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Dic 15

In morte del secondo successore di Escrivá

javier-echevarriaLa Croce quotidiano 14 dicembre 2016

In ricordo di Mons. Javier Echevarría, Prelato dell’Opus Dei, morto lunedì sera a Roma nella festa della Vergine di Guadalupe. Era ricoverato da diversi giorni al Campus BioMedico per un’infezione polmonare. Sacerdote dal 1955, consacrato vescovo da san Giovanni Paolo II nel 1995, aveva seguito fin dai primi anni dell’Opera nella sua “santa follia” il fondatore san Josemaría Escrivá

di Giuseppe Brienza

Alle 21.20 di lunedì, nel giorno della grande festa della Madonna di Guadalupe, è morto a Roma mons. Javier Echevarría, vescovo e secondo successore di san Josemaría Escrivá (1902-1975) alla guida dell’Opus Dei. Nato il 14 giugno 1932 a Madrid, Don Javier era stato fin dai primi anni Cinquanta, assieme al Beato Álvaro del Portillo (1914-1994), il più stretto collaboratore di mons. Escrivà che, nel 1928, aveva fondato per ispirazione divina l’Opera e, successivamente, è stato prima beatificato (1992) e poi canonizzato (2002) da san Giovanni Paolo II.

Proprio a Don Javier Josemaría Escrivá rivolse le sue ultime parole di prima di morire: «Javi, non mi sento bene» e, nello stesso momento, il fondatore dell’Opera guardò all’immagine della “Morenita”, di cui era tanto devoto, che aveva innanzi al letto. Per una coincidenza provvidenziale proprio nel giorno della memoria liturgica della Madonna di Guadalupe mons. Echevarría si è ricongiunto in Cielo al suo antico amico e maestro.

Dal 5 dicembre mons. Echevarría era ricoverato al Campus BioMedico di Roma a causa di una infezione polmonare trattata con antibiotici. Nel pomeriggio del 12 dicembre il quadro clinico è peggiorato causando un’insufficienza respiratoria che ha causato il decesso.

Spetta ora al vicario ausiliare della prelatura dell’Opus Dei, il sacerdote spagnolo Mons. Fernando Ocáriz, che ha amministrato a Don Javier gli ultimi sacramenti, di convocare entro un mese un Congresso generale incaricato di eleggere il nuovo Prelato dell’Opera. L’assise dovrà essere celebrata entro tre mesi e, una volta eletto il successore, la scelta dovrà essere confermata dal Santo Padre.

Papa Francesco, dal canto suo, non appena appresa la notizia della morte di mons. Echevarría ha provveduto a inviare un telegramma molto affettuoso di condoglianze, rivolgendo il suo pensiero e preghiera sia alla famiglia umana sia a quella spirituale di Don Javier. Poche settimane fa quest’ultimo aveva del resto avuto la gioia di essere ricevuto dal Santo Padre in udienza privata e, com’è stato opportunamente ricordato in queste ore, «la fedeltà al Romano Pontefice era uno dei tratti salienti del suo carattere. Negli incontri, con singoli, con famiglie o davanti a un uditorio più numeroso, il Prelato non mancava mai di ripetere l’invito a pregare per il Papa, a offrire ore di studio e di lavoro per il successore di Pietro e per la Chiesa» (Andrea Acali, Si è spento a Roma il Prelato dell’Opus Dei mons. Javier Echevarría, “In Terris.it”, 12 dicembre 2016, www.interris.it).

Nella Messa celebrata a mezzanotte del 12 dicembre nella cappella del Campus BioMedico, davanti a oltre un centinaio di persone riunite attorno ai resti mortali del “Padre” (così lo chiamano i membri dell’Opera), don Fernando Ocáriz ha pronunciato una breve ma significativa omelia nella quale ha, fra l’altro, detto: «Quest’evento della morte del nostro carissimo Padre, ci ricorda il sacrificio Eucaristico che il Padre ha celebrato migliaia di volte. E noi siamo quasi contenti di avere un altro intercessore in Cielo. Non dirò tante parole perché di più non riesco. Le ultime parole del Padre sono state rivolte a chi gli ha chiesto: “Sta pregando?” Il Padre ha risposto con un fil di voce: “sto pregando per la fedeltà di tutte e tutti”. Le ultime parole sono quindi per la fedeltà alla nostra vocazione cristiana, qualsiasi sia la strada, quella nell’Opera per chi è in questa bella Famiglia. Deve esserci questa fedeltà a Cristo. Fedeltà a Cristo che si è offerto per noi fino alla morte. Noi non dobbiamo temere la morte. Non è la fine ma il principio: semplicemente un cambiamento di casa, come diceva Nostro Padre [san Josemaría Escrivá]. Affidiamoci ora alla preghiera del Padre che sicuramente è già in cielo».

Nel comunicato ufficiale che ne ha annunciato la morte, è ricordato come Don Javier conobbe a Madrid nel 1932 san Josemaría, «di cui fu segretario dal 1953 al 1975, anno in cui fu nominato segretario generale dell’Opus Dei. Nel 1994 fu eletto prelato. Ricevette dalle mani di Giovanni Paolo II l’ordinazione episcopale il 6 gennaio del 1995 nella basilica di San Pietro» (Si è spento Mons. Javier Echevarría prelato dell’Opus Dei, Ufficio Comunicazione Opus Dei Italia, Roma 12 dicembre 2016, www.opusdei.it).

Laureato in giurisprudenza e in diritto canonico, mons. Echevarría non ha mancato di collaborare anche con la Curia Romana, sia in qualità di consultore della Congregazione per le cause dei santi e del Clero sia del Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Numerosi sono stati i suoi viaggi in tutto il mondo sulle orme delle “scorribande apostoliche” dei suoi due predecessori e, molti, sono anche i suoi testi di spiritualità, tutti pubblicati in Italia dalle Edizioni Ares (http://ares.mi.it).

Oltre al libro di memorie su san Josemaria (“Memoria del beato Josemaría”), ed altre importanti opere come “Itinerari di vita cristiana”, “Para servir a la Iglesia”, “Getsemani” e “Eucaristía y vida cristiana”, ricordiamo l’ultimo suo lavoro dedicato al Santo Sacrificio dell’Altare (cfr. “Vivere la santa Messa”, Milano 2010, pp. 176). La sua vera direzione spirituale, offerta tanto ai fedeli dell’Opera quanto a tutti i Cristiani, si rinviene però a mio parere nelle lettere pastorali che, puntualmente, ha scritto all’inizio di ogni mese. L’ultima lettera pastorale mensile (dicembre 2016), l’ha dedicata al Natale, offrendoci alcuni accorgimenti, sempre attuali, per poter vivere spiritualmente il tempo d’Avvento. «Corriamo il pericolo – ha scritto fra l’altro Don Javier – che l’agitazione dell’ambiente ci spinga, quasi senza accorgercene, alla sbadataggine: a farci perdere di vista che il Signore ci è molto vicino» (fonte: sito dell’Opus Dei Italia – Sezione “Il Prelato”, http://opusdei.it/it).

Una delle frasi che più ricordo e che mi accompagnano sempre nella mia vita dalle diverse “tertulias” cui ho assistito del Padre (dallo spagnolo “tertulia” significa “chiacchiera confidenziale”, “conversazione amichevole”), incontri personali con singoli e famiglie nelle quali non tralasciava mai di parlare di apostolato e di evangelizzazione, è «c’è tanta buona gente». In effetti, in tempi di crisi, di sofferenze e di pessimismo generale, mi ha sempre affascinato lo spirito costruttivo e ottimista di Don Javier, che traspira fra l’altro un po’ ovunque nell’Opera.

In un’altra recente lettera pastorale mons. Echevarría ha scritto in proposito: «Un cristiano che sa di essere figlio di Dio non dovrebbe lasciarsi intimidire dalla tristezza. Potrà soffrire nel corpo e nell’anima, ma anche allora la coscienza della sua filiazione divina, suscitata dall’azione dello Spirito Santo, gli conferirà nuove energie per andare avanti, “semper in laetitia!”. Come consigliava san Josemaría, “se lottiamo con tenacia, avanziamo nel cammino e ci santifichiamo. Non c’è alcun santo che non abbia dovuto lottare duramente. I nostri difetti non devono portarci alla tristezza o allo scoraggiamento. La tristezza può nascere dalla superbia o dalla stanchezza: in entrambi i casi, però, chi ricorre al Buon Pastore e parla con chiarezza, trova il rimedio opportuno. C’è sempre una soluzione, anche se si fosse commesso un errore gravissimo!”» (Lettera del Prelato, luglio 2016).

Ecco proprio alla “lotta continua”, formula che piaceva molto al fondatore dell’Opera che sentiva risuonare sui media italiani degli anni Settanta (per le famigerate gesta di una ben diversa associazione sovversiva e violenta), proprio alla “lotta continua” contro i nostri difetti, limiti e miserie, serve l’ottimismo. Che, in parole più teologicamente fondate, andrebbe designato “Speranza”. Dopo la morte di Don Javier la lotta continua attraverso l’evangelizzazione (2Tm 4,7) e, la vittoria finale, è annunciata da quella dell’Agnello immolato, Gesù (Ap 17,14). Mi piace immaginare che, dopo le ultime parole di preghiera per la fedeltà di tutti i membri dell’Opera, davanti a un’ulteriore “intervistatore celeste”, che gli ha domandato “Cosa si fa ora?”, il Padre gli abbia risposto: «Lotta, come al solito!».

Le spoglie di Mons. Javier Echevarría sono state traslate ieri mattina nella chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace. Il funerale si terrà domani, giovedì 15 dicembre, alle ore 19.00 nella basilica di san Eugenio a Roma (via delle Belle Arti 10).

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