La Cdl è un problema, ma la soluzione qual è?

casa_libertàTempi n.11 del 9 marzo 2006

di Luigi Amicone

Caro direttore, è vero che la magistratura politicizzata e i poteri forti non gli sono mai stati amici. È vero che c’è stato l’11 settembre, la guerra in Irak e in Afghanistan e l’euro. ma, ci sono tanti “ma”.

Mi chiedo perché enormi sforzi, lucida determinazione, intelligenza politica, compattezza di schieramento, scaltrezza, furbizia, tatticismo e una certa dose di sfacciata intransigenza siano stati messi in campo soltanto quando vi erano in gioco interessi personali o d’azienda, diretti o indiretti. Possibile che tutte le cartucce in termini di credibilità e forza di trattativa sono state spese per la legge Gasparri e leggi sulla giustizia ad hoc (che tra l’altro ho ritenuto giuste perché ho sempre pensato che Berlusconi si stava difendendo da chi non avrebbe esitato a combattere con qualsiasi mezzo contro di lui)?

C’è stata una lotta estenuante per l’articolo 18 che ha messo in pericolo una delle poche cose buone fatte da questo governo (anche se l’interinale e la flessibilità obiettivamente non sono la soluzione per chi deve comprare una casa e mettere su famiglia).

Le banche erogano mutui anche a persone giovani che hanno un lavoro flessibile o pensano solo a spennare i correntisti? Le imprese sono davvero disposte ad assumere gente che per vari motivi è stata esclusa dal mercato del lavoro, che è giovane e pronta a rientrare? (penso a mia moglie, 35 anni, ingegnere, 3 figli, rimasta a casa perché i ritmi eccessivi di lavoro erano inconciliabili con il ruolo di mamma).

Ho una brutta idea per la testa: andrà a finire che la nostra generazione dovrà lavorare fino a 70 anni, non avrà la pensione per evidenti squilibri demografici e si troverà vecchia, fuori mercato, già a 40. Ma una famiglia monoreddito, 3 figli, una casa di 60 mq di proprietà, può pensare contemporaneamente di 1) costruirsi una o più pensioni, 2) comprare una casa più grande, 3) mandare i figli nelle scuole libere, 4) vivere assicurando un minimo di benessere ai suoi componenti? Sto parlando di me e di mia moglie, entrambi laureati.

La povertà ha tante facce, non solo quella misurata dall’Istat. Cosa è stato fatto per combattere il carovita dell’euro di Prodi? Sarà per deformazione professionale (sono laureato in statistica e mi piace giocare con i numeri) ma gli indizi c’erano tutti. In realtà in tutta Europa c’è stato un livellamento programmato verso l’alto dei prezzi che nessun governo ha saputo e voluto affrontare. D’accordo, preservare la fiducia dei consumatori è importante. Tuttavia credo che un po’ più di umiltà e sincerità non avrebbero guastato.

Si è dovuto aspettare il fenomeno “furbetti del quartierino” per scoprire le spaventose speculazioni fatte sugli immobili? Le grandi aziende assicurative e i colossi bancari che li hanno a bilancio, che li comprano e li vendono a tamburo battente, non se ne sono mai accorti? Ci sono giovani coppie che aspettano anni prima di sposarsi (io ne ho aspettati parecchi).

Oppure famiglie che hanno problemi per trovare una casa più grande e che magari rimandano la nascita di altri figli. Una volta il popolo aveva una percezione migliore di quello che stava accadendo (perlomeno capiva se c’era una carestia ad esempio), ora naviga a vista.

Sapete che una scuola econometrica che si rifà al “gruppo di Chicago” non fa alcuna differenza tra il controllo delle nascite della Cina comunista che ammazza i bambini e il controllo delle nascite organizzato in Occidente tramite l’innalzamento dei costi, monetizzabili e non (specialmente per le donne in termini di costi opportunità), per la crescita della prole?

Cosa si è fatto realmente per la famiglia e l’educazione? In Austria (ci vado in vacanza ogni anno due settimane, costa meno dell’Italia ed è bellissima) danno i contributi alle famiglie persino per acquistare la monovolume quando arriva il quarto figlio. Ma qui in Italia c’è qualcuno che vuole realmente il bene del popolo? Il guaio è che all’opposizione c’è il nulla assoluto.

Maurizio Borghi, Milano

Vasti problemi. Che esigerebbero vasti interventi. Avete davanti 281 pagine gialle di una Unione che tiene insieme parole e programmi che vanno da Marte a Venere passando dalla costellazione dei Pesci. Dall’altra, dieci miseri e concreti punticini di Berlusconi. Siamo in piena carestia. Di professionisti della politica e, specialmente, di tutte le altre arti. Non abbiamo risposte neanche noi. Però il guaio è quello, caro Borghi. Perciò non possiamo non dirci berlusconiani. E che Dio ce la mandi buona

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