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Ott 25

Dibattito sul potere tra Huxley ed Orwell

da Lo sbuffo 25 settembre 2015

di Italo Angelo Petrone

 “Le utopie appaiono oggi assai più realizzabili di quanto non si credesse un tempo. E noi ci troviamo attualmente davanti a una questione ben più angosciosa: come evitare la loro realizzazione definitiva? […] Le utopie sono realizzabili. La vita marcia verso le utopie. E forse un secolo nuovo comincia; un secolo nel quale gli intellettuali e la classe colta penseranno ai mezzi d’evitare le utopie e di ritornare a una società non utopistica, meno “perfetta” e più libera.”

Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev

Era il 21 ottobre del 1949 quando Aldous Huxley, noto scrittore britannico, scrisse una lettera al suo ex studente George Orwell, per commentare la sua opera più famosa: 1984. Una lettera poco conosciuta che diede il via a uno dei più moderni dibattiti sul potere, sulle sue forme e i suoi strumenti. I due si erano conosciuti nel 1917, quando Orwell era studente dell’illustre Eton College e Huxley suo professore di francese. Allora, entrambi non sapevano ancora di essere destinati a divenire i maggiori rappresentanti della letteratura distopica.

Il mondo nuovo e 1984 sono così diventati due testi fondamentali della letteratura moderna. Frutti di menti e mani diverse, i due romanzi distopici hanno influenzato generazioni di scrittori e registi, studiosi del potere e di filosofie politiche tanto da riuscire a modificare le fisionomie del concetto occidentale di potere.

Analizzeremo brevemente i due testi, cercando di porre l’accento sulle differenze fondamentali per poi confrontare i due modelli di potere e cercare di inserire il tema, per quanto possibile, all’interno della nostra attuale contemporaneità.

Brave New Word, titolo originale dell’opera di Huxley, presenta un mondo immaginario dominato dalla scienza. Il testo è stato scritto nel 1932, a cavallo delle due guerre mondiali, quando la nostra attuale modernità era in piena costruzione. L’autore presenta un mondo apparentemente perfetto dove uno stato centrale suddivide la società in caste tramite nascite controllate in fabbriche-laboratorio. Le caste alfa, beta, gamma e via dicendo, danno così già in partenza un ordine sociale al lavoro e all’organizzazione delle istituzioni.

La violenza non esiste, come del resto nemmeno la cultura, cancellata in tutte le sue forme. La storia è stata eliminata insieme alle tradizioni e all’arte. Le relazioni tra umani vengono orientate all’individualismo. Una delle regole fondamentali è che tutti devono stare con tutti, sempre in compagnia. Non esiste la famiglia e il matrimonio mentre il sesso, completamente libero, viene insegnato sin dall’infanzia. Tutti possono avere rapporti sessuali con tutti purché non più di due volte con la stessa persona, onde evitare il nascere di un sentimento amoroso.

La droga è legalizzata e serve a contrastare momenti di depressione, rabbia o ribellione. Tutto il mondo è pieno di piaceri sensoriali e i dissidenti vengono spediti pacificamente su un isola, l’Islanda, dove vivranno felicemente accuditi dallo stato purché isolati dal resto del mondo.

Un po’ diversa è la versione di Orwell, visione sicuramente influenzata dalla atrocità della guerra finita solo tre anni prima della pubblicazione del romanzo. 1984 ci dona un mondo dove il controllo della massa avviene tramite la forza. Troviamo di tutto: spionaggio sociale, guerre finte e non nelle quali in ogni caso lo stato è sempre vittorioso. L’informazione è confusa tramite il famoso “Doppio standard” e qualsiasi tentativo di ribellione viene represso con la carcerazione. Insomma un mondo molto simile a quello che potrebbe essere un regime totalitario.

Ora, osservando brevemente i due mondi, troviamo molti punti in comune: uno stato unico e centrale, l’assenza di democrazia, di arte e di religione. A questo si aggiunge la soppressione e l’orientamento delle relazioni. Però più che le comunanze sono le differenze a mettere in risalto quelle che sono le nature caratterizzanti dell’uno e dell’altro approccio distopico del potere.

Quali le differenze maggiori? La paura e il piacere. Nel mondo nuovo, il cittadino medio vive senza paura e circondato da piaceri gratuiti di ogni tipo: dal sesso, al cibo sino alla droga. Al contrario i personaggi orwelliani vivono in un costante clima di terrore e angoscia, con il timore di essere arrestati perché intercettati da controlli a distanza e in totale assenza di benessere. Per chiarire a fondo le differenze delle due prospettive basta guardare come vengono trattati i dissidenti: Huxley li isola pacificamente, Orwell li incarcera con la forza.

Veniamo ora alla famosa lettera di cui si parlava all’inizio. Nel 1949, Orwell, mentre si gode il successo planetario del suo romanzo, ne invia una copia al suo ex professore le cui opere lo avevano ispirato più volte precedentemente. Huxley, la cui lettera potete trovarla in calce all’articolo in lingua originale, risponde dicendo che la sua visione infernale del futuro è migliore di quella di Orwell per via dell’abuso della scienza. Il professore è convinto che le future classi dirigenti mondiali useranno a loro vantaggio la psicologia e la psichiatria, l’ipnosi di massa, la biologia, il condizionamento sociale e sessuale sin dall’infanzia. Andranno contro ogni forma di tradizione, storia e cultura. Tramite armi scientifiche utilizzate socialmente essi potranno dominare serenamente l’umano. Al contrario di quello che è il mondo orwelliano.

Per deduzione logica, l’approccio orwelliano è labile perché non prevede l’uso della scienza come modificatore sociale ma solo come strumento di controllo, e permetterebbe all’individuo in ogni caso di ribellarsi. Questo è impossibile nel mondo huxleyano dove il cittadino è innamorato del suo dominatore. Nel mondo di Huxley nessuno si sente veramente dominato. In sintesi: se l’uno controlla le masse tramite la paura, l’altro li seda amorevolmente, e chi è sedato non può opporsi, mentre chi è impaurito si.

Cercando ora di contestualizzare quanto detto, la scena moderna pare tendere più al modello huxleyano che a quello di orwelliano: un progresso scientifico sempre più presente nella quotidianità, una prevenzione medica spesso eccessiva, l’utilizzo spinto del sesso nella pubblicità, l’età media del primo rapporto sessuale in costante diminuzione.

A questo si potrebbe aggiungere anche una scuola sempre più professionalizzante e meno educante, scelte elettorali influenzate dai mass media e un non giustificato odio da parte di frange progressiste nei confronti della religione oltre ad una cultura sempre meno al centro della politica. Marchi privati che cercano di offrire modelli di vita e relazioni moderne sempre più in crisi tanto per aggiungere ancora qualcuna. Dall’altro canto, quello orwelliano, i social network ormai detengono tutte le nostre informazioni più private mentre le telecomunicazioni hanno il potere di sapere ogni cosa che ci diciamo tra noi.

Se non contenti si potrebbe continuare per ore ad elencare le rovine della decadenza postmoderna dell’occidente, in un qualche modo ci si potrebbe anche convincere che Huxley aveva previsto tutto e, se presi dalla paranoia, si potrebbe arrivare anche a credere a qualche teoria del complotto mondiale. Ma in quanto amanti della libertà, della storia e soprattutto dell’arte, è consigliato sorridere perché, come dice Louis-Ferdinand Céline: è con l’amore che comincia ogni fregatura.

«Ve lo dico io, gentucola, coglioni della vita, bastonati, derubati, sudati da sempre, vi avverto, quando i grandi di questo mondo si mettono ad amarvi, è che vogliono ridurvi in salsicce da battaglia… È il segnale… È infallibile. È con l’amore che comincia».

(Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline)

Lettera di Aldous huxley a George Orwell

 

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