per Rassegna Stampa, 15 dicembre 2009
Dopo l'aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Aldo Ciappi (U.G.C.I. Pisa)
Tanto tuonò che piovve. Per fortuna non l’ irreparabile ma un (ulteriore) campanello di allarme di ciò che potrebbe sempre accadere da un momento all’altro. Quell’ ottimismo eccessivo, e talora incauto, di Silvio Berlusconi, il quale aspira sempre a diventare il Presidente di tutti gli italiani, stavolta ha toccato con mano e a sua spese la realtà di un ampio strato sociale ad esso pervicacemente ostile che riunisce quella marea di rancorosi e frustrati, sconfitti da mille e più lezioni della vita ma ostinati, tuttavia, a non voler fare i conti con se stessi, con la storia e con le loro imputridite idee, preferendo piuttosto continuare a puntare il proprio indice sul “nemico” di turno.
Così l’odio latente si ingrossa sempre più al richiamo di sobillatori professionisti o apprendisti stregoni che accarezzano quel bestiale e folle istinto, che ai più ingenui sembrava sopito (ma “dont you remember” il G8 di Genova?), ben noto a chi ha l’età per averlo incrociato, qualche decennio fa, nello sguardo allucinato dei tanti fanatici “cinesi”, con basco alla “Che”, eschimo e Lotta Continua in tasca, mentre, nella bolgia di una scuola già “okkupata”, inscenavano processi contro gli “antagonisti” di allora, fossero anche un semplice poliziotto, uno studente di destra o un professore con i capelli bianchi poco incline al 18 politico, cui seguivano immancabili condanne freddamente eseguite.
Questo spirito di violenta ribellione contro un esistente diverso da come lo si vorrebbe, e quindi insopportabile per tante anime più o meno belle, che in molti, troppo ottimisti anch’essi, davano per morto è tornato invece, vive in mezzo a noi e trova ancora molti intellettuali e politici pronti a lisciargli il pelo.
E’, questo, l’ eterno ritorno di un odio viscerale che travalica i personaggi e le contingenze della storia e che, per questo, rimanda a concetti metastorici e precisamente a quell’ antica e pur sempre attuale filosofia della “gnosi” la quale incarna e veicola una radicale repulsione verso qualsiasi realtà creata per liberarsi dalla quale ritiene lecita ogni azione, fosse anche la più cieca e violenta, ed i cui tratti salienti, come ben ricordato da Antonio Socci nell’editoriale su Libero di domenica 13 dicembre (giorno dell’accaduto), sono rinvenibili nelle ideologie che hanno prodotto immani tragedie; ad esempio la Rivoluzione francese nella fase giacobina, il comunismo e il nazionalsocialismo, e che non sono ancora debellate dal cuore umano, pur essendo insidiate da altre - come lo “scientismo” - non meno inquietanti.
Questa filosofia distruttrice scorre sotto pelle in gran parte dell’ intellighentia nostrana e si propaga sul web alla velocità della luce nutrendosi alle fonti inquinate del pensiero moderno impregnato di scetticismo e di odio delle proprie radici culturali, non riuscendo però a trovare un oggetto su cui posarsi che non gli svanisca prontamente sotto i propri occhi lasciando in essa ulteriore frustrazione.
Spezzare questo infernale circolo e riconoscere all’altro un valore in sé, con i limiti della sua natura come della propria che, invece, ciascuno si rifiuta ostinatamente di accettare; questo è il primo passo per porre un rimedio a quel male oscuro che affligge (seppur in misura diversa) l’uomo in questo secolo.
Lo scatenarsi improvviso, cui si è quotidiani spettatori, di violente passioni irrazionali (più o meno latenti al fondo di ogni essere umano che covi, nel proprio intimo, una radicale insofferenza verso il proprio essere finito), trova l’humus ideale in una società, come quella odierna, in cui le regole di comportamento siano percepite da molti, se non dai più, come vuote convenzioni ereditate dal passato, o imposte da istituzioni cui non si riconosce più alcuna funzione.
Berlusconi, Bush, il Papa, oggi, come gli Ebrei, la Borghesia, il Capitale, o altro, ieri, rappresentano, nell’ immaginario onirico collettivo percorso da incubi prodotti da una coscienza affrancatasi da Dio e da ogni vincolo etico, quei “Nemici” che, di volta in volta, si frapporrebbero all’anelito liberatorio dell’ “Umanità” ed all’ avvento del “Regno della Felicità o della Ragione” e che, dunque, si devono combattere con ogni mezzo, anche il più estremo.
E’, dunque, auspicabile che non si minimizzi l’episodio, tutto sommato “fortunato”, di Milano per non doversi ritrovare un giorno non lontano a commentare il già visto.