L’islam alla riconquista della Spagna

Cordoba

interno della moschea di Cordova

Radici Cristiane n.63 aprile 2011

Cosa è successo a Valentia, ai suoi scintillanti giardini? Cosa è successo a Murcia e a Jativa, città di eccelsa bellezza? E a Jaen? Cosa è successo a Cordoba, dove le scienze sedevano come su un trono e le arti fiorivano come in primavera, e la gloria tutto illuminava? Cosa è successo a Siviglia, alle sue feconde riviere, rivestite di fiori profumati?

di Augusto de Izcue

Così piangeva il poeta arabo Abu-l-Baqa’-Salah al-Rondi la perdita di El Andalus, ovvero il regno islamico stabilito nella Penisola iberica a partire del secolo VIII, e faticosamente riconquistato dai cristiani in una lunghissima guerra durata quasi otto secoli, dalla battaglia di Covadonga nel 722 alla caduta di Granada nel 1492. Il Califfato di Cordova era un fiore all’occhiello dei seguaci di Allah, nonché una spina nel fianco dell’Europa cristiana. La sua perdita ha significato un durissimo colpo.

La Reconquista di El Andalus

I maomettani non hanno mai digerito questa perdita e da sempre anelano la ricostituzione del grande califfato iberico: «Molte famiglie musulmane ancor oggi conservano le chiavi delle case dove presumibilmente abitavano i loro antenati in El Andalus», rivela, lo scrittore e giornalista di origini marocchine Said Jedidi, direttore della prima TV musulmana in spagnolo. Finanziata dallo sceicco ultraconservatore Abdelaziz al Fawzan, imparentato con la famiglia reale saudita, questa TV trasmette da Cordova.

Questa aspirazione alla ricostituzione di El Andalus ha ricevuto un ulteriore impulso dopo gli attentati alle Torri Gemelle: «Dopo l’11 settembre la questione di El Andalus è passata ad occupare un posto centrale nelle preoccupazioni dei musulmani», secondo lo storico Abdeluahed Akmir, direttore del Centro Studi su El Andalus, di Rabat, Marocco.

La presenza musulmana in Spagna è sempre stata assai cospicua, ed è in continuo aumento anche grazie alla conversione di spagnoli alla fede di Allah. Le anagrafi registrano 1.300.000 musulmani, non considerando i clandestini. Esistono 974 moschee ufficiali e un’infinità di piccoli centri islamici più o meno pubblici.

Nel 1992, alla presenza del Re Juan Carlos, è stata inaugurata a Madrid la più grande moschea di Europa. Dal 2005, il governo socialista ha introdotto l’ora di religione musulmana nelle scuole. Nel 2009 è stato costituito il primo partito politico maomettano, Rinascimento e Unione di Spagna, guidato da Mustaf Barrach, professore di arabo a Granada.

I salafiti

E’ chiaro che non tutta questa massa è costituita da seguaci di Bin Laden. Ma recenti rapporti dei servizi di intelligence, resi noti dal quotidiano ABC di Madrid, mostrano una inquietante avanzata dei settori più radicali, come quello salafita, al quale appartenevano gli attentatori che hanno fatto saltare i treni a Madrid nel 2004, provocando 180 morti e 1900 feriti.

Nel 2010 in Spagna si sono realizzati ben dieci convegni salafiti, con una partecipazione media di 2-3000 persone, a confronto di uno solo nel 2008. Gli specialisti vedono in questo incremento la concretizzazione dell’appello di Ayman Al Zawahiri per «disinfettare El Andalus dagli infedeli».

In un video diffuso in Spagna nel 2009, il luogotenente di bin Laden aveva esibito una mappa dell’antico Califfato di Cordova, invitando ” I figli di El Andalus” a “riprendersi ciò che gli appartiene”.

Gli specialisti calcolano che almeno 80 imam spagnoli fanno capo a questa corrente radicale, la quale viene seguita almeno nel 10% delle moschee. La diffusione della corrente salafita è soprattutto vistosa in Andalusia, Catalogna e Aragona.

L’imam di Lerida, per esempio, difende apertamente lo stabilimento di una “polizia religiosa”, ispirata alla Muttawa saudita, per imporre la sharia in Catalogna.

«La diffusione in Spagna delle reti più integraliste dell’islam non è un messaggio allarmi­sta bensì una costatazione di fatto, registrata dai servizi di informazione dello Stato», commenta un editoriale dell’Ade. E continua: «Il salafismo è una corrente dell’islam che predica un’applicazione stretta delle regole del Corano. Ad essa appartiene Al Qaeda, ed è tramite essa che la rete terrorista cerca di attuare la sua meta di restaurare il califfato nei territori dove un giorno c’era una presenza islamica in Spagna».

La nuova invasione della Spagna

In numero sempre crescente, leader salafiti provenienti dalla Giordania, Egitto, Kuwait e Arabia Saudita, stanno approdando in Spagna per  presiedere giornate di preghiera e di studio alle quali partecipano migliaia di musulmani. «La vasta formazione teologica di questi predicatori unita al grande carisma che dimostrano, trasfor ma le loro visite in efficacissimi strumenti di radicalizzazione», commenta un rapporto del Mi nistro dell’Interno.

E continua: «i loro discorsi, sempre densi i articolati, contrastano pietosamente con la scarsa cultura religiosa di molti imam residenti in Spagna, causando grande impatto sulla comunita musulmana. Questi leader difendono une visione ultra-ortodossa, che in pratica impedisce qualsiasi integrazione nelle società occidentali».

Alla fine di questi incontri, si fa una questui destinata alla costruzione di nuovi centri salafiti.

La crescita del salafismo in Spagna coincide poi con l’occupazione di ampie zone del deserto di Sahel da parte del gruppo terrorista Mahgreb Islamico, facente capo a Al Qaida.

Dal Mahgreb, questo gruppo è in grado di minacciare l’Europa, anche attraverso l’infiltrazione di finti “immigrati”. Negli ultimi anni, le forze di sicurezza spagnole hanno smantellate decine di cellule terroristiche di questo gruppo

IL SALAFISMO

II termine “salaf in arabo significa “devoti antenati”, e vorrebbe significare i compagni di Maometto. La corrente salafita propugna un ritorno alle origini, alla purezza dell’insegnamento dell’islam, non contaminato con nessuna tradizione e, soprattutto, libero da qualsiasi influenza occidentale e, in particolare, cristiana. «L’Occidente, con il suo benessere, con le sue vetrine scintillanti, con la sua potenza economica può essere considerato la tentazione di seguire una via diversa da quella insegnata da Allah», commenta l’arabista prof. Giovanni di Dio Cesari.

I salafiti rifiutano qualsiasi interpretazione moderna del Corano e degli hadith – racconti dei fatti e delle gesta di Maometto – del quale essi imitano il comportamento alla lettera. La dottrina salafita si iscrive nella linea di discendenza dei teologi più rigoristi dell’islam wahabita.

Il salafismo racchiude due anime. Coincidendo nell’intento di islamizzare l’Occidente, le due correnti si differenziano nei mezzi. Mentre la corrente “politica” predica un’espansione attraverso la predicazione e la conquista pacifica, la corrente “jihadista” proclama invece la guerra santa per sopraffare i miscredenti. A quest’ultima appartiene, per esempio, Al Qaeda.

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