Siria: la posta in gioco dietro la battaglia di Al Ghouta

Golias http://golias-news.fr/ Golias Hebdo N° 518 marzo 2018

René Naba,

(in International News Middle East Politics Syria, 28 marzo 2018)

“Razionalità’’ occidentale nella guerra siriana

Ai primi di febbraio 2018 si apre un nuovo fronte alla periferia di Damasco, nella zona di al-Ghouta, con l’intento di ridurre la pressione militare sulle forze turche e i loro ausiliari del Free Syrian Army nel nord della Siria, mentre l’offensiva turca, “Operazione ramo d’ulivo” contro le forze curde della Siria, lanciata il 19 gennaio 2018, segna il passo, sollevando i timori di una stagnazione turca nel calderone siriano

Gli obiettivi alla base della nuova battaglia di al-Ghouta, condotta principalmente da alleati della Turchia e del Qatar -Ahrar al Sham e Jaysh al Islam- avrebbero lo scopo sia di risollevare i gruppi islamisti, screditati dopo una serie di clamorosi rovesci a partire dalla riconquista di Aleppo nel dicembre 2016, sia di reinserire le potenze occidentali ed i loro alleati petromonarchici nel gioco diplomatico, dopo esserne stati estromessi dalle forze militari russe e dai loro alleati regionali, le forze governative dell’esercito arabo siriano, i Pasdaran (Iran ) ed Hezbollah (Libano)

Sabato 24 febbraio 2018, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha adottato all’unanimità una risoluzione in cui si chiede “senza indugio” un cessate il fuoco umanitario di un mese in Siria, mentre le battaglie nel settore orientale della Ghouta, alla periferia di Damasco, infuriano. Due gruppi islamici “Jaysh al – Islam” (Esercito dell’Islam, filo-Sauditi) e Faylaq al -Rahman (La Brigata di al-Rahman, pro-Turchia-Qatar) hanno sostenuto questa risoluzione che esclude i gruppi considerati terroristi (Daesh, Jabhat al – Nusra, al – Qaïda).

Questo fatto conferma che la battaglia di Ghouta non è un assalto delle forze governative contro civili innocenti, come tendono a sostenere la propaganda occidentale e i loro alleati petromonarchici, ma contrappone l’esercito del governo siriano a gruppi terroristici, frammisti alla popolazione civile come “scudi umani” e che beneficiano delle strutture di transito e della fornitura di armi degli Israeliani

La Turchia ha impegnato truppe nell’area di Afrin il 19 gennaio contro le forze curde, guidate da Francesi e Statunitensi, per far fallire la creazione di un’entità curda indipendente nel nord della Siria.   Agli occhi degli strateghi occidentali una tale entità compenserebbe il fallimento della proclamazione di uno stato curdo indipendente nel nord dell’Iraq: un progetto concepito dagli USA e Israele per servire da piattaforma alle loro attività anti-iraniane dal nord dell’Iraq, al confine con l’Iran

La nuova strategia occidentale, concordata durante una riunione a Londra l’11 gennaio 2018, avrebbe previsto col rilancio della campagna sulle armi chimiche la partizione del Paese, per sabotare sia il processo di riconciliazione tra Siriani, portato avanti sotto l’egida russa a Sochi, sia l’inserimento della Turchia, unico Paese musulmano membro fondatore della NATO, che sta prendendo le distanze dai suoi alleati atlantisti

Per approfondire questo argomento, vedere il seguente link:

http://prochetmoyen-orient.ch/syrieleaks-un-cable-diplomatique-britannique-devoile-la-strategie-occidentale

Antecedentemente punta di diamante nella lotta contro la Siria, Ankara teme ora che il progetto occidentale porterà allo smembramento della Turchia con il risveglio dell’irredentismo curdo. Il presidente Erdogan si sta impegnando quindi per creare una barriera umana araba nell’area di confine tra Turchia e Siria, insediando in questo settore i 3,5 milioni di rifugiati Siriani presenti nel suo territorio, per eliminare così questo gravame umano e finanziario in prospettiva delle prossime elezioni

Noti per la loro flessibilità, e benché inquadrati da Americani e da Francesi, i Curdi hanno fatto appello al presidente siriano Bashar al-Assad per ‘’difendere l’integrità territoriale” della Siria e incrociare le armi contro la Turchia, nonostante siano stati tra i grandi architetti dello smembramento del loro paese ospitante.

Oltre questa ripresa bellicosa, si pone la questione della razionalità occidentale e dei loro alleati curdi nella guerra siriana.

Riguardo ai Curdi: l’alleanza con gli Stati Uniti, artigiani della cattura di Abdullah Ocalan – leader carismatico del movimento separatista curdo in Turchia – e la richiesta alla Siria, dopo aver contribuito al declino del suo stato centrale, è come minimo un’incoerenza

Riguardo agli Occidentali: opporsi all’indipendenza della Catalogna e della Corsica e invece provocare la spartizione della Siria è quantomeno una duplicità nociva alla credibilità del loro discorso moralizzatore

Allo scoppio della guerra in Siria, la presenza russa era ai minimi termini. Sette anni dopo, la Russia ha una base aerea importante a Hmeiymin, sulla costa siriana – la prima in Medio Oriente dal tempo degli zar – ed una seconda base navale a Tartus. La Cina, ha uno scalo in Tartus adiacente alla base navale russa: la prima calata militare cinese nel Mediterraneo dalla notte dei tempi

In crisi con la NATO, di cui è membro fondatore, la Turchia si avvicina notevolmente a Iran e Russia, leader della sfida all’egemonia israelo-occidentale in Medio Oriente. l’Iran è ora militarmente presente in Siria, al confine con Israele, mentre lo Stato ebraico ha perso il controllo assoluto del cielo, come dimostra la distruzione di un bombardiere israeliano F16 nello spazio aereo siriano, e gli Hezbollah libanesi, agguerriti dai combattimenti in Siria, sono diventati grandi decisori regionali. Di chi è la ‘’colpa’’?

(Traduzione di Maria Antonietta Carta)

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Per approfondire l’argomento:

http://www.madaniya.info/2018/01/05/le-mic-mac-de-la-france-dans-son-projet-de-creation-dun-etat-sous-controle-kurde-a-raqqa-en-syrie

https://www.les-crises.fr/nos-cris-dindignation-a-propos-du-siege-de-ghouta-sonnent-creux-car-nous-ne-ferons-rien-pour-sauver-les-civils-par-robert-fisk

 

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