Febbre gialla

Cina-ItaliaTempi n° 5 – 27 Gennaio 2005

Quanto è di moda la Cina che sfrutta i lavoratori e fa affari con Iran e Sudan (ma anche scomparire oppositori e bambini). i record del paese che piace a Ciampi e a Repubblica

di Caterina Giojelli

Carlo De Benedetti lo va dicendo da anni: di leader seri e lungimiranti come quelli che ha trovato Pechino non ce n’è in giro per il mondo. E infatti non passa giorno che non ci raccontino le magnifiche e progressive gesta dei compagni cinesi. L’ultima è di sabato 22 gennaio, la versione elettronica di Repubblica batte questa notizia: “Cina, anche gli studenti potranno sposarsi e avere figli”. Segue esposizione ammirata.

«Il governo di Pechino è disposto a revocare il divieto imposto cinquant’anni fa e che ha obbligato generazioni a scelte spesso dolorose: rinunciare agli studi o rinviare il matrimonio o, ancora, abortire per potere continuare a studiare». Miracolo cinese. Galoppa a incrementi di Pil e, da quando è entrata nel Wto, ha incrementato del 20 per cento la sua produzione industriale (e lascia stare se in Cina è normale deportare milioni di abitanti perché in una certa zona le autorità hanno deciso di costruire una diga).

“COLPIRE DURO”

«Come nel 1983 ebbi modo di assistere all’avvio di uno straordinario impegno riformatore, così oggi sono testimone dell’avanzamento compiuto e della continua ascesa pacifica della Cina». Pechino, 6 dicembre 2004, questa la dichiarazione alla stampa del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita di Stato nella Repubblica popolare cinese.

Quello stesso1983 viene ricordato sul Libro Nero della Cina da Liu Qing (presidente dell’associazione Human Right in Cina, che all’epoca scontava in prigione una pena di 10 anni per un reato d’opinione), come l’anno del movimento ideologico “contro il liberalismo borghese”, di Deng Xiaoping e della sua Yanda. “Colpire duro”, il significato letterale della campagna. 50 mila i giustiziati solo in quell’anno. Ma “lo straordinario impegno riformatore” non si fermò lì. Poi venne Tienanmen.

ESECUZIONI CAPITALI

«Il Trattato costituzionale firmato a Roma rafforza il senso di appartenenza dei popoli europei ad un’unica comunità di valori, basata sul rispetto dei diritti dei cittadini e la tutela delle minoranze», continua Ciampi. E sempre il Libro Nero racconta dei “diritti umani” in Cina. 1.060. Questo il numero delle esecuzioni capitali verificate da Amnesty International nel solo anno 2002. Ma uno studio condotto da Andrew Nathan e Bruce Gilley, basato su documenti interni al Partito comunista cinese, ne stima 15 mila annuali.

Di sicuro ogni anno vengono giustiziate più persone in Cina che in tutto il resto del mondo. Anno 1997. Il signor P. passa in taxi davanti allo stadio di Pechino. Vede una gran folla ammassata davanti ai cancelli, domanda al tassista, «Cos’è, un derby?». «No, fucilano 17 prostitute mongole».

L’organizzazione Human Rights Watch denuncia che in Cina, dal 1995 a oggi, non si sa che fine abbiano fatto circa 500mila bambine l’anno la cui nascita è stata censita ufficialmente. Naturalmente la Cina ha una sua particolare interpretazione di cosa sia la “tortura”. Non aderisce alla definizione che di essa ne danno gli organismi internazionali e vieta ai detenuti di contattare un avvocato, di ricevere visite dai famigliari o di ricevere cure mediche. «Ho confermato al presidente Hu Jintao che l’Italia guarda con favore all’abolizione dell’embargo sull’esportazione delle armi e lavora attivamente per renderla possibile.

La Cina e l’Italia condividono la visione di un sistema multilaterale più efficace, fondato sulla centralità dell’Onu», sempre il presidente Ciampi. Anna Pozzi, il 13 gennaio, pubblica su Avvenire un’inchiesta sulla politica economico-pacifica cinese. «In Sudan, la società nazionale China National Petroleum Corporation è il principale partner del governo islamista di Khartoum». Minacciato di sanzioni per le gravi violazioni dei diritti umani nella regione occidentale del Darfur, il governo del Sudan non è stato condannato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu grazie al veto posto dal governo cinese.

Oggi sono tra i 10 e i 20 mila i cinesi impiegati nell’industria petrolifera in Sudan. «L’Angola di Eduardo Dos Santos, che ha usato il petrolio per alimentare il decennale conflitto civile, oggi strizza l’occhio alla Cina per la vendita del greggio, ma anche per l’acquisto di materiale bellico e l’addestramento di istruttori militari angolani. Lo Zimbabwe ha trovato un nuovo alleato nella Cina e contratti militari sono stati firmati da Pechino anche con il Congo-Brazzaville, la Repubblica Centrafricana, il Burkina Faso, il Senegal, il Ciad, la Liberia e la Repubblica democratica del Congo all’epoca di Laurent Désiré Kabila».

CARCERI PER REATI COMUNI

«Arrivando qui dalla proibizionista e oscurantista California, a Pechino ho finalmente scoperto cos’è la tolleranza, la flessibilità, il rispetto per gli altri». Federico Rampini, la Repubblica, 10 gennaio. Peccato che milioni di cinesi sono a tutt’oggi detenuti nei famigerati “laogai” per il fatto di parlare di cose che non piacciono al regime. Il numero dei campi e dei suoi detenuti è considerato segreto di Stato, ma The Laogai Research Foundation (Lrf, tra gli autori del Libro Nero) ne stima più di mille disseminati in tutta la Cina con un numero di detenuti che oscilla tra i 4 e i 6 milioni (e tra i 40-50 milioni il numero complessivo dall’introduzione del laogai).

Anzi, chiamateli “jianyu” cioè «carceri per punire i reati comuni» (credenze religiose per “sovvertimento del potere dello Stato”, “furto di segreto di stato”, “atti di teppismo”, “manifestazioni vietate”, “reati d’opinione”, prigionieri politici).

DIECI MILIONI DI MALATI DI AIDS NEL 2010

«Oggi è il momento della Cina, che come noi ha scelto di aprire il suo sistema produttivo verso l’esterno; come noi, ne sta traendo grande vantaggio». Shanghai, 8 dicembre 2004, dall’intervento del presidente della Repubblica italiana al Forum imprenditoriale “Made in Italy in Cina”. Stando alle cifre del ministero del Lavoro e della sicurezza sociale cinese sono stati 21,38 milioni i lavoratori di imprese pubbliche licenziati a causa della chiusura di grandi imprese di Stato. Nessuna tutela del lavoratore né sindacati liberi. E se le cifre ufficiali registrano (nella sola città di Shenzhen) una media di 13 operai che perde un dito o un braccio ogni giorno (e muore un operaio ogni 4 giorni e mezzo).

Riguardo poi la piaga sociale Aids, le Nazioni Unite e l’Unaids hanno denunciato che se la Cina non prenderà misure efficaci, entro il 2010 i malati di Aids saranno 10 milioni. Il problema è che solo l’8,7 per cento dei cinesi conosce le modalità di contagio e il 25 per cento degli abitanti delle campagne non è nemmeno a conoscenza dell’esistenza del virus. Ma intanto la Cina lavora, aumenta le importazioni del greggio del 40 per cento in un anno, corteggia l’Iran, aumenta il suo Pil del 10 per cento l’anno e ottiene l’abolizione in Europa dei vincoli protezionistici sull’esportazione tessile.

LA CHIESA PERSEGUITATA

«La Chiesa sotterranea vive separata dal mondo e forse non si rende nemmeno conto che nel frattempo tanti mutamenti sono intervenuti proprio anche a livello di rapporto governo-autorità religiose. Sono molto soddisfatto del nostro nuovo governo, ne apprezzo il pensiero, l’impegno, l’apertura verso i grandi problemi di oggi; prendo atto del suo impegno verso le classi povere».

E’ ottimista, Aloysius Jin Luxian , vescovo senza mandato apostolico, nell’intervista al mensile 30giorni, guida della diocesi shanghaiese dall’Associazione patriottica. Ma stride a chi abbia letto su AsiaNews padre Bernardo Cervellera (da leggere il suo Missione Cina, ed. Ancora) riepilogare i confini della libertà religiosa voluti dal nuovo regolamento dei culti: «promuovere l’unità dello Stato, la solidarietà del popolo, la stabilità della società; seguire i principi delle tre autonomie, senza sottomettersi al potere di paesi esteri” (es. la Santa Sede)».

«Per costruire un luogo di culto – dice Cervellera – un gruppo deve chiedere il permesso al governo locale, al governo superiore, al governo provinciale. L’Ufficio Affari Religiosi dovrà controllare che i luoghi seguano le leggi, le regole, la costituzione. Le comunità non possono fare opera di diffusione del loro credo nella società. L’ateismo di Stato, invece può usare tutti i mezzi di comunicazione per “distruggere le superstizioni” religiose». Per chi non ci sta la storia è sempre la stessa.

Quella del protestante di 72 anni, cui i carcerieri hanno fratturato le gambe per aver convertito 50 detenuti. Quella di Gong Shengliang, fondatore della Chiesa del Sud, condannato a morte per “culto malvagio”. Quella di monsignor Gao, da anni detenuto in una prigione sconosciuta, il cui corpo è stato restituito ai familiari senza spiegazioni. Quella del vescovo cattolico Giuseppe Fan Xueyan, lasciato sulla soglia di casa in un sacco di plastica, segni di fil di ferro alla gola. Quella di Jiang Zongxiu, morta per le bastonate ricevute al momento del suo arresto, accusata di far circolare la Bibbia. Quella che a Natale è costata 50 yuan, il prezzo imposto ai fedeli della cattedrale di Pechino per la Messa di mezzanotte.

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