La cruzada

spagna39Radici Cristiane n.96 luglio 2014

 La guerra civile spagnola non scoppiò per cause esterne: fu l’ultima manifestazione del conflitto più che secolare tra due spagne, quella cattolica e tradizionale e quella degli afrancesados, imbevuti delle idee della rivoluzione francese. ciascuna delle due parti, nazionalisti e repubblicani, trovarono sostegno a livello internazionale, in base ad affinità ideologiche ed a considerazioni di potenza e di interesse nazionale. giustamente la guerra civile spagnola fu però chiamata la cruzada, poiché la contrapposizione fu soprattutto di carattere religioso.

 di Massimo de Leonardis

La guerra civile spagnola non è scoppiata per cause internazionali: affonda invece le proprie radici nella storia contemporanea della Spagna. Essa fu l’ultima manifestazione del conflitto più che secolare tra due Spagne, iniziato ziato nel 1808 con l’invasione della nazione iberica da parte di Napoleone I. Quella cattolica e tradizionale, «evangelizzatrice di mezzo mondo, martello degli eretici, luce di Trento, spada di Roma, culla di S. Ignazio», come la definì Marcelino Menéndez Pelayo, e quella degli afrancesados, imbevuti delle idee della Rivoluzione francese, che volevano «l’instaurazione del laicismo dello Stato con tutte le sue inevitabili e rigorose conseguenze […] la Spagna ha finito di essere cattolica», come si espresse il capo del governo repubblicano Manuel Azaha.

Le due Spagne si erano affrontate più volte, anche militarmente con le tre guerre carliste. Ciascuna delle due parti, nazionalisti e repubblicani, però cercò e trovò sostegno a livello internazionale, in base ad affinità ideologiche ed a considerazioni di potenza e di interesse nazionale. Il campo nazionalista, il cui capo indiscusso, dopo la morte dei Generali Sanjurjo e Mola, fu il Generale Francisco Franco, monarchico e devoto cattolico, comprendeva tre componenti: i militari, conservatori e monarchici, i carlisti, cattolici contro-rivoluzionari, e la Falange, il fascismo spagnolo, assai più cattolico di quello italiano. I repubblicani includevano i radicali, i socialisti di varie tendenze, i comunisti stalinisti o trozkisti, gli anarchici: li accomunava la ferocia anticlericale e l’appartenenza di molti alla massoneria. Giustamente la guerra civile spagnola fu chiamata la Cruzada, poiché la contrapposizione fu soprattutto di carattere religioso: non fu uno scontro tra fascismo e democrazia, né semplicemente una lotta contro il comunismo, i cui adepti erano all’inizio minoritari nel campo repubblicano.

Perché intervenne l’Europa

Ciò non toglie che i nazionalisti ottennero il sostegno dell’Italia fascista e della Germania nazista, anche se il fervente cattolico Franco, che non si separava mai da una reliquia di Santa Teresa d’Avila, poco aveva in comune con Mussolini e soprattutto con il pagano Hitler. L’Italia inviò in Spagna il Corpo Truppe Volontarie (circa 50.000 uomini comandati da Ufficiali del Regio Esercito) e la Regia Marina collaborò alle operazioni navali. La Germania inviò circa 10.000 uomini, tra i quali i 6.000 della legione Condor. I repubblicani ebbero l’appoggio dell’Unione Sovietica, che inviò 2.000 uomini, i quali, oltre a combattere Franco, eliminarono i trozkisti; della Francia, ove governava il Fronte Popolare (la stessa forma di coalizione politica del governo repubblicano), che però non inviò truppe; e del Messico massone e anti-clericale.

La più fedele alla politica di non intervento fu la Gran Bretagna, ove i conservatori simpatizzavano in maggioranza per Franco, compreso Winston Churchill, ma erano frenati dal coinvolgimento nazifascista e da remore legalitarie.

L’Italia puntava ad avere in Spagna un regime affine al Fascismo, dal quale sperava di ottenere la concessione dì basi militari nelle Baleari; Mussolini desiderava una vittoria rapida dei nazionalisti, sia perché l’impegno militare, che seguiva a ruota la guerra di Etiopia, impegnava le scarse risorse italiane, sia perché la guerra civile spagnola toglieva libertà di manovra alla sua politica estera, alienandolo dalle democrazie occidentali e legandolo alla Germania nazista. Per quest’ultima stessa ragione Hitler, che pure voleva serrare la Francia tra due Potenze ostili, preferiva che la guerra durasse a lungo. Analogamente Stalin, impegnato in quegli anni nelle feroci “purghe” all’interno del partito, aveva interesse a tener viva l’ostilità nel campo capitalista tra democrazie e dittature, distogliendo l’attenzione dal sui Paese; inoltre il prolungamento della guerra permettevi ai comunisti di regolare i conti con i trozkisti, i socialisti! gli anarchici.

Nella fase finale della guerra i comunisti stalinisti spagnoli attuarono un loro “colpo di Stato” contro il governo repubblicano. Inoltre Stalin potè impadronirsi delle riserve auree e di valuta pregiata della Banca centrale spagnola. La Francia appoggiava i repubblicani spagnoli sia per ragioni ideologiche sia per non trovarsi appunto presa in mezzo tra la Germania nazista e la Spagna franchista, una situazione strategica che avrebbe rispecchiate quella del XVI secolo con gli Asburgo al di là del Reno e dei Pirenei.

Cospicua fu la partecipazione di formazioni volontarie in entrambi i campi. Con i nazionalisti militarono 20.000 portoghesi della “legione di Viriate”, 600 camicie verdi irlandesi del Generale Eoin O’Duffy, la Bandera Jeanne d’Arc, composta da francesi comandati dal Capitano Henride Bonneville de Marsagny e inquadrati nella Legion, una compagnia di russi bianchi unitisi ai requetés carlisti, Guardie di ferro romene, 50 belgi, 50 inglesi e alcuni americani, È evidente la motivazione religiosa di questi volontari. I repubblicani contarono su circa 40.000 membri delle cosiddette Brigate Internazionali, 3.350 dei quali antifascisti italiani e 3.000 di origine ebraica.

La benedizione della Chiesa

Soprattutto i nazionalisti contarono sull’appoggio della Chiesa, sottoposta, già prima dello scoppio delle ostilità, ad una violenta persecuzione da parte dei repubblicani:! numero dei religiosi (compresi 11 vescovi) massacrati nel modi più brutali oscilla secondo le varie fonti, dai 7.000 secondo uno storico ai 16.500 indicati dal quotidiano della Santa Sede, L’Osservatore Romano. Quasi ottocento martiri cattolici sono già stati elevati agli onori degli altari. La cruzada fu benedetta dalla Chiesa spagnola e dalla Santa Sede: Pio XII si rallegrerà con Franco «della vittoria tanto desiderata della Spagna cattolica».

A riprova che gli appoggi ricevuti non ne condizionarono la politica estera, Franco tenne la Spagna fuori dalla Seconda Guerra Mondiale, resistendo alle forti pressioni di Hitler e Mussolini. Alla fine della guerra, la Spagna franchista, dopo un periodo di ostracismo, fu riammessa nella comunità internazionale ed accolta dagli Stati Uniti come alleato nella Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica.

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Martiri per la fede

Non fu la guerra civile a provocare in Spagna veri e propri casi di martirio, poiché i primi furono segnalati già nell’ottobre del 1934, due anni prima di un conflitto, che con essi nulla aveva in comune. conflitto, che tentò di cancellare la chiesa cattolica dal suolo iberico. Non solo vietando per tre anni il culto cattolico. Ma anche con vasto spargimento di sangue innocente. furono trucidate persone inermi, la cui unica colpa fu quella d’esser testimoni di cristo. Son passati da allora soltanto ottant’anni…

Mons. Vicente Càrcel Orti

Quando si parla dei martiri spagnoli sacrificati negli Anni Trenta del secolo XX, li si chiama erroneamente «martiri della guerra civile». È una definizione sbagliata, poiché in realtà i primi martiri li troviamo già nell’ottobre del 1934, durante la «Rivoluzione delle Asturie». Mancavano ancora due anni all’inizio della guerra, guerra con cui non avevano alcunché da spartire. Su entrambi i fronti si sono avuti «caduti in azioni belliche», tanto in prima linea quanto nelle retroguardie, o «vittime della repressione politica». Chi militò in ambedue le fazioni merita il massimo rispetto e va ricordato come un eroe e come un modello da imitare da coloro che ne seguano gli ideali.

Vi furono però anche veri e propri «martiri della persecuzione religiosa»: durante la guerra civile, entro i confini della repubblica, il culto cattolico fu vietato per quasi tre anni. Qui la Chiesa cessò di esistere ufficialmente. Gli ecclesiastici e le religiose furono assassinati semplicemente in quanto uomini e donne di Chiesa, così come – e per lo stesso motivo ovvero in quanto cattolici praticanti – anche gli uomini e le donne di Azione Cattolica o degli altri movimenti ecclesiali. Ma nessuno di loro fu mai implicato in lotte politiche o ideologiche, né ne fecero mai parte.

Testimoni di Cristo

La Chiesa ha elevato costoro alla gloria degli altari col titolo di martiri, poiché erano persone impegnate pacificamente nelle parrocchie, nelle scuole, nei collegi, negli ospedali, negli asili,… Un lavoro sociale immenso, mai abbastanza riconosciuto alla Chiesa, brutalmente stroncata anzi da una persecuzione religiosa senza precedenti nella storia spagnola. Non furono quindi, queste, persone che persero la vita in azioni belliche, né che patirono una repressione politica. Furono semplicemente testimoni di Cristo e pertanto «martiri della fede al tempo della persecuzione religiosa».

Questi concetti furono molto chiari già in piena guerra di Spagna, tanto per Pio XI quanto per i suoi successori sino a Papa Francesco. Con le beatificazioni dello scorso 13 ottobre, ammontano a 1.512 i martiri beatificati ed a 11 quelli canonizzati. I dati in nostro possesso, sebbene non del tutto precisi, rivelano le dimensioni di questa persecuzione: dei 6.832 morti, 4.184 appartengono al clero secolare, inclusi 12 Vescovi (9 sono già stati beatificati) e un nunzio apostolico, 2.365 sono i religiosi e 283 le religiose. Non è possibile fornire cifre definitive circa i laici cattolici assassinati per motivi religiosi, in quanto non esistono statistiche affidabili, però furono probabilmente diverse centinaia.

I primi martiri canonizzati da san Giovanni Paolo II nel 1999 sono i nove fratelli de la Salle, che lavoravano assieme ai bambini dei minatori di Turón, nelle Asturie, e con un religioso passionista. Sono stati tutti martirizzati nell’ottobre del 1934.

In odio alla Chiesa

In nessun altro periodo della storia spagnola e forse anche in quella mondiale si è mai manifestato un odio tanto viscerale verso la religione e verso tutte le sue opere. Molti di questi crimini si consumarono con freddezza frivola e sadica. Il carattere religioso della persecuzione si manifestò con la proibizione del culto, dell’uso privato di immagini ed oggetti liturgici, come crocifissi o messali. La persecuzione religiosa investì anche i cimiteri, molti dei quali furono abbandonati o trascurati, lasciati pieni di erbacce e con ossa umane sparse sul terreno. Ma la cosa più sorprendente fu l’assenza quasi totale di iscrizioni religiose… Qualora su una tomba vi fosse incisa una piccola croce o una generica allusione al Cielo, questa veniva di solito rimossa a colpi di scalpello da mani atee ed empie.

Quando scoppiò la guerra civile eran già state bruciate 239 chiese, distrutte numerose opere d’arte, violati tabernacoli, lanciate a terra ostie consacrate per esser poi calpestate; sterrati corpi di Vescovi e monache; imposte tasse sui funerali cattolici, impedendone in molti casi la celebrazione; proibiti i simboli cattolici sulle tombe; equiparata la Settimana Santa ad una riunione clandestina, imponendo le conseguenti detenzioni; impedite le Prime Comunioni dei bambini; lasciati liberi per le strade cani con una croce appesa al collare.

Lo storico Ranzato non ha scritto nei suoi libri una sola riga di simpatia verso la causa e l’opera dei vincitori della guerra civile, però ha concluso la sua importante indagine, definendo «discutibile» il protrarsi di un’immagine della Spagna, quella della primavera 1936, vista come un «Paese di democrazia liberale, capace di porre il sistema politico-economico al riparo da qualsiasi sovvertimento rivoluzionario, portato alla guerra civile solamente da una sollevazione militare reazionaria e fascista». Ciò ci fa ritenere che la Storia di Spagna relativa agli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale – e che in parte la determinarono – cominci ad essere scritta soltanto adesso alla luce dei nuovi documenti.

Alla fine, la tragedia

La persecuzione religiosa repubblicana ebbe inizio molto prima della Guerra civile e non sorse come necessità di combattere una Chiesa, che solo a partire dal luglio 1937 appoggiò apertamente una fazione della contesa, avendo nell’altra cessato di esistere e proseguendovi qui l’assassinio di ecclesiastici e cattolici praticanti. La persecuzione ebbe inizio in modo subdolo nel maggio del 1931 con l’incendio di chiese e conventi; proseguì con una legislazione apertamente settaria; continuò nell’ottobre del 1934 nelle Asturie e ed in altre località e si concluse con un’ecatombe di sacerdoti, religiosi e cattolici tra il 1936 ed il 1939. Pertanto cade la tesi di quanti insistano nel ritenere la persecuzione religiosa come la risposta della violenza anticlericale alla rivolta militare del 18 luglio.

L’attitudine al negoziato e l’atteggiamento conciliante della Chiesa di fronte alla repubblica, fin dall’inizio, son stati anzi ampiamente dimostrati dalla documentazione vaticana, sistematicamente pubblicata (si veda La II Repubblica e la Guerra Civile nell’Archivio Segreto vaticano). Pio XI riconobbe immediatamente la repubblica nell’aprile del 1931, vi mantenne relazioni diplomatiche fino alla metà del 1938. Volle che Vescovi, sacerdoti e cattolici la accettassero e collaborassero con essa per il bene comune. Ma i governanti repubblicani scatenarono ben presto l’attacco frontale, un attacco frontale che si concluse in tragedia.

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