La rivoluzione sessuale del Giudaismo

Articolo originale: Prager Dennis, Judaism’s Sexual Revolution: Why Judaism (and then Christianity) Rejected Homosexuality, in “Crisis”, 11, no. 8 (September 1993). Traduzione tratta da http://ebraismo.blogspot.com, sito italiano di cultura ebraica.

Perché il Giudaismo (e il Cristianesimo) rigettarono l’omosessualità

omosessualità_classica

di  Dennis Prager

tratta dal sito http://ebraismo.blogspot.com.

Premessa 

Non è la prima volta che una civilizzazione ha dovuto soccombere alla forza sessuale deviata. L’antica civiltà babilonese, i greci di Atene – filosofi e poeti ivi compresi – l’impero romano, gli aztechi, o la serenissima repubblica di Venezia. Il caso dei veneziani, essendo più vicino nel tempo, è particolarmente interessante.

Il consiglio dei dieci infatti, si rese conto del rischio che comportava l’emergenza pubblica del fenomeno omosessuale e tentò di correre ai ripari. Tra l’altro affittò un palazzo per istituirvi un bordello: Ca Rampani, per inciso ancora oggi a Venezia “carampana” è sinonimo di donna leggera e di facili costumi. Le prostitute avevano il compito di raddrizzare le sorti dei maschietti veneziani, e l’obbligo di stare alla finestra a seno nudo. Ma l’esperimento non ebbe l’esito sperato e Venezia decadde nel giro di 30/50 anni.

Il breve saggio che vi proponiamo rimette le carte sul tavolo ed aiuta a farsi un opinione differente da quella della cultura avanzata della nostra generazione. La visione dell’autore – Dennis Prager – è drastica e in qualche modo incompleta, ma offre una base di conoscenza preziosa. L’unico appunto che gli si può fare è aver trascurato un semplice fatto: il primo diritto che sancì la monogamia come base del matrimonio è stato il diritto romano, che fece passare il matrimonio dal dominio dell’istinto (il matrimonio salvatico come direbbe Vico) al dominio della legge, e diede un colpo d’accetta alla condizione servile della donna. Se si guarda al diritto romano non vi è niente che spinga all’omosessualità, ne che la dichiari una pratica lecita.

L’emergenza e l’omologazione de facto dell’omosessualità avvenne in epoca imperiale, quando l’impero portava già in se i segni della sua crisi e della sua decadenza. E’ vero che la legge mosaica afferma l’omosessualità è un abominio, ma le due leggi non possono, per ovvi motivi, essere paragonate. Ma questo si afferma per cercare il pelo nell’uovo, l’affermazione dell’autore che la posta in gioco è la sopravvivenza della nostra civilizzazione come l’abbiamo conosciuta, è capitale, e di questo dobbiamo essere consapevoli ed essergli riconoscenti.

La rivoluzione sessuale del Giudaismo

Quando il giudaismo richiese che ogni attività sessuale fosse incanalata nel matrimonio questo fatto cambiò il mondo. Il divieto della Torah del sesso al di fuori del matrimonio, rese semplicemente possibile la creazione della civilizzazione occidentale. Le società che non hanno messo frontiere intorno alla sessualità furono ostacolate nel loro sviluppo.

Il conseguente dominio del mondo occidentale può largamente essere attribuito alla rivoluzione sessuale iniziata dal giudaismo e più tardi portata avanti dal cristianesimo. Questa rivoluzione consiste nel mettere la forza sessuale nell’ambito matrimoniale. Questo assicurò che il sesso non dominasse più a lungo sulla società, elevò l’amore tra maschio e femmina e la sessualità (quasi creò la possibilità dell’amore e dell’erotismo nel matrimonio), e diede inizio all’arduo compito di elevare lo stato delle donne.

E’ probabilmente impossibile per noi che viviamo migliaia di anni dopo che il giudaismo diede inizio a questo movimento nella storia, percepire fino a che punto un sesso non disciplinato possa dominare la vita dell’uomo e della società.

Attraverso il mondo antico e fino al recente passato, in molte parti del mondo, la sessualità ha permeato virtualmente tutta la società. La sessualità umana, e specialmente la sessualità maschile è polimorfa, o totalmente selvaggia (molto di più che la sessualità animale).

Gli uomini hanno compiuto atti sessuali con donne e con uomini, con ragazze e ragazzi, con partner singoli o in gruppo, con gente estranea e con parenti, con vari animali domestici. Hanno raggiunto l’orgasmo con oggetti inanimati, come pelle, scarpe e indumenti vari, o con cadaveri, orinando e defecando l’un l’altro, indossando vestiti femminili, guardando torturare esseri umani, accarezzando bambini dei due sessi, ascoltando la sola voce di una donna (il boom delle telefonate sessuali), o con la pornografia, cioè guardando foto o disegni di corpi o di parti del corpo.

Ci sono poche cose animate o inanimate che non abbiano eccitato gli uomini fino all’orgasmo. Naturalmente non tutte queste pratiche sono accettate dalla società – l’incesto tra padre e figlio o figlia, o il sedurre la moglie di un altro è stato raramente accettato – ma molti l’hanno approvato e magari illustrano ciò a cui una forza sessuale deviata può portare (il termine freudiano sarebbe: il “non sublimato”)

Desessualizzazione di Dio e della religione

Tra le conseguenze di questa forza sessuale non incanalata è la sessualizzazione di tutto, inclusa la religione. Senza che la forza sessuale sia dominata appropriatamente (non repressa, perché si avrebbero delle conseguenze distruttive) le più alte religioni non si sarebbero sviluppate. Per questo la prima cosa che fece il giudaismo fu di desessualizzare Dio: “in principio Dio creò i cieli e la terra” con la sua volontà, e non attraverso alcun atto sessuale. Ciò significò una rottura totale e radicale con tutte le altre religioni, e questo da solo cambiò la storia umana.

Gli dei di tutte le virtuali civiltà d’allora erano coinvolti in rapporti sessuali. Nel medio oriente la dea Ishtar sedusse un uomo, Gilgamesh, l’eroe babilonese. Nella religione egiziana il dio Osiride ebbe rapporti sessuali con la sorella Iside, che concepì il dio Horus. In Caanan, El, il dio che aveva gli stessi connotati del greco Zeus, ebbe rapporti sessuali con Asherath, Giunone. Nella credenza Indù, il dio Krishna fu sessualmente attivo, avendo rapporti con numerose donne, e sempre inseguendo la dea Radha.

A sua volta il dio Samba, figlio di Krishna, sedusse donne e uomini mortali. Nella credenza greca Zeus, dopo aver sposato Hera inseguì donne e rapì il bel giovane Ganimede, dopo averlo fatto diventare il coppiere degli dei, passava parte del suo tempo a masturbarlo. Poseidone sposa Amphitrite, insegue nello stesso tempo Demetra e violenta Tantalo. Anche a Roma gli dei inseguivano a scopo sessuale sia uomini che donne.

Dopo tanta attività sessuale da parte degli dei, non ci si deve sorprendere a scoprire che tutte le religioni e i riti misterici prevedevano ogni sorta di attività sessuale. (Confronta i nuclei liturgici dei misteri eleusini, di delfo e le riunioni orgiastiche in onore di Pan, ndr). Nel medio oriente antico e in ogni parte, le vergini erano deflorate dai sacerdoti prima di sposarsi, e la prostituzione sacra era quasi universale.

La storica della psichiatria Norman Sussman descrive la situazione in questo modo: “Prostituti maschi e femmine, servendo temporaneamente o in maniera permanente, compiendo ogni sorta di attività sessuale ad uso dei fedeli, eterosessuale, omosessuale, orale o genitale, dispensavano il loro favore in nome del tempio.” In tutto il medio oriente, già dai primissimi tempi, il coito anale forma una parte del culto agli dei.

Nell’antico Egitto, in Mesopotamia e in Canaan, avveniva ogni anno una cerimonia durante la quale il re e una sacerdotessa avevano un rapporto sessuale. Donne prostitute sacre avevano rapporti sessuali con uomini nei santuari e nei templi dell’antica Mesopotamia, Fenicia, Cipro, Corinto, Cartagine, Sicilia, Egitto, Libia, Africa occidentale e in India. Nello stesso antico Israele ci sono ripetuti tentativi di reintrodurre la prostituzione nei templi.

La bibbia prende atto che il re Asa “mandò via dalla nazione i qdeshim (prostituti maschi del tempio), e che il suo successore Jehosaphat mandò via dalla nazione “gli qdeshim che erano restati nel tempio dall’epoca di suo padre re Asa”. Più tardi il re josiah, nella sua riforma religiosa, “chiuse le case degli qdeshim”.

In India fino a questo secolo alcuni culti indù hanno richiesto rapporti sessuali tra monaci e monache, e le spose avrebbero avuti rapporti sessuali con sacerdoti rappresentanti degli dei.

Questa forma di culto diventò illegale solo nel 1948, quando l’India ottenne l’indipendenza. Fino a quell’anno i templi indù in molte parti dell’India ebbero donne e ragazzi prostituti. Nel XIV secolo i cinesi trovarono riti religiosi tibetani omosessuali praticati alla corte di un imperatore mongolo. Nello Sri Lanka (Ceylon), ancora in questo secolo il culto buddista alla dea Pattini ha coinvolto sacerdoti travestiti da donne, e il consorte della dea era castrato simbolicamente.

Il giudaismo mise un controllo sull’attività sessuale. Essa non poteva più dominare la religione e la vita sociale. Fu considerata un atto santo – che in ebraico significa “separato” dal mondo – e collocata nella casa, nel letto del marito e della moglie. La restrizione giudaica del comportamento sessuale fu uno degli elementi essenziali che rese la società capace di progredire. Insieme all’etica monoteista, la rivoluzione cominciò quando la Torah dichiarò guerra alle pratiche sessuali del mondo.

Invenzione dell’omosessualità

La natura rivoluzionaria del giudaismo che proibiva ogni forma di sesso al di fuori del matrimonio fu più che mai radicale, provocatoria di fronte al prevalente impegno dell’umanità riguardo all’omosessualità. Invero il giudaismo si può dire che abbia inventato il concetto stesso di omosessualità, perché nel mondo antico la sessualità non fu divisa tra omosessualità ed eterosessualità, tale divisione fu opera della Bibbia.

Prima della formulazione biblica, e anche dopo, il mondo antico divise la sessualità tra penetrante (partner attivo) e penetrato. Come Marta Nussbaum, professoressa di filosofia all’Università di Brown, ha scritto recentemente, gli antichi non si preoccupavano del tipo preferito di persona più di quanto oggi la gente si preoccupa delle preferenze nel mangiare: le antiche categorie di esperienze sessuale differiscono considerevolmente dalle nostre.

La distinzione centrale nella morale sessuale fu la distinzione tra il ruolo attivo e passivo. Il genere dell’oggetto non è in se problematico moralmente. Ragazzi e donne sono spesso trattati indifferentemente come oggetto del desiderio maschile.

Ciò che è socialmente importante è penetrare, piuttosto che essere penetrati. Il sesso è capito fondamentalmente non come uno scambio (interazione) ma come fare un qualcosa a qualcuno. Il giudaismo cambiò tutto questo, rendendo il “genere dell’oggetto” problematico moralmente e perciò dichiarando che nessuno è intercambiabile sessualmente. Come risultato questo ci assicura che il sesso è fondamentalmente “interazione” e non “fare qualcosa a qualcuno”.

Per apprezzare la portata della rivoluzione elaborata dal giudaismo, vietando l’omosessualità e domandando che ogni interazione sessuale fosse tra maschio e femmina, è in primo luogo necessario apprezzare come è stata accettata, valutata, e praticata l’omosessualità in tutto il mondo.

L’unica eccezione fu la civilizzazione giudaica e – mille anni dopo – la civilizzazione cristiana. Eccetto gli ebrei “nessuna delle civilizzazioni arcaiche proibirono l’omosessualità di per sé” afferma il Dr David E. Greenberg.

Fu solo il giudaismo che tremila anni fa dichiarò l’omosessualità cosa sbagliata. E dice questo con il più forte linguaggio che poteva usare: “non avrai con maschio relazioni come si hanno con le donne: è abominio… Se un uomo ha relazione con un altro come con una donna entrambi hanno commesso un abominio”.

Greenberg, il suo libro intitolato “Costruzione dell’omosessualità” è uno degli studi più storicamente attendibili, riassume la natura universale dell’omosessualità con queste parole: “salvo poche eccezioni, l’omosessualità maschile non fu stigmatizzata e repressa, se non si conformava alle norme riguardanti il genere, l’età e lo stato dei partners. La maggiore eccezione sembra essere sorta solo in due circostanze, ambedue giudaiche”.

La verità biblica

La Bibbia ebraica, in particolare la Torah (il patto, l’alleanza dei primi 5 libri, conosciuti come pentateuco, e che la tradizione ascrive a Mosè) ha fatto di più per la civilizzazione del mondo che qualsiasi libro o idea nella storia. E’ la Bibbia ebraica che ha istruito gli uomini sull’esistenza di un Dio universale e morale che ama.

Obbligazioni etiche verso questo Dio e insieme il senso di una storia che progredisce verso la redenzione morale e spirituale, credere che la storia abbia uno sviluppo e una direzione, la nozione che la libertà umana e la giustizia sociale sono valori divini desiderati da Dio per tutti i popoli. La Bibbia ha dato al mondo i 10 comandamenti, il monoteismo etico, il concetto della santità (lo scopo d’innalzare l’essere umano dalla vita animale alla somiglianza con Dio).

Quindi, se la Bibbia fa delle forti proclamazioni morali io ascolto con grande rispetto. Riguardo all’omosessualità la Bibbia parla con tale chiaro e diretto linguaggio che uno non deve essere un religioso fondamentalista per essere influenzato dalle sue vedute. E’ sufficiente considerare se stesso un ebreo o un cristiano serio.

Giudei e cristiani che prendono le vedute della Bibbia sulla omosessualità seriamente, non sono obbligati a provare che non sono fondamentalisti o interpreti letterali della Bibbia, tanto meno che non sono bigotti, anche se chiaramente ci sono stati dei bigotti che hanno usato la Bibbia per difendere il proprio bigottismo.

Piuttosto quelli che pretendono che l’omosessualità sia compatibile con il cristianesimo, avrebbero l’obbligo di conciliare questa veduta con la Bibbia. Data la natura non ambigua dell’atteggiamento biblico riguardo l’omosessualità, tale conciliazione non è possibile.

L’unica possibilità è dichiarare: “sono consapevole che la Bibbia condanna omosessualità ma io considero la Bibbia erronea”. Questo sarebbe un approccio intellettualmente onesto. Ma questo approccio suscita un’altra domanda: se uno sceglie quali delle affermazioni morali della Bibbia sono da prendere seriamente, e la Bibbia afferma la proibizione omosessualità non solamente come una legge, ma come un valore – è un abominio – a che serve moralmente la Bibbia?

I difensori dell’accettazione religiosa dell’omosessualità rispondono che, mentre la Bibbia è moralmente avanzata in certi campi, in altri è moralmente regressiva. La sua condanna dell’omosessualità sarebbe un esempio e il fatto che la Torah permetta la schiavitù un altro.

Tuttavia, lontano dall’essere immorale, la proibizione dell’omosessualità da parte della Torah fu addirittura una parte principale della sua liberazione dell’essere umano dai vincoli della sessualità sfrenata e delle donne dall’essere emarginate dalla vita degli uomini. Per quanto riguarda la schiavitù, mentre la Bibbia dichiara sbagliata l’omosessualità, non dichiara mai che la schiavitù sia cosa buona.

Coloro che difendono l’accettazione religiosa dell’omosessualità argomentano anche che la Bibbia pronuncia sentenze di morte per una moltitudine di peccati, compresi atti apparentemente privi di conseguenze, come raccogliere legna nel giorno di Sabato.

Quindi il fatto che la Torah dichiari l’omosessualità delitto capitale può significare che l’omosessualità non è più grave come delitto, che una qualsiasi violazione del sabato. E siccome non condanniamo più coloro che violano il sabato, perché continuare a condannare chi pratica atti omosessuali?

La risposta è che non deriviamo la nostra posizione sull’omosessualità dal fatto che la Torah l’abbia dichiarata delitto capitale. L’apprendiamo dal fatto che la Bibbia fa un’affermazione morale sull’omosessualità.

Non fa alcuna affermazione sul raccogliere legno nel giorno di sabato. La Torah usa il termine più forte di condanna – abominio – per descrivere l’omosessualità. E’ la valutazione dell’omosessualità da parte della Bibbia che la distingue da altri delitti, capitali o meno. Come scrive il professor Greenberg, che non dimostra avere alcuna inclinazione verso la credenza religiosa: “quando la parola *toevah* (abominio) compare nella Bibbia, è talvolta connessa con l’idolatria, la prostituzione cultuale, la magia o la divinazione, e talvolta viene usata in maniera più generica. Sempre trasmette una grande ripugnanza.

Per di più la bibbia elenca l’omosessualità insieme con il sacrificio dei bambini come abomini praticati dai popoli che abitavano la terra che stava per essere conquistata dagli ebrei. Le due cose non sono paragonabili moralmente, però entrambe caratterizzano un mondo moralmente primitivo che il giudaismo andava a distruggere.

Tutt’e due caratterizzavano un modo di vivere opposto che Dio chiedeva agli ebrei (e anche dai non ebrei – l’omosessualità è tra i delitti sessuali che costituiscono una delle sette leggi dei figli di Noè che il giudaismo ritiene che tutti i popoli debbano osservare). Infine la bibbia aggiunge una minaccia particolare agli ebrei, se praticano l’omosessualità e gli altri delitti dei cananei: “sarete vomitati dal paese”, come i non ebrei che praticavano queste cose furono vomitati dal paese.

Di nuovo come nota Greenberg, questa minaccia suggerisce che si consideravano questi delitti veramente gravi.

Scegliere la vita

Il giudaismo non può fare la pace con l’omosessualità perché l’omosessualità nega molti dei principi fondamentali del giudaismo: nega la vita, nega il desiderio espresso da Dio che l’uomo e la donna abitino insieme, e nega la struttura di base che il giudaismo desidera per tutta l’umanità, la famiglia. Se si vuole parlare dell’essenza del giudaismo, essa si trova nell’affermazione della torah “ho posto davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione, tu sceglierai la vita”.

Il giudaismo afferma ciò che favorisce la vita e si oppone o separa ciò che rappresenta la morte. Perciò un sacerdote ebraico (cohen) si occuperà soltanto della vita. Forse unica tra le religioni, il giudaismo proibiva ai suoi sacerdoti di avvicinarsi ai morti. (cfr l’atteggiamento del sacerdote nella parabola del samaritano, ndr). Per citare altri esempi, la carne (morte) è separata dal latte (vita), la mestruazione (morte) è separata dal rapporto sessuale (vita), gli animali carnivori (morte) sono separati dagli animali erbivori (kasher=vita).

E’ probabilmente per questo modo di pensare che la torah mette sullo stesso piano il sacrificio dei bambini con l’omosessualità maschile. Pur non essendo moralmente analoghi ambedue rappresentano la morte: uno toglie la vita ai bambini, l’altro impedisce che abbiano la vita.. Questo parallelismo si trova nel Talmud “colui che non si impegna nella propagazione della vita è come se avesse sparso sangue”.

La prima dichiarazione di Dio sull’uomo (l’essere umano in genere e, specificamente il maschio) è “non è bene che l’uomo sia solo”. Ora, avrebbe potuto fare un altro uomo, o anche una comunità di uomini. Tuttavia Dio ha voluto risolvere la solitudine dell’uomo creando un’altra persona, una donna, e non un uomo, né più donne, né una comunità di uomini e di donne.

La solitudine dell’uomo non fu determinata dal fatto che non stesse con altre persone, ma derivava dal suo stare senza una donna. Naturalmente il giudaismo afferma che anche le donne hanno bisogno dell’uomo.

Tuttavia sia l’affermazione della Torah sia il diritto ebraico sono stati più insistenti sul fatto che gli uomini si sposino piuttosto che si sposino le donne. Il giudaismo si preoccupa di ciò che succede agli uomini ed alla società quando gli uomini non incanalano le loro passioni nel matrimonio. A questo proposito, la Torah e il cristianesimo sono stati altamente preveggenti: la stragrande maggioranza di crimini violenti è commessa da uomini non sposati.

Quindi il celibato maschile, uno stato sacro in molte religioni, è un peccato nel giudaismo. Per divenire pienamente umani, il maschio e la femmina devono congiungersi. Nelle parole della Genesi, “Dio creò l’uomo… maschio e femmina li creò”, l’unione del maschio e della femmina non è meramente un bell’ideale, è l’essenza della visione giudaica del divenire umano. Negarla è equivalente a negare uno scopo primario della vita.

Non c’è bisogno che gli Ebrei siano informati sulla centralità della famiglia nella vita ebraica. Durante tutta la loro storia, una delle caratteristiche più rilevanti degli Ebrei è stato il loro impegno per la vita familiare. Per il giudaismo la famiglia – non la nazione e non l’individuo – sarà l’unità elementare, il mattone con cui si costruisce la società. Quando Dio benedice Abramo dice “in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”.

Il nemico della donna

Ancora un altro motivo per l’opposizione del giudaismo contro l’omosessualità è l’effetto negativo che ha sulle donne. Uno degli aspetti più notevoli dell’omosessualità da parte della società contemporanea è la mancanza di scalpore da e in favore delle donne. Dico scalpore (outcry) perché, c’è molto pianto (crying) silenzioso delle donne riguardo a questa faccenda, come si sente nelle lamentele frequenti delle donne sole per il fatto che così tanti uomini sono “gay”.

Però il motivo principale per chiunque si occupi della parità delle donne, di preoccuparsi dell’omosessualità, è il rapporto diretto tra la prevalenza omosessuale maschile e la relegazione delle donne con basso ruolo sociale. Il miglioramento della condizione della donna è accaduto solo nella civiltà occidentale, la civiltà meno tollerante verso l’omosessualità.

Nelle società dove gli uomini ricercavano altri uomini per amore e sesso, le donne furono relegate ai margini della società. Così per esempio, la Grecia Antica, che aveva elevato l’omosessualità a un ideale, fu caratterizzata da un atteggiamento misogino, come scrive Norman Sussman.

L’omosessualità nella Grecia Antica, scriveva Sussman, “era intimamente connessa con un concetto idealizzato dell’uomo “maschio” come il centro delle attività intellettuali e fisiche…Si considerava la donna soltanto in due ruoli. Come moglie gestiva la casa. Come cortigiana soddisfaceva i desideri sessuali dei maschi”.

La classicista Eva Keuls descrive Atene alla cima della sua grandezza filosofica ed artistica come “una società dominata da uomini che sequestravano le loro mogli e figlie, denigravano il ruolo femminile nella riproduzione, erigevano monumenti ai genitali maschili, avevano rapporti sessuali con i figli dei loro pari…”.

Nella Francia Medioevale, quando gli uomini accentuarono l’amore fra maschio e maschio, apparve una mancanza di interesse per le donne. Nella Canzone di Orlando, poema epico del XI o XII secolo, le donne appaiono come figure ombrose e marginali, il segno più profondo di amore nel poema appare nell’amore dell’uomo per l’uomo.

Le donne nella società araba, dove l’omosessualità è estesa, rimangono in una condizione notevolmente bassa rispetto al mondo moderno. Questo può essere una coincidenza, ma il senso comune suggerisce un nesso. Così anche nella cultura cinese tradizionale la bassa condizione della donna ha avuto un nesso con l’estendersi dell’omosessualità. Come scrisse in un suo rapporto un fisico francese del secolo scorso “le donne cinesi erano tanto docili e ottuse casalinghe che gli uomini, come nella Grecia Antica, cercavano cortigiane e ragazzi”.

Mentre il giudaismo tradizionale non è egualitario, come vorrebbero molti ebrei di questo secolo, fu veramente il giudaismo che iniziò ad elevare lo stato delle donne, insistendo sul matrimonio, la famiglia e rigettando l’infedeltà e l’omosessualità. Mentre altre culture scrivevano poemi erotico-sentimentali, la cultura ebraica produce il Cantico dei Cantici, forse il poema più bello sull’amore sensuale maschile e femminile che sia mai stato scritto.

Un’ultima ragione per opporsi all’omosessualità è lo stile di vita dell’omosessuale. Mentre si dice che è possibile per gli omosessuali maschi vivere una vita di fedeltà paragonabile a quella dei maschi eterosessuali, questo normalmente non è il caso. Mentre le tipiche lesbiche hanno avuto in media poco più di dieci amanti, il tipico maschio omosessuale in America ne ha avuti 500.

In generale né gli omosessuali né gli eterosessuali si rendono conto che quello che disturba di più la gente è lo stile di vita del maschio omosessuale, più che lo specifico atto sessuale, per questo si presta meno attenzione all’omosessualità femminile.

Quando l’omosessualità maschile non è controllata, le conseguenze sono più distruttive di quella femminile non controllata. Gli uomini violentano, le donne no. Gli uomini, e non le donne, sono coinvolti nel feticismo. Gli uomini sono più portati dalla loro forza sessuale e passano da un partner all’altro. Gli uomini e non le donne sono sessualmente sadici. Il sesso indiscriminato che caratterizza molto la vita omosessuale maschile rappresenta l’antitesi della finalità giudaica di elevare la vita umana, dalla vita simile agli animali a quella simile a Dio.

L’ideale giudaico

Il giudaismo ha un ideale sessuale – sesso nel matrimonio – tutte le altre forme di comportamento sessuale, anche se non sono ugualmente erronee, deviano da questo ideale. Più deviano, più il giudaismo si oppone a questo comportamento. Così ci sono diversi gradi di errore nella sessualità.

C’è, si potrebbe dire, una serie di errori che vanno dal sesso fuori del matrimonio, al celibato, all’adulterio, all’omosessualità, all’incesto e alla bestialità. Si può capire perché il giudaismo rifiuta l’omosessualità se capiamo in primo luogo il suo atteggiamento verso queste pratiche inaccettabili. Per esempio la normativa giudaica rifiuta forzosamente la pretesa che il celibato sia uno stile di vita ugualmente valido al matrimonio.

Il giudaismo afferma che una vita senza il matrimonio è meno santa, meno completa e meno giudaica. Così solamente un uomo sposato può essere sommo sacerdote, e solamente un uomo che ha avuto figli può sedersi come giudice nel supremo tribunale giudaico. Per dirlo in termini moderni: mentre un Rabbino non sposato può essere la guida spirituale di una sinagoga, potrebbe però essere sollevato dall’incarico in qualsiasi sinagoga se pubblicamente dichiarasse che il rimanere singolo fosse uno stile di vita più valido del matrimonio.

Malgrado tutto nessun ebreo potrebbe affermare che gli ebrei celibi dovrebbero essere banditi dalla vita comunitaria giudaica. Gli ebrei non sposati devono essere amati e accolti nella vita sociale religiosa, e nella famiglia. Questo atteggiamento verso il non sposarsi ci aiuterebbe a capire l’atteggiamento giudaico verso l’omosessualità. Primo, l’omosessualità contraddice l’ideale giudaico. Secondo, non potrebbe essere ritenuta ugualmente valida.

Terzo, tutti quelli coinvolti pubblicamente nell’omosessualità non possono svolgere ruoli giudaici in pubblico. Quarto, ma gli omosessuali devono essere inclusi nella vita comunitaria giudaica e devono essere amati come persone e come ebrei.

Ma noi non possiamo aprire la porta al sesso fuori dell’ambito matrimoniale. Perché, accettando che ogni forma di comportamento sessuale al di fuori del matrimonio è moralmente uguale al sesso nel matrimonio, si aprirebbe la porta a tutte le altre forme di espressione sessuale.

Se l’attività omosessuale consensuale è valida, perché non lo potrebbe essere l’incesto consensuale tra adulti? Perché il sesso tra un fratello e una sorella adulti è più da obiettare che il sesso tra due uomini adulti? Se una coppia è d’accordo, perché non permettergli un adulterio consensuale? Una volta che il sesso fuori dal matrimonio è approvato, dove possiamo porre un limite? Perché la liberazione gay non dovrebbe essere seguita dalla liberazione dell’incesto?

Accettare l’omosessualità come equivalente sociale o religioso alla eterosessualità costituirebbe il più grande attacco alla nostra società, sessualmente monogama e basata sulla famiglia. Mentre è considerata come progresso l’accettazione dell’omosessualità, essa invece non è assolutamente nuova.

Di nuovo gli ideali sessuali del giudaismo e specialmente la sua opposizione omosessualità rendono gli ebrei differenti da sempre. Gia dal secondo secolo AC, gli scrittori giudei notavano le grandi differenze tra la vita sessuale dei giudei con quella dei loro vicini non giudei.

Negli Oracoli Sibillini, scritti da un giudeo egiziano probabilmente tra il 163 e il 45 AC, l’autore compara i giudei con le altre nazioni: gli ebrei sono memori del loro vincolo matrimoniale, e non hanno rapporti con bambini, come facevano Fenici, Egiziani, Romani, Greci ed altre nazioni, Persiani, Galati e tutta l’Asia, e nei nostri tempi il sessuologo Arno Karnel scrive che secondo lo studioso Alfred Kinseyn “l’omosessualità, come fenomeno fu rara tra i giudei ortodossi”.

Si nasce o si diventa omosessuali?

Questioni morali e psicologiche

La risposta più frequente riguardo gli argomenti presentati contro l’omosessualità è la seguente: ma gli omosessuali non hanno scelta. Per molti questa affermazione è tanto potente emotivamente che non hanno bisogno di ulteriori riflessioni.

Come possiamo opporci ad azioni che la gente non ha scelto? La questione è molto più istruttiva quando si formula in questo modo concreto: è l’omosessualità biologicamente programmata fin dall’infanzia o è impiantata nell’uomo socialmente e psicologicamente?

Chiaramente non c’è una risposta valida per tutti gli omosessuali. Quello che possiamo dire sicuramente è che alcuni omosessuali intrapresero la strada nell’infanzia, e che la maggioranza degli omosessuali, avendo fatto del sesso con entrambi i sessi ha scelto l’omosessualità preferendola all’eterosessualità.

Possiamo dire scelto perché la maggior parte dei “gay” hanno avuto rapporti con donne. Come uno studio su 128 gay di una equipe di psicologi dell’università della California ha rivelato “più del 92% degli uomini gay hanno avuto approcci con una donna, due terzi hanno avuto rapporti sessuali con una donna”.

Ai nostri tempi c’è una teoria secondo la quale gli omosessuali sono biologicamente programmati ad esserlo. Malgrado un comprensibile e grande desiderio da parte di molti per provarlo, non c’è l’evidenza che l’omosessualità sia biologicamente determinata.

Naturalmente si potrebbe argomentare che l’omosessualità è determinata biologicamente, ma che la società aiuta molti omosessuali a reprimere la loro omosessualità. Nonostante ciò, se questo argomento è vero, se la società può reprimere le inclinazioni omosessuali con successo, questo può portare a due conclusioni: che la società dovrebbe farlo per il suo bene, oppure che la società non dovrebbe farlo per il bene dell’individuo.

Torniamo alla questione dei valori. Uno potrebbe pensare che la gente sia naturalmente bisessuale. Ironicamente, in ogni modo se questo è vero, l’argomento sulla scelta omosessuale è rafforzato e non indebolito. Perché se tutti noi abbiamo tendenze bisessuali e la maggioranza di noi sopprime con successo i suoi impulsi omosessuali, allora l’omosessualità è frequentemente superabile o scelta.

Ancora una volta torniamo alla nostra questione originale su quale idea sessuale la nostra società dovrebbe costruirsi: eterosessuale o omosessuale.

Conclusione:

1. L’omosessualità può essere causata biologicamente (anche se non ne abbiamo alcuna evidenza), ma è certamente radicata psicologicamente (forse indelebilmente) nell’infanzia in alcuni casi. Presumibilmente questi individui hanno avuto desideri sessuali sempre e soltanto per il proprio sesso. Storicamente parlando costituiscono una minoranza tra gli omosessuali.

2. In molti casi omosessualità appare non radicata indelebilmente. Questi individui sono passati all’omosessualità dopo esperienze eterosessuali, o sempre sono stati bisessuali o hanno vissuto in una società che incoraggia omosessualità… Come scrive Greemberg, che tra l’altro è favorevole alla liberazione gay: “I biologi che concepiscono questi tratti come ereditati e gli psicologi che pensano che queste preferenze sono determinate nell’infanzia prestano poca attenzione al fatto che molti omosessuali hanno avuto una estesa esperienza eterosessuale.

3. quindi l’evidenza porta a questa conclusione: è la società e non l’individuo che sceglie la pratica stessa dell’omosessualità. I valori della società, molto più delle tendenze individuali, determinano la portata dell’omosessualità nella società. Così noi possiamo avere grande simpatia per l’individuo omosessuale mentre ci opponiamo fortemente alla accettazione sociale dell’omosessualità. In questo modo conserviamo sia il cuore che i nostri valori.

L’omosessualità è una malattia?

La società, in breve, può considerare omosessualità giusta o sbagliata a seconda che la scelga o la rifiuti. Anche Freud non pensava che di per sé l’omosessualità volesse dire che una persona fosse malata. Secondo il suo standard dello sviluppo psico sessuale, egli considerò l’omosessualità come un arresto dello sviluppo. Ma fino al 1973 la psichiatria considerava omosessualità una malattia. Per citare uno degli innumerevoli esempi, il Dr Leo Rangell, psicoanalista, scrive di non aver mai visto un omosessuale maschio che non manifestasse una fobia per la vagina.

Nel 1973 l’American psychiatric Association (Associazione di psichiatria americana) rimosse l’omosessualità dalla sua lista ufficiale delle malattie mentali: il Diagnostic and Statistical Manual of Psychiatric Disorders (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichiatrici). Attivisti gay hanno usato questo come l’arma più importante nella loro battaglia per l’accettazione dell’omosessualità nella società. Ma per tante ragioni, la decisione dell’A.P.A. non ha risolto la questione se l’omosessualità è una malattia e la questione potrebbe ben essere irrisolvibile.

Data la morale ibrida e i giudizi poco chiari della storia della psichiatria, soprattutto dal 1960, tutto quello che si potrebbe concludere dalla decisione della A.P.A. di rimuovere l’omosessualità dalla sua lista di malattie è che, mentre forse ne aveva il diritto, la psichiatria organizzata ci ha dato poche ragioni per affidarci ai suoi giudizi su temi politicamente caricati. Per queste ragioni il fatto che l’A.P.A. non classifica più l’omosessualità come una malattia non deve persuadere nessuno che non lo sia.

Data la natura soggettiva del termine malattia mentale, dato il potere degli attivisti gay, e date le opinioni politiche del gruppo dirigente dell’A.P.A. (opposte peraltro alla maggioranza dei suoi membri), il voto dell’associazione non significa nulla per molti osservatori.

Se le pressioni sociali hanno forzato gli psichiatri nel passato a classificare l’omosessualità come una malattia, come possiamo essere certi che le pressioni sociali dei nostri tempi non li abbiano forzati ad etichettarla come normale? Gli psichiatri oggi, sono forse meno influenzati dalle pressioni sociali di quanto non lo fossero i loro predecessori? Ne dubito. Perciò mettendo da parte l’ambivalenza della psichiatria sull’omosessualità pongo la domanda così. Ammesso che la cosa sia normale, è normale per un uomo essere incapace di fare l’amore con una donna, o viceversa? Presumibilmente ci sono soltanto tre risposte possibili:

1. La maggioranza degli omosessuali possono fare l’amore con una donna, ma trovano tale atto ripugnante o semplicemente preferiscono fare l’amore con gli uomini.

2. Sì, è normale.

3. No, non è normale.

Se consideriamo valida la prima risposta, allora dobbiamo ammettere che l’omosessuale ha scelto la sua omosessualità. E perciò possiamo chiederci se, quando qualcuno sceglie di amare il suo proprio sesso invece dell’altro ha fatto questa scelta da una base psicologicamente sana.

Se si accetta la seconda risposta, ciascuno di noi è libero di valutare questa risposta per se stessa. Io, per primo, non credo che l’incapacità di un uomo di fare all’amore con una donna possa essere giudicata normale. Mentre tale uomo può essere sano e bello in tutti gli altri campi della vita e anche più gentile, attivo ed etico di tanti eterosessuali, in questo campo non può essere chiamato normale. Gli uomini sono designati a fare l’amore con le donne, e viceversa.

L’occhio ci offre una sua analogia: se la maggioranza della popolazione diventasse cieca, la cecità sarebbe ancora anormale. L’occhio è designato a vedere. Perciò io scelgo la terza risposta, che l’omosessualità non è sana. Questo però è detto sapendo che nel campo psicologico “malattia” può essere una descrizione del proprio stato, piuttosto che una scienza obbiettiva (che semplicemente forse non esiste in questo campo).

Uomo e donna li creò

In un mondo che divideva la sessualità umana tra penetratore e penetrato, il giudaismo diceva: sbagliate, la sessualità deve essere divisa tra maschio e femmina. In un mondo che vedeva le donne come fattrici di bambini, non degne dell’attenzione romantica e sensuale, il giudaismo diceva: sbagliate, le donne devono essere l’unico centro dell’amore erotico degli uomini.

In un mondo che diceva che i sentimenti sensuali e la bellezza fisica erano i beni supremi della vita, il giudaismo diceva: sbagliate, l’etica e la santità sono i beni supremi. Mille anni prima di quando gli imperatori romani tenevano per sé i ragazzi nudi, i re giudei ricevettero l’ordine di scrivere un Sefer Torah, un libro della Torah.

In tutta la mia ricerca su questo argomento, nulla mi ha commosso di più della legge talmudica che vieta ai giudei di vendere gli schiavi o pecore ai non giudei per paura che i non giudei si compromettessero in omosessualità o bestialità. Quello era il mondo nel quale i rabbini scrivevano il Talmud, e nel quale la bibbia fu scritta.

Quando mi chiedono quale sia la singola rivelazione più grande che ho ricavato da tutte le mie ricerche, io sempre rispondo: c’è dovuta essere una rivelazione divina per produrre la Torah. La Torah era semplicemente troppo diversa dal resto del mondo, troppo contro la natura dell’uomo, per essere stata fatta solamente dall’uomo.

La creazione della civiltà occidentale è stata una cosa molto difficile ed unica. Aveva bisogno di un riferimento costante della gratificazione e una ricanalizzazione degli istinti naturali, e queste discipline non erano sempre bene accette. C’erano numerosi tentativi di disfare la civilizzazione giudeo cristiana non infrequenti presso i giudei, attraverso una politica radicale e nei cristiani, con l’antisemitismo.

Il fondamento di questa civiltà, e della civiltà giudaica, è stato la centralità e la purezza della vita familiare. Ma la famiglia non è una unità naturale , in quanto è un valore che deve essere coltivato e protetto. I Greci attentarono alla famiglia nel nome della bellezza e dell’eros. I marxisti attentarono alla famiglia nel nome del progresso. E oggi, la liberazione dei gay l’attenta nel nome della compassione e dell’uguaglianza.

Io capisco perché i gay facciano cosi. La vita è stata miserabile per tanti di loro. La cosa che non ho capito è perché i giudei o i cristiani si alleino in questo attacco. Lo capisco adesso, loro non sanno qual è il rischio. La nostra civiltà è a rischio.

E’ molto facile dimenticare quello che il giudaismo ha portato e quello che i cristiani hanno creato nell’occidente. Ma quelli che detestano questa civiltà mai dimenticano. La facoltà radicale dell’università di Stanford e gli alunni che recentemente cantano “hey, hey, ho, ho la civiltà deve sparire” si riferiscono a molto di più che al loro motto universitario. E nessuno canta quel canto con più forza di quelli che credono e consigliano che la condotta sessuale non rappresenta un ruolo nel costruire o erodere la civiltà.

L’accoglienza dell’omosessualità come uguale all’amore eterosessuale e sponsale significa il declino della civiltà occidentale, così come certamente il rifiuto dell’omosessualità e altri tipi di sesso non sponsale rese possibile la creazione di questa civiltà.

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