150 ANNI DI UNITA' NAZIONALE Risorgimento, fu vera gloria?
Il nostro è il paese delle amnesie, delle mezze verità, in cui la storia - patrimonio comune di una nazione - è stata quasi sempre stravolta dal mito o dall’ideologia, ad uso e consumo della fazione o della cultura dominanti.
Eppure proprio la storia dovrebbe rappresentare un tribunale al cui giudizio intellettuali e politici sottopongono volentieri i propri progetti e le proprie azioni allo scopo di evitare il ripetersi futuro di tragiche esperienze.
Sembra invece che pure un evento come i 150 anni dell'Unità nazionale si avvii a diventare un'altra delle nostre occasioni perdute, che avrebbe consentito al nostro paese di rimarginare se non tutte una buona parte delle ferite lasciate aperte a partire proprio dal cosiddetto “Risorgimento”; un processo progettato da un’ elite organizzata - la Massoneria - facente capo ad una certa dinastia ed un certo governo, portato a termine attraverso guerre di aggressione a Stati legittimi, finanziate da paesi come la Francia e l’Inghilterra, contro la stragrande maggioranza delle popolazioni sul suolo italiano e contro la Chiesa, costato centinaia di migliaia di vittime anche tra i civili, oltrechè l’emigrazione di altrettanti individui e famiglie dai territori conquistati per le durissime misure repressive adottate contro i “briganti”.
Un processo, inoltre che ancora oggi non si riesce a raccontare con serena obiettività ma che viene rievocato ostinatamente attraverso gli stessi ormai impresentabili miti, tra cui quello di un popolo italiano sollevatosi contro lo straniero usurpatore e “liberato” dalle milizie patriottiche di Vittorio Emanuele II o di Garibaldi.
A 150 dall’Unità si preparano le celebrazioni. Solo che stavolta, causa la crisi economica, i fondi sono pochi e quindi il fiume di retorica a pagamento forse non ci sommergerà. Epperò, senza pensare affatto a improbabili nostalgie, è giusto piantarla con i miti fondatori. Altrimenti non si capisce nulla della nostra storia recente: dell’emigrazione di massa post unitaria; dell’aggravarsi del fenomeno del brigantaggio in meridione; della politica di Giolitti verso il sud del paese; della partecipazione dell’Italia a quell’ “inutile strage” che fu la I guerra mondiale; dello strapotere torinese e agnelliano nella storia italiana; dell’adesione delle plebi meridionali al fascismo, nel quale spesso videro una maggior attenzione alle loro esigenze; della nascita della Lega in Sicilia, all’indomani della seconda guerra mondiale, prima, e della Lega veneta e lombarda al nord, poi; infine, del partito del sud di cui si parla oggi.
L' avvicinarsi del 150° dell' unificazione rende concreto il rischio di trasformare la memoria di quanto accaduto nei dintorni del 1861 nell' ennesima serie di polemiche radicalizzate su una doppia retorica: da un lato quella dell' acritica apologia dell' evento unitario, dall' altro quella del vittimismo e del rivendicazionismo.
Il vero “disastro educativo” della scuola italiana è l’aver adottato in massa “una storia del nostro Paese inverosimile e grottesca”. Il disastro va individuato nell’approccio ai 1.500 anni di tradizione cattolica. Questi vengono vituperati in ogni modo perché vituperato, sconosciuto ed irriso è il pensiero cattolico. Producendo così l’assurdità che la nazione che ha prodotto e possiede, da sola, più del cinquanta per cento dei beni artistici e culturali del pianeta, disprezza sé stessa e non capisce più l’origine di quel surplus di bellezza che la caratterizza.
L'UNITA' MALFATTA - Roberto Beretta, Il Timonen.76 settembre-ottobre 2008
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