Oltre 13.000 uccisi dai partigiani dopo il 25 aprile

partigianiArticolo pubblicato su Il Tempo
7 giugno 1995

Mentre le ricerche negli ex archivi sovietici confermano che Togliatti collaborò alla rieducazione dei prigionieri italiani

L’Istituto storico della Rsi pubblica i nomi delle vittime. False le cifre finora note

Palmiro Togliatti e gli altri dirigenti del Pci emigrai in Unione Sovietica sapevano dei campi di concentramento dove erano prigionieri i soldati dell’Armata italiana in Russia e collaboravano con i programmi di rieducazione per trasformarli in militanti antifascisti e comunisti. E’ quanto emerge dai documenti degli archivi ex sovietici rintracciati da Marina Rossi, della cattedra di Storia dell’Europa contemporanea dell’Università di Trieste e dell’Istituto storico della Resistenza, di cui è stata data comunicazione al convegno “Storia e memoria” promosso dall’Università Cattolica di Milano.

Marina Rossi, che è stata la prima storica a partire dal 1992 a consultare gli archivi moscoviti del Nkvd, la polizia segreta staliniana antenata del Kgb, ha ricostruito la vicenda di migliaia di soldati italiani inviati a combattere su fronte russo fra il luglio ’41 e il febbraio ’43. Ed ha scoperto i piani dei servizi segreti per la «destabilizzazione psicologica» dei nostri ufficiali sulle linee del fuoco e le successive iniziative dopo la cattura e l’internamento nei lager.

Nei campi di concentramento iniziava una vera e propria opera di rieducazione sui nostri soldati che si proponeva di «conquistarli ideologicamente in funzione antifascista». I prigionieri dell’Armir venivano sottoposti a corsi di ideologia marxista-leninista e a una rilettura della storia d’Italia in senso comunista. La responsabilità del lavoro di «riconversione ideologica» era affidata anche al Comintern, che utilizzava i comunisti italiani in Unione Sovietica come insegnanti.

Dai campi di prigionia sovietici agli assassinii di fascisti o di presunti tali, uccisi al Nord dai partigiani dopo il 25 aprile 1945. La delegazione milanese dell’Istituto storico della Rsi, al termine di una serie di ricerche, ha accertato che gli uccisi dopo aver deposto le armi furono sicuramente 13.638, ma si può dedurre che il loro numero complessivo sia stato intorno a 48.000.

I ricercatori hanno avviato infatti la pubblicazione dei nomi di 35.033 fascisti o presunti tali morti dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, sull’ultimo numero del mensile «Storia del XX secolo», 13.638 sono le persone uccise dopo il 25 aprile.

«Il fatto che abbiamo accertato la morte dopo la guerra di oltre 13.000 persone – dice Teodoro Francescani, che ha fatto parte dell’equipe di studiosi – dimostra come le cifre ufficialmente fornite dallo Stato italiano siano sempre state false. Vorrei ricordare che Mario Scelba, ministro dell’interno negli anni Cinquanta, dichiarò che dal 25 aprile a 5 maggio 1945 gli uccisi furono 1.732. E lo scorso anno un ricercatore ha scoperto i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, secondo i quali dopo il 25 aprile furono uccisi in Italia 9.364 persone. Erano dati falsi. Visto che noi abbiamo raccolto i nomi di 13.638 caduti. Senza contare che della maggior parte degli uccisi, sepolti in fosse comuni, o in due o tre per tomba, non potremo mai avere la certezza sul nome e sulla data di uccisione».

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