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Set 12

L’altro 11 Settembre

Edificati sulla Roccia 10 ottobre 2004

di Guido Verna

Le corrispondenze e le coincidenze di date, nella storia, vengono utilizzate quasi sempre per facilitare la memorizzazione, ma, a volte, servono anche a suggerire riflessioni, nessi, letture metastoriche degli accadimenti, almeno per quelli come noi che non credono al caso, ma sono convinti che anche nella storia agisca la Provvidenza, essendo anche il tempo, come lo spazio e gli uomini e le cose e gli animali, governati dallo stesso Signore.

Leggendo la biografia del Beato Marco d’Aviano di Arturo Basso, abbiamo incrociato alcune di queste coincidenze/corrispondenze, prima sfuggiteci, che gettano un ponte tra più di tre secoli e aiutano a ricomporre un quadro che il tempo aveva frammentato e stinto, fino a renderlo irriconoscibile e, quindi, incomprensibile.

Il quadro cui facciamo riferimento è quello dei rapporti tra mondo cristiano e mondo islamico, che Alberto Leoni ha ricostruito nel suo libro La Croce e la mezzaluna, attraverso il suo continuo comporsi nel tempo e del quale Camille Eid ha descritto ― nel suo A Morte in nome di Allah ― i personaggi dal nostro punto di vista eminenti, cioè i martiri cristiani. Ma poiché la lettura di un libro è spesso, per l’uomo affaccendato e televisivo di oggi, una pratica faticosa e desueta ― preferendo egli le vie brevi e le immagini sintetiche ―, speriamo che questa coincidenza possa aiutarlo a vincere le pigre abitudini e a stimolarlo verso il piacere dell’informazione diretta e non più mediata (e/o semplicemente mediatica).

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La data «coincidente» è una data, ai nostri giorni, fatidica: l’11 settembre, il giorno di Osama bin Laden e delle Torri Gemelle, il giorno in cui tutto il mondo “non poteva non dirsi americano” e dopo il quale “niente sarebbe stato più come prima”. Sappiamo come è finita nei giorni successivi…

Torniamo indietro nel tempo, anzitutto alla battaglia di Vienna, nel 1683. Si preparava lo scontro campale tra l’esercito ottomano e quello della Lega Santa. «L’ultima Messa solenne fu celebrata da padre d’Aviano l’8 settembre, festa della Natività della Vergine e Sobieski fece da chierichetto, davanti ai generali e alla migliore nobiltà dell’Europa centrale, in ginocchio in un’ora decisiva per la storia dell’Occidente» (AL, p.249).

Tre giorni dopo, l’11 settembre, mentre sorgeva l’alba, «[…] l’esercito cristiano si dispose a battaglia dopo aver superato lo sgomento causato dalla vista dell’immenso accampamento» (AL, p.250). Il mattino del giorno seguente, «Sobieski fece dire messa un’ultima volta. […] Poi, finalmente, cominciò l’attacco. []Il trionfo dell’esercito cristiano fu [] decisivo anche per gli anni a venire e la grandezza di quella giornata venne pienamente intesa dalla Chiesa che, ancora oggi, celebra quella vittoria con la festa del Nome di Maria, il 12 settembre» (AL, p.252).

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Ma c’è un altro 11 settembre, a suo modo ancor più significativo e più puntuale. Generalmente, noi compresi, si fa riferimento alla battaglia di Vienna per indicare l’ultimo e definitivo «scontro» tra i due mondi in questione. Se dal punto di vista «dimensionale» ed emblematico ciò è sostanzialmente vero, nei fatti Vienna non rappresenta però l’ultimo atto di rilevanza bellica di questa tragedia plurisecolare.

Buda ― dopo 145 anni di dominazione turca ―, venne riconquistata tre anni dopo, nel 1686, mentre Belgrado lo fu nel 1688. Sembrava finita, ma ― per un’altra coincidenza che a suo modo fa riflettere ― nemmeno a quel tempo i Francesi erano «in sintonia» con l’Occidente di allora. E Luigi XIV, loro re, dopo aver già aiutato i Turchi ― tanto che nel 1690 il conte palatino Filippo Guglielmo aveva scritto di lui a padre Marco: «Habbiamo [sic] un Turco cristiano peggiore del barbaro» (AL, p.253) ―, dichiarò addirittura guerra all’imperatore Leopoldo I, costringendolo ad un altro fronte e ridando perciò energia agli stessi Turchi, che, nel 1690, finirono per riconquistare Belgrado.

Nel 1695 «salì sul trono ottomano il bellicoso Mustafà II [che] […] passò decisamente all’offensiva [e ] […] per l’impero furono guai» (AB, pp.82-83).

Cominciarono anni difficili; infine, ― «[…] per impetrare anzitutto l’aiuto del cielo e per ridare fiducia alla popolazione» (AB, p. 83) ― fu chiamato di nuovo nella capitale imperiale il Beato Padre Marco d’Aviano, il cappuccino che era stato l’anima della battaglia di Vienna, che, allo scopo, «predispose tutta una serie di solenni funzioni penitenziali che mobilitarono spiritualmente l’intera città e i dintorni, compresa la corte imperiale» (AB, p.83).

Il cielo così intensamente e solennemente «impetrato» rispose. «E mentre a Vienna erano tuttora in corso le manifestazioni penitenziali, dall’Ungheria giunse inattesa la notizia della vittoria riportata dal principe Eugenio di Savoia a Zenta […]. Questa vittoria segnò la completa distruzione del grande esercito che Mustafà II aveva preparato per invadere l’Ungheria» (AB, p.83). Ma in che giorno venne assestato questo colpo «definitivo» ― benché, come purtroppo sappiamo, nulla è definitivo nella storia? Era l’11 settembre 1697!

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Quando si chiama “bene”, il cielo risponde. Dove il “bene”, non è connesso solo alla figura straordinaria del Beato Marco, ma anche alla sussistenza ― in un mondo già in via di disgregazione ― di elementi di gerarchia naturale tra Creatore e creature e tra creature e creature. Dopo la vittoria, infatti, l’imperatore non organizzò brindisi e fuochi d’artificio, ma «[…] appena ricevuta la grande notizia, Leopoldo fece chiamare il cappuccino, che venne ricevuto subito a preferenza di tanti ministri e personaggi che, in anticamera, erano in attesa di presentar[gli] le congratulazioni […]. Gli gettò le braccia al collo, incapace di parlare per la commozione che gli serrava la gola. Lo condusse nel suo studio privato e insieme recitarono il Te Deum» (AB, pp.83-84).

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Il prossimo 11 settembre lo ricorderemo, dunque, non solo per il buio delle Torri Gemelle ma anche per la luce di Zenta. Riportando a mente anche un’altra lezione: quando le gerarchie sono in ordine e si chiama “bene”, cioè rispettando tali gerarchie, il Cielo risponde. Ma se non bastasse l’11 ad esaurire la densità e l’intensità dei ricordi, potremo estendere la memoria anche al 12, il giorno della festa del Nome di Maria. The day after: non c’è solo il grigio e la polvere di ground zero, c’è anche il verde intenso e l’aria buona delle colline viennesi.

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[AL] Alberto Leoni, La Croce e la Mezzaluna. Le guerra tra le nazioni cristiane e l’Islam. Una storia militare dalle conquiste arabe del VII secolo al terzo millennio, Ares, Milano 2009.

Camille Eid, A morte in nome di Allah. I martiri dalle origini dell’Islam a oggi, Piemme, Segrate 2004.

[AB] Arturo Basso O.F.M. Cap., Beato Marco d’Aviano. Dare un’anima all’Europa Profilo biografico, riveduto e corretto da Venanzio Renier O.F.M. Cap., Edizioni Messaggero Padova, Padova 2003.

 

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