Aldo

“cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi”

[Didaché IV, 2; CN ed., Roma 1978, pag. 32].

Aldo_eremita

di Rino Cammilleri

Quando, sfogliando i miei testi, mi sono imbattuto in questo santo, ho pensato di dover tare un’immane fatica per sbrogliarmi tra le notizie della sua vita. Infatti, la pena più grossa, per il vostro agiografo, consiste nel riassumere in questo breve spazio esistenze dense di avvenimenti e rimandi storici, cercando, nel contempo, di essere esaustivo ma anche di sottolineare le peculiarità del personaggio. Infine, laddove possibile, agganciarmi all’attualità, dal momento che scrivo su un giornale.

Ora, il santo di oggi ha un nome diffusissimo, cosa che farebbe pensare a una venerazione estesa, antica e pervadente. Invece, nei miei volumi sui santi non ho trovato che quattro-righe-quattro dedicate a s. Aldo, un santo eremita sul quale si sa pochissimo. Forse visse nel secolo VIII, forse no. Non si sa nemmeno dove sia esattamente vissuto. La tradizione più accreditata afferma che s. Aldo era un laico che di mestiere faceva il carbonaio. E dove lo faceva? Guarda un po’: a Carbonaria, presso Pavia.

Non possiamo dire quando e perché abbia deciso di piantare tutto e di mettersi a fare l’eremita, dove se ne sia andato in eremitaggio e se, per caso, l’attività di carbonaio l’abbia continuata anche dopo (caso non raro, tra gli eremiti: molti di essi continuavano nel loro vecchio mestiere per ricavare quanto serviva per le loro elemosine). Morì in un anno imprecisato e venne sepolto nella cappella di San Colombano. Da questa, venne poi traslato nella basilica di San Michele. Da alcune tracce sembra che sia stato per qualche tempo nel monastero di Bobbio. Pare anche che sia incluso negli elenchi benedettini.

 il Giornale

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