Otto storie di donna

come_erba_coverCorriere del Sud.it sabato 7 marzo 2015

di Andrea Bartelloni

Otto marzo, otto storie. Otto donne che hanno attraversato con la loro vita la storia di alcune nazioni europee sotto il giogo comunista e hanno mantenuto la loro dignità riuscendo a ritagliarsi degli spazi indispensabili per mantenere una certa forma di libertà. Queste storie sono riunite in un volume appena pubblicato da La Casa di Matriona dal titolo suggestivo: Vivere come l’erba…Storie di donne nel totalitarismo e scritto da Marta Dell’Asta, Giovanna Parravicini e Angelo Bonaguro. I tre autori si occupano della storia del dissenso nei paesi del blocco sovietico e sono ricercatori della Fondazione Russia Cristiana.

Donne che possono dire molto anche a quelle di oggi.

La società sovietica fu all’avanguardia nell’emancipazione della donna e mentre fu abbastanza facile trasformare l’uomo, con la donna il regime ebbe maggiori difficoltà. La donna si presentava più flessibile e più forte dell’uomo e ha mantenuto vivi quei valori sui quali si è rifondata la rinascita.

L’emancipazione femminile non era nient’altro che emulazione maschile e la vera resistenza, il vero femminismo russo era quello che portava a difendere strenuamente la propria femminilità, la propria umanità. Umanità che è sinonimo di maternità non solo fisica ma anche spirituale; l’aiuto verso sofferenti, il contribuire all’istruzione delle persone più vicine trasmettendo non solo il sapere, ma anche e soprattutto quei valori che la società sovietica voleva sradicare.

Sono queste le donne le cui storie vengono presentate in questo volume. Storie diverse l’una dall’altra: accanto alla donna felicemente sposata troviamo quella che ha scelto la vita monastica. Chi ha sofferto per colpa dei figli e chi ha avuto una vita coniugale travagliata. Sono esempi molto vivi e attuali che lasciano un messaggio di speranza.

Altre donne hanno lasciato importanti testimonianze e grandi esempi. Nel 2014 dalle edizioni San Paolo è uscito un volume scritto da Dagmar Simkova dal titolo Io, n° 1211. Il n. che le era stato assegnato nel sistema concentrazionario ceko di cui parla dettagliatamente nel suo libro.

Non sono molte le donne che descrivono la tragedia della detenzione nelle carceri comuniste, assieme alla Simkova c’è Evgenija Ginzburg autrice di Viaggio nella vertigine pubblicato in Italia nel 1967 dove racconta i dieci anni nel Gulag sovietico e nella Kolyma in particolare.

Donne troppo dimenticate ma che oggi meritano di essere ricordate.

 

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