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don Mario Agosta





Cari confratelli,

a metà mattinata del 5 Dicembre u. s. una notizia prese a correre nella nostra comunità, suscitando sgomento. “È in arrivo l’ambulanza, per trasportare all’ospedale di Savona-Valloria, Don MARIO AGOSTA  colpito  poco fa’ da un ictus”.

L’ammalato, pur accusando un deficit motorio della parte sinistra e una leggera contrazione della bocca, affermava di sentirsi bene e accettava il ricovero ospedaliero, ma solo per qualche ora. “Un controllo alla svelta e poi ritorno a casa”. Purtroppo nel giro di un giorno, col sopraggiungere di un grave stato confusionale, le sue condizioni si aggravarono, destando la seria preoccupazione dei sanitari. 

(…) Amministratagli l’Unzione degli Infermi, fu trasferito nel reparto di terapia semintensiva per un’assistenza più accurata e nel tentativo di alleviargli almeno le sofferenze.

Alle 21,20 della Domenica 13 Dicembre, Don Mario Agosta lasciava questa dimora provvisoria per quella eterna. Nato a Firenze il 17 Gennaio 1916 frequentò le prime classi ginnasiali presso i Salesiani di quella città. Tra il piccolo Mario e don Bosco fu amore a prima vista; il Santo come già ai suoi ragazzi di Valdocco, dovette fargli una proposta così allettante, da non poter resistere. Sta di fatto che il sedicenne Agosta con l’entusiasmo di un pioniere giunse a Varazze nel Settembre del 1932 per cominciare il Noviziato, che lo avrebbe introdotto a quella vita affascinante, che aveva dapprima ammirata nei suoi superiori, e poi lungamente sognata.

Quell’anno  trascorse in un soffio sotto l’impareggiabile regia del maestro dei novizi, don Luigi Terrone, che concluse la sua fatica con ben trentatrè professioni religiose. Seguirono quindi gli studi liceali a Fogliazzo, dove il ch. Agosta spiccò per la sua viva intelligenza e la speciale predilezione per la Divina Commedia.

Dopo questa seconda tappa, suggellata da una decorosa “maturità”, don Mario iniziò il tirocinio: si trattava di tradurre concretamente in un contesto giovanile anche troppo vivo i principi pedagogici, proposti e ribaditi con la convinzione nata dall’esperienza dei confratelli già collaudati. Il triennio pratico (1936/1939) lo fece nei collegi di Livorno, Vallecrosia e Alassio: tre luoghi diversi ma col medesimo lacerante lavoro dell’assistenza in camerata, in refettorio, nell’aula di studio, in cortile, cui si aggiungevano le molteplici iniziative teatrali e sportive in occasione delle non rare ricorrenze, previste dal calendario della Casa. E arrivò anche l’inizio del quadriennio teologico, che avrebbe concluso il periodo della prima formazione con l’ordinazione presbiteriale, traguardo che nei momenti critici della guerra dovette costituire il fulcro prodigioso, su cui far leva con tutte le forze, sino alla spasimo.

Il 29 Giugno 1943, a Bagnolo Piemonte, diventò sacerdote, ministero al quale si deicò per sempre con fedeltà e con slancio alimentato dalla sua ricchezza interiore. Inaugurò il suo apostolato sacerdotale a Figline Valdarno (FI), dove rimase sino al 1947, anno in cui fu chiamato a dirigere l’oratorio di La Spezia-Canaletto. Dopo un sessennio l’Obbedienza lo destinò all’oratorio di Genova Sampierdarena, campo di lavoro vasto e impegnativo, che lo vide, come sempre, zelante ed instancabile. Della traccia profonda da lui lasciata fa fede il ricordo, tuttora vivo ed entusiasta di molti oratoriali dell’epoca.

Nel 1958 lo ritroviamo a Figline Valdarno, quale direttore dell’opera. Le innumerevoli iniziative e le assillanti preoccupazioni per la nuova costruzione, assottigliano le sue energie al punto, da imporre una battuta d’arresto.

Nel 1961 è incaricato dell’oratorio a Colle Val d’Elsa e nel 1965 assume la direzione dell’Istituto di Marina di Pisa, diventando anche pastore fervente, stimato e ricercato dell’annessa parrocchia. Sono quattordici gli anni di quel ministero, caratterizzati da un vigore apostolico, dalla predicazione sostanziosa e assidua, dall’animazione appassionata delle associazioni dei giovani e degli adulti.

Il grande affetto, ancora presente in Marina di Pisa per i Salesiani, cui si accompagna il rammarico di non averli più compagni di strada, è da ritenersi originato prima dalla paterna bontà di don Aldo Fantozzi e quindi dal generoso dinamismo apostolico di don Mario Agosta.

Il 27 settembre 1979, nella sua lettera di commiato così si rivolgeva ai parrocchiani: “Prima di lasciare la parrocchia di Marina, dopo quattordici anni di lavoro, sento il bisogno di dirvi ancora una parola… e vi scrivo in nome di Gesù Eucaristico, di fronte al quale mi trovo nel silenzio della notte, che precede la mia partenza…”. E così concludeva: “Quando sentirete l’annuncio della mia morte, pregate per me. Arrivederci in Paradiso!” “Partire è un po’ morire”, e non è certo questa una figura retorica, quando si devono smembrare due organismi, divenuti uno solo per la prolungata simbiosi. Il cuore sanguina, ma don Mario sente che l’urgenza del suo Sacerdozio non gli consente pause da riempire con sterili rimpianti. La consegna di Gesù, “Andate e predicate il Vangelo a tutte le genti” resta in vigore per ogni stagione della vita ed egli deve continuare ad evangelizzare anche nel nuovo territorio assegnatogli dai superiori.

Non solo offre la sua collaborazione come insegnante di Religione nelle scuole primarie e secondarie di Vallecrosia e come segretario nella locale scuola salesiana, ma accetta la responsabilità pastorale di due piccole parrocchie dell’entroterra, quella di Trucco e quella di Trinità, dando vita a tante iniziative, per ravvivare la fede e il senso di Chiesa di quelle famiglie, particolarmente, dei giovani. Ma nell’economia della Salvezza, operata da Gesù, la sofferenza è un ingrediente indispensabile per ottenere fecondità, e l’efficacia apostolica di don Mario sembra proprio richiedere tale completamento, allorché le condizioni di salute, rapidamente peggiorate per una grave malattia, impongono un pesante intervento chirurgico dall’esito incerto.

La bravura dei medici e la tempra di lottatore del confratello scongiurano il peggio, ma ormai quell’organismo abbisogna di un regime di vita, non conciliabile con le esigenze di una casa immersa in mille attività. Occorre un altro trapianto, per lo meno provvisorio, in un contesto più idoneo. Gli viene proposta la comunità di Varazze, formata in gran parte da “veterani”, bisognosi di riposo e di cure assidue.

Questo aggiustamento non corrisponde certo al suo più vivo desiderio, ma il caro confratello ricorda molto bene ciò che il suo dante mette in bocca a Piccarda (Par. III, 85): “E’n la sua volontade è nostra pace” e si propone di saldare la sua volontà a quella di Dio. Don Mario, però, non concepisce l’inerzia e adotta una formula di compromesso: riposo sì, ma attivo. La mente è sempre agile, le mani atte ad operare sulla macchina da scrivere e lo zelo apostolico è quello di tanti anni fa: non si separerà dalla sua gente.

No, non si tratta di una fitta corrispondenza epistolare, per “compensare” la solitudine e sollecitare pietosa solidarietà, ma di opuscoli, finalizzati ad una vera e propria catechesi. Egli sceglie il materiale, non in vista del facile consenso, carpito con i discutibili mezzi pubblicitari, ma per richiamare, sulla scorta del Magistero della Chiesa, quelle verità essenziali della Fede, sommariamente accantonate e ritenute ormai anacronistiche da una cultura arrogante e presuntuosa.

Anche se l’espressione di Don Bosco può apparire obsoleta e logorata dall’uso, pensiamo che il nostro don Mario sia davvero “caduto sulla breccia” e valutiamo la sua vita, dono di Dio alla Chiesa e alla Congregazione Salesiana. Poniamo a compendio della presente le espressioni – di certo meditate, sofferte e pregate – che don Mario ha inteso lasciarci quale suo testamento. “Sentendo diminuire le mie forze, ancora in pieno possesso delle mie facoltà, mi rivolgo a Te, Signore, e a tutti quelli con i quali ho vissuto e per i quali ho agito. Rinnovo profondamente tutta la mia Fede in Te, mio Dio creatore, in Te, Gesù, mio salvatore, in Te, Spirito, mio amore! Credo tutte le verità cattoliche contenute nella Bibbia e nella Tradizione e trasmesse dal Magistero della tua e mia Chiesa. Per esse, qualora Tu mi conceda ancora vita, voglio dedicare la mia esperienza diffondendole e difendendole. Rivivo sinceramente tutta la mia speranza in Te, Signore! Per la tua bontà immensa, per le tue promesse sicure, per i meriti della tua Redenzione, ho fiducia di essere introdotto nella “Vita”

Varazze, 13 gennaio 1993 
La Comunità Salesiana di Varazze

* * *

Toscana Oggi – 10 dicembre 2002

A dieci anni dalla scomparsa di don Mario Agosta

Il 13 dicembre ricorre il decimo anniversario della morte di don Mario Agosta (1916 - 1992), sacerdote salesiano che per molti anni era stato parroco a Marina di Pisa nella parrocchia di Maria SS. Ausiliatrice. Educatore sempre attento alle necessità spirituali dei suoi fedeli, non trascurò mai lo studio, l’approfondimento di tematiche importanti e di attualità per la formazione dei giovani anche nel campo sociale e culturale.

I gruppi di studio, la pubblicazione di opuscoli informativi e formativi, attività sempre presente nella sua vita fino all’ultimo, hanno lasciato una traccia indelebile in quanti lo hanno conosciuto e apprezzato a Figline Valdarno, Marina di Pisa, Vallecrosia.

A Marina di Pisa ha contribuito, agli inizi degli anni settanta, alla nascita del Centro cattolico di documentazione che, dalla sua esortazione a «conoscere, diffondere, difendere» le verità della fede cristiana, ha trovato linfa per un’attività che, tra mille difficoltà, continua ancora. La sua particolare attenzione e sensibilità verso le peculiarità dei fedeli laici fece riscoprire e rinascere lo studio e l’attenzione verso la Dottrina Sociale della Chiesa, all’epoca abbastanza dimenticata.

Questa impronta è rimasta negli anni in tutta la sua attività e in chi continua, col suo esempio, a impegnarsi in campo sociale. Don Mario Agosta verrà ricordato giovedì 12 dicembre alle ore 21 con una messa celebrata da don Claudio Bullo nella chiesa di Maria Ausiliatrice a Marina di Pisa. Don Claudio è un sacerdote marinese, ordinato da poche settimane, nel quale don Mario Agosta ha acceso quella fiamma che nel tempo ha sicuramente contribuito alla maturazione della sua vocazione.

Sac. Mario Agosta, † a Savona nel 1992, a 76 anni.
È sepolto nel cimitero di Vallecrosia (IM).

* * *  

Omelia tenuta dall'ispettore salesiano
don Giovanni Mazzali
il 15 dicembre 1992
in occasione della Santa Messa Esequiale per don Mario Agosta
 
"Ho custodito come un'eredità le parole della sua bocca".  


Questa convinta affermazione di Giobbe, mèmore dell'impegno preso con Dio di. custodire nella più assoluta fedeltà la Sua parola, ci pone nell'ottica adatta per individuare i connotati peculiari della vita di Don Mario Agosta, tornato al Padre,domenica scorsa, dopo un improvviso ed irreversibile aggravarsi delle sue condizioni di salute.

E' stato penoso per chi gli è stato accanto in questi ultimi giorni vederlo nell'ormai completa inconsapevolezza, eppure impaziente di tornare a casa, per rimettersi al lavoro e assecondare il suo incontenibile fluire di idee e là relativa diffusione per iscritto.

Abbiamo avuto tutti tra mano i suoi opuscoli su Gesù Cristo, sulla Fede, sulla Morale cristiana, sulla Vergine SS.ma, etc. Era la sua passione!

E' significativo che sul suo tavolo siano rimasti alcuni fogli di brutta copia, che stava correggendo e completando, e l'instancabile penna.

"Non mi accorgo del tempo che passa e non so che cosa sia la noia. Sono tutto preso dal consultare il mio schedario, stendere appunti e redigere il testo dei miei libretti".

Confesso d'essere rimasto edificato dai molteplici interessi, dalla notevole agilità mentale e dalia passione per la lettura di Don Mario, provato dagli acciacchi, ma prepotentemente desideroso di essere utile alla causa della Fede e della Chiesa. La Sicilia, sua terra d'origine, ardente e generosa, si rispecchiava nel temperamento esuberante, nell'attività vulcanica e, talvolta,anche in quel suo tono deciso quasi perentorio, con cui proponeva le posizioni dottrinali, su cui attestarsi. Infatti dai suoi scritti si rileva facilmente, salve sempre l'onestà,e la purezza d'intenzione, lo spirito del polemista, del difensore convinto e coraggioso dei capisaldi dell'ortodossia.

"In questo nostro tempo - egli affermava – nel quale il Signore ci concede di vivere, è molto difficile per tutti, anche per cristiani ferventi, mantenersi saldi nella fede in Cristo e forti nell'azione religiosa. Da ogni parte si è assaliti da dottrine paganeggianti e materialiste e da un comportamento di vita anticristiano. Oggi si richiede dal cattolico di saper essere un lottatore,un anticonformista, un energico difensore della propria fede".

E lottatore indòmito, irriducibile, Don Mario lo fu di certo, apparendo, a volte, persino intransigente, ma sempre con sommo rispetto per l'avversario e con tanta passione per 1à verità. Perciò abbiamo scelte per lui le fiere parole di Giobbe: "Se Dio mi esamina, mi troverà come l'oro puro, perché egli conosce ogni mio passo".  

Durante la prima adolescenza,per Don Mario, nato a Firenze il 17 Gennaio 1916, fu determinante l'incontro con Don Bosco attraverso i Salesiani di quella città pressoi quali frequentò la scuola media. Le tappe successive sono quelle che gran parte di noi ha percorso nel realizzare la chiamata del Signore nella vita consacrata al servizio dei giovani: il Noviziato, fatto a Varazze nel 1932-93 (Ho trovato tra le sue carte il ricordo della festa onomastica del maestro, Don Luigi Terrone, con i nomi di-tutti i novizi. Furono ben 33 i professi nel lontano 14 Settembre 1933 e di essi alcuni sono ancora presenti qui,oggi a concelebrare!) gli studi filosofici, compiuti a Foglizzo nel triennio seguente (Ha conservato tutti i componimenti d'allora, donde traspare quella passione per Dante, che segnò tutta la sua vita di educatore e di pastore); il tirocinio pratico a Livorno e qui a Vallecrosia negli anni 1937 e 1938 e ad Alassio nel 1939.

Studiò Teologia, come si faceva allora, a Chieri presso i Gesuiti e fu ordinato sacerdote a Bagnolo Piemonte, il 29 Giugno 1943.

E sacerdote lo fu per sempre, con fedeltà, con dedizione assoluta, con lo slancio proprio del suo carattere e alimentato dalla ricchezza interiore. Inaugurò il suo apostolato sacerdotale a Figline Valdarno, dove rimase sino al 1947, anno in cui fu chiamato a dirigere l'oratorio di La Spezia - Canaletto. Dopo un sessennio l'Obbedienza lo destinò all'oratorio di Genova Sampierdarena, campo di lavoro vasto e impegnativo, che lo vide, come sempre, zelante ed instancabile. Della traccia profonda da lui lasciata fa fede il ricordo tuttora vivo ed entusiasta di molti oratoriani dell'epoca. Nel 1958 lo ritroviamo a Figline Valdarno, quale direttore dell'opera. Le innumerevoli iniziative e le assillanti preoccupazioni per la nuova costruzione, assottigliano le sue energie al punto da imporre una battuta d'arresto.

Nel 1961 è incaricato dell'oratorio a Colle Val d'Elsa e nel 1965 assume la direzione dell'istituto di Marina di Pisa, diventando anche pastore fervente,stimato e ricercato dell'annessa parrocchia. Sono quattordici gli anni di quel ministero, caratterizzati dal suo vigore apostolico, dalla predicazione sostanziosa e assidua, dall'animazione appassionata delle associazioni dei giovani e degli adulti. Il grande affetto ancora presente in Marina di Pisa per i Salesiani, cui si accompagna il rammarico di non averli più compagni di strada, ritengo abbia la sua origine nella paterna bontà di don Aldo Fantozzi prima e nel generoso dinamismo apostolico di don Mario Agosta poi.

Il 27 Settembre 1979 nella sua lettera di commiato così si rivolgeva ai parrocchiani: "Prima di lasciare la parrocchia di Marina, dopo quattordici anni di lavoro, sento il bisogno di dirvi ancora una parola... e vi scrivo in nome di Gesù Eucaristico, di fronte al quale mi trovo nel silenzio della notte, che precede la mia partenza...". E così concludeva: "Quando sentirete l'annuncio della mia morte, pregate per me. Arrivederci in Paradiso!"

Ha inizio quindi la penultima, feconda tappa della sua vita, quella di Vallecrosia, dal 1979 al 1991. Molti di quelli che sono qui lo hanno conosciuto personalmente ed avvicinato come amico e come sacerdote.
Finché le forze glielo hanno consentito, ha insegnato Religione nelle scuole elementari e nelle superiori, ha curato la segreteria della scuola media salesiana e ha retto come parroco le parrocchie di Trucco e Trinità, dando vita a mille iniziative - compreso, naturalmente, il giornalino "Famiglia nostra" - per ravvivare la fede cristiana delle famiglie e particolarmente dei giovani.

L'aggravarsi dei disturbi e il declino delle forze consigliarono un primo, temporaneo ricovero nella nostra casa di Varazze, che, per espresso desiderio di don Mario divenne residenza definitiva ed ultima del suo soggiorno terreno.

Mentre porgo le condoglianze ai parenti lontani, ai confratelli di Varazze, ringrazio quanti con affettuosa sollecitudine e competenza hanno accompagnato gli ultimi penosi passi del nostro caro.
Infine, credo di adempiere un desiderio inespresso di don Mario, leggendo la pagina, rinvenuta tra le sue carte,che appare come il suo testamento spirituale.

"Sentendo diminuire le mie forze, ancora in pieno possesso delle mie facoltà psichiche e fisiche, mi rivolgo a Te, Signore, e a tutti quelli con i quali ho vissuto e per i quali ho agito.
l) Rinnovo profondamente tutta la mia FEDE in Te, mio Dio Creatore, in Te, Gesù, mio Salvatore, in Te, Spirito, mio Amore! Credo tutte le Verità Cattoliche contenute nella Bibbia e nella Tradizione e trasmesse dal Magistero della Tua e mia Chiesa. Per esse, qualora Tu mi conceda ancora vita, voglio dedicare la mia esistenza, diffondendole e difendendole.
II) Rivivo sinceramente tutta la mia SPERANZA in Te, Signore!
Per la tua bontà immensa, per le tue promesse sicure, per i meriti della Tua Redenzione, ho fiducia di essere introdotto nella "vita", per mezzo del tuo aiuto e della tua grazia, che non mi farai mancare in questo mio ultimo "cammino".
III) Attesto ancora una volta la mia dedizione a Te, ragione della mia vita e fonte del mio amore, rinnovando l'atto di CARITA' verso di Te, "bellezza sempre antica e sempre nuova, Dio della mia giovinezza, che solo amore e luce hai per confine"!
Sempre per Te, tutto il lavoro, il sacrificio, i disagi e le fatiche per venire incontro ai miei e tuoi fratelli!
IV) Riconosco, Signore, la mia debolezza e la mia incostanza: te ne chiedo umilmente perdono. Riconosco anche asprezze, indecisioni, neghittosità e distrazioni nei confronti dei miei fratelli.            Di tutta questa fragilità, di cui sento sincero DOLORE, Ti chiedo scusa! Ti offro in riparazione le sofferenze di questi miei ultimi giorni terreni, chídendoTi la grazia più importante: CHE IO POSSA RAGGIUNGERTI, QUANDO CHE SIA, NEL TUO REGNO DI GIOIA INFINITA!
V) Vergine Santa, MARIA, Immacolata e Ausiliatrice, aiutami, ora e nell'ora della "mia morte"!            Amen!


IN RICORDO DI DON MARIO AGOSTA STORICO PARROCO DI MARINA - Toscana Oggi, 9 dicembre 2012








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Pubblicato su: 2006-01-03 (3704 letture)

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