La missione dei laici oggi: fedeltà e speranza *

da Associazione Tradizione Famiglia Proprietà Newsletter n.1  Gennaio 2019

 di Plinio Corrêa de Oliveria

Chi sono io? Io sono figlio della Santa Chiesa cattolica, apostolica, romana. Come figlio della Chiesa, io sono soltanto un minuscolo pezzo vivo della Chiesa. Noi tutti siamo piccoli pezzi vivi di quell’immenso organismo vivo che è la Santa Chiesa cattolica.

Voi conoscete la distinzione fra Chiesa docente e Chiesa discente. Noi siamo membri della Chiesa discente. In questo pauroso crepuscolo che attraversa la Chiesa, più tenebroso nella Chiesa docente che in quella discente, credo che i laici abbiano da ricoprire un ruolo speciale.

Mi spiego con un’immagine: al tramonto, quando il sole è ormai calato, resta quel bagliore rosso-aureo molto bello che riempie il cielo. Oggi [1972, ndr] possiamo dire che il sole è quasi totalmente tramontato nell’orizzonte della Chiesa. Mai totalmente però, perché Ella è immortale e indistruttibile. Il suo sole mai tramonterà completamente. Dobbiamo dire, tuttavia, che dagli ambienti di Chiesa quasi non arrivano più raggi di sole.

Spetta a noi far risplendere quel bagliore dei raggi che il sole emetteva prima di tramontare. Insieme con pochi e meritevoli membri della Gerarchia, noi rappresentiamo la fedeltà al Magistero. Noi siamo un’eco fedelissima di quel Magistero che una volta zampillava magnifico. Noi siamo appena un’eco viva. Proprio perché viva, però, quest’eco si muove nella linea della santità e del progresso.

Da questa fedeltà luminosa, intrisa di profonda sofferenza, nasceranno nuovi bagliori per la Chiesa cattolica. La Chiesa cattolica è un sole che non smetterà mai di irradiare una luce sempre più bella e abbagliante. Alcuni raggi di questa luce stanno oggi sorgendo nella Chiesa discente.

Noi non vogliamo tagliare niente, bensì conservare tutto, accrescendo però qualcosa che si sviluppa secondo la logica e la fedeltà. Noi siamo il passato della Chiesa, vivo nella Chiesa discente, e intrisi di speranze per la Chiesa del futuro. Noi siamo i continuatori di tutte le glorie passate della Chiesa, e siamo già parte dell’aurora di quelle che verranno. Fra le glorie del passato e quelle del futuro, noi oggi siamo una sorta di istmo, che poi si aprirà in quell’immenso oceano che sarà il Regno di Maria. Noi portiamo tutte le acque del passato, incanalandole verso il futuro.

Dobbiamo lottare. Dobbiamo passare da una battaglia alla prossima senza soluzione di continuità. Non possiamo dimenticare la lotta. La guerra che oggi combattiamo segnerà la storia della Chiesa fino alla consumazione dei secoli. Nella liturgia, nelle cerimonie della Chiesa, in tutto dobbiamo accentuare il carattere militante, segnato dalla nostra lotta, dalle nostre sofferenze e dalle nostre lacrime.

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* Riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana, 4 aprile 1972.

 

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