Il dovere cristiano della militanza

conferenzaNewsletter dell’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà — Febbraio 2015 — 3

di Julio Loredo 

«Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia». È il messaggio centrale del video dell’Isis diffuso un paio di settimane fa, in cui viene mostrata la decapitazione di 21 cristiani egiziani sulle rive del Mediterraneo. Più recentemente, portavoci dell’Isis hanno minacciato di trasformare il Mediterraneo in un «mare colorato con sangue italiano».

«Non ci fermeremo fino a non abbeverare i nostri cavalli nelle fontane di piazza San Pietro», proclamava Gamal Abdel Nasser nel 1959. Quello che allora sembrava una fanfaronata, oggi si torna tragicamente verosimile.

Ci piaccia o meno, l’islam guerrafondaio picchia alle nostre porte. E vuole entrare. Anzi, conta già con una fitta rete di cellule militanti in Europa, come dimostrano i recenti attentati in Francia e in Danimarca.

Molto si discute sulla possibilità di distinguere fra un islam “moderato” e uno “militante” o “fondamentalista”. Senza negare che vi siano musulmani con i quali è possibile stabilire rapporti civili, è anche ovvio che, sin dai primordi, l’islam ha avuto una fortissima componente guerrafondaia. Questa risale allo stesso Maometto che, dopo aver sterminato gli oppositori a Medina, intraprese non meno di ottanta battaglie di aggressione. Il suo ultimo ordine, poco prima di morire, fu di invadere i confini meridionali dell’Impero bizantino.

L’islam si è sempre diffuso con la forza delle armi. Commentava il più grande teologo islamico Mohammad al-Ghazali (1058-1111): “Non ho mai visto una discussione che finisse con la conversione di qualcuno [all’islam]. Le conversioni avvengono per altri motivi, soprattutto in conseguenza di guerre con la spada”. In uno hadith, il Profeta afferma: “Ho ricevuto l’ordine di combattere le genti finché non riconoscano che non vi è un’altra divinità se non Allah”.

È questo l’islam che annientò la cristianità nordafricana e distrusse l’Impero bizantino. È questo l’islam che nell’847 devastò il Vaticano. È questo l’islam che invase l’Europa arrivando fino al cuore della Francia. È questo l’islam che risalì i Balcani, calpestò l’Ungheria e strinse d’assedio Vienna. È questo l’islam che oggi si sta insediando nel nostro continente. Si moltiplicano, per esempio, le “no-go zones”, aree urbane controllate dai musulmani e nelle quali un cristiano non può avventurarsi. In Gran Bretagna si è già accettata la vigenza della legge coranica a fianco quella britannica.

I militanti musulmani sono molto agguerriti e non fanno segreto delle proprie intenzioni: sottomettere l’Europa. E noi, cosa abbiamo da opporre?

 “Con le vostre leggi democratiche vi invaderemo!”. Così dichiarava un alto esponente militanzamusulmano a mons. Giuseppe Bernardini, allora vescovo di Smirne, Turchia. I musulmani conoscono benissimo il tallone d’Achille dell’Europa: il liberalismo relativista. Anzi, proprio questo costituisce uno dei principali motivi della loro aggressione: ci considerano apostati e decadenti e, perciò, indegni di esistere.

Mentre gli ambienti politici alzano le mani, affermando che non è il tempo per intervenire, molti ambienti ecclesiastici si prodigano nel “dialogo” e nell’“accoglienza”.

All’epoca delle crociate, i musulmani combattevano i cavalieri cristiani, ma li rispettavano. La storia è piena di episodi in questo senso. S. Luigi IX prigioniero era invitato a giudicare discordie fra gli stessi musulmani, tanto era il suo prestigio morale. Oggi, invece, gli islamisti disprezzano la nostra decadenza. Affermava mons. Bernardini: “Ogni volta che noi diamo ai musulmani una chiesa sconsacrata per trasformarla in moschea, per loro è la riprova della nostra apostasia”. E, secondo il Corano, gli apostati vanno annientati.

L’unica soluzione alla prepotenza islamista è riscoprire le nostre radici cristiane e la fierezza di essere europei. E, con essa, la voglia di difendere la nostra Fede e la nostra civiltà. Riscoprendo le nostre radici riscopriremo la sorgente di tutto: la Santa Croce del nostro Divino Salvatore che, proprio in questo periodo, celebriamo nelle liturgia della Settimana Santa. E con la Croce riscopriremo anche la forza di tornare a essere militanti:“Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo!”.

La militanza non è un optional, bensì un preciso dovere derivante dal nostro Battesimo. È quanto commenta Plinio Corrêa de Oliveira in questo bellissimo testo che proponiamo alla vostra considerazione: “Il dovere cristiano della militanza”.

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