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Dic 01

Rodolfo Papa: Dio e l’uomo nell’arte contemporanea

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La Croce quotidiano 12 novembre 2016

Ieri sera conferenza a Grottaferrata: l’arte non è neutra, occasionalmente viene usata anche per fare politica

di Giuseppe Brienza

«A che cosa serve l’arte nella società? Serve a fare cultura. E, quest’ultima, è diretta anche a indurre determinati comportamenti pubblici. In ultima analisi, come insegna massimamente la storia del Novecento, l’arte è usata anche per fare politica». Sembra strano sentire una conferenza intitolata “Dio e l’uomo nell’arte contemporanea”, pronunciata da uno storico dell’arte e artista come Rodolfo Papa, partire con queste drastiche ma, in fondo, veritiere affermazioni.

«Noi vediamo – continua il prof. Papa, presidente dell’“Accademia Urbana delle Arti”, parlando ieri sera (dalle 18 alle 19:30) a Grottaferrata (Roma), nell’ambito di una serie di incontri ospitati dalla locale Biblioteca “Bruno Martellotta” -, come ad esempio determinate campagne politiche nell’Italia degli anni Settanta, sono state promosse dal PCI grazie proprio all’apporto degli artisti espressionisti comunisti. In definitiva, l’arte, lo sappiamo bene, non è affatto “neutra”».

Non a caso, quindi, alla conferenza di Rodolfo Papa hanno partecipato anche esponenti politici locali e non come il sindaco (dimissionario) di Grottaferrata Gianpiero Fontana e il Coordinatore Nazionale del Popolo della Famiglia Nicola Di Matteo.

Nel quadro delineato da Rodolfo Papa, dunque, il suo discorso da politico-ideale si fa anche squisitamente filosofico-religioso. Per affrontare una lettura filosofica dell’arte contemporanea, infatti, illustra preliminarmente un piccolo percorso sul termine “Dio”: dal latino Deus, che ha una stretta parentela etimologica con dies = luce, giorno. Dio, dunque, anche dal punto di vista della visione artistica classica, è l’Assoluto, ossia l’ipsum esse subsistens [= l’Essere sussistente] primo nell’ordine metafisico, morale, assiologico e religioso. Di lui la filosofia – che ha come compito specifico lo studio delle cause ultime – si deve occupare necessariamente e l’ha sempre fatto, facendo registrare risultati disparati, che tuttavia presentano una concatenazione logica impressionante.

Nel pensiero greco Dio non è del tutto trascendente rispetto alla natura, ma nemmeno è interessato alle vicende di questo mondo (Platone, Aristotele, Stoici, Plotino); nel pensiero cristiano (da Agostino a Vico) Dio è Persona ad un tempo trascendente e immanente, ed è la Provvidenza; in parte del pensiero moderno (Spinoza, Fichte, Hegel, Croce, Severino) Dio diviene una realtà immanente che si identifica col mondo e con la storia. Nel pensiero contemporaneo, invece, dal pensiero ateo o nichilista di Nietzsche, Russell, Sarte, a quello relativistico odierno, Dio “muore” e cessa di occupare un posto nel mondo, nella cultura e nella storia, il che segna inevitabilmente però anche la morte della metafisica, della morale, del diritto (ossia, quella che Foucault ha chiamato la “morte dell’uomo”).

Così come i comportamenti pubblici, di conseguenza, la “politica artistica” delle ideologie del Novecento – ma anche di quelle, di diversa natura ma sempre prometeiche come quelle del XX secolo, di oggi -, hanno dei precisi obiettivi circa la “sorte” di Dio e dell’uomo nella cultura e nella società europea. «Il mito della forza e la disperazione della debolezza, da questo punto di vista, sono i due principali poli che includono il percorso di comprensione della filosofia e dell’arte dello scorso secolo». Dell’esito “debolista” e disperante del nichilismo relativista sappiamo abbastanza perché, noi e purtroppo anche i nostri figli, lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle. Delle premesse dell’ateismo classico nell’attuale negazione di Dio nell’arte, invece, può essere più istruttivo parlare, riportando i principali passaggi evidenziati da Rodolfo Papa. Il quale ha preso come Autore rappresentativo di questo filone J.F. Haught. I principi fondamentali da quest’ultimo sviscerati sono:

-oltre alla natura, che include gli esseri umani e altre creazioni culturali, non esiste altro: non c’è Dio, non c’è anima e non c’è vita dopo la morte;

– la natura si riproduce da sé, non è creazione di Dio;

– l’universo non ha uno scopo o una finalità globale, nonostante la vita umana possa essere vissuta con una finalità;

– poiché Dio non esiste, le spiegazioni e le cause di tutto sono puramente naturali e possono essere comprese solo attraverso la scienza;

– tutte le diverse caratteristiche degli esseri viventi, incluse l’intelligenza e il comportamento umani, possono essere spiegate, in ultima analisi, in termini puramente naturali; ossia, come attualmente si dice, in termini evoluzionisti darwiniani.

A tutti questi principi attribuibili al naturalismo scientifico i “nuovi atei” aggiungono i seguenti postulati:

– la fede in Dio è causa di innumerevoli mali e dovrebbe essere rifiutata per ragioni di ordine morale;

– la moralità non richiede di credere in Dio e le persone si comportano meglio senza la fede che con la fede.

L’arte risente ovviamente di tutto questo bagaglio, novecentesco e d’inizio XXI secolo, allontanandosi dai principi classici di Ordine, Proporzione e Bellezza e che, a loro volta, sono in relazione con Vero, Buono e Bello.

Nella parte finale, più “tecnica”, della sua presentazione, il prof. Papa riprende e ricapitola alcuni dei passaggi principali dell’omonimo corso monografico che tiene ormai da anni nella Pontificia Università Urbaniana (intitolato appunto “Dio e l’uomo nell’arte contemporanea”). Ha proposto quindi l’analisi iconologica di alcune significative opere tratte dalle principali correnti formali dell’arte contemporanea, da Filippo Tommaso Marinetti e Boccioni a Pollock, contestualizzandole nel proprio alveo storico-culturale, al fine di individuare quale nozione di uomo e di Dio rappresentino nella loro essenza.

Dall’io che prende il posto di Dio (arte “ufficiale” sovietica) al modello del futuro come “religione” dell’uomo (futurismo), dal rifiuto della forma corporea all’esaltazione del linguaggio del corpo, per finire con la percezione del sé come percezione visiva ed alla negazione di Dio e della natura creaturale dell’uomo con la conseguente invenzione di nuove forme religiose.

Rodolfo Papa, che ha scritto su questi temi un’opera che è stata finora pubblicata solo “pro manuscripto” (cfr. “Dio e l’uomo nell’arte contemporanea”, Roma 2008), appoggia la sua visione dell’arte del Novecento europeo e del connesso rapporto fra Dio e l’uomo su svariati autori, sia italiani, come P. De Vecchi ed E. Cerchiari (“Arte nel tempo, Bompiani”, Milano 1991-92), M. De Micheli (“Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli, Milano 1984), F. Menna (“La linea analitica dell’arte contemporanea”, Einaudi, Torino 1983) e F. Poli (“L’arte contemporanea. La Metafisica”, Laterza, Roma-Bari 1989) sia stranieri, da W. Tatarkiewicz (“Storia dell’estetica”, Einaudi, Torino 1979-80) a R. Fry (“Visione e Disegno, Salerno ed., Roma 1960), per finire con A. Besancon (“L’image interdite”, Gallimard, Paris 1994).

Non solo per gli specialisti è necessario rimettere a tema la questione della valenza culturale e politica dell’arte: questo ci portiamo a casa dopo aver ascoltato l’interessante conferenza del prof. Papa. Che cita appunto Papa Francesco, che infatti subito dopo la sua elezione ci ha significativamente ricordato «quanta violenza abbia prodotto nella storia recente il tentativo di eliminare Dio e il divino dall’orizzonte dell’umanità, e avvertiamo il valore di testimoniare nelle nostre società l’originaria apertura alla trascendenza che è insita nel cuore dell’uomo. In ciò, sentiamo vicini anche tutti quegli uomini e donne che, pur non riconoscendosi appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, si sentono tuttavia in ricerca della verità, della bontà e della bellezza, questa verità, bontà e bellezza di Dio, e che sono nostri preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli e nel custodire con cura il creato» (Incontro con i rappresentanti delle chiese  e delle comunità ecclesiali, e di altre religioni, 20 marzo 2013).

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