Così il magistero giudica la Fratellanza

MassoneriaAvvenire 12 dicembre 1993

I principali pronunciamenti sull’argomento

di Giovanni Cantoni

Sono 586 gli interventi magisteriali dei Pontefici sulla massoneria. Secondo quanto documentato da Giordano Gamberini, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1961 al 1970, la massoneria, come corpo regolare organizzato in logge, è nata il 24 giugno 1717 a Londra «per rispondere a quelle esigenze di universalità che il mondo occidentale si era visto mortificare con lo spegnimento dell’idea imperiale e con la frantumazione della religione cristiana Ossia per offrire un’etica universale in luogo di quella perdutasi poiché era stata fondata su una fede universale di cui era venuta a mancare l’unità».

Nel 1723 la massoneria riceve le sue Costituzioni dal pastore pre­sbiteriano James Anderson. Il 28 aprile 1738 si ha il primo documento pontificio sulla massoneria: Papa Clemente XII, con la lettera apostolica In eminenti, mette in guardia i credenti contro tale organizzazione. Dal 1738 fino alla morte di Papa Leone XIII, nel 1903, si registra la fase più ricca del magistero pontificio sulla massoneria, corrispondente allo sviluppo e alla diffusione delle logge.

 L’Humanum genus di Leone XIII può ben essere definita l’«enciclica quadro» sul tema. La sua impostazione è eminentemente «sociologica» poiché descrive le ricadute filosofiche e morali della massoneria in un contesto segnato dall’indifferentismo religioso. La massoneria viene condannata in quanto segna il trionfo del relativismo ed è volta a «distruggere dalle fondamenta tutto l’ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio».

Una seconda fase del magistero può essere circoscritta al periodo che va dall’inizio del pontificato di Pio X nel 1903 all’apertura del Concilio Vaticano II nel 1962. La condanna della massoneria da parte della Chiesa viene codificata nel Codice di Diritto canonico del 1917, promulgato da Papa Benedetto XV, e nelle Costituzioni sinodali del Primo Sinodo Romano, indetto da papa Giovanni XXIII nel 1960.

Il canone 2335 del Codice di Diritto canonico sancisce la scomunica per tutti «coloro i quali danno il proprio nome alla setta massonica o ad altre associazioni dello stesso genere, che complottano contro la Chiesa e contro i legittimi poteri civili». L’appellativo di «setta massonica» viene quindi ripreso dall’art 247 delle Costituzioni sinodali del Primo Sinodo Romano.

Dal Concilio Vaticano II sino al 1983 il magistero non nomina più la massoneria. Nel 1983 il nuovo Codice di Diritto canonico prevede che sia punito «chi dà il nome ad un’associazione che complotta contro la Chiesa». La trasformazione di questo canone è stata subito interpretata come abolizione della scomunica della massoneria. In realtà, il 26 novembre 1983 è stata resa nota la Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale si conferma che «rimane immutato il giudizio della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad esse rimane proibita».

In un articolo apparso su L’Osservatore Romano del 23 febbraio 1985 viene, fornita infine una «motivazione ufficiosa» alla reiterata condanna della massoneria espressa nella Dichiarazione del 1983. In essa si confuta esplicitamente l’argomentazione secondo la quale la massone­ria «non allontanerebbe nessuno dalla sua religione» perché costituisce «un momento di coesione per tutti coloro che credono nell’Architetto dell’universo». È questa una «concezione simbolica relativistica», inaccettabile per un cattolico, per il quale «non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria, sovraconfessionale, ed in una forma interna, cristiana».

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