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Lug 12

Gli oppiacei diventano una delle prime causa di mortalità negli USA

Aleteia 10 Luglio 2018

Decedute nel 2016 42.249 persone in seguito ad un’overdose di oppioidi (cioè quasi 116 al giorno e quasi 5 ogni ora).

Paul De Maeyer

Gli analgesici servono per lenire il dolore, ma una particolare categoria di antidolorifici ha generato una vera e propria emergenza nazionale Oltreoceano. Stiamo parlando degli analgesici oppioidi od oppiacei. Per avere un’idea: nell’arco del 2014 sono state compilate negli Stati Uniti più di 240 milioni di prescrizioni per oppioidi, una quantità sufficiente per garantire ad ogni cittadino americano adulto la sua boccetta di pillole, così ha calcolato il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

Anche se negli anni ‘90 le case farmaceutiche avevano rassicurato il pubblico e le autorità sanitarie riguardo ai rischi di dipendenza causati da farmaci antidolorifici su base di oppioidi, è vero purtroppo il contrario: queste molecole generano dipendenze drammatiche e pericolose, anzi letali.

Quadro devastante

Basta dare un’occhiata ad alcune cifre dell’attuale crisi degli oppioidi negli USA, la quale ha assunto proporzioni epidemiche, al punto che i mezzi di comunicazione parlano già di una “oppidemia” (dall’inglese opidemic).

Fanno senz’altro impressione i dati relativi al 2016 resi pubblici sempre dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani. Nel corso del 2016 sono decedute negli USA 42.249 persone in seguito ad un’overdose di oppioidi (cioè quasi 116 al giorno e quasi 5 ogni ora). Questa cifra costituisce un aumento del 28% — quasi un terzo quindi — rispetto all’anno 2015.

Mentre 17.087 decessi erano dovuti ad una overdose da oppioidi comunemente prescritti, 19.413 erano da attribuire all’abuso di oppioidi sintetici diversi dal metadone, rivela il sito dell’HHS.

Nell’arco del 2016, 11,5 milioni di statunitensi hanno fatto abuso di oppioidi da prescrizione, di cui 2,1 milioni per la prima volta. Sempre 2,1 milioni sono anche coloro che hanno sviluppato un disturbo da consumo di oppioidi.

Invece sono 948.000 i cittadini USA che hanno consumato eroina, di cui 170.000 per la prima volta. Il consumo della droga ricavata dalla resina del papavero sonnifero ha provocato, sempre nel 2016, 15.469 decessi da overdose.

Va ricordato del resto che il numero totale di morti per overdose negli USA ha raggiunto nel corso del 2016 quota 64.000. Questo triste record storico supera il numero di decessi provocati da incidenti stradali e persino quello degli americani caduti nella guerra del Vietnam, che furono 58.318.

Uso e limiti del naloxone

Mentre il presidente Donald Trump ha definito il 26 ottobre scorso la crisi “una tragedia umana” e “una vergogna nazionale”, la situazione è diventata talmente critica che il Fire Department di Salt Lake City, nello Utah, ha deciso di distribuire kit di naloxone alle persone a rischio di overdose da eroina o oppioidi. Il noto farmaco anti-overdose conosciuto anche con il nome commerciale Narcan dimostra però grandi limiti.

Infatti, come rivela il New York Times, la molecola risulta spesso impotente di fronte a overdose da fentanyl (un antidolorifico oppioide di sintesi molto più potente della morfina) e carfentanil (una sostanza usata anche per sedare gli elefanti, poiché 100 volte più potente del fentanyl e 5mila volte più forte dell’eroina).

L’investigatore capo dell’ufficio del coroner o medico legale della contea di Warren, nell’Ohio, Doyle Burke, ha paragonato l’effetto del naloxone nella lotta contro queste overdose all’uso di una pistola ad acqua per spegnere una casa in fiamme.

L’impatto della crisi

La crisi degli oppiacei è costata agli Stati Uniti ben 504 miliardi di dollari nel 2015. Questa cifra, resa pubblica nel novembre 2017 dal Council of Economic Advisers (cioè l’équipe di esperti economici della Casa Bianca), è ben sei volte maggiore di quanto sinora pensato. Uno studio privato del 2016 avanzava l’ipotesi per l’anno 2013 di un costo di 78,5 miliardi di dollari.

Secondo una ricerca dell’American Action Forum, pubblicata nel marzo scorso, l’epidemia degli oppiacei ha costretto nel 2015 quasi un milione di statunitensi (919.400) in età lavorativa primaria ad uscire dalla forza lavorativa. Per quanto riguarda il periodo 1999-2015, il declino della forza lavorativa dovuto alla crisi è costato all’economia americana 12,1 miliardi di ore lavorative e ha rallentato la crescita economica dello 0,2%, con una perdita cumulativa di produzione reale di 702,1 miliardi di dollari.

West Virginia e Carolina del Nord

La tragedia degli oppioidi colpisce numerosi Stati o regioni degli USA, tra cui la Virginia Occidentale. “Il più alto tasso di overdose pro capite e il più alto tasso di mortalità pro capite nel Paese per gli oppiacei è proprio qui”, così ha dichiarato al Washington Post il procuratore del Southern Districtdel West Virginia, Mike Stuart, che ha definito la città di Huntington il ground zero o epicentro dell’emergenza.

L’anno scorso, il tasso di omicidi a Huntington è aumentato del 76% rispetto al 2016, così ha ricordato Stuart, il quale ha aggiunto che nel corso dello stesso anno il tasso di aggressioni aggravate è cresciuto del 28% e quello degli stupri del 24%. “C’è a malapena una famiglia nel West Virginia a non essere stata colpita”, conclude il procuratore del Southern District.

L’emergenza colpisce anche duramente la Carolina del Nord, dove ogni giorno quasi quattro persone perdono la vita per overdose. Per ogni 100.000 abitanti dello Stato ci sono ben 91.000 prescrizioni per analgesici narcotici (o oppioidi), di cui però un terzo viene “deviato”, cioè finisce nelle mani della persona sbagliata.

Nella classifica Top 20 dell’abuso di oppioidi figurano ben quattro città della Carolina del Nord. Una di queste quattro località, Wilmington, si è collocata al primo posto. Le altre tre città sono Hickory (5°), Jacksonville (12°) e Fayetteville (18°).

La Conferenza Episcopale del Michigan

Allarmata per le proporzioni dell’emergenza, la conferenza dei vescovi cattolici del Michigan — la Michigan Catholic Conference (MCC) — ha dedicato l’anno scorso un numero della newsletter Focus alla crisi degli oppiacei, che colpisce anche lo Stato nel nord-est degli USA. “Mentre ci sono pazienti che traggono veramente beneficio da questo tipo di farmaci antidolorifici — così sottolineano i vescovi –, vanno prese delle misure per prevenire il loro abuso, specialmente tra i bambini.”

Nel suo breve dossier, la MCC offre alcuni dati preoccupanti. Nel periodo 2000-2011 il numero dei ricoveri correlati al consumo di oppioidi è aumentato da 9.157 a 20.191 nel Michigan — quindi una crescita del 120%, ricorda una statistica del governo dello Stato –, e secondo la Michigan Health and Hospital Service Corporation nel 2014 ben 815 neonati presentavano sintomi della sindrome di astinenza neonatale (o  NAS in sigla inglese, da Newborn Abstinence Syndrome), dovuti al fatto che le loro madri consumavano oppiacei o eroina.

“La dipendenza tocca persone di ogni provenienza e razza: ricchi o poveri, uomo o donna; giovani, persone di mezza età o anziani. Ognuno ha la sua storia unica, e ‘deve essere valorizzata e apprezzata … per poter essere guarita’”, scrivono i vescovi, che citano il discorso rivolto nel novembre 2016 da papa Francesco ai partecipanti ad un incontro promosso dalla Pontificia Accademia delle Scienze sul tema Narcotics: Problems and Solutions of this Global Issue.

Qualcosa si muove

Nel frattempo le autorità stanno compiendo i primi passi per fermare questa tragedia. Come ha spiegato in un’intervista alla CNBC il co-direttore del Johns Hopkins Center for Drug Safety a Baltimora, nel Maryland, Caleb Alexander, sono stati realizzati dei progressi nel ridurre l’eccessiva prescrizione di analgesici oppioidi nella terapia del dolore, uno dei “principali motori” dell’attuale emergenza.

Secondo Alexander, che ha parlato di statistiche “sbalorditive” e ha ricordato che la dipendenza è “una malattia curabile” come qualsiasi altra patologia, negli ultimi anni sono state registrate “diminuzioni modeste” delle vendite di oppioidi da prescrizione, anche se il volume di oppiacei prescritti negli USA rimane ancora molto più elevato rispetto al resto del mondo. Secondo alcune stime rappresenterebbe l’80% circa dell’offerta mondiale [1].

Anche l’amministrazione Trump si sta muovendo. Parlando a Raleigh, nella Carolina del Nord, il ministro alla Giustizia o Attorney General, Jeff Sessions, ha proposto il 17 aprile scorso di limitare la quantità di oppiacei che certe aziende farmaceutiche possono produrre ogni anno.

Da informazioni rese pubbliche nel gennaio scorso dalla House Energy and Commerce Committee, cioè la commissione della Camera dei Rappresentanti a Washington che si occupa dell’energia e del commercio, emerge infatti che alcuni distributori di farmaci hanno letteralmente sommerso alcune piccole comunità della Virginia Occidentale di oppiacei.

Dal 2006 al 2016 i distributori hanno inviato ad esempio circa 20,8 milioni di pillole di idrocodone e ossicodone — entrambe le molecole sono sostanze oppiacee — a sole due farmacie situate a Williamson, un centro con poco più di 3mila abitanti nel West Virginia.

Allucinante anche la quantità di oppioidi piombata sulla località di Kermit, sempre nel West Virginia. Il distributore Miami-Luken, con sede nell’Ohio, ha portato dal 2005 al 2011 ben 6.324.000 pillole di idrocodone e di ossicodone nella località, che conta due farmacie e appena 400 abitanti. Nel solo anno 2008 la stessa ditta ha inviato quasi 2,3 milioni di pillole delle due sostanze a Kermit, vale a dire più di 5.600 per ogni abitante. Una cifra che dimostra nuovamente quanto è drammatica l’emergenza degli oppioidi Oltreoceano.

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1] Questa percentuale, citata da numerose fonti, non è indiscussa. Cfr. https://www.painnewsnetwork.org/stories/2018/3/8/the-myth-that-americans-consume-80-of-the-worlds-opioids

 

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