e tregua, in un primo tempo estensione dei concili provinciali alle quali partecipavano i maggiorenti per impegnarvisi in modo personale e diretto (46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla fine del secolo XII furono convocate a queste assemblee rappresentanze dei municipi, e la storica riunione del 1214 a Lerida segn\u00f2 il loro passaggio ad autentiche Cortes (47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Cortes si dividevano in tre bracci: ecclesiastico, militare o nobiliare e popolare o municipale, che decidevano separatamente e per voti che non contavano ma pesavano (48). Le Cortes furono istituite di diritto, con il nome di Generalis Curiae, nei capitoli IX e XVII della riunione celebrata a Barcellona nel 1283, sotto il regno di Pedro il Grande, che venne a costituire la seconda <em>Magna Charta<\/em> di Catalogna, secondo la quale la monarchia accett\u00f2 che, da allora in avanti, il re non avrebbe potuto stabilire una costituzione generale senza il consenso dei tre bracci delle Cortes, che avrebbe dovuto convocare annualmente (49). Ne sorgono le leggi pattuite, caratteristiche del sistema catalano detto pattismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10.<\/strong> Abbiamo visto i precedenti storici del pattismo di origine feudale, che ha per\u00f2 avuto anche la sua spiegazione filosofica nel <em>Dotz\u00e8 del Cresti\u00e0<\/em>, scritto fra il 1385 e il 1386, a Valenza, dal francescano di Gerona Francesc Eiximenis quando era vescovo della capitale del regno orientale (50). La sua concezione del patto lo configura (51):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; soggetto alla legge divina, a quella naturale, insita nella ragione dell\u2019uomo, e in quanto qualifica di diritto quasi naturale, che \u00e8 richiesto dal primato del bene comune; cio\u00e8, attraverso l\u2019ammissione della trascendenza e della priorit\u00e0 che lo superano e alle quali deve sottoporsi; e quindi non \u00e8 immanente come il contratto roussoiano;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; contratto dalle famiglie, dai casati, come cellule primarie, costitutive di una societ\u00e0 politica concreta; non da individui isolati e astratti;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; diretto al miglior benessere comune, in concreto, poggiato su libert\u00e0 specifiche, non su diritti astratti e astorici, e, come ha scritto Josep Vicens Vives, <em>&#8220;tagliato nello stesso legno della realt\u00e0 sociale che lo viveva&#8221;<\/em> (52);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; senza che i casati concedessero a qualcuno una potest\u00e0 assoluta su s\u00e9 stessi, cio\u00e8 senza l\u2019<em>alienation totale<\/em> del contratto sociale roussoiano; e perci\u00f2 &#8211; come ha notato Josep Torras y Bages &#8211; il patto dell\u2019autore di Gerona fu <em>&#8220;generatore dell\u2019autentica libert\u00e0 politica medioevale&#8221;<\/em>, mentre <em>&#8220;il contratto sociale di Rousseau \u00e8 il principio del dispotismo illuminato dello Stato moderno&#8221;<\/em> (53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo, in Catalogna, veniva modificata, dal punto di vista giuridico, la concezione formale della legge e abrogato completamente il principio <em>princeps est legibus solutus<\/em>, perch\u00e9 &#8211; come ha sottolineato il giurista catalano della prima met\u00e0 del secolo XV, Tom\u00e1s Mieres &#8211; in Catalogna, per approvare la legge, oltre alla volont\u00e0 del principe, erano necessari l\u2019approvazione e il consenso dei tre bracci, quello ecclesiastico, quello militare e quello municipale (54), e il principe era vincolato dal suo patto con le Cortes (55), per il quale non poteva stabilire regole consuetudinarie, concedere privilegi n\u00e9 emettere rescritti contrari alle costituzioni generali (56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma neppure queste leggi erano valide se risultavano ingiuste perch\u00e9, come proclamava lo stesso Tom\u00e1s Mieres, il re, neppure <em>&#8220;con tutta la curia&#8221;<\/em>, <em>&#8220;pu\u00f2 fare una legge iniqua contro la legge di Dio&#8221;<\/em>, la quale, nel caso fosse fatta,<em> &#8220;non varrebbe e non sarebbe legge, perch\u00e9 bisogna che la legge sia giusta e razionale&#8221;<\/em> (57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di conseguenza &#8211; sempre secondo Tom\u00e1s Mieres &#8211; il giudice deve giudicare con equit\u00e0 (58); gli <em>&#8220;\u00e8 concesso allontanarsi dalla legge e costituire un nuovo diritto contrario a quanto prima si \u00e8 pensato come giusto, quando concorrano ragioni di necessit\u00e0 o di evidente utilit\u00e0&#8221;<\/em> (59); e deve respingere i rescritti e i privilegi contrari alle costituzioni generali (60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo di fronte a due ordini di limitazioni, regolate giuridicamente, del potere del re, uno politico e l\u2019altro giudiziario. A entrambi si sommano limitazioni religiose ed etiche, oltre ad altre di ordine giuridico, includibili nella quadruplice classificazione proposta da Francisco El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola per ordinare quelle esposte da Tom\u00e1s Mieres nel suo <em>Apparatus<\/em> (61).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il maestro di quest\u2019ultimo, Narcis de Sant Dionis, nel suo compendio delle Costituzioni di Catalogna, dopo aver ricordato il dovere di fedelt\u00e0 alla parola data di cui all\u2019<em>usatge<\/em> <em>Quoniam per iniquum<\/em>, ordin\u00f2, in ampie enunciazioni, i precetti degli <em>usatges<\/em> e delle Costituzioni generali che contengono <em>De his quod dominus rex facere debet<\/em> e <em>De his quae dominum regem facere non debet<\/em>, nei cui rapporti notiamo rispettivamente sedici doveri giuridici, che imponevano al re quanto doveva fare, e altri cinquantadue, che enumeravano quanto non poteva fare dal punto di vista giuridico (62).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quanto detto si aggiunga che un gran numero delle Costituzioni generali approvarono disposizioni dirette a correggere abusi dei funzionari reali, dei nobili, dei funzionari giudiziari o della corte regia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato quanto abbiamo esposto, possiamo qualificare questo regime come Stato di diritto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricapitoliamo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; abbiamo una concezione oggettiva della giustizia, che trascende la volont\u00e0 sovrana e anche quelle concordi del re e dei tre bracci delle Cortes;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; verifichiamo la soggezione alle norme di un ordinamento giuridico necessario tanto da parte dei governati come pure da parte dei governanti, compreso il re;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; troviamo garanzie contro l\u2019arbitrio del potere, procedure adeguate e giudici che dovevano giudicare con giustizia ed equit\u00e0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; non notiamo la sia pur minima confusione fra la societ\u00e0 e lo Stato, rappresentato dal re e dai suoi funzionari reali, bens\u00ec, invece, un\u2019effettiva autonomia giuridica e specifica degli ordinamenti dei diversi gruppi sociali, dalla libert\u00e0 civile della famiglia ai <em>costumi<\/em> e agli <em>ordinamenti<\/em> corporativi o statuti municipali specifici di ogni localit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, con questa prospettiva giuridica, la risposta non sembra quindi dubbia; e, inoltre, la stessa struttura organica di questo sistema costituiva di per s\u00e9 una potente difesa contro qualsiasi aspirazione che potesse portare all\u2019assolutismo e, tanto pi\u00f9, risultava una trincea di fronte a qualsiasi totalitarismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Il riferimento \u00e8 alla prima parte dello studio, comparsa con il titolo Il moderno Stato di diritto, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XX, n. 201-202, gennaio-febbraio 1992; la numerazione dei paragrafi e delle note prosegue da quel testo. Quanto alle considerazioni dell\u2019autore sulle democrazie formali e materiali, cfr. il suo <em>La democrazia moderna alla luce dei suoi classici<\/em>, <em>ibid<\/em>., anno XVI, n. 153-154, gennaio-febbraio 1988 (ndt).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(23) Jos\u00e9 Pedro Galv\u00e3o de Sousa, <em>Da representa\u00e7\u00e3o pol\u00edtica<\/em>, Saraiva, San Paolo 1971, cap. II, 6, p. 34.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">(24) Cfr. Idem, <em>O totalitarismo nas origens da moderna Teoria do Estado. Um estudo sobre o &#8220;Defensor Pacis&#8221; de Mars\u00edlio de P\u00e1dua<\/em>, Saraiva, San Paolo 1972, cap. II, 5, pp. 69 ss.; cap. III, 3, pp. 108 ss.; e cap. IV, 4, pp. 146 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(25) Luis Legaz y Lacambra, <em>El Estado de Derecho en la actualidad<\/em>, II, in <em>Revista General de Legislaci\u00f3n y Jurisprudencia<\/em>, 163, 2\u00b0 semestre del 1963, I, p. 731.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(26) <em>Ibid<\/em>., III, pp. 743 ss. L\u2019autore contrappone la sua posizione a quella di Salvador Minguij\u00f3n, <em>Al servicio de la tradici\u00f3n<\/em>, 1930, p. 15.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(27) Max Weber, <em>Economia e societ\u00e0<\/em>, cap. IX, sezione IV, trad. it., Comunit\u00e0, Milano 1980, vol. IV, pp. 205-206.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(28) Cfr. Eduardo de Hinojosa, <em>El r\u00e9gimen se\u00f1orial y la cuesti\u00f3n agraria en Catalu\u00f1a durante la Edad Media<\/em>, Libreria Victoriano Su\u00e1rez, Madrid 1905, cap. II, pp. 29 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(29) Cfr. F. Maspons i Anglesell, <em>El dret catal\u00e1. La seva g\u00e9nesi. La seva estructura. <\/em><em>Les seves caracteristiques<\/em>, Barcino, Barcellona 1954, pp. 11 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(30) Cfr. Ram\u00f3n d\u2019Abadal i de Vinyals, <em>Els primers comtes catalans<\/em>, Teide, Barcellona 1958, cap. VI, pp. 100 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(31) Josep Vicens Vives, <em>Noticia de Catalunya<\/em>, 2a ed., Ancora, Barcellona 1960, cap. II, pp. 36 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(32) Francisco El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola, <em>Historia del pensamiento pol\u00edtico catal\u00e1n<\/em>, vol. I, <em>La Catalu\u00f1a cl\u00e1sica (987-1479)<\/em>, Montejurra, Siviglia 1963, cap. II, 1, p. 46; cfr. anche cap. I, 2, p. 28.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(33) Pierre Chaunu, <em>Storia e scienza del futuro<\/em>, trad. it., Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino 1977, parte 1a, cap. 3, pp. 42-43.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(34) Cfr. E. de Hinojosa, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>., cap. III, pp. 86 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(35) Raimundo Noguera de Guzm\u00e1n, <em>El Precario y la &#8220;Precaria&#8221; (Notas para la historia de la Enfiteusis)<\/em>, in <em>Estudios Hist\u00f3ricos y documentos de los Archivos de Protocolos<\/em>, vol. II, Barcellona 1950, p. 196.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(36) Cfr. E. de Hinojosa, <em>op<\/em>.<em> cit<\/em>., cap. II, pp. 66 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(37) Jos\u00e9 Mar\u00eda Font R\u00edus, <em>Cartas de poblaci\u00f3n y franquicia de Catalu\u00f1a<\/em>, C.S.I.C., Madrid-Barcellona 1968, vol. I, <em>Introducci\u00f3n<\/em>, pp. 30 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(38) Idem, <em>Origines del r\u00e9gimen municipal de Catalu\u00f1a<\/em>, Instituto Nacional de Estudios jur\u00eddicos, Madrid 1946, cap. 11, pp. 66 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(39) Cfr. Guillermo M.a de Broc\u00e1, <em>Historia del Derecho de Catalu\u00f1a, especialmente del Civil&#8230;<\/em>, Hnos. Juan Gili, Barcellona 1918, vol. 1, cap. II, sez. 1a, \u00a7 6, pp. 85 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(40) Cfr. Antonio de Campmany y de Montpalau, <em>Memorias sobre la marina, comercio y artes de la antigua ciudad de Barcelona<\/em>, vol. I, parte III, cap. I, ristampa annotata della C\u00e1mara de Comercio y Navegaci\u00f3n de Barcelona, 1961, vol. I, p. 463.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(41) Cfr. Santiago Sobrequ\u00e9s i Vidal, <em>Historia de la producci\u00f3 del Dret Catal\u00e1 fins el Dret de Nova Planta<\/em>., I, in <em>Libre del II Congr\u00e9s Juridic Catal\u00e1<\/em>, Barcellona 1972, pp. 90 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(42) Jos\u00e9 Coroleu e Jos\u00e9 Pella y Forgas, <em>Los fueros de Catalunya, <\/em>2a ed., Jaime Seix, Barcellona 1881, tit. I, cap. III, pp. 128 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(43) Cfr. Felix Mar\u00eda de Falguera, <em>Idea general del Derecho Catal\u00e1n, su esp\u00edritu y principios que lo informan<\/em>, in <em>Conferencias de Derecho catal\u00e1n<\/em>, Barcellona 1889, pp. 13 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(44) Cfr. J. Coroleu e J. Pella y Forgas, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>.<em>, <\/em>tit. I, cap. III, pp. 289 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(45) J. Vicens Vives, <em>op<\/em>.<em> cit<\/em>., cap. II, pp. 32 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(46) Cfr. G. M.a de Broc\u00e1, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>., cap. II, sez. 1a, \u00a7 6, pp. 116 ss.; sez. 2a, pp. 117 ss.; e cap. III.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(47) Cfr. Idem, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., cap. IV, sez. 2a, \u00a7 1, pp. 256 ss.; J. M. Font R\u00edus, <em>Origines del r\u00e9gimen municipal de Catalu\u00f1a<\/em>, cit., cap. II, pp. 320 ss.; J. Coroleu e J. Pella y Forgas, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>.<em>, <\/em>tit. III, cap. II, pp. 538 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(48) Cfr. G. M.a de Broc\u00e1, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>., cap. IV, sez. 2a, \u00a7 2, pp. 165 ss.; sez. 2a, pp. 117 ss.; e cap. III; J. Coroleu e J. Pella y Forgas, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>.<em>, <\/em>tit. III, cap. IV, pp. 554 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(49) Cfr. G. M.a de Broc\u00e1, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>., cap. IV, sez. 2a, \u00a7 1, p. 261.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(50) Cfr. padre Daniel de Molins de Rei O.F.M. Cap., <em>Introducci\u00f3 <\/em>a Francesc Eiximenis O.F.M., <em>Regiment de la cosa p\u00fablica<\/em>, Barcino, Barcellona 1927, pp. 7-12.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">(51) Cfr. Joseph Torras y Bages, vescovo di Vich, <em>La tradici\u00f3 catalana. Estudi del valor \u00e9tich y racional del regionalisme catal\u00e1<\/em>, 2a ed., Estampa de la Viuda de Ramon Anglada, Vich 1906, libro II, cap. IV, V, pp. 427-433; F. El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola e Gabriella Percopo, <em>Historia del pensamiento pol\u00edtico catal\u00e1n<\/em>, vol. III, <em>La Valencia cl\u00e1sica<\/em>, Montejurra, Siviglia 1965, V, pp. 89-163; e il mio <em>Las fuentes del derecho en el &#8220;Apparatus super constitutionibus Curiarum Generalium Cathaloniae&#8221; de Tom\u00e1s Mieres<\/em>, 29, in <em>Libro-Homenaje a Ram\u00f3n M.a Roca Sastre<\/em>, Junta de Decanos de los Colegios Notariales de Espa\u00f1a, Madrid 1976, pp. 358-361.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(52) J. Vicens Vives, <em>op<\/em>.<em> cit<\/em>., cap. VI, p. 114.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(53) J. Torras y Bages, vescovo di Vich, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 430, nota 1.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(54) Cfr. Tom\u00e1s Mieres, <em>Apparatus super constitutionibus Curiarum Generalium Cathaloniae<\/em>, II, coll. X, cap. V, nn. 4 ss., cfr. 2a ed., Sebasti\u00e1n Comellas, Barcellona 1621, p. 369.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(55) Cfr. <em>ibid<\/em>., II, coll. X, cap. XXXV, nn. 18 e 24, p. 492.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(56) Cfr. <em>ibid<\/em>., II, coll. VIII, cap. II, n. 67, p. 163; e I, coll. III, nn. 7 e 8, p. 156.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(57) <em>Ibid<\/em>., II, coll. XI, cap. III, n. 47, p. 513.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(58) Cfr. <em>ibid<\/em>., II, coll. VIII, cap. II, n. 26, p. 162.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(59) <em>Ibid<\/em>., II, coll. VI da Pedro il Cerimonioso alle Cortes di Monz\u00f3n, cap. I, II, p. 9.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(60) Cfr. <em>ibid<\/em>., I, coll. III, cap. XVI, n. 5, p. 82; e cap. XVII, n. 8, p. 83.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(61) Cfr. F. El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola, <em>Historia del pensamiento pol\u00edtico catal\u00e1n<\/em>, vol. I, <em>La Catalu\u00f1a cl\u00e1sica (987-1479)<\/em>, cit., cap. XV, n. 10, pp. 312-326.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">(62) Cfr. Narcis de Sant Dionis, <em>Compendium Constitutionum Cathaloniae<\/em>, cfr. la versione pubblicata da Ferr\u00e1n Valls y Taberner, in <em>Revista Juridica de Catalu\u00f1a<\/em>, XXXIII, 1927, pp. 231 ss., 352 ss. e 440 ss<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">(<a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=996\">vai alla prima parte<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Per capire quanto afferma Papa Giovanni Paolo II nell\u2019enciclica Centesimus annus, cio\u00e8 che &#8220;un\u2019autentica democrazia \u00e8 possibile solo in uno Stato di diritto&#8221; (n. 46), &#8220;[&#8230;] nel quale \u00e8 sovrana la legge e non la volont\u00e0 arbitraria degli uomini&#8221; (n. 44), la seconda parte dello studio El Estado de Derecho, comparso in Verbo, serie XVII, &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/una-vecchia-concezione-dello-stato-di-diritto-seconda-parte\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34675,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53],"tags":[235],"class_list":["post-1005","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-politica-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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