Chiusura degli OPG, il solito schema ideologico

manicomio_giudiziarioLa Nuova Bussola quotidiana

31 marzo 2015

di Andrea Bartelloni

Oggi chiudono definitivamente gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), i vecchi manicomi criminali, sei strutture in tutto con 741 ricoverati attualmente, destinati ora alle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive (REMS).

Ne verrà fuori un mercato dei detenuti psichiatrici come per gli extracomunitari? E dove andranno a finire i “pazzi morali” che per la malattia psichiatrica hanno compiuto azioni gravi? Nasceranno piccoli manicomi gestiti dagli amici degli amici (vedi lo scandalo delle coop e non a caso la Legacoop sociali è tra i maggiori sostenitori della chiusura degli Opg)? O si riapriranno spazi negli istituti di pena per il ricovero di questi poveri malati? E le famiglie? Se è vero che la metà degli oltre 700 ricoverati potranno essere dimessi chi le aiuterà in questo difficile compito? Ci sarà da aspettarsi nuove tragedie?

Domande che non troveranno una risposta perché i numeri sono talmente irrisori che la politica sicuramente non se ne preoccuperà più di tanto. Importante è portare a compimento la battaglia ideologica contro la malattia mentale. Nessuna proroga, in perfetto stile Renzi, anche se le strutture alternative non sono pronte e le Aziende Sanitarie sono in cronica difficoltà.

Gli Opg sono già, comunque, nel giro Asl: cinque su sei in convenzione, quello di Castiglione delle Stiviere è una struttura Asl convenzionata col Ministero della Giustizia e verrà utilizzata anche dalla Regione Valle d’Aosta; la Regione Toscana, pur di chiudere in fretta l’Opg di Montelupo Fiorentino dovrà trovare qualche cosa di alternativo e solo 10 regioni sono pronte con le REMS (Residenze che la Toscana ancora non ha) che non avranno più di venti posti letto. Rimane pura ideologia, clamore mediatico, ma non cambia niente! O forse cambierà in peggio come gli stessi psichiatri hanno paventato in una lettera dello scorso anno ai ministri competenti.

E poi c’è il problema della sicurezza che forse non è marginale. Non basta chiudere le OPG, l’«estremo orrore, inconcepibile in qualsiasi paese appena civile» come ebbe a dire l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, occorre approntare un sistema adeguato alternativo. Altrimenti si ripeterà, in dimensioni ovviamente ridotte, quello che successe con la Legge 180. E infatti sta andando così, la maggior parte delle Regioni italiane adotterà soluzioni “transitorie”che poi rischieranno di diventare stabili. Il coro di consenso è quasi unanime (eccezioni Il Sole 24 Ore e la Stampa) e la battaglia è appena iniziata: «Le persone andranno accompagnate sul territorio, non solo nelle strutture», come dice a Avvenire Stefano Cecconi, portavoce della campagna “Stop Opg”.

È ovvio, anche le REMS andranno superate. Già, dimenticavamo, la follia non esiste, ma la realtà è sempre più complessa dell’ideologia: dal settembre scorso il numero degli internati sta aumentando.

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