L’Evoluzionismo non regge di fronte all’intelligent design

Abstract: l’Evoluzionismo non regge di fronte all’intelligent design. C’è da mettersi il cuore in pace, Dio non esiste e l’evoluzionismo ne è la prova scientifica. Ma siccome si sottrae ai criteri e ai canoni della scienza, l’evoluzionismo non prova invece un bel nulla. Piuttosto la ricerca scientifica, oggi e da sempre, testimonia come tutta la natura altro non faccia che mostrare prove di finalità e di progettazione intelligente. E proprio questa ipotesi, detta Intelligent Design (ID) in inglese, miete un successo scientifico dopo l’altro.

Il Timone n.222 novembre 2022

Il progetto è intelligente e anche Darwin lo sa

La natura è ordinata, voluta e nobilitata da uno scopo. Non lo dice aperta parentesi solo chiusa parentesi la teologia: lo dice la scienza più avanzata punto lo spiega John jr West, vicepresidente del Discovery Institute di Seattle  

di Marco Respinti

C’è da mettersi il cuore in pace, Dio non esiste e l’evoluzionismo ne è la prova scientifica. Ma siccome si sottrae ai criteri e ai canoni della scienza, l’evoluzionismo non prova invece un bel nulla. Piuttosto la ricerca scientifica, oggi e da sempre, testimonia come tutta la natura altro non faccia che mostrare prove di finalità e di progettazione intelligente. E proprio questa ipotesi, detta Intelligent Design (ID) in inglese, miete un successo scientifico dopo l’altro.

Studiosi, ricercatori e veri propri luminari lo sono documentano. Poi si fermano. Fanno scienza, infatti, e non sconfinano in ambiti filosofici o teologici. Non che sia vietato farlo, ma i pot-pourri voi risultano indigesti all’onestà intellettuale. Fra gli Alfieri più seri dell’ID vi sono infatti anche scienziati non credenti, mentre fra i credenti ce n’è di tutte le confessioni.

Se proprio lo si vuole l’ID è pura e semplice apologetica della ragione e del senso comune. Punta di diamante dell’ID nel mondo è da anni il Center for Science and Culture del Discovery Institute di Seattle negli Stati Uniti d’America- Il Discovery è nato nel 1991 e il Center è stato creato nel 1996 dallo storico della scienza Stephen Meyer e da John G. West. Vicepresidente dell’istituto e direttore esecutivo del centro West, cattolico, ne parla con il Timone

Qual è il dissidio tra evoluzionismo e ID?

«Semplice. Per l’evoluzione darwiniana la natura è un sottoprodotto accidentale della materia bruta e dell’energia, dove “l’uomo è il risultato di un processo naturalistico privo di scopo “, dice il biologo George Gaylord Simpson. Al contrario, l’ID è l’idea che la natura manifesti con evidenza di esistere per uno scopo, di seguire un progetto, insomma di essere stata prevista. Detto altrimenti, è il fatto che la natura rifletta la genialità di un’artista eccellente, invece di essere il risultato casuale di un processo cieco»

Uno scontro rilevante anche sul piano sociale…

«Certo. Se gli esseri umani sono solo animali sorti come esito involontario della “sopravvivenza del più adatto”, la strada degli abusi si spalanca, dalla negazione dell’esistenza di Dio alle giustificazioni “scientifiche” del razzismo, allo sforzo profuso per allevare gli esseri umani come bestiame attraverso l’eugenetica. La concezione darwiniana, che descrive la vita umana come un incidente privo di qualsiasi dignità intrinseca e di ogni fine superiore, è sconfortante. Invece l’ID esalta il valore intrinseco dell’uomo. Le nostre vite hanno un significato e un valore perché siamo il risultato intenzionale di chi ci ha creati come un capolavoro. Come ha detto il Papa emerito Benedetto XVI, “non siamo il prodotto casuale senza voi dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno e amato, ciascuno è necessario»

Ma come nasce l’idea dell’ID?

«L’ID è una delle concezioni fondamentali presenti nella storia della civiltà umana. Ha radici profonde nelle tradizioni ebraiche e cristiana, ma è fortemente presente anche fra i pensatori non cristiani. I Salmi cantano una natura che rivela le prove del proprio creatore e il Libro della Sapienza dice: “Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore”(13,5). Per Gesù, San Paolo e i padri della Chiesa la natura offre le prove della saggezza, della previdenza e dell’arte di Dio. Teofilo, vescovo di Antiochia nel secolo II, sosteneva che Dio “ si vede e si percepisce attraverso le proprie […] opere”, fra cui anche la regolarità dei processi osservati dall’astronomia, dalla botanica, dalla zoologia e dalla scienza degli ecosistemi. È lo stesso per i filosofi non cristiani quali Platone, Cicerone e Al-Ghazali».

Sta dicendo che lo sviluppo della scienza è debitore dell’ID?

«Assolutamente, si. Anzi, è proprio l’idea che la natura sia improntata a un progetto non casuale che fonda le stesse scienze naturali moderne. L’ipotesi di lavoro dei primi scienziati era proprio che la natura fosse stata progettata intelligentemente. Per questo la studiavano. Lo facevano aspettandosi governo, ordine, leggi, non un caos incomprensibile. Perché se così fosse, come si potrebbe studiare una natura inaffidabile?»

È oggi? Oggi l’ID svolge ancora questa funzione trainante?

«Ma certo anche oggi l’indagine scientifica procede solo perché gli scienziati pena l’impossibilità di effettuare qualsiasi studio naturale, danno per scontato che i fenomeni osservati rispondono a criteri di ordine e di finalità specifiche. L’essenza di gran parte della ricerca è esattamente questa: le cose vengono esaminate proprio come se fossero progettate e questo allo scopo di poterle comprendere. La realtà vera è che l’ ID è l’assunto guida della ricerca scientifica stessa. e che lo è anche per quegli scienziati che ritengono l’ID infondato».

La scienza progredisce con passi da gigante. Contribuisce tutto a rafforzare le prove dell’ID?

«Più si indaga la natura, più la natura rivela finalità e progettazione. Le leggi della fisica e della chimica mostrano un’attitudine perfetta alla vita. In ogni singola cellula vi sono “macchine molecolari” così sofisticate che, al confronto, la tecnologia umana sembra primitiva. Alla base della vita c’è il Dna, che opera come il codice direttivo di diversi aspetti dello sviluppo degli organismi, esattamente come agisce un software in un computer. Ora, codici e sistemi di informazione sono il marchio distintivo di una mente: cioè appunto di un progetto intelligente. Stando al bagaglio complessivo delle nostre conoscenze, è estremamente arduo immaginare che la natura possa non essere il prodotto di un progetto intelligente. Meraviglia dunque poco che il premio Nobel per la fisica, Brian Josephson, dell’Università di Cambridge, abbia dichiarato: “l’ipotesi dell’ID è scienza vera”».

E chi sostiene che l’evoluzionismo sconfesserebbe l’ID?

L’evidenza mostra il contrario. Anzitutto è lo stesso darwinismo a postulare che l’universo sia perfettamente atto alla vita punto dando per scontato che tutto prenda abbrivio da organismi autoreplicantisi, il darwinismo non riesce a rinunciare all’idea che l’universo e origine della vita siano frutto di un progetto. E quando poi dice che da lì in poi tutto sarebbe però solo frutto del caso, arriva la grande quantità di dati forniti dai batteri a evidenziare come nessun mutamento, pur minimo, possa essere ascritto a un’evoluzione cieca. Il darwinismo riesce semmai a rendere ragione di alcuni processi piccoli, ma i grandi mutamenti della storia della vita come l’origine di piante animali, è ben altro. L’evoluzionismo attribuisce tutto alle mutazioni casuali del Dna, ma si sa bene come negli organismi tali mutazioni siano dannose oppure neutre. Con altri, studiano seriamente il punto il biochimico Michael Behe e il biologo molecolare Douglas Axe»

E allora perché così tanti scienziati continuano a propalare il darwinismo? 

«Credo sia proprio sia per ragioni culturali, non scientifiche. Il rinomato genetista italiano Giuseppe Sermonti (1925- 2018) definì il darwinismo il “politicamente corretto” della scienza. Aveva ragione. Molti sono darwinisti per moda, altri perché sarebbe la “giustificazione” scientifica dell’ateismo».

Chi sostiene oggi l’IDid nel mondo?

«Ci sono scienziati e organizzazioni in Europa, America meridionale, Medio Oriente, Asia e Africa. In Italia c’è il Centro italiano per l’Intelligence Design (www.ciid.science), inaugurato ufficialmente da un convegno in giugno in cui mi è stato offerto il privilegio di svolgere una relazione. E noi del , negli Stati Uniti, facciamo la nostra parte…»

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