«

»

Mar 09

Nascita “indegna”, eugenetica e mito della perfezione nella diagnosi prenatale

diagnosi_prenataleIl Foglio, 8 febbraio 2007

Per Bellieni presto nasceranno solo i sopravvissuti alla diagnosi prenatale

di Giulio Meotti

Una persona della caratura culturale e morale di Didier Sicard ha mostrato a quale livello di obbligatorietà sia arrivato lo screening prenatale”. Il neonatologo Carlo Bellieni, membro corrispondente della Pontificia accademia della vita, denuncia l’abisso che passa fra la diagnosi prenatale non invasiva e quella che scivola nell’eugenetica, come ha spiegato in un’intervista al Monde il decano dei bioeticisti francese, Didier Sicard.

“La prima serve a curare, la seconda a selezionare” ci dice Bellieni. “Nel 2005 la rivista Trends in biotechnology ha pubblicato un articolo in cui si spiegava lo spettro della diagnosi prenatale selettiva in Francia. E due giorni fa sul sito della Bbc si parlava dell’eccesso di ecografie in Inghilterra. E’ in corso un allarme mondiale sulla pervasività subliminale della selezione prenatale. E molti si domandano se questo c’entra col fatto che le donne italiane eseguono in media sei ecografie in gravidanza, più del doppio di quelle previste dalle linee guida.

Senza considerare il numero altissimo di amniocentesi con i loro possibili rischi. E’ così vasto il fenomeno dell’ingerenza nei segreti del feto per fini che non sono nell’interesse del feto stesso, che nel 1989 l’Organizzazione mondiale della sanità ha tracciato le linee per una tutela della privacy prenatale”. Il fenomeno corre su un doppio binario.

“Da un lato la paura dei medici per le ritorsioni giudiziarie. Nel 2000 in Francia scioperarono i radiografisti dopo la denuncia di un disabile per esser nato malato dato che per la mancata diagnosi non era stato possibile abortire. Dall’altro lato si sta imponendo l’idea del ‘bambino perfetto’: la perfezione come mito della società postmoderna, secondo il Journal of Medical Ethics, sta alla base dell’eugenetica prenatale.

Sicard parla del fatto che se la madre ritiene che una certa patologia costituisca un danno per la sua salute, allora acquista automaticamente il diritto di interrompere la gravidanza”. Secondo Bellieni nella diagnostica prenatale selettiva si muove una sorta di “handifobia”: “Una fobia vera e propria verso l’evento duro e difficile della malattia, del figlio malato, che rapidamente, invece di generare affetto e solidarietà genera fuga e rimozione. Ma la dignità umana non si basa sul numero dei cromosomi.

Ogni genitore con figli disabili è allarmato da questa selezione pervasiva alla nascita. Il genitore può decidere di fermare la vita del neonato se il bambino sarà affetto da nanismo o sarà troppo alto come Abramo Lincoln, affetto da sindrome di Marfan. O se si scopre che sarà sterile. Stiamo assistendo alla giustificazione della selezione sulla base addirittura di ‘anomalie dentarie’ del concepito o anche della caratteristica di una predisposizione per la musica”.

Veniamo alla diagnosi preimpianto, su cui il professor Sicard ha gettato l’accusa di essere strumento eugenico. “Siamo di fronte non a una diagnosi fatta per curare, ma per eliminare gli embrioni malati. Il dibattito si sta oggi ponendo non sul fatto se sia eticamente giusto selezionare degli embrioni, ma su quali bisogna selezionare.

C’è chi argomenta che è corretto permettere l’accesso alla diagnosi preimpianto solo per malattie ad alta gravità, altrimenti si rischia di cadere nel consumismo procreativo e altri spiegano che invece così facendo si ledono la dignità dei malati di quelle malattie, come la spina bifida, che si sentirebbero così considerati portatori di una vita ‘non degna’”.

Persino l’accesso alla selezione del sesso non dovrebbe essere vietata: “L’importante, spiegano, è che il sesso del nascituro venga scelto per ‘bilanciare’ il sesso dei figli preesistenti, e non per scegliere il sesso del primo figlio”. Si impone dunque, attraverso un neologismo terribile, quella che è stata definita la “generazione di sopravvissuti”: “Il bambino parte con il peso di chi sa che la norma è concepire per soddisfare un bisogno. E di chi sa che se non fosse stato ‘adatto’ sarebbe forse stato ‘respinto’ prima di nascere”.

Uno sconsolato Pierre Maroteaux, il maggior studioso mondiale di nanismo che nel suo j’accuse si domandava se “i soggetti di bassa statura hanno ancora diritto di vivere”.

______________________

Leggi anche:

Se il legislatore è ostaggio degli scienziati

Hai voluto il figlio imperfetto? Curatelo

E’ lecito incoraggiare ricerche prenatali che possano indurre ad abortire?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: