Agostino, Tommaso, Rahner

Karl Rahner

Karl Rahner

Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân  Newsletter n.796 del 11 Maggio 2017

A seguito della pubblicazione del libro “La nuova Chiesa di Karl Rahner. Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo” (Fede & Cultura, Verona 2017) il nostro osservatorio ha proposto un dibattito sul tema LA TEOLOGIA DI KARL RAHNER E L’EUTANASIA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA.

Finora sono stati pubblicati i seguenti due interventi:

Stefano Fontana, La teologia di Karl Rahner e l’eutanasia della Dottrina sociale della Chiesa. Apriamo una discussione sulla teologia di Rahner (leggi);

Francesca Pannuti, Karl Rahner, il modernismo e la filosofia moderna (leggi)

Pubblichiamo qui di seguito un terzo intervento sul tema a cura del prof. Matteo Candido

AGOSTINO, TOMMASO RAHNER 

Matteo Candido

Qualche tempo fa l’esito di un sondaggio in una università pontificia romana vide al primo posto come maggiore teologo della Chiesa, Karl Rahner, e solo dopo, figuravano S.Agostino e S.Tommaso. Non era che la conferma del dominio che esercitava sull’intellighentia ecclesiastica il teologo tedesco, specie nel dopo-Concilio. Le sue opere vennero tradotte in Italia dai suoi confratelli gesuiti di Napoli. Ne uscirono volumi e volumi, nelle edizioni Paoline. Che pure io mi affrettai ad acquistare.

Il suo prestigio si estendeva anche fuori dal campo teologico e poche furono le critiche che lo raggiunsero anche quando il suo comportamento non era tra i più brillanti. Ad un certo punto però la sua massiccia produzione venne analizzata da personaggi del suo stesso livello. E una ricerca storico-filosofica si ebbe soprattutto da parte di Etienne Gilson, Jean Laporte e Augusto Del Noce, che mostrarono che la teologia del Rahner si risolveva in una filosofia. Quella di Giovanni Gentile, che in Italia aveva appoggiato il fascismo.

Ora la filosofia di Gentile, a giudizio di Del Noce, si risolse in una catastrofe, e trascina con sé tutte le “teologie-dopo-la filosofia-moderna”, che trovano nell’idealismo attualistico la loro conclusione, tra cui la “filosofia trascendentale” del Rahner.

Su queste conclusioni esiste ancora una coltre di silenzio. E le rare voci che si sono alzate per iniziare una accostamento critico alla posizione di Rahner appaiono bloccate. Tanto che a tanti anni della sua scomparsa, il suo influsso si sente pure nelle discussioni sinodali sulla famiglia.

Rahner mirava ad estendere la conciliare «apertura al mondo» nell’ambito teologico, partendo dal kantismo, ritenendo di fare per il nostro tempo quello che avevano fatto, nel loro, Agostino con il platonismo e Tommaso con l’aristotelismo. Trascurando – ed è sorprendente che lo faccia un teologo – il “salto mortale” disastroso che si causa al Cristianesimo passando dalla «filosofia dell’essere» tradizionale alla «filosofia del divenire» dei moderni.

Il “filosofo attraverso la storia” Gilson, che passò una vita sui testi di S.Tommaso, non esita a parlare di mostruosità, a proposito dell’accordo kantismo-tomismo rahneriano. E usa proprio la parola “teratologia” nel presentarne l’esame in Réalisme thomiste et critique de la connaissance del 1947. Del Noce condivise tale giudizio e lo espresse in un lungo saggio su “Archivio di filosofia” nel 1974: “Teologia della secolarizzazione e filosofia”, nonché ne “La scoperta del tomismo di Etienne Gilson e suo significato presente”, in AA.VV: “Studi di filosofia in onore di Gustavo Bontadini” – ed. Vita e Pensiero – 1975, ora anche in “Pensiero della Chiesa e filosofia contemporanea” (pp.31.57), ed. Studium – 2005.

Nel primo saggio Del Noce esamina la teologia del Rahner attraverso il libro “Sulla teologia del mondo” (1962) -tradotto in Italia dalla Queriniana nel 1969- dell’allievo a lui più vicino, J.B.Metz. Questi sosteneva la necessità, per la teologia, di passare ad una nuova forma. Nel secondo mostra nella filosofia di Gentile la forma perfetta di modernismo, dove va a finire ogni moderna “teologia della secolarizzazione” diventando “la dissoluzione della teologia e la teologia della dissoluzione”.(46)

Metz: “La nuova teologia è la ricerca di interpretare la fede in una maniera che corrisponda alla situazione storica del pensiero… Di qui, il passaggio dalla veduta cosmocentrica alla antropocentrica… determinatasi grazie al Cristianesimo” anche se “osteggiata dal Cristianesimo ufficiale”.(42)

Gentile: “L’irreversibile svolta epocale che medierebbe il passaggio dal ‘mondo divinizzato al mondo ominizzato’ non è rappresentata da altro che dalla rivoluzione marxista, guidata dall’idea del progetto del passaggio dalla contemplazione alla trasformazione del mondo, dalla filosofia speculativa alla filosofia della prassi; a tale rivoluzione deve corrispondere una rivoluzione nella teologia”.(40)

Gentile: “La teologia dei teologi non ha parlato di Dio, perché i teologi non hanno mai conosciuto Dio, avendolo sempre presupposto, scambiandolo con la sua ombra… Se per Cristianesimo si deve intendere una religione dell’umanità di Dio e della redenzione divina dell’uomo per mezzo dello spirito, come attività superatrice e negativa della natura, io ho la presunzione che non si possa oggi essere cristiani profondamente, con l’animo sgombro dalle difficoltà che una concezione spiritualistica della vita sono via via sorte in seno alla riflessione filosofica e questa ha via via eliminato, senza battere la via aperta dall’attualismo”. (Introduzione alla filosofia -1933).

Ovviamente i teologi della “teologia-dopo-la filosofia-moderna” negano che la loro finisca nelle ideologie in cui Dio “evapora” nell’io solipsistico trascendentale (Gentile) o nel irraggiungibile futuro lontano oppure nel moloch statale stritolatore (Marx), ma la logica è logica – affermano questi studiosi – confrontando le affermazioni pronunciate dai nuovi teologi.

Va pure aggiunto che nella catastrofe in cui finisce l’attualismo, e con esso le teologie-dopo-la-filosofia-moderna, con Dio sparisce anche l’individuo: non vi trova infatti una sua spiegazione, né motivabile la difesa, giustificata anzi la soppressione, ritenuta persino necessaria talvolta, non essendoci altro che l’io trascendentale chiuso in se stesso.

L’assurdità cui porta la “filosofia del divenire” non può che riportare in campo la “filosofia dell’essere”, su cui si basa il Cristianesimo e la filosofia cristiana, dove confluiscono -secondo del Noce- il tomismo, l’ontologismo e esistenzialismo religioso. E il magistero dovrebbe farsi sentire di più, perché la crisi nasce a livello teologico. Una carità senza verità dura poco.

Nel campo teologico si lasciano correre troppe opinione discordanti e, se non è bene infierire sulle persone dei teologi, come avveniva un tempo, non devono però mancare valutazione di magistero, puntuali e non vaghe e proprio su quello che i teologi dicono e scrivono. La Fede genuina Cristo l’ha affidata al giudizio degli apostoli, e questi hanno il compito di garantirla intatta all’intera comunità dei fedeli.

 

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