No alla nuova idolatria di un denaro che governa invece di servire

papaVita Nuova. Settimanale cattolico di Trieste, 7 febbraio 2014

Il Papa invita i parroci a conoscere e assimilare la “Evangelii gaudium”

Giuseppe Brienza


Il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, in una lettera inviata ai parroci della diocesi il 20 gennaio, ha raccomandato loro di «programmare per la prossima Quaresima una serie di incontri» per illustrare l’esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii gaudium. Si tratta, infatti, ad avviso del porporato, «di un documento di ampio respiro, ricco di argomentazioni, che tocca i grandi temi della pastorale di oggi, e soprattutto coinvolgente e stimolante». 

Uno degli aspetti sui quali probabilmente verrà focalizzata l’attenzione è anche quello dell’attaccamento alle cose materiali e, in specie, al denaro, da parte di molti cristiani. Nell’esortazione apostolica, pubblicata dal Pontefice a chiusura dell’Anno della Fede (24 novembre 2013), vengono dedicati ben due paragrafi al tema, utilizzando titoli molto eloquenti come No alla nuova idolatria del denaro (v. i punti 55-56) e No a un denaro che governa invece di servire (nn. 57-58).

Due passaggi, in particolare, meritano di essere rilevati, entrambi contenuti nel capitolo secondo, nel quale il Pontefice analizza i motivi della crisi moderna dell’impegno comunitario. In tale contesto, nella sua diagnosi “anti-plutocratica”, Bergoglio individua un male sociale di fondo la cui estirpazione è necessaria per risollevare la società mondiale dalla «crisi finanziaria che attraversiamo».

Alla sua origine, infatti, denuncia il Papa, «vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri e, soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo» (n. 55).

Questa degenerazione dell’economia, scrive il Papa, è dovuta all’abbandono dell’etica: «La si considera controproducente, troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poiché condanna la manipolazione e la degradazione della persona. In definitiva, l’etica rimanda a un Dio che attende una risposta impegnativa, che si pone al di fuori delle categorie del mercato» (n. 57).

Sulla scia del Santo Padre, sono molti gli osservatori che, dentro e fuori la Chiesa, stanno affrontando con la medesima chiave di lettura la drammatica situazione del sistema economico e sociale di oggi, che è in preda alla bramosia del consumo, dell’arrivismo e dello status symbol. In particolare sull’argomento è da segnalare il lungo commento sugli aspetti etico-sociali dell’Evangelii Gaudium pubblicato il 10 gennaio dall’Osservatore Romano, a cura dell’arcivescovo di Monaco e Frisinga Reinhard Marx, che è anche componente del Collegio degli otto Cardinali istituito da Papa Bergoglio per affiancarlo nell’opera di riforma della Curia (che, fra l’altro, si è riunito per la seconda volta, sempre sotto la guida di Francesco, dal 3 al 5 dicembre 2013).

La tesi di fondo dell’articolo del porporato, richiamata nel significativo titolo da lui scelto, Oltre il capitalismo, è che una società come quella Occidentale dell’ultimo secolo, costruita sull’elogio del denaro e dell’avidità, è destinata come vediamo alla decadenza assoluta ed all’alienazione dei suoi membri. Il cardinale premette giustamente che l’attuale dibattito sulla crisi del capitalismo non nasce perché il Papa si è pronunciato con l’Evangelii Gaudium, «ma perché, a partire dagli anni Novanta, abbiamo sperimentato uno sviluppo sempre più acuto verso un capitalismo finanziario, che ha portato a una crisi catastrofica».

Questa crisi, però, secondo il Card. Marx non ha finora portato ad una vera auto-critica e, di conseguenza, ad un nuovo orientamento sul modo di concepire la società e l’economia globale. Per questo è secondo lui molto positivo l’«esteso dibattito» suscitato dall’esortazione apostolica del Pontefice, un «documento pieno di dinamismo positivo e di incoraggiamento a testimoniare il Vangelo», che s’inserisce pienamente nella tradizione dei suoi predecessori, anche se il suo stile assomiglia «a un’esortazione profetica, a un incoraggiamento a pensare e ad agire in modo nuovo».

E’ quindi l’economicizzazione di tutti gli ambiti della vita, la centralità del denaro, che il Papa critica duramente in tutta l’esortazione apostolica, sono i fattori da estirpare nella vita sociale per tentare la ricostruzione. L’economicizzazione, infatti, spiega l’arcivescovo di Monaco, «non ha significato e non significa altro che rendere il ritmo della società dipendente dagli interessi dello sfruttamento del capitale, e ciò a livello globale».

Questo capitalismo selvaggio, in sostanza, è considerato come un “evento naturale” dagli artefici dell’attuale sistema economico, e il compito degli uomini e della politica non sarebbe di conseguenza che quello di adattarsi ad esso. Invece, scrive il Card. Marx, «pensare che da qualche parte esistano mercati puri, che fanno emergere il bene attraverso la libera concorrenza è mera ideologia». Contro le “strutture di peccato” che questa ideologia ha originato soprattutto nell’ultimo secolo, si erge quindi il monito dell’Evangelii Gaudium: «Il denaro deve servire e non governare!» (n. 58).

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