Ciò che è stato nascosto

Khmer rossiPubblicato su www.stranicristiani.it febbraio 2000

a cura di Luca Baldinucci

prima parte
LA STORIA

La Cambogia si trova nella penisola indocinese nel Sud-Est asiatico, si affaccia sul Golfo di Tailandia e confina con Tailandia, Laos e Vietnam. Ex – protettorato francese, inglobata nell’Indocina francese raggiunge l’indipendenza nel 1953 come monarchia costituzionale guidata dal re Norodom Sihanouk. Nel 1964 gli Stati Uniti accusano il re di sostenere i guerriglieri Vietcong e coinvolgono la Cambogia nei bombardamenti sul Vietnam del Nord.

Nel 1970 il generale filo-americano Lon Nol attua un colpo di stato che porta il paese alla guerra civile fra le forze governative e i sostenitori del re in esilio (Funk), con il quale si schiera anche il movimento comunista dei Khmer rossi. Nel 1975 Funk e Khmer rossi conquistano la capitale Phnom Penh: viene fondata la Repubblica Democratica di Kampuchea (14/12/75) con Sihanouk capo dello stato.

Il 14 aprile 1976 i leader dei Khmer rossi, dopo le dimissioni di Sihanouk, assumono le cariche principali: Kieu Samphan é presidente della repubblica, Pol Pot, primo ministro. Inizia un regime di terrore che provocherà alcuni milioni di morti in soli quattro anni (da uno a tre milioni).

SULLA LA STAMPA

Dopo la liberazione (…) la grande stampa e tutti i grandi mezzi di comunicazione avevano fatto silenzio su quelle martoriate regioni. Un silenzio strano, in verità, se si pensa al clamore che aveva accompagnato sui giornali, alla televisione, per le strade, sulle piazze, nei lunghi cortei di solidarietà …, le lotte e le vittorie dei khmer rossi (…).P. GHEDDO – G. GIRARDI, Vietnam – Cambogia. Non stiamo a guardare, Bologna, Ed. Emi, 1979, p. 5.

L’avvento di Pol Pot sulla stampa italiana.

IL GIORNALE, Quotidiano del mattino, Anno III, n° 89, giovedì 15 aprile 1976, Dir. Res. Indro Montanelli, p 14:

Cambogia – Al posto di Sihanuk. Kieu Shamphan nominato presidente della Repubblica; Bangkok, 14 aprile. Kiu Samphan é stato nominato presidente della Repubblica democratica della Cambogia. L’annuncio è stato dato dalla radio nazionale che ha informato anche delle altre nuove cariche decise nel corso della sessione della Assemblea Popolare riunitasi a Phnom Penh dall’11 al 13 aprile. Primo vice presidente è stato eletto Sor Pohm, secondo vice presidente é risultato invece Nhim Ross

.La carica del governo è stata assegnata a Pol Pos(t). Questi, inoltre, gli altri incarichi: Ieng Sary, vice primo ministro per gli Affari esteri; Ouan Ditch, secondo vice primo ministro; Spon Sen, ministro della Difesa e Hu Nin, ministro delle informazioni. Negli ambienti degli osservatori politici a Bangkok era già previsto che kiu Sampan avrebbe sostituito nella carica di capo dello stato il principe Norodom Sihanouk, che nove giorni fa si dimise.

NEL MENTRE: I Khmer rossi, appena preso possesso della capitale Phnom Penk, hanno ordinato l’evacuazione immediata di tutti gli abitanti della città: uomini, donne, bambini, vecchi, malati, feriti, circa un milione e mezzo o due milioni di cittadini hanno dovuto mettersi in marcia, portandosi appresso solo un pò di cibo.

(…) Una deportazione così massiccia e brutale ha fatto necessariamente vittime a centinaia di migliaia: i vecchi, i malati, i feriti, i bambini più deboli non possono certo essere sopravvissuti in tali condizioni per quanto possiamo sapere, questa deportazione si spiega anzitutto con la volontà di distruggere radicalmente la società antica con le sue ingiustizie ma anche con i suoi quadri tradizionali, il suo genere di vita, la sua cultura e tutti i suoi punti di riferimento (famiglia, gruppi sociali) che possono aiutare l’individuo ad avere una sua personalità. (Testimonianza di Mons. André Lesouef, prefetto apostolico di Kompong-Cham)

(…) (Si compie anche) la distruzione totale di tutto quello che ricordava l’antica società (bruciata ad esempio a Phonom-Penh la biblioteca della Ecole Francaise d’Extreme-Orient, ricca di circa 10.000 volumi di valore inestimabile per la storia della Cambogia, l’archeologia, la lingua e le tradizioni del popolo khmer). P. GHEDDO, op. cit., pp. 104 – 105.

IL MANIFESTO, Unità proletaria per il comunismo, anno VI, n° 84, Dir. Luigi Pintor, giovedì 15 aprile 1976, p. 4

CAMBOGIA. L’assemblea popolare accoglie le dimissioni di Sihanuk e elegge Sampan presidente. Phnon Penh, Cambogia. Kieu Samphan é il nuovo presidente della Repubblica popolare di Cambogia. Lo ha eletto l’assemblea popolare, riunita nella capitale dell’11 al 13 Aprile, per la prima volta dopo le elezioni generali. Il primo vice-presidente è Sor Pohm, il secondo Nhim Ross. Capo del governo Pol Pos. Tutti e tre sono compagni di lotta di Sompran e appartengono al movimento dei Khmer rossi dalla prima ora. Sulla scena politica, però, non erano mai particolarmente emersi.

Ien Sary, più legato all’Unione sovietica che Samphan (che è invece considerato vicino alla Cina) mantiene il suo posto di Vice-primo ministro, incaricato degli affari esteri. L’assemblea ha accolto le dimissioni di Sihanuk, senza il minimo omaggio alla figura del principe. Sembra confermata così l’opinione secondo la quale il ritiro di Sihanuk è legato a profonde divergenze politiche fra l’ex presidente e il gruppo dirigente dei khmer rossi.

NEL MENTRE: L’edificio che adesso ospita il museo del genocidio era una scuola superiore: Tuol Svay Prey High School. Nel 1975 le forze di sicurezza di Pol Pot acquisirono gli edifici e li trasformarono in prigione (Security prison 21; S-21) che divenne il più grande centro di detenzione e tortura del Paese. L’edificio si trova a sud della città (la capitale Phnon Penh) e copre un’area di circa 600×400 metri e durante il regime era circondato da fili di ferro arrugginito elettrificati.

Le abitazioni intorno alla scuola furono usate come uffici amministrativi e sale per tortura. Le persone che complessivamente lavorarono alla S-21 furono 1720 e molti di loro erano adolescenti e bambini. E proprio i più giovani erano i più crudeli verso i prigionieri. I prigionieri venivano presi da tutto il Paese e da ogni ceto sociale. La maggioranza furono cambogiani, ma anche vietnamiti, laotiani, tailandesi, indiani, australiani, britannici, americani chiunque fosse sospettato di poter mettere in discussione il regime di Pol Pot.

Si stima che il numero degli ospiti della S-21 siano stati:

1975: 1154;
1976: 2250;
1977: 2330;
1978: 5765.

A questi andrebbero aggiunti circa 2000 bambini uccisi nella S-21 che non risultano riportati sui documenti ritrovati. La durata media di prigionia era compresa tra i 2 e i 4 mesi. I prigionieri venivano tenuti nelle loro rispettive celle e ammanettati con catene fissate al muro o al pavimento. I prigionieri tenuti nelle grandi celle avevano una gamba (o ambedue) legate ad una barra di ferro.

Alle barre lunghe un metro erano legati 4 – 6 prigionieri, a quelle di sei metri i prigionieri erano 20 – 30. Essi venivano fissati su lati opposti alternativamente. Prima di essere rinchiusi nelle celle loro assegnate i prigionieri venivano fotografati e veniva registrata la loro vita a partire dall’infanzia fino al giorno dell’arresto. Veniva tolta loro ogni cosa; i prigionieri dormivano direttamente sul pavimento.

Tutte le mattine alle 4.30 i prigionieri subivano un’ispezione da parte degli agenti preposti alla sicurezza; subivano quattro ispezioni al giorno. Essi erano tenuti ad effettuare quotidianamente alcuni esercizi fisici che consistevano semplicemente nel muovere braccia e gambe su e giù rimanendo comunque fissati alla loro sbarra.. (Museo del genocidio Tuol Sleng da: Viaggio in Cambogia di Stefano Iucci )

seconda parte
LA STAMPA

«Se un decimo di quel che è successo in Cambogia dopo la ‘liberazione’ fosse successo in un qualsiasi regime non comunista, certamente questi fatti sarebbero sulle prime pagine di tutti i giornali, ci sarebbero dibattiti alla TV, interventi di partiti e sindacati, manifestazioni, proteste a livello mondiale.» P. GHEDDO – G. GIRARDI, Vietnam – Cambogia. Non stiamo a guardare, Bologna, Ed. Emi, 1979, p. 116.

L’AVVENTO DI POL POT SULLA STAMPA ITALIANA.

L’UNITA’, organo del Partito Comunista Italiano; Direttore Luca Pavolini, Condirettore Claudio Petruccioli, Direttore Responsabile Antonio Di Mauro; Anno LIII, giovedì 15 aprile 1976, p. 14:In sostituzione di Penh Nuth; Tol Sat premier della Cambogia. Bangkok, 14. La radio cambogiana ha reso nota stamane ufficialmente la nuova composizione degli organi statali e di governo, approvata dall’Assemblea nella sessione che si è tenuta a Phnom Penh dall’11 al 13 aprile, dopo le dimissioni di Norodom Sihanuk dalla carica di capo dello Stato. Come era già stato anticipato , il vice-premier e comandante in capo delle forze armate, Khieu Samphan, è diventato presidente del Presidium dello Stato (la Presidenza della Repubblica), mentre Tol Sat (Pol Pot, nota del curatore) ha assunto la direzione del governo, in sostituzione di Penn Nuth, già capo del governo reale di unione nazionale (GRUNK).

Penn Nuth diventa consigliere del Presidium, organo che avrà il compito di “rappresentare lo Stato democratico cambogiano dentro e fuori del paese”. Kieu Samphan sarà affiancato da due vice-presidenti: Sor Pohm e Nhim Ross. I due vice-premier, Ieng Sary e Uan Ditch, conservano i loro incarichi, con speciali competenze, il primo per gli affari esteri. Son Sen diventa anche lui vice-premier e ministro della difesa (carica tenuta finora da Khieu Samphan) mentre U Nim è ministro delle informazioni.

NEL MENTRE: Regolamento del Campo di concentramento di Phnom Pen:

1– Devi rispondere adeguatamente alle mie domande. Non provare a respingerle.
2– Non cercare di nascondere i fatti tirando fuori ogni sorta di pretesto. Ti è assolutamente proibito contestarmi.
3- Non fare l’idiota, perché sei uno che osa opporsi alla rivoluzione.
4– Rispondi subito alle mie domande, senza perdere tempo a pensare.
5– Non venirmi a parlare delle tue immoralità o della rivoluzione.
6– Mentre vieni frustrato o ti vengono somministrate scosse elettriche, non devi emettere un grido.
7– Non fare nulla. Sta’ seduto immobile e aspetta i miei ordini. Se non ci sono ordini, sta’ zitto. Quando ti chiedo di fare qualcosa, fallo subito senza protestare.
8– Non venirmi a parlare della Kampuchea Krom (Cambogia del Sud) per nascondere le tue ciance di traditore
9- Se non segui tutte le regole di cui sopra, riceverai molte frustate con il filo elettrico.
10– Se disobbedisci ad una qualsiasi delle mie regole, avrai dieci frustate o cinque scosse elettriche

Viaggio in Cambogia di Stefano Iucci; www.orcaloca.it/cambodia/museo.php

LA STAMPA, Giovedì, 15 aprile 1976, p. 22

Kieu Samphan, eletto presidente, succede a Sihanuk. Il ‘monaco soldato’ guida la Cambogia, di Gianfranco Romanello. (si conclude) il periodo delle alleanza ‘contro natura’…Ora il campo è libero anche formalmente (di fatto già lo era) per il vero uomo forte del regime, il quarantacinquenne Khiu Samphan….è descritto come un ‘professionista della rivoluzione’, secondo i più ortodossi canoni leninisti. Laureato in economia all’Università di Parigi sembra essere un marxista ‘integrale’, che all’ideologia ha sacrificato gli aspetti privati della vita….In politica interna Khieu Samphan sembra un rigido e spietato costruttore del comunismo, quasi uno Stalin asceta…Anche Khiu Samphan, insomma, cercherebbe una ‘via autonoma’ per il comunismo di casa sua.

NEL MENTRE: Il Bangkok Post riporta, fra i molti racconti di profughi dalla Cambogia, anche quello di una ragazza thailandese, Keawta Petchsri, che era andata in aprile in un piccolo villaggio ai confini con la Thailandia per celebrare una festa con amici locali e poi rimase bloccata dalla vittoria dei khmer rossi, rimanendo altri tre mesi, subendo la stessa sorte del popolo locale.

Quando la ragazza è riuscita a tornare in Thailandia, ha raccontato una storia che ha dell’incredibile: la vita del popolo è lavoro, indottrinamento politico, terrore per la delazione vicendevole; punizioni e battiture, scarsissimo cibo, nessuna medicina, molte fucilazioni di gente che si ribella ad una vita disumana.

Bangkok Post, 24 agosto 1975 P. GHEDDO – G. GIRARDI, op. cit., p. 108.

terza parte
LA STAMPA

L’OSSERVATORE ROMANO, Anno LXVI – n° 88, giovedì 15 aprile 1976.”Sampan eletto Presidente della Repubblica cambogiana. Il principe Norodom Sihanuk si sarebbe recato all’estero. BANGKOK, 14. L’Assemblea del popolo ha eletto Khieu Sampan Presidente della Repubblica democratica di Cambogia, in sostituzione del principe Norodom Sihanuk , “dimissionario”. (…) Primo Ministro è Pol Pos, con due Viceprimi ministri: Ien Sary, incaricato degli affari esteri, e Ouan Ditch; Ministro della difesa (…) Cittadini cambogiani rifugiatisi in Thailandia, (…) hanno rilevato che l’Assemblea non ha fatto il minimo accenno all’opera di Sihanuk e ritengono che egli abbia lasciato la Cambogia. «Sihanuk – ha detto una di essi – non è più in Cambogia.

La Cambogia democratica lo ha estromesso definitivamente dal potere. Pace a un principe travolto dalla rivoluzione». Sihanuk, delresto, non aveva più alcuna autorità da quando i rossi hanno assunto il controllo della Cambogia.”

NEL MENTRE: “Secondo Sliwinski, i pochi cattolici cambogiani sono stati il gruppo etnico o religioso più straziato, con il 48,6 per cento di vittime: abitavano per lo più nelle città e a questo si aggiungeva il fatto che erano spesso di origine vietnamita, quindi associati all’ «imperialismo coloniale». i requisiti c’erano tutti. La cattedrale di Phnom Penh è stata il solo edificio della città completamente raso al suolo.”

COURTOIS, WERTH, PANNE’, PACZKOWSKI, BARTOSEK, MARGOLIN, Il libro nero del comunismo, Mondadori, Milano, 1998, pag. 556.

“Quando si strappa un’erba, bisogna estirparne tutte le radici” Slogan, COURTOIS, et. al., op. cit., p. 574

TESTIMONIANZE UNA GIORNATA AL TEMPO DI POL POT

“In una giornata di 24 ore non erano tollerati tempi morti. La vita quotidiana si divideva così: 12 ore di lavoro fisico, 2 ore per mangiare, 3 ore per il riposo e l’istruzione, 7 ore di sonno. Ci trovavamo in un immenso campo di concentramento. Non c’era più giustizia. Era l’Angkar (abbreviazione di Angkar padevat – Organizzazione rivoluzionaria – n. del red.) che decideva ogni atto della nostra vita. … I khmer rossi si servivano spesso di parabole per giustificare le loro azioni e i loro ordini contraddittori:

«Guardate questo bue che tira l’aratro. Mangia dove gli si ordina di mangiare. Se lo si lascia pascolare in questo campo, mangia. Se lo si porta in un altro campo dove non c’è abbastanza erba, bruca comunque. Non può spostarsi. E’ sorvegliato. E quando gli si dice di tirare l’aratro, lo tira. Non pensa mai alla moglie, ai figli».”

PIN YATHAY, L’utopie meurtrière: un rescapé du génocide cambodgien témoigne, Bruxelles Complexe, 1995 ; cit. in COURTOIS et al., op. cit., p. 560.

“EDUCAZIONE”

“Le loro parole rimanevano cordiali, molto soavi, persino nei momenti peggiori. Si spingevano fino all’assassinio senza rinunciare a questa cortesia. Somministravano la morte con parole gentili. … Erano capaci di prometterci tutto quello che volevamo per anestetizzare la nostra diffidenza. Sapevo che le loro parole dolci accompagnavano i crimini o li precedevano. I khmer rossi erano gentili in ogni circostanza, anche prima di abbatterci come bestie.”P. YATHAY, op. cit., p. 150; cit. in COURTOIS et al., op. cit., p. 572.

“AGRICOLTURA”

“Si uccidevano continuamente uomini e donne per farne concime. Li si seppelliva nelle fosse comuni, onnipresenti nei campi coltivati, soprattutto in quelli di manioca. Spesso, estraendo i tuberi di manioca, si dissotterrava un osso frontale umano nelle cui orbite si erano infilate le radici della pianta.”K. KHUN, De la dictature des Khmers rouges Œa l’occupation vietnamienne – Cambodge, 1975 – 1979, Paris, L’Harmattan, p. 94; cit. in COURTOIS et al., op. cit., p. 573.

“ASILI”

“Eravamo impietositi soprattutto dalla sorte di venti bambini, figli dei deportati dopo il 17 aprile 1975. Quei bambini avevano rubato perché avevano fame. Li avevano arrestati non per punirli ma per metterli a morte in modo molto crudele: – le guardie carcerarie li picchiavano o li prendevano a calci finché non morivano; – ne facevano dei giocattoli viventi attaccandoli per i piedi al tetto e, lì appesi, le facevano dondolare, poi a calci cercavano di riportarli alla posizione di partenza; vicino alla prigione c’era uno stagno; gli aguzzini vi gettavano i piccoli prigionieri, li tenevano immersi premendoli con i piedi e, quando quegli sventurati venivano presi da convulsioni, li lasciavano emergere un attimo per poi rificcarli subito sott’acqua.Noi, gli altri prigionieri e io, piangevamo di nascosto sulla sorte di quei poveri bambini che avevano lasciato questo mondo in una maniera così atroce. I carnefici erano otto guardie carcerarie. Bun, il capo, e Lan (ricordo solo questi due nomi) erano i più terribili, ma tutti hanno preso parte a queste azioni ignobili, tutti hanno gareggiato in crudeltà per fare soffrire i loro compatrioti.”

K. KHUN, op. cit., p. 131; cit. in COURTOIS et al., op. cit., pp. 574 – 575.

“DELITTI”

“Per il delitto di parlare inglese sono stato arrestato dai khmer rossi e trascinato, con la corda al collo, zoppicante e barcollante, nella prigione di Kach Roteh, nei pressi di Battambang. Non era che l’inizio. Sono stato incatenato insieme a tutti gli altri prigionieri, con i ferri che mi tagliavano la pelle. Le caviglie ne portano ancora i segni. Sono stato torturato a più riprese, per mesi. L’unico sollievo lo provavo quando svenivo.Ogni notte le guardie facevano irruzione e chiamavano i nomi di uno, due o tre prigionieri. Li portavano via, e non li rivedevamo più: venivano assassinati su ordine dei khmer rossi. Per quanto ne so, sono uno dei rari prigionieri usciti vivi da Kach Roteh, un vero campo di tortura e sterminio. Sono sopravvissuto unicamente grazie alla mia capacità di raccontare le favole di Esopo e storie di animali della tradizione khmer agli adolescenti e ai bambini che ci facevano da guardiani.”

KASSIE NEOU, direttore dell’Istituto cambogiano dei diritti umani, in Phnom Phenh Post, 20 settembre 1996, p. 8; cit in COURTOIS et al, op. cit., p. 576.

“CAMPI”

I Killing fields: il luogo di sterminio dei Khmer rouge. L’albero dei bambini: ai piedi ancora gli abiti indossati dalle vittime quando venivano sbrindellate contro la corteccia. Altri bambini, sempre per risparmiare pallottole, venivano lanciati in aria e fatti infilzare sulle punte delle baionette protese in alto. In mezzo al campo, tra le fosse comuni scoperchiate e vuote, un brutto stupa, asettico davvero, raccoglie più di 8.000 teschi di vittime, ordinatamente divisi per sesso ed età.Sotto i teschi, ancora più impressionanti, i poveri stracci di chi, probabilmente ucciso perché borghese controrivoluzionario, portava invece vestiti da contadino. Poi tante (129) fosse comuni; in fondo, da quinta, un lago che scorre placido come un fiume sonnolento.

Viaggio in Cambogia di Stefano Iucci; www.orcaloca.it/cambodia/museo.php

La straordinaria vittoria del 17 aprile Sangue scarlatto che inonda la città e la campagna della patria kampucheana, Sangue dei nostri splendidi operai-contadini, Sangue dei combattenti e delle combattenti rivoluzionarie, Sangue che si trasformò in una terribile collera, in lotta senza quartiere, Il 17 aprile, sotto la bandiera della Rivoluzione. Sangue liberatore dalla schiavitù, Viva, viva la straordinaria vittoria del 17 aprile! Grandiosa vittoria, più significativa dell’epoca di Angkor!

Prima strofa dell’inno nazionale della Cambogia comunista, COURTOIS et. al., op. cit., pp. 584 – 585.

“Perderti non è una perdita. Conservarti non é di alcuna utilità”

Slogan, COURTOIS et. al., op. cit., p.560.

*  *  *

Eugenio Corti e la Cambogia

ovvero come un uomo libero poteva accorgersi di quello che stava accadendo

In che modo funziona la censura? Anzitutto come filtro che impedisce di far arrivare alla gente le idee e le notizie che non garbano… Poi impedendo che l’attenzione generale si fermi debitamente sugli accadimenti mondiali a loro sgraditi, dei quali sia comunque pervenuta alla collettività qualche notizia: a tal fine l’attenzione di tutti viene deviata di continuo su obiettivi distorcenti.

Certo non si manca d’impostare, ogni tanto, anche qualche polemica avversa al marxismo, ma sempre accuratamente addomesticata: sì finisce così con l’instaurare sul piano nazionale un discorso a senso unico, i cui argomenti vengono ripetuti all’infinito. Vogliamo fare un esempio pratico?

Alcuni anni or sono in due piccoli paesi stranieri ugualmente lontani da noi, il Cile e la Cambogia, si sono imposte due diverse dittature: fascista in Cile e comunista in Cambogia. Da allora quasi tutti i grandi giornali, nonché la televisione italiana (inclusa la rete che dovrebbe essere “cattolica”) hanno scritto migliaia di articoli e spese centinaia e centinaia di ore di trasmissione per metterci in guardia contro la dittatura cilena e i suoi crimini.

Non diciamo che giornali e Tv non debbano combattere il fascismo: però quanto spazio essi hanno nello stesso tempo dedicato sull’altro versante ai misfatti della dittatura comunista cambogiana? Quasi nessuno spazio.

Ebbene. quante sono state finora le vittime reali delle due dittature? In Cile, per dichiarazione fatta dal capo del partito Comunista Corvalan alla nostra televisione, 6.800 in tutto (cioè 3.300 morti riconosciuti, 2.500 scomparsi. e 1.000 altri circa di sorte non conosciuta). Mentre in Cambogia nello stesso tempo (anzi in un tempo alquanto minore: tra l’aprile ’75, data della vittoria militare dei Khmer rossi, e il settembre ’77 – quattro mesi fa – ultima data per cui esistono i computi) le vittime sono state più di due milioni.

Ripetiamo, perché il lettore non pensi a un refuso: dopo aver preso il potere in Cambogia, i comunisti hanno ucciso più di due milioni di persone inermi su sette milioni d’abitanti, e gli stermini sono tuttora in corso. Ma chi le sa queste cose in Italia? Chi ne è al corrente? Pochissimi, e anche costoro in modo confuso. Sopratutto non le sanno i giovani, per i quali una simile terrificante realtà verrebbe davvero a costituire un importante motivo di riflessione.

Eugenio Corti. L’ordine quotidiano di Como, 26-01-1978. In “Il Fumo nel Tempio”, ed. Ares, Milano. p.112 Ripubblicato da Tempi, n. 28 dal 10 al 16 luglio 2003

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