«Ozono, gli spray non c’entrano»

sprayIl Giornale 25 febbraio 1995

Solo il fanatismo degli ecologisti, dice il famoso naturalista, fa credere alla gente che il buco sull’Antartide dipenda da quei gas

Parla lo scienziato francese Haroun Tazieff, strenuo avversario dei Verdi

 Parigi Alberto Toscano

E’ in corso in Francia il processo a una società produttrice di insetticidi. Cinque anni fa il giovane Daniel Benoliel rimase sfigurato per l’esplosione di una bomboletta spray da lui utilizzata mentre fumava una sigaretta. In alcuni spray il gas Cfc, contestato dagli ecologisti per i suoi effetti sulla fascia d’ozono che circonda la Terra (proteggendola dalle conseguenze negative dei raggi solari), è stato sostituito da prodotti infiammabili.

A proposito degli effetti del Cfc abbiamo intervistato il famoso scienziato francese Haroun Tazieff, che è stato negli anni Ottanta ministro della Protezione civile e che ha su questo argomento una posizione molto critica nei confronti dei Verdi. Tazieff, 80 anni, è uno dei maggiori geologi e vulcanologi mondiali.

Lei è favorevole all’uso del Cfc?

«Il Cfc è un fattore essenziale nell’industria del freddo, che ha a sua volta un’enorme importanza per l’umanità soprattutto nel trasporto e nella conservazione dei prodotti alimentari. Il ricorso al Cfc è stato un passo avanti rispetto all’uso di sostanze pericolose ed infiammabili. Gli ecologisti ignoranti sostengono che il Cfc è la causa del buco nella fascia d’ozono, che protegge la vita terrestre e che è situata tra i dieci e i quindici chilometri d’altezza nell’atmosfera».

E non è così?

«Il cloro del Cfc distrugge l’ozono, ma questo fenomeno avviene in proporzioni insignificanti. Il buco nella fascia d’ozono non ha alcun nesso con l’uso delle bombolette spray».

Come fa a dirlo?

«Il buco nella fascia d’ozono è situato sopra l’Antartide ed è stato fotografato dai satelliti. La denuncia degli ecologisti è partita proprio con la diffusione di quelle foto, ma il buco sopra l’Antartide esisteva già prima. Semplicemente prima non c’erano i satelliti per fotografarlo. L’uso mondiale del Cfc avviene per i nove decimi nell’emisfero Nord. Perché mai il buco dev’essere proprio sull’Antartide?».

Già, perché?

«Io ho guidato tra il 1973 e il 1979 quattro spedizioni nel cuore dell’Antartide e sono arrivato alla convinzione che il buco nell’ozono ha cause naturali, a cominciare dalla lunga notte polare. Nell’alta atmosfera l’ozono è generato dai raggi solari, senza i quali esso è appunto assente».

Ma la notte polare c’è anche al Polo Nord, dove invece la fascia d’ozono non è bucata…

«L’Antartide è una terra coperta da chilometri di ghiacci: è molto più fredda della zona del Polo Nord, in cui lo strato di ghiaccio che riveste il mare si misura in metri anziché in chilometri. Tra l’Antartide e l’oceano circostante c’è una fortissima differenza di temperatura (anche ottanta gradi), che genera correnti d’aria destinate a girare come un vortice attorno al con­tinente, ostacolando così la rigenerazione dell’atmosfera sopra di esso. La situazione del “buco nell’ozono varia nel corso dell’anno e gli ecologisti ci mostrano foto scattate nei periodi in cui esso è più evidente».

Lei ha detto che la notte polare è una delle cause del «buco». Quali sono le altre?

«In Antartide c’è un vulcano molto attivo, l’Erebus, alto oltre 4 mila metri, che riversa nell’atmosfera enormi quantità di cloro e che contribuisce anch’esso alla perforazione della fascia d’ozono. Gli effetti prodotti dagli altri vulcani mondiali sono diversi sia per la quantità di cloro riversato nell’atmosfera sia per il gioco delle correnti d’aria, che provocano altrove un migliore ricambio».

Da cosa vengono le sue frequenti polemiche con i Verdi?

«Io non sopporto le esagerazioni e gli errori di chi sfrutta l’etichetta ecologista. Io denuncio in particolare le menzogne di organismi come il Wwf, che hanno sviluppato contro l’industria chimica e nucleare una campagna pseudoscientifìca, basata su affermazioni non verificate. Troppi  danni sono stati commessi nel nome dell’ecologia».

Un esempio?

«La proibizione di un insetticida come il Ddt ha causato decine di migliaia di morti per malaria».

Lei è andato al vertice ecologico di Rio del ’92?

«Ci sono andato con Mitterrand, che mi ha chiesto di accompagnarlo. A Rio sono stato scandalizzato dalla propagazione di false certezze scientifiche ad opera di personaggi d’ogni parte del mondo, tra cui il comandante Cousteau. Sono stato anche colpito dall’ignoranza dei vari capi di Stato e di governo in materia d’ambiente naturale. Si ricorda del parlare che si fece negli anni scorsi in tema di “piogge acide”? Adesso si tace».

Perché?

«Perché le avevano inventate i Verdi, che avevano basato su di esse una campa­gna di terrorismo psicologico. E’ vero che la foresta cecoslovacca è stata distrutta dall’inquinamento prodotto dalle industrie di quel Paese, ma le piogge acide all’Ovest sono in realtà una strumentalizzazione. L’inquinamento atmosferico è stato negli scorsi decenni terribile, ma è stato circoscritto. E, cosa che nessuno dice, si è verificato soprattutto nei Paesi comunisti. Il mare d’Aral è stato assassinato dagli scarichi industriali. Cernobil è nell’ex Urss, mentre in Occidente il nucleare — tanto odiato dagli ecologisti — è sicuro e non ha mai ucciso nessuno».

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