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Lug 19

Nessuna azione sociale senza dottrina. Non è possibile “costruire la città nuova sulle nuvole”.

Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa

Newsletter n.904 del 12 Luglio 2018

di Silvio Brachetta

C’è una tendenza, in politica, ad imporsi con proclami forti e infuocati, del tutto separati da un apparato teorico debole di fondo, che si manifesta con parole, alla fine, del tutto innocue. Al contrario – scrive mons. Giampaolo Crepaldi in un suo libro [1] – è necessario che vi sia qualcosa «a fondamento della politica» e che si fondi su «finalità che vanno oltre la politica». I «principi non negoziabili», ad esempio, hanno proprio questo «scopo, prepolitico e metapolitico». Sembra dunque opportuno una preparazione propedeutica di contenuti, per nulla contrastante con la successiva ed energica pratica competitiva tra partiti.

Dopo più di settant’anni dalla nascita della DC, è adesso opportuno capire che solo un partito «fondato» saldamente (e non solo ispirato) sulla Dottrina sociale della Chiesa può dirsi cristiano e avere una minima possibilità d’influire cristianamente nel secolo. Spesso l’«ispirazione» a Cristo è stata solo un pretesto per estendere il dominio della coscienza individuale: Cristo sì, ma anche il liberalismo; Cristo sì, ma anche un cammino in compagnia del social-comunismo.

Molto meno accomodanti erano i toni con i quali Giuseppe Toniolo fondava la democrazia in senso cristiano: «L’ordine sociale, così, prima che sul diritto, è fondato sul dovere in tutte le sue applicazioni e relazioni» [2]. Toniolo, anzi, parla di un «triplice dovere»: dovere «di religione verso Dio», «di giustizia verso di sé e dei simili» e «di carità». L’ordine sociale, cioè, non è vagamente ispirato, ma «fondato» sul dovere. Dov’è, dunque, per Toniolo l’«essenza della democrazia»? È in quell’ordine sociale che «si esplica ed attua mediante la gerarchia dei doveri» e che «è prestabilito da Dio a vantaggio comune di tutti».

Non ogni democrazia è legittima, non ogni bene comune va perseguito, se non prevede anche la perfezione soprannaturale. La democrazia cristiana (non il partito) o è fondata o non si tiene. Non è sufficiente dichiarare di non volere scendere a compromessi sui temi della vita e della famiglia, se non vi è un fondamento dichiarato sulla dottrina. Il progetto di Toniolo e di altri esponenti del nascente movimento cattolico era assai ambizioso, poiché prevedeva la restaurazione della società intera, fratturata per via della questione sociale. All’ampiezza del progetto si affiancava la chiarezza e la solidità del programma. Ci fu, tra l’altro, una netta presa di distanza dalla «falsa democrazia liberale», di matrice giacobina, nata all’indomani della Rivoluzione francese.

Tanto più oggi, nell’epoca del trionfo dell’anarchismo radicale – altrimenti detto socialismo anarcoide – è prioritaria una smarcatura netta dalle suggestioni anticristiane sul piano del programma, che vada a sostituire una scesa in campo entusiasta e zelante, ma priva di contenuti fondativi. Importante, a questo fine, è la formazione preventiva del cattolico che voglia impegnarsi in politica. Toniolo è lapidario: il popolo potrà acquistare importanza politica solo se «affrancato, onorato, elevato, educato». Non sono sufficienti le buoni intenzioni, ma è necessaria piuttosto una formazione sul lungo periodo, proprio perché è sul lungo periodo che l’apostasia anarco-individualista ha messo radici profonde e durature.

Di «falsa democrazia» ha trattato San Pio X nella “Notre charge apostolique” [3]. La falsa democrazia s’ispira ad un «nuovo Vangelo» – assai difforme dal Vangelo di Cristo – in cui vi è l’«esaltazione dei sentimenti», la «cieca bontà», il «misticismo filosofico, mescolato con una componente illuministica». La falsa democrazia – osserva il Papa – divide l’uomo in due: «l’individuo, che è cattolico» e «l’uomo di azione, che è neutrale». Si riconosce qui la nota prassi del “cattolico adulto”, che separa l’ambito secolare da quello soprannaturale.

Soprattutto, però, San Pio X insegna che è impossibile un’azione sociale senza dottrina: «In questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e legislatore, non si costruirà la città diversamente da come Dio l’ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole».

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[1] Giampaolo Crepaldi, Il cattolico in politica. Manuale per la ripresa, Cantagalli, 2010, p. 78.

[2] Giuseppe Toniolo, Il concetto cristiano della democrazia, 1897.

[3] Pio X, Lettera apostolica Notre charge apostolique, 25 agosto1910.

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