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Apr 12

Psicosi al top, lo studio “scontato” sulla cannabis

La Nuova bussola quotidiana

22 Marzo 2018

L’autorevole Jama Psychiatry ha analizzato uno degli effetti collaterali più devastanti della cannabis: la psicosi. Le conclusioni sono allarmanti: è la cannabis legalizzata la responsabile dell’aumento dei fenomeni psicotici tra i giovani che la utilizzano. Da qui un produzione di un decalogo che inizia così: il modo più efficace per evitare ogni rischio è astenersi dall’usarla.

di Andrea Bartelloni

Con una ricerca effettuata su 118.497 partecipanti in un periodo che va dal 1991 al 2013 l’autorevole Jama Psychiatry, ha stabilito un nesso tra la legalizzazione per uso medico e l’aumento dell’uso ricreativo della cannabis negli Stati Uniti. Dati che confermano che la legalizzazione per uso medico non è altro che una via attraverso la quale ampliare il mercato.

La stessa rivista ha anche analizzato uno degli effetti collaterali più devastanti di questa droga d’abuso così diffusa: la psicosi. Lo studio longitudinale ha visto la partecipazione di 5.300 giovani di età compresa tra 14 e 19 anni (56,1% di sesso femminile) e ha preso in considerazione il parallelo tra fumo di sigarette e quello di cannabis in rapporto con l’insorgenza di episodi psicotici.

Siccome l’uso di tabacco e cannabis è spesso associato risulta molto importante distinguere gli effetti sulla salute mentale dei giovani anche perché spesso il fumo di sigaretta è stato collegato a fenomeni psicotici e quindi è risultato utile capire quale delle due sostanze fosse la responsabile principale dei fenomeni in questione. Fenomeni caratterizzati da allucinazioni, episodi maniacali, disturbi cognitivi. E anche qui le conclusioni sono allarmanti: è la cannabis la responsabile dell’aumento dei fenomeni psicotici tra i giovani che la utilizzano.

E allora si cerca di correre ai ripari per ridurre il danno, danno che questa volta è provocato, si dall’uso, ma in regime di legalizzazione. Nell’agosto 2017, l’American Journal of Public Health, pubblicazione mensile dell’American Public Health Association, ha pubblicato un lavoro di Benedict Fischer con un decalogo per ridurre i rischi da uso di cannabis. Se non fosse per l’autorevolezza della pubblicazione e la qualità degli estensori, certe conclusioni paradossali farebbero quasi ridere.

Dopo aver preso in esame la sterminata letteratura sul tema dai database di Medline, Embase, PsycInfo e Cochrane Library, la prima delle raccomandazioni farebbe impallidire monsieur de La Palisse: il modo più efficace per evitare ogni rischio da uso della cannabis è astenersi dall’usarla. E poi si entra nel merito dei gravi problemi che i legalizzatori di mezzo mondo hanno sottovalutato cioè che i ragazzi sotto i 16 anni cominciano con la marijuana e tanto più precoce è l’utilizzo tanto più gravi sono le conseguenze per la salute perché la cannabis colpisce lo sviluppo cerebrale. Quindi la seconda raccomandazione è: evitare l’uso precoce.

Le raccomandaizoni proseguno con il conoscere la natura e la composizione della cannabis che si usa perché oggi la percentuale di Thc, il principale principio attivo contenuto nella cannabis, è molto alta e quindi: fumarsi canne con basso contenuto di Thc. Chi cerca lo sballo vuole effetti sempre più forti e tanto vale tornare al punto uno perché chi si fumerebbe una canna senza effetti?

Tra le evidenze si segnala poi: evitare i cannabinoidi sintetici che sono ancora più pericolosi; la cannabis inalata per combustione provoca gravi problemi respiratori, quindi assumerla per altre vie, l’inalazione profonda perché trattenere il respiro, aumenta l’assorbimento delle sostanze psicoattive e l’ingresso di materiale tossico nel sistema polmonare.

Le ultime raccomandazione riguardano l’uso frequente o intenso che aumenta i rischi e il pericolo di guidare sotto gli effetti della cannabis perché comporta un aumento di incidenti stradali. Infine: attenzione alle donne in stato di gravidanza e i soggetti con predisposizione a problemi psicotici o che hanno familiari di primo grado con disturbi di questo tipo.

Che dire di queste raccomandazioni? Disarmanti perché stanno a significare la presa d’atto del dilagare dell’uso di marijuana: un adulto su otto e un giovane su tre nel Nord America ne fa uso e i pericoli per la salute individuale, ma anche per la società, sono notevoli e subdoli perché si manifestano a distanza di tempo anche se, ovviamente, non colpiscono tutti i fumatori. Ma questo vale per tutte le forme di abuso. Quindi queste precauzioni per l’uso dovrebbero essere utili per chi si ostina a insistere sulla legalizzazione o, peggio ancora, per chi afferma che è come fumare una sigaretta o bere un bicchiere di vino.

 

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