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Apr 13

Rimanere soli fa male alla salute*

coppia_sposataDal sito Neodemos 31 marzo 2017

Elisa Cisotto, Letizia Mencarini,

Roberta Onorati

Numerose ricerche epidemiologiche e demografiche evidenziano un effetto benefico del matrimonio sulla salute dei coniugi. Le persone sposate godono di una migliore salute mentale e fisica, così come di tassi di mortalità più bassi rispetto alle persone separate (o divorziate), vedove o mai sposate. Spesso, questi benefici risultano più accentuati per gli uomini rispetto alle donne.

Le spiegazioni di questo legame tra stato coniugale e salute possono essere diverse e vari fattori sono chiamati in causa, compresa la possibilità di un fenomeno di selezione a monte, per cui le persone maggiormente in salute hanno maggiori probabilità di sposarsi e successivamente di non divorziare. Le ricerche, tuttavia, ci dicono che la vita di coppia di per sé migliora la salute e i vantaggi sembrano anche cumularsi durante l’unione, con un effetto benefico di lungo periodo che potrebbe derivare dalla disponibilità di aiuto e di sostegno reciproco.

Allo stesso modo, le conseguenze dello stress dovuto alla perdita del coniuge per separazione o vedovanza, pur affievolendosi, possono avere ripercussioni di lungo periodo sulla salute. La mancanza di un compagno o di una compagna può aumentare il rischio di soffrire di solitudine, di rimanere isolati e perdere supporto morale. Inoltre, oltre al costo emotivo, separarsi o rimanere soli può comportare una perdita in termini economici, diminuire gli standard di vita e di benessere, condizionando negativamente lo stato di salute.

Mortalità e stato civile: cosa ci dicono i dati della città di Torino

cimiteroNello studio delle relazioni esistenti tra mortalità e struttura famigliare, i dati epidemiologici messi a disposizione dallo Studio Longitudinale Torinese ci consentono di analizzare nel dettaglio il legame tra mortalità e struttura famigliare, esaminando le caratteristiche di stato civile censuario, la causa di morte e la classe di età dei cittadini residenti nel capoluogo piemontese.

Dall’analisi dei dati che riguardano uomini e donne con età compresa tra i 30 e i 64 anni e tra i 65 e gli 84 anni, le differenze nei rischi di morte per stato civile sono articolate e molto pronunciate. Per ambedue i sessi, tutte le condizioni diverse da coniugato presentano un rischio relativo di morte maggiore rispetto ai coniugati e più elevato nelle classi di età più giovani.

Se ci focalizziamo sugli uomini con meno di 65 anni, le cause di morte che presentano eccessi moderati di mortalità per tutti gli stati civili diversi da coniugato sono i tumori del fegato, la cirrosi epatica e le malattie alcool-correlate, con una maggiore intensità dell’effetto per i vedovi. Tra gli anziani maschi (i.e. 65 e gli 84 anni) acquistano rilievo le morti per tumori al polmone per i vedovi, i separati e i divorziati; il diabete mellito, le malattie dell’apparato circolatorio, ischemiche del cuore e cerebrovascolari per i vedovi; così come le malattie respiratorie, e correlate a fumo e alcool.

Le donne con meno di 65 anni riportano, invece, eccessi rilevanti di mortalità per tutti gli stati diversi da coniugata nel caso dei tumori delle vie aereo digestive superiori e della cirrosi epatica, con valori però più alti per le donne separate o divorziate. Allo stesso modo, le donne non coniugate presentano rischi moderatamente più elevati nei casi di morte per malattie dell’apparato circolatorio, correlate ad alcool o fumo, le morti evitabili e per malattie ischemiche del cuore.

Le morti accidentali o violente mostrano un eccesso di mortalità per le donne nubili e vedove, con intensità più forte per i casi di morte dovuta a cadute e infortuni. In generale poi, gli accidenti causati dal traffico sono particolarmente associati alle situazioni di vedovanza, separazione o divorzio. L’eccesso di morte rispetto alle coniugate è anche associato al tumore al polmone per le donne separate o divorziate.

Cresce il divario tra coniugati e non, soprattutto nelle età più giovani

singleLe disuguaglianze in termini di mortalità per stato civile si indeboliscono con l’avanzare dell’età, pur rimanendo confermato il ruolo significativo del matrimonio come fattore di protezione della salute. Tale riduzione, infatti, è principalmente causata da una sorta di selezione degli anziani stessi oggetto del nostro studio. Precisamente, se da un lato è possibile che la vita coniugale porti a un miglioramento delle condizioni di salute della coppia, è altrettanto verosimile che la corrispondente maggiore sopravvivenza aumenti il numero di individui suscettibili a quel deterioramento nelle condizioni di salute, che è tipico proprio delle età anziane.

Dagli anni Settanta a oggi le differenze in termini di mortalità si sono ampliate, principalmente grazie a una costante riduzione dei rischi di morte dei coniugati (Figura 1). Diversamente, il miglioramento dei rischi di morte per altre condizioni famigliari è più moderato e meno generalizzato. Complessivamente, il divario tra i rischi per tutte le cause di morte è cresciuto negli anni per tutti gli stati civili, indipendentemente dal sesso e dalla classe di età considerata.

coppia anzianiSolamente l’incremento per alcune specifiche cause di morte appare più marcato, come nel caso di tumori al fegato per gli uomini vedovi con meno di 65 anni, o dei tumori delle vie aereo digestive superiori per le donne, e le malattie ischemiche e del cuore, o dell’apparato respiratorio per le donne sotto i 65 anni.

I dati della città di Torino confermano, quindi, il ruolo del matrimonio come forte fattore di protezione della salute, rafforzando alcune delle tendenze già rilevate dalla fine degli anni Novanta. Il supporto famigliare rappresentato dal coniuge si rivela fondamentale quando subentra uno stato di salute compromesso che richiede cure, quando si fa promotore di sane abitudini che favoriscono la salute (come nel caso di morti correlate all’alcool o al fumo), così come quando protegge dallo stress acuto causato da uno scioglimento famigliare per separazione, divorzio o vedovanza.

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 (*) Questo contributo si basa sul seguente articolo: Mencarini L., Cisotto E., Onorati R. (2017), Quando si rimane soli: separazioni e vedovanza, in: Costa G., Stroscia M., Zengarini N., Demaria M. (a cura di), 40 anni di salute a Torino. Spunti per leggere i bisogni e i risultati delle politiche, Inferenze, Milano, pp. 127-133.

Per saperne di più:

Arcaleni E. (2012), Health status after marital dissolution in Italy, Genus, LXVIII (No. 2): 53-80.

Costa G, Demaria M. (1988), Un sistema longitudinale di sorveglianza della mortalità secondo le caratteristiche socio-economiche, come rilevate ai censimenti di popolazione: descrizione e documentazione del sistema, Epidemiologia e Prevenzione, Vol. 36: 37-47.

Costa G., Stroscia M., Zengarini N., Demaria M. (a cura di, 2017), 40 anni di salute a Torino. Spunti per leggere i bisogni e i risultati delle politiche, Inferenze, Milano.

Mencarini L., Cisotto E., Ferracin E. (2017), Famiglie che cambiano, in: Costa G., Stroscia M., Zengarini N., Demaria M. (a cura di), 40 anni di salute a Torino. Spunti per leggere i bisogni e i risultati delle politiche, Inferenze, Milano, pp. 122-126.

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